Diario di un dolore

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 245)

4.1
(645)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 85 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Catalano , Spagnolo , Farsi

Isbn-10: 884590752X | Isbn-13: 9788845907524 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Ravano

Disponibile anche come: Rilegato in pelle , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Il dolore puro è difficile da raccontare. Ma qui qualcuno ci è riuscito, con una precisione e un'onestà che ci lasciano ammirati, arricchiti. Questo è un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore. C.S. Lewis pubblicò nel 1961, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk, questo breve libro che racconta la sua reazione alla morte della moglie. Illustre medievalista e amatissimo romanziere, amico di Tolkien e come lui dedito alle incursioni nel fantastico, C.S. Lewis si è sempre dichiarato innanzitutto uno scrittore cristiano. Ma un cristiano duro, nemico di ogni facile consolazione. E ciò apparirà immediatamente in questo libro perfetto, dove l'urto della morte è subito in tutta la sua violenza, fino a scuotere ogni fede. Non c'è traccia di compiacimento o di compatimento per se stessi. C'è invece un'osservazione lucida, che registra le sensazioni, i movimenti dell'animo che appartengono al segreto di ciascuno di noi - e che spesso non vogliamo riconoscere.
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  • 5

    “Dio o non Dio, Dio buono o sadico cosmico?” pag.45

    Fino ad ora dire Lewis era come dire Cronache di Narnia, favola e magia, tutt’al più, a voler rimanere nel reale, associavo il nome ad un bel paio di jeans, sinonimo di libertà, musica, peace e love, ...continua

    Fino ad ora dire Lewis era come dire Cronache di Narnia, favola e magia, tutt’al più, a voler rimanere nel reale, associavo il nome ad un bel paio di jeans, sinonimo di libertà, musica, peace e love, tutte cose leggere e vitali.
    Da oggi tutto è cambiato, adesso Lewis mi ricorda l’altra metà del cielo, quella buia, fredda, quella dove non ci sono colori, quella che fa male. In Diario di un dolore Lewis descrive le fasi del suo lutto per la perdita della moglie ed è un pugno nello stomaco, ogni pagina è una pugnalata, ogni quattro righe mi fermavo a respirare, mi guardavo intorno, mi sentivo scoperta, spiata. Lewis ha scritto sul SUO quaderno quelli che credevo fossero i MIEI pensieri più intimi, sono rimasta senza fiato, veramente si può catalogare il dolore? Veramente si possono pensare le stesse cose?
    Gli occhi si fanno umidi, mentre porte che credevo ben chiuse si riaprono al soffio leggero delle pagine che scorrono. Come in tutte le cose, qualcuno prima di noi è passato per la stessa strada e ha voluto imprimere per sempre il suo dolore sulla carta, è consolante?
    Io l’ho apprezzato, la cosa certa è che non guarderò mai più nello stesso modo un paio di jeans.
    Grazie C. S. Lewis.
    Grazie Adriana.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dolore.

    4 e mezzo.
    C. S. Lewis, autore noto per la serie fantasy "Le cronache di Narnia", affronta un tema delicato in maniera intensa: l'elaborazione del dolore. Può un libro di appena 85 pagine mettere in d ...continua

    4 e mezzo.
    C. S. Lewis, autore noto per la serie fantasy "Le cronache di Narnia", affronta un tema delicato in maniera intensa: l'elaborazione del dolore. Può un libro di appena 85 pagine mettere in discussione la nostra esistenza ed il ruolo che Dio gioca nella nostra quotidianità? In questo caso sì, e lo fa con una tecnica a dir poco magistrale.
    Come affrontare la perdita di una persona cara? Non c'è una guida prestabilita che chiunque può consultare; ognuno di noi ha una sua sensibilità e un modo diverso di metabolizzare il lutto. Lewis diventa protagonista, ci narra la sua più grande perdita: la morte della moglie per mano di un male crudele che non guarda in faccia nessuno, il cancro. Scrive queste pagine senza usare giri di parole, in un confronto diretto, straziante ed aggressivo con Dio infatti ad un certo punto chiede:"E intanto, dov’è Dio?".
    Nonostante la sua brevità questo può essere considerato un libro catarchico che smuove le coscienze e fa crollare le poche certezze che abbiamo, dove non si riscontra alcuna commiserazione, ma piuttosto emerge una lunga e sofferta riflessione sul dolore. Il lettore si ritroverà così a raccogliere la testimonianza dello scrittore proposta nella sua mera e semplice crudezza, lasciandolo spaesato e pronto a porsi degli interrogativi sulla vita.

    ha scritto il 

  • 0

    Vi è qualcosa di più certo del fatto che in tutte le vastità di tempi e di spazi, se mi fosse dato di cercare, non troverei mai il suo viso, la sua voce, il tocco della sua mano? E' morta. Morta. E' c ...continua

    Vi è qualcosa di più certo del fatto che in tutte le vastità di tempi e di spazi, se mi fosse dato di cercare, non troverei mai il suo viso, la sua voce, il tocco della sua mano? E' morta. Morta. E' così difficile imparare questa parola?

    La morte dell'altro (o la propria) come fase ineluttabile, costitutiva, di qualsiasi rapporto a due.

    ha scritto il 

  • 4

    breve ed intenso

    L'autore, alla morte della moglie per cancro, trascrive le sue riflessioni sul significato di quell'evento, ragionando sul dolore.

    Un libro che mi ha stretto il cuore in una morsa, e avendo perso mia ...continua

    L'autore, alla morte della moglie per cancro, trascrive le sue riflessioni sul significato di quell'evento, ragionando sul dolore.

    Un libro che mi ha stretto il cuore in una morsa, e avendo perso mia madre quando ero piccola proprio di cancro, ho sentito tutti questi sentimenti come miei, amplificati come in eco. E mi ha fatto ovviamente tanto riflettere sull'autore e in automatico a mio padre, il mio coraggiosissimo papà.

    D'altronde è così semplice arrabbiarsi con Dio e col mondo in queste situazioni, che ti fa davvero dubitare della tua fede e in tutto ciò che prima davi per scontato. Le tue certezze incrollabili crollano esattamente come castelli di carta, e ti domandi sulla bontà di un Dio che causa tanto dolore. Recuperare la fede persa è così difficile.

    80 pagine di intensa riflessione, che ti lascia però alla fine un sapore di speranza in bocca.

    ha scritto il 

  • 5

    Il problema non è la morte, e non è nemmeno Dio. Il problema è come far stare assieme l’amore per Dio e la morte della persona amata.

    I libretti piccoli non mi piacciono. Andrebbero semmai regalati, non venduti. Io l’ho rimediato a metà prezzo.

    Un libretto, piccolo, dal titolo: “Diario di un dolore”: noooh, il dolore è pudore, e non ...continua

    I libretti piccoli non mi piacciono. Andrebbero semmai regalati, non venduti. Io l’ho rimediato a metà prezzo.

    Un libretto, piccolo, dal titolo: “Diario di un dolore”: noooh, il dolore è pudore, e non mi fido di chi vuole scrivere del dolore, di un dolore intimo e privato poi, e in un libretto piccolo piccolo poi, nooo.

    Però l’ha scritto C. S. Lewis e di C. S. Lewis sto apprezzando il senso della sua virile misura. Il suo rispetto per le cose da dire, che non diventa censura verso le cose non dette, diventa: se non riesci tu da solo, lettore, a arrivare alle cose non dette dalle poche cose che ti dico, non sono reticente io, sei semplicemente un morboso guardone, un sudicione, tu.

    Per scrivere dei quaderni dopo la morte della persona amata, osservarsi scriverli, disciplinarsi mentre li si scrive, selezionarne le parti migliori per la pubblicazione, cioè le parti inedite per la testimonianza del sentire umano, ci vuole una grande forza di volontà, e una grande fiducia verso la letteratura, verso il suo lascito.

    Un po’ di coraggio ci vuole anche per leggerlo, perché amare significa sempre aver paura della morte della persona amata, e io amo, e prima dell’amore a me della morte fregava relativamente poco, mentre adesso la morte sinceramente è un problemino niente male: no, angoscia no, e non perché io condivida il senso religioso di Lewis, non che il suo sia strumentalmente consolatorio, ma: meglio aver amato e poi morire che non aver amato e poi morire comunque, ecco.

    “Il ricordo della sua voce, che in qualsiasi momento può fare di me un bimbo singhiozzante.”

    Lewis è cristiano e il suo dramma, alla morte della moglie, oltre a essere il come superare il dramma della morte della persona amata, e: come perdonare Dio per aver inventato la morte delle persone amate?

    “Il dono più prezioso che ho avuto dal matrimonio è stato questo continuo impatto con qualcosa di molto vicino e intimo e tuttavia sempre e inconfondibilmente altro, resistente – in una parola, reale.”

    Il matrimonio, per me, per ora, è questo, ma questo è l’amore: vivere quotidianemente con la propria contraddizione laddove la contraddizione è chiunque non sia tu.

    “Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi della consolazioni della religione, o sospetterò che non capite.”

    Del dolore non si parla e del dolore non si scrive, non per un pubblico, se non lo si sa fare come Lewis, con il suo interrogare Dio, con il suo arrivare a formulare quella che secondo me è la bestemmia più grande: Hai ucciso lei per insegnare a me come non bisogna mai affezionarsi del tutto a questo mondo e a questa vita?

    Tutti i dolori si danno a Dio, e in più il ruolo del maestrino carnefice.

    L’ho letto piano, e avrei voluto leggerlo in fretta, ma l’ho letto piano, spezzandone la lettura, portandomelo nella tasca di dietro dei jeans, e poi l’ho detto anche alla donna che mi ha sposato: “Sto leggendo un libro di grande dignità, è di uno scrittore, dei suoi pensieri in morte della moglie.” E lei: “Ti stai già preparando a quando non ci sarò più?” E io “Prepararmi a cosa? Fuori tu, avanti un’altra.” E lei: “Io, se muoio, prima ti uccido, meglio che lo sai. Ti piacerebbe eh, spassartela dopo di me?”

    Perché io sono felice oggi. E la felicità non mi fa più né paura né vergogna né nessun altra superstizione. Certo, certo, moriremo, e non sappiano neanche noi quando.

    Però ti dico grazie, per questa lezione d’amore, in questo mondo, in questa vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo breve, che si legge tutto d'un fiato, trovandosi proiettati nell'analisi di un processo di elaborazione del dolore per la perdita della moglie, che sorprende per onestà e lucidità. "Il dolore ...continua

    Un testo breve, che si legge tutto d'un fiato, trovandosi proiettati nell'analisi di un processo di elaborazione del dolore per la perdita della moglie, che sorprende per onestà e lucidità. "Il dolore assomiglia tanto alla paura", talmente devastante da sembrare quasi fisico, da renderci incapaci di qualunque azione o interazione, ma anche di restare soli. Perché la solitudine rafforza la sensazione di vuoto, di mancanza. E c'è il timore di dimenticare e sostituire la persona reale col ricordo, con un'immagine. E questa sofferenza cieca, che ci allontana dalla realtà, ci allontana anche da chi ci ha lasciati, ci impedisce di vedere e di sentire con chiarezza. E poi c'è il tempo, che non è che un sinonimo di morte. Anche il tempo ci separa, perché il tempo dei vivi non coincide con quello dei defunti.
    Lewis passa dallo sconforto al tentativo di razionalizzare un dolore che mette in discussione tutto quello in cui crede, in una spirale di cui non conosce la direzione. A poco a poco intravede uno spiraglio, un'uscita che non è disamore, ma amore sublimato. Comprende che il distacco non è che una fase, che porta ad amare la moglie scomparsa non come pensiero, bensì come presenza reale, per quanto incorporea.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho sentito molto mio questo libro di C.S. Lewis, anche se più nella prima parte (più intimamente legata al dolore dell'autore per la perdita della moglie) che nella seconda (che mi è sembrata più pr ...continua

    L'ho sentito molto mio questo libro di C.S. Lewis, anche se più nella prima parte (più intimamente legata al dolore dell'autore per la perdita della moglie) che nella seconda (che mi è sembrata più prettamente teologica).
    Sarà che sto vivendo un dolore e una mancanza molto simili, ma ho trovato espressi in parole quelli che sono i miei sentimenti attuali: incredulità, disorientamento, dolore, dubbio. E mi sono sentita meno sola.
    Non mi soffermerò con altre parole mie, ma darò spazio a quelle dell'autore:

    "E intanto, dov'è Dio?...UNa porta sbattuta in faccia, e il rumore del doppio chiavistello dall'interno. Poi, il silenzio....E' questa, dunque, al di là di ogni illusione, la vera realtà di Dio?".

    "Io non solo vivo ogni interminabile giorno nel dolore per la sua morte, ma lo vivo pensando che vivo ogni giorno nel dolore".

    "All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove io e H. siamo stati felici....Con mia sorpresa, non è successo nulla. La sua assenza non è più insistente in quei luoghi che altrove. Non è un'assenza localizzata....E' l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa".

    "E' incredibile quanta felicità, e persino quanta allegria, abbiamo a volte conosciuto insieme, dopo che ogni speranza era scomparsa...".

    "La debolezza dell'altro, la sua paura, la sua sofferenza non puoi farle tue. Potrai avere paura e soffrire anche tu. E' forse pensabile che tu possa aver paura e soffrire quanto l'altro, anche se diffiderei subito di chi mi assicurasse che è così. Ma sarebbe pur sempre un soffrire diverso....".

    "La morte esiste. E tutto ciò che esiste ha importanza...".

    "Ho un'orribile sensazione di irrealtà...".

    "Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi delle consolazioni della religione, o sospetterò che non capite...".

    "'Non siate contristati, come gli altri che non hanno speranza'...Quel che dice San Paolo può essere di conforto solo a chi ama Dio più dei morti, e i morti più di se stesso. Se una madre piange non ciò che ha perduto lei, ma ciò che il suo bambino morto ha perduto, le è di conforto credere che egli non ha perduto il fine per cui è stato creato....Un conforto per lo spirito eterno che è in lei e che è proteso verso Dio. Ma non per il suo spirito materno....".

    "Ciò che soffoca in gola ogni preghiera e ogni speranza è il ricordo di tutte le preghiere che H. e io abbiamo offerto e di tutte le nostre false speranze....E Lui ogni volta, mentre faceva mostra di misericordia, in realtà stava preparando il nuovo supplizio...".

    "E il dolore assomiglia...all'attesa: andare su e giù in attesa che succeda qualcosa....".

    "Dopo l'amputazione di una gamba...o il moncone si cicatrizza o l'uomo muore. Se si cicatrizza, il dolore atroce e incessante finirà....Ma per tutta la vita, probabilmente, il moncone ogni tanto gli farà male, forse molto male; e lui sarà sempre un uomo con una gamba sola. Non avrà modo di dimenticarlo...Tutto il suo modo di vivere sarà trasformato...".

    ha scritto il 

  • 2

    Per me è risultato pesante da leggere nonostante abbia trovato numerosi punti di riscontro con la mia realtà di metabolizzare il lutto. Alcune volte le tesi anche se pur banali erano difficili da comp ...continua

    Per me è risultato pesante da leggere nonostante abbia trovato numerosi punti di riscontro con la mia realtà di metabolizzare il lutto. Alcune volte le tesi anche se pur banali erano difficili da comprendere.

    ha scritto il 

  • 5

    Solo C.S. Lewis poteva condensare, in un libricino di meno di 100 pagine, un vero e proprio trattato sul dolore, per scrivere il quale scrittori meno abili consumerebbero quintali di carta e inchiostr ...continua

    Solo C.S. Lewis poteva condensare, in un libricino di meno di 100 pagine, un vero e proprio trattato sul dolore, per scrivere il quale scrittori meno abili consumerebbero quintali di carta e inchiostro.
    Quando scrisse queste pagine, una sorta di diario-sfogo, Lewis aveva appena perso l'amata moglie Joy. E durante la lettura si percepiscono chiaramente le varie fasi di elaborazione del lutto che attraversa, dall'incredulità alla disperazione, dall'accettazione alla speranza. Il tutto condito dalla fede grande di un uomo che ha saputo affrontare l'incredulità e superarla, regalandoci pagine che sono un must non solo per chi ha perso una persona cara, ma davvero per tutti.

    ha scritto il 

  • 2

    Temo di dover andare controcorrente , ma sinceramente non mi è piaciuto granchè. Il tema è certamente molto forte e serio, però mi aspettavo molto più "pathos". Alla fine ,a parte qualche bella rifles ...continua

    Temo di dover andare controcorrente , ma sinceramente non mi è piaciuto granchè. Il tema è certamente molto forte e serio, però mi aspettavo molto più "pathos". Alla fine ,a parte qualche bella riflessione che riempie le prime pagine del libro, il tutto si riduce a delle considerazioni dell'autore circa il suo rapporto con Dio . Ci ho trovato troppa mente e poco cuore, insomma. Il coinvolgimento nel dolore di Lewis non c'è per niente stato, anzi, dal suo modo di esporsi avevo la sensazione che Lewis stesse parlando di qualcosa accaduto a qualcun altro,piuttosto che a lui. Sarà stato un momento sbagliato per leggerlo, sarà stata anche la brevità del libro stesso, ma essendo passata anche io in situazioni simili mi aspettavo sicuramente molta più introspezione e profondità. Sinceramente ho letto di meglio.

    ha scritto il 

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