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Diario di un senza fissa dimora

Etnofiction

By Marc Augè

(117)

| Paperback | 9788860304254

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Book Description

Negli ultimi anni, è comparsa una nuova categoria di persone: questi soggetti hanno un lavoro ma lo stipendio non consente loro di pagare un affitto e dunque sono spinti per strada. Vivono dove possono, vagano da un luogo all’altro, dormono nella lor Continue

Negli ultimi anni, è comparsa una nuova categoria di persone: questi soggetti hanno un lavoro ma lo stipendio non consente loro di pagare un affitto e dunque sono spinti per strada. Vivono dove possono, vagano da un luogo all’altro, dormono nella loro macchina.
Il grande etnologo Marc Augé, che dà qui prova anche di un talento letterario, immagina la vita di uno di questi “vagabondi”, gli effetti distruttivi prodotti dalla perdita di punti di riferimento spazio-temporali. Inventando un genere, l’etnofiction, l’autore utilizza la forma del racconto per evocare un fatto sociale: il suo eroe, un medio funzionario messo in difficoltà da due divorzi e dall’aumento degli affitti, potrebbe non essere così diverso da tutti noi...

19 Reviews

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    Apprezzo l'esperimento (nonostante la definizione "etno fiction") e l'urgenza del tema. Augè è uno dei miei punti fermi sociologicamente parlando, lo preferisco in altre versioni, ma questo librino non è male..

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    sisso sup*star said on Oct 3, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Saggi di fine stagione - 04 aug 12

    Ho comprato questo libretto perché Marc Augé è una di quelle firme saggistiche che fanno parte del mio personale pantheon di stelle. Come Bauman o come Barbero. Incuriosendomi inoltre l’idea che non fosse un pamphlet, ma un racconto a tesi, come quel ...(continue)

    Ho comprato questo libretto perché Marc Augé è una di quelle firme saggistiche che fanno parte del mio personale pantheon di stelle. Come Bauman o come Barbero. Incuriosendomi inoltre l’idea che non fosse un pamphlet, ma un racconto a tesi, come quelli che, nelle prime uscite, mi piacquero molto pubblicati da VerdeNero per Lega Ambiente. Augé è un fine etnologo, che mi ha rapito in al-cune sue pagine sull’etnologia della metropolitana o sulle popolazioni che transitano nei non-luoghi (dagli aeroporti ai centri commerciali). Ed in effetti questo libro è duplice: da un lato pone un forte quesito etnologico, su alcuni comportamenti attuali dell’umanità cui cercheremo di discorrere più avanti. Dall’altro tenta di farne una storia. Questa, devo subito dirlo, è la parte meno riuscita. Do-vendo solo giudicare il testo fuori dal contesto, direi che come romanzo non mi è piaciuto. Il prota-gonista attraversa tutte le pagine scrivendo note del suo diario, ma la sua storia, dopo la “rottura” iniziale è moscia. Frequenta i suoi luoghi rimanendone sempre ai margini. Parla con gli altri, ma sempre con la sua reticenza dell’alienità. Anche la sua storia con la bella di turno non ha l’epos che potrebbe avere o meritare. È certamente conseguente. Il suo filo prosegue e si dipana ed anche se ci piacerebbe vedere finali diversi, è conseguente a tutta l’impalcatura precedente. Ma come ro-manzo non prende. Probabilmente, come lui stesso dice nella premessa, non è quello che vuole. Non vuole farci identificare con il protagonista. Quindi non ce lo rende bello e simpatico. Questa è la “fiction”. Ma è l’assunto etnologico che invece ci prende e ci fa pensare. Perché il protagonista è travolto dalla crisi. Due divorzi sballati, alimenti da pagare, affitti, forse pensionamento al limite. Fatto sta che non ce la fa più a mantenere tutto in piedi. Decide allora di mollare qualcosa. E l’unica cosa che riesce a mollare è la casa, la dimora. Si trasferisce quindi a vivere nella sua macchina. Qui avremmo avuto il piacere romanzesco di vedere come se la cava: con le strisce blu, per cui si deve spostare; con il bagno, dovendosi pur lavare e fare pipi ed altri bisogni corporali. Ma lui non è un poveraccio che viene costretto a vivere “sotto i ponti”. Lui coscientemente decide di vivere “sen-za fissa dimora”. Ma non è a secco totale. Per cui mangia (seppur non tanto) in qualche bettolina di banlieue. E decide di andare, una volta a settimana, in un albergo economico (35 euro la notte) per dormire in un letto e fare una doccia “seria”. Non si bilanciano queste due facce, per cui l’andamento quotidiano del senza fissa dimora risulta una peregrinazione di visite nei luoghi della sua esistenza. Certo con qualche messaggio interessante. Non ha più il vincolo del tempo, per cui parla, anche se poco, con tanti, con i negozianti, con le persone, insomma comunica. Ma poiché Augé non ha la stoffa del romanziere tutti questi passi “dentro il nulla della vita” rimangono sempre delle descrizioni esterne da entomologo piuttosto che da scrittore. Rimane l’assunto di come, per resistere alla crisi, una persona decida di usare una serie di risorse anche minime. E di scoprire di cosa si possa fare a ameno. Devo dire che un po’ mi ha ingannato inizialmente il termine “senza fissa dimora” che pensavo proprio a quel popolo errante (che vidi in America già tanti anni fa) che portava tutte le sue cose in un carrello della spesa, compresi cartoni per potersi costruire un giaci-glio notturno. Qui siamo su altri registri. Ma l’etnologo è lì, pronto a registrare un possibile compor-tamento. Una possibile via d’uscita. Una sopravvivenza per usare tutto quello che si ha, al meglio. Manca (volutamente?) la speranza. Manca una volontà di uscire da questa condizione errabonda. Come se il protagonista un po’ se ne crogiolasse. Questo mi ha un po’ disturbato. Anche se la do-manda che pone, sull’affrontare la crisi che avanza è forte, potente e induce grande spavento. Ri-mango così, a pensare quanto questo fenomeno sia diffuso. E forse lo è più di quanto io pensi. Ri-flettiamoci.
    “La solitudine… non ha niente di insopportabile. Il silenzio è meno imbarazzante degli sforzi che facciamo per dissimularlo, ed è infinitamente meno penoso stare zitti da soli che in due.” (27)

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    Giogio53 said on Aug 5, 2012 | Add your feedback

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    Molto ben scritto, attualissimo, imperdibile, per tutti; dà uno spaccato della società attuale fatta di consumismo, perdita di valori e di regressione culturale!

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    inge said on Jun 17, 2012 | Add your feedback

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    Un libro radical chic di un etnologo radical chic.
    Due stelline forse sono anche eccesive.

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    ciroermes said on May 27, 2012 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (117)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 130 Pages
  • ISBN-10: 8860304253
  • ISBN-13: 9788860304254
  • Publisher: Raffaello Cortina
  • Publish date: 2011-10-07
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