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Diario di un dolore

Di

Editore: Adelphi

4.2
(598)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 85 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Catalano , Spagnolo , Farsi

Isbn-10: 884590752X | Isbn-13: 9788845907524 | Data di pubblicazione:  | Edizione 16

Traduttore: Anna Ravano

Disponibile anche come: Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Romance

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Descrizione del libro
Il dolore puro è difficile da raccontare. Ma qui qualcuno ci è riuscito, con una precisione e un'onestà che ci lasciano ammirati, arricchiti. Questo è un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore. C.S. Lewis pubblicò nel 1961, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk, questo breve libro che racconta la sua reazione alla morte della moglie. Illustre medievalista e amatissimo romanziere, amico di Tolkien e come lui dedito alle incursioni nel fantastico, C.S. Lewis si è sempre dichiarato innanzitutto uno scrittore cristiano. Ma un cristiano duro, nemico di ogni facile consolazione. E ciò apparirà immediatamente in questo libro perfetto, dove l'urto della morte è subito in tutta la sua violenza, fino a scuotere ogni fede. Non c'è traccia di compiacimento o di compatimento per se stessi. C'è invece un'osservazione lucida, che registra le sensazioni, i movimenti dell'animo che appartengono al segreto di ciascuno di noi - e che spesso non vogliamo riconoscere.
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  • 4

    Diario di un dolore" sono poche pagine, sono confessioni, riflessioni, sfoghi, sono un diario. Racconta del dolore per la scomparsa della moglie. Un cancro. In queste pagine troviamo riflessioni sulla ...continua

    Diario di un dolore" sono poche pagine, sono confessioni, riflessioni, sfoghi, sono un diario. Racconta del dolore per la scomparsa della moglie. Un cancro. In queste pagine troviamo riflessioni sulla vita e la morte, e soprattutto su Dio. Come detto prima non c'é bigottismo. C'è una domanda fondamentale: in tutto questo ( = dolore, sentirsi spaesati, soli, pigri, persino sporchi) Dio dov'è? Che fa? Ascolta oppure ci ignora?
    Di tanto in tanto appare lei, la moglie. È una voce, un volto sfocato, una donna intelligente a cui non sfugge nulla, "dalla mente agile, scattante e muscolosa come un leopardo".
    Sono pagine che si leggono in un fiato, il tempo di prendere l'autobus per andare in centro. E forse questo fa un po' rabbia, perché un libro così intenso e coraggioso vorresti ti tenesse compagnia per un po' più di tempo (specie se hai appena finito di leggere un libro di merda, riferimenti ovviamente a caso). Però fa piacere averlo perché sai che puoi rileggerlo, e secondo me sarà probabile farlo.
    Questi pensieri sono brevi, alcuni brevissimi, poche righe, due o tre.
    Per esempio:
    "Noi questo lo sapevamo entrambi. Io avevo le mie infelicità, non le sue. Lei aveva le sue, e non le mie. La fine delle sue avrebbe reso adulte le mie. Ci stavamo incamminando su strade diverse. Questa fredda verità, questa terribile regolamentazione del traffico ('Lei a destra, signora... Lei, signore, a sinistra') non è che l'inizio di quella separazione della morte stessa."
    Oppure, ancora:
    "All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove H. e io siamo stati felici: il nostro pub preferito, il nostro bosco. Ma ho deciso di farlo subito: come quando di rimanda in servizio un pilota che ha appena avuto un incidente di volo. Con mia sorpresa, non è successo nulla. La sua assenza non è più insistente in quei luoghi che altrove. Non è un'assenza localizzata. Se ci venisse proibito il sale, probabilmente non ne sentiremmo la mancanza più in una pietanza che in un'altra. Tutto il cibo sarebbe diverso, ogni giorno, ad ogni pasto. Ora è lo stesso. È l'atto di vivere che é diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa."
    Due a caso, ma immaginatele tutte così.
    Carine, no?

    ha scritto il 

  • 4

    Poche pagine che pensavo di leggere in un’istante, ed invece no.. poche pagine ma piene di dolore, da leggere lentamente, da assimilare, da digerire…
    “Disperazione” è quello che si prova quando si per ...continua

    Poche pagine che pensavo di leggere in un’istante, ed invece no.. poche pagine ma piene di dolore, da leggere lentamente, da assimilare, da digerire…
    “Disperazione” è quello che si prova quando si perde una persona cara, e si entra in un baratro, nulla più ha un senso, tutte le nostre certezze cominciano a vacillare e si arriva a mettere in discussione il senso della vita stessa..
    Lewis ha vissuto in prima persona questo dolore, ha perso la moglie, e con questo diario ha voluto urlarci tutta la sua disperazione, le sue emozioni, i suoi pensieri più intimi..
    Poi ha cercato di razionalizzarlo... Ma si può razionalizzare il dolore?
    Pagine strazianti e bellissime.. “Dicono che chi è infelice vuole distrazioni – qualcosa che lo aiuti a non pensare. Sì, ma come un uomo stremato, in una notte fredda, vuole sul letto un’altra coperta: piuttosto che alzarsi a cercarla, preferisce continuare a battere i denti.”

    scritto il 14 Mar 2010

    ha scritto il 

  • 3

    E' straziante

    A chi non è capitato??
    Sfido qualsiasi credente non praticante a cercare Dio quando sta bene e sente che non ha bisogno di niente.
    Questa è una di quelle domande a cui non si avrà mai una sola rispost ...continua

    A chi non è capitato??
    Sfido qualsiasi credente non praticante a cercare Dio quando sta bene e sente che non ha bisogno di niente.
    Questa è una di quelle domande a cui non si avrà mai una sola risposta. Chi crede ti dirà che non hai creduto abbastanza, che Dio va ringraziato e lodato per quello che tutti i giorni ci da senza che noi glielo chiediamo, chi non crede ti dirà che se non hai sentito la necessità di pregare Dio quando stavi bene, e adesso che va tutto a rotoli tu lo chiami e lui non ti risponde molto probabilmente la sua presenza non è mai esistita e mai esisterà, e tu lo cerchi solo perché sai che il potere di cambiare il destino non è nelle tue mani e così ti aggrappi alla speranza -che in questo caso è anche ignoto, fiducia, dubbio- che qualcuno più grande di te possa esaudire le tue preghiere.
    Ma il vero protagonista di questo racconto è il dolore, e così mi viene da pensare che il contrario di "vita" non è "morte" ma "dolore".
    Mi viene da pensare che "Morte" in questo caso è più un sinonimo di "fine". Chi muore smette di vivere; i suoi occhi non vedranno più, le sue orecchie non udiranno più, né le sue mani accarezzeranno.
    Il vero problema è di chi resta. Chi resta fa i conti tutto i giorni col dolore. Molti giorni perde, e crede di morire, ma è ancora lì, a guardare il soffitto con gli occhi inondati dalle lacrime, a percepire il dolore che annienta le viscere, a scrivere la preghiera di poter risentire la sua voce anche solo per in attimo.
    Diventa questa la vita di chi soffre. Un'infinita sofferenza. Un dolore incessante. Poi provi a reagire, combatti, ti sforzi di dimenticare, nascondi le lacrime fra le ciglia e i lamenti nei rumori della giornata. Sembra andare meglio ma non avevi fatto i conti col ricordo. Quello che arriva inavvertitamente a tagliatri in due il cervello. Ad atterrarti solo con un pugno. E ricominci.
    Soffri perché l'hai perso, soffri perché te l'hanno portato via, soffri perché lo cerchi, Dio, e lui non c'é, Soffri perché soffri. E avanti così finché non arriverà la rassegnazione Che molte volte non arriverà mai.
    Dov'è la rassegnazione delle madri che sopravvivono ai figli?

    Credo fermamente che il rapporto tra morte e dolore sia assolutamente soggettivo e credo fermamente che se potessi scegliere fra la morte e il dolore sceglierei mille volte la mia di morte.

    Una lettura cruda e netta. Una testimonianza, una storia che ascolti senza interrompere, la raccogli e te ne vai zitto zitto a fare i conti con le grandi domande della vita.

    ha scritto il 

  • 2

    Pesante.

    Di certo è molto difficile elaborare il lutto che proviene dalla morte di una persona tanto amata; allo stesso modo, è normale che il dolore annebbi la mente e tenda a far sì che si butti nell'oblio t ...continua

    Di certo è molto difficile elaborare il lutto che proviene dalla morte di una persona tanto amata; allo stesso modo, è normale che il dolore annebbi la mente e tenda a far sì che si butti nell'oblio tutte le certezze che si hanno.
    Lewis descrive anche questo: il modo in cui tutto crolla di fronte all'irreparabile, di fronte alla grandezza della Morte che si manifesta.

    Tuttavia, non sono riuscita a digerire tutte le elucubrazioni filosofiche e non su Dio, la sua esistenza e il suo operato. Mettono in ombra la sensibilità che Lewis usa per descrivere le sue fragilità e, allo stesso tempo, la sua forza.

    ha scritto il 

  • 0

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

    Questo libro non mi ha convinto del tutto. Tema arduo quello del dolore e di un Dio che ne è artefice e dispensatore. Mi risulta difficile criticare il pensiero di un altro. Però. Però se uno si prof ...continua

    Questo libro non mi ha convinto del tutto. Tema arduo quello del dolore e di un Dio che ne è artefice e dispensatore. Mi risulta difficile criticare il pensiero di un altro. Però. Però se uno si professa cristiano, deve accettare la legge del “Sia fatta la tua volontà”. Ed accettare il dolore che ne consegue. Non si può ringraziare il Creatore solo quando le cose vanno bene e il sole al tramonto dispensa gioia e amore a ogni essere.
    Anche se il tema non è da ombrellone, suggerisco la lettura de
    “Il libro tibetano del vivere e del morire” di Sogyal Rimpoce.
    Il dolore e la morte sono gli stessi, ma è il loro approccio ad essere diverso. E’ un testo che si può leggere senza infrangere le proprie idee religiose, ma che permette il confronto fra pensiero occidentale e pensiero orientale.

    ha scritto il 

  • 4

    C. S. Lewis racconta in poche pagine la personalissima elaborazione del lutto della moglie Joy, qui chiamata H.
    Il libro non è che una raccolta delle sue "note", ovvero dei pensieri che, subito dopo l ...continua

    C. S. Lewis racconta in poche pagine la personalissima elaborazione del lutto della moglie Joy, qui chiamata H.
    Il libro non è che una raccolta delle sue "note", ovvero dei pensieri che, subito dopo la perdita dell'amata, decide di trascrivere su dei quadernetti. Non c'è apparentemente un filo logico, si tratta di riflessioni sparse che si interrompono e riprendono in modo casuale ma mai caotico.
    Lewis fa della scrittura una sfogo e tenta di analizzare il suo dolore di giorno in giorno, appuntandone i mutamenti. Riflette sulla mancanza, sulla vita, ma soprattutto su Dio, con cui (purtroppo per me che in Dio credo molto poco) si riappacifica nella seconda metà dell'opera.
    Penso possa essere definito un libro filosofico e religioso, ma per certi versi anche molto reale e quotidiano. Piccolo ma piuttosto profondo, fa riflettere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tema del libro è molto più profondo di quanto non appaia. Lewis non narra solo rudemente il suo dolore per la perdita della moglie tanto amata, ma scruta dentro sé stesso,perché quel dolore, in pri ...continua

    Il tema del libro è molto più profondo di quanto non appaia. Lewis non narra solo rudemente il suo dolore per la perdita della moglie tanto amata, ma scruta dentro sé stesso,perché quel dolore, in prima battuta, travolge tutte le certezze che gli venivano dalla sua fede, scuote il suo rapporto profondo con Dio. Chi ha fede dovrebbe avere anche la certezza che essa sarà il vero sostegno nel tempi belli e nei tempi brutti...ma questo è facile asserirlo quando il dolore e la morte sono quelli degli altri! Ora che è capitato a lui...la sua fede vacilla...diventa quasi impossibile credere in un Dio buono. Ma tra le tenebre delle righe del libro... si intravede la luce...verso la fine scrive:" Perché questo è uno dei miracoli dell'amore: che esso dà - a entrambi, ma forse soprattutto alla donna- la capacità di vedere al di là dei suoi incantamenti, ma senza che l'incanto scompaia. Vedere, in qualche misura, come Dio. Il Suo amore e la Sua conoscenza non sono distinti l'uno dall'altra, né sono distinti da Lui. Potremmo quasi dire che Egli vede perché ama, e quindi ama benché veda". Il Deus Caritas est, resta una certezza!

    ha scritto il 

  • 3

    CHE DIO PERDONI DIO

    Un testo fondamentale di quella che mi viene da definire “letteratura del lutto”.

    Iniziato a scrivere pochi giorni dopo la morte della moglie amatissima - che si chiamava Joy e qui diventa chissà per ...continua

    Un testo fondamentale di quella che mi viene da definire “letteratura del lutto”.

    Iniziato a scrivere pochi giorni dopo la morte della moglie amatissima - che si chiamava Joy e qui diventa chissà perché H. (c’è da dire che il libro uscì firmato con uno pseudonimo) – e pubblicato solo pochi mesi dopo l’evento.
    Composto ‘a caldo’. Al caldo del dolore rovente, inarrestabile…

    In questo mi sembra che si differenzia dalla maggior parte, se non forse da tutte le opere che si occupano del lutto e del dolore per la perdita della persona amata.

    Peccato che C.S. Lewis, lo stesso delle Cronache di Narnia, lo stesso che Anthony Hopkins ha ottimamente portato al cinema nel film “Viaggio in Inghilterra”, dove Joy era interpretata da quella magnifica attrice che è sparita troppo presto dagli schermi, Debra Winger, peccato per me che Lewis fosse così maledettamente credente nella bibbia e nel vangelo, nel cristo e nel redentore e nella trascedenza, fosse così dannatamente avvolto nella fede che, dal mio punto di vista, finisce per soffocare molte pagine di questo piccolo grande libro.

    All’inizio la fede vacilla, Lewis sembra ribellarsi: quando la morte di Joy è fresca, dio è il Sadico Cosmico.
    Nella prima metà dell’opera fanno spicco riflessioni del tipo: perché si è così sicuri che la morte ponga fine ai tormenti, perché la separazione che tanto strazia chi rimane dovrebbe essere indolore per chi se ne va?
    Un pensiero sconvolgente: se il tormento non finisce con la morte, allora vita e morte sono solo un lungo ininterrotto dolore.
    E ancora, …nella sofferenza non si può fare altro che soffrire.
    Quando si cade dalla moto, si ha un incidente o una scivolata, il consiglio generale (almeno di quelli che centauri sono o sono stati) è: tornare in sella e ripartire subito, non lasciare che la paura si cristallizzi, combatterla andandole incontro.
    Dopo la morte della moglie, Lewis torna subito nel pub preferito, nel loro bosco: quei luoghi non amplificano l’assenza. Perché l’assenza è come il cielo… Alzo gli occhi al cielo notturno. Vi è qualcosa di più certo del fatto che in tutte quelle vastità di tempi e di spazi non troverei mai il suo viso, la sua voce, il tocco della sua mano?
    È lo stesso atto del vivere che è diverso da prima a dopo, in ogni momento: l’assenza della moglie è come il cielo, si stende sopra ogni cosa.
    Eppure, esiste un luogo dove l’assenza è ancora più forte: il nostro corpo, Adesso è come una casa vuota
    In fondo, la ricetta è nota a tutti: basta concentrarsi sull’hic et nunc, il qui e l’adesso, un granellino dopo l’altro, prima che ce ne rendiamo conto, si è creata una distanza, tra noi e l’evento… Non succede però la stessa cosa col dolore: puoi concentrarti quanto ti pare, ma un granello di dolore e poi un altro, non fanno un momento di salute. Piuttosto, è una somma di malattia.
    Il dolore è una malattia. Qual è la cura? Forse chi è in lutto, chi soffre, dovrebbe essere isolato come i lebbrosi.

    Il ricordo è una realtà ambigua, non è necessariamente espressione d’amore.

    Ma dalla metà in poi a me pare che Lewis recuperi l’equilibrio anglicano che lo rese famoso di qua e di là dell’oceano (le trasmissioni radiofoniche) e così facendo mi perde, mi allontana, mi lascia smarrito nei pensieri filosofici e teologici che riguardano il suo dio, che mi annoiano tanto.

    Dio sembra assente nel momento del nostro maggiore bisogno appunto perché è assente, perché non esiste. Ma allora perché sembra così presente quando noi, per dirla con franchezza, non lo cerchiamo?

    ha scritto il 

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