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Diario di una scrittrice

By Virginia Woolf

(184)

| Paperback | 9788865590195

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Book Description

Nel 1941, dopo aver donato alla letteratura del Novecento alcune delle sue opere più memorabili, da “La signora Dalloway” a “Gita al faro” a “Le ore”, Virginia Woolf si toglie tragicamente la vita. Nel 1953, Leonard Woolf decide di raccogliere in vol Continue

Nel 1941, dopo aver donato alla letteratura del Novecento alcune delle sue opere più memorabili, da “La signora Dalloway” a “Gita al faro” a “Le ore”, Virginia Woolf si toglie tragicamente la vita. Nel 1953, Leonard Woolf decide di raccogliere in volume una selezione tratta dai diari della moglie, incentrata sulla sua attività di romanziera e critico letterario. Ne esce un libro affascinante, in cui si intrecciano ricordi, aneddoti, riflessioni sulla scrittura, ma anche amare considerazioni su un mondo lacerato dalla guerra, espressioni di sfiducia o di entusiasmo per il proprio lavoro, sfoghi, confessioni: a metà strada fra vita e letteratura, queste pagine ci offrono il ritratto più diretto e affascinante di una grandissima scrittrice e della sua epoca.

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    Dopo anni di silenzio critico, in cui di Virginia Woolf appariva solo qualche sporadico saggio, o qualche pubblicazione sconnessa, che non potevano rendere giustizia alla forza di un’opera che va letta nel sua interezza e nel suo sviluppo, negli ulti ...(continue)

    Dopo anni di silenzio critico, in cui di Virginia Woolf appariva solo qualche sporadico saggio, o qualche pubblicazione sconnessa, che non potevano rendere giustizia alla forza di un’opera che va letta nel sua interezza e nel suo sviluppo, negli ultimi anni il mondo dell’editoria sembra aver ritrovato vivo interesse per la complessa figura di questa intellettuale difficile e scomoda.
    Rallegra il fatto che anche in Italia negli ultimi tempi alcune case editrici abbiano dedicato uno spazio sempre maggiore alla sua riscoperta, pubblicando opere di estremo intereresse.
    In coincidenza con l’anniversario dei settant’anni dalla scomparsa della scrittrice, esce per la collana “La tartaruga” del gruppo Baldini Castoldi Dalai (casa editrice milanese meritevole di aver pubblicato negli ultimi anni cinque opere critico-biografiche) “Virginia Woolf, mia zia”, la biografia più completa della scrittrice, composta dal nipote Quentin Bell, opera preziosa per l’appassionato, che mancava sui nostri scaffali dal 1974. Una scrittura semplice e lineare, una biografia che si legge come un romanzo, realizzata con la puntigliosità e l’attenzione al dettaglio del biografo, con l’affetto e il trasporto del vincolo di sangue, con la devozione dell’amante della prosa d’arte. Minimum fax propone invece il tascabile di quel “Diario di una scrittrice”, già pubblicato nel 2009 nella preziosa collana “I quindici”, che raccoglie la selezione tratta dai diari di Virginia curata dal marito Leonard Woolf e data alle stampe nel 1953, dodici anni dopo che la scrittrice si tolse la vita annegandosi nel fiume Ouse. Le due opere possono coinvolgersi e colmarsi vicendevolmente essendo per molti aspetti complementari. Infatti, laddove Bell privilegia gli aspetti intimi e personali della donna Virginia proponendo con chiarezza e ricchezza di fonti una serie importante di vicissitudini esistenziali legate soprattutto alla complessità delle relazioni familiari e ad eventi dolorosi come la morti del fratello Toby, del padre Leslie e del suo migliore amico Lytton Strachey, i Diari si concentrano maggiormente su tutto ciò che riguarda lo scrivere e sulla meticolosa e ansiosa attività di romanziera e critica letteraria della scrittrice londinese.
    D’altra parte, distinguere la vita della scrittrice Virginia Woolf dalla vita della donna Virginia Woolf è impresa alquanto ardua. Le sue storie sono infatti permeate di un così intenso, per quanto trasfigurato, autobiografismo ed i luoghi della sua vita rivivono in modo diffuso nelle sue opere come nel caso del romanzo capolavoro “Gita al faro”, dove Virginia rievoca le figure del padre, della madre e dei fratelli durante le loro vacanze nell’incantata casa in Cornovaglia, sulle rive dell’Oceano.

    Virginia e il suo mondo.
    I luoghi e le esperienze furono dunque essenziali alla sua scrittura e, nonostante le violente crisi depressive che la tenevano per lunghi periodi lontana dal resto del mondo e che la portarono al tragico epilogo della sua esistenza, la Woolf non fu un’artista solitaria e appartata ma creò attorno a se una rete di amicizie e legami che nemmeno la malattia poté recidere.
    Alla morte dei genitori si trasferì con i fratelli da Hyde Park Gate a Gordon Square, nel quartiere londinese di Bloomsbury. In questi anni, dal 1905 circa fino all’avvento della II guerra mondiale, la spaziosa casa di Gordon Square diventò il centro del famoso circolo intellettuale denominato Gruppo di Bloomsbury in cui i membri erano soliti riunirsi negli incontri del giovedì sera. Uno dei fondatori fu Thoby, l’amato fratello di Virginia, che insieme alla sorella Vanessa iniziò a prendere parte attivamente alle riunioni del gruppo e ne divenne membro centrale. Restie a frequentare l’agiata classe borghese londinese, dalla cui stupidità e superficialità si sentivano nauseate e escluse (se ne ha un affresco vivissimo in “Mrs Dolloway”), le due sorelle trovavano in quegli incontri tanto stimolanti il luogo dove il loro intelletto vivo e la loro sensibilità artistica potessero essere compresi e valorizzati. Ne facevano parte Stratchey Lytton e Clive Bell, scrittori e mentori letterari per Virginia, Leonard Woolf, il suo futuro marito, il grande economista J.M.Keynes, il pittore Duncan Grant. Gli appartenenti erano anticonformisti e spregiudicati, criticavano le restrizioni del periodo Vittoriano in cui erano stati educati, e celebravano l’affrancamento e la libertà dalle limitazioni sociali, religiose e sessuali delle epoche precedenti. Il fatto che Virginia e Vanessa, due donne, trascorressero le loro serate in compagnia di uomini dai costumi strambi e deprecabili, convivessero poi più tardi con loro in appartamenti misti e in tenute di campagna, tardassero il loro debutto in società, non curassero il loro vestiario, erano atteggiamenti che la società perbenista non poteva tollerare. Virginia fu anche un'attivista all'interno dei movimenti femministi per il suffragio delle donne e le sue idee di emancipazione e le sue analisi sulla condizione femminile si ritrovano spesso nelle sue opere. “In A Room Of One's Own” (1929) tratta il tema della discriminazione femminile, mentre in “Three Guineas” (1938) si occupa del ruolo dominante dell'uomo nella società a lei contemporanea. Il rapporto con la donna viene visto anche sul piano sentimentale ed in questo contesto si inserisce la presunta storia d'amore fra Virginia e la sua amica Vita Sackville-West, una relazione che ispira la scrittrice nella stesura del romanzo “Orlando”.
    Ma la Woolf fu la più grande outsider della letteratura inglese post-vittoriana anche dal punto di vista dello stile narrativo che, sulla scia dell’esperienza del contemporaneo James Joyce, contribuisce a rivoluzionare abbandonando gli schemi tradizionali a favore di un percorso narrativo che privilegia il monologo interiore al fine di esprimere il flusso di coscienza dei suoi personaggi.
    Colta, intelligente, ironica, dissacrante, spregiudicata e controcorrente.
    I suoi meravigliosi e indimenticabili personaggi non avrebbero potuto nascere che in un consesso all’altezza della sua folle particolarità.

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    marzietta woolf said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

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    La coscienza di un poeta intrappolato nel corpo di una donna. Virginia è un respiro ampio che prende tutto, è l'analisi delle sconfitte, l'attenzione allo spirito della natura umana. Mi ha stupito come un'apparente debolezza risulti tanto costruttiva ...(continue)

    La coscienza di un poeta intrappolato nel corpo di una donna. Virginia è un respiro ampio che prende tutto, è l'analisi delle sconfitte, l'attenzione allo spirito della natura umana. Mi ha stupito come un'apparente debolezza risulti tanto costruttiva. Tutto era troppo forte in lei, non ha resistito alle domande, ha dato infinite risposte ad altri e una sola per se.

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    Infinitopiu1 said on Jan 22, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    "Sono una grande dilettante nell' arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia,e poi via subito come una vespa se il boccio su cui mi poso appassisce."

    Sono felice di essermi accostata a Virginia Woolf proprio dal Diario!
    E' stato per ...(continue)

    "Sono una grande dilettante nell' arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia,e poi via subito come una vespa se il boccio su cui mi poso appassisce."

    Sono felice di essermi accostata a Virginia Woolf proprio dal Diario!
    E' stato per me come entrare nelle stanze segrete del cervello e dell' anima, e sentirne il respiro profondo. Mi ha emotivamente coinvolta la dimensione umana della Virginia persona prima ancora della scrittrice famosa; percepire l' aspetto intimistico e, forse, inconfessabile apertamente: cosa ama, cosa la turba,cosa disprezza della società in cui vive, verso chi indirizza la parola tagliente dell' ironia che non risparmia amici, artisti, scrittori, come pure gli sprezzanti giudizi maschili indifferenti a tutto ciò che è femminile.
    E' stato molto interessante scoprire le tante sfumature della sua poliedrica personalità piena di contrasti: dubbiosa e al contempo risoluta, fragile ma combattiva, scontrosa, solitaria ma desiderosa di una vita più umana.
    Mi ha commosso questa donna schiacciata dal nemico numero uno della sua anima: le crisi depressive; questa donna segnata da inquietudini e instabilità di umore, elastico tra alti e bassi.
    L' ho sentita vicina nella sua insicurezza, nel bisogno di conferme, intrappolata nelle tante incertezze e perché, alla continua ricerca di qualcosa che riempia il vuoto della momentanea inattività narrativa e che neutralizzi paure e noia.
    E qui le letture, le passeggiate, il godimento dei colori della natura hanno l' effetto di alleggerirle l' eccitazione della mente.
    Ma l' antidoto più efficace risulta sempre il grande dono della creatività e della scrittura, capacità e attività che la salvano e la fanno sentire al di sopra del tempo e della morte.
    Scrivere le dà equilibrio, conforto e gioia nonostante l' enorme fatica; la fatica di dare concretezza alle idee che si affollano, lievitano e mulinano senza dare tregua al suo cervello..."Scrivere sembra facile, ma il pensiero evapora, sfugge qua e là."
    Scrivere è come una lunga eccitante gestazione e il parto è quanto mai tormentoso, complesso. Si sfibra Virginia nel rivedere, correggere, limare, riscrivere e ancora riscrivere; si stanca nella continua minuziosa ricerca della essenzialità della parola che deve durare "in eterno".
    Ma scrivere è la sola giustificazione del mio vivere

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    Maria said on Jan 8, 2014 | 2 feedbacks

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    http://www.readingattiffanys.com/2013/11/recensione-dia… Un libro difficile e piacevole allo stesso tempo, ricco di sfumature controverse come solo il carattere di Virgina Woolf si puo' descrivere. Sono un'amante di questa s ...(continue)

    http://www.readingattiffanys.com/2013/11/recensione-dia…

    Un libro difficile e piacevole allo stesso tempo, ricco di sfumature controverse come solo il carattere di Virgina Woolf si puo' descrivere. Sono un'amante di questa scrittrice e non potevo resistere alla tentazione di recensire questo libro che raccoglie il suo diario, i suoi pensieri e le sue emozioni. Virginia Woolf non e' un personaggio facile e meno che mai lo e' la sua mente, la sua immaginazione, i suoi sentimenti che hanno partorito opere tanto belle ma oserei dire anche tanto complesse. Non e'certo leggendo questo libro che riusciamo a fare chiarezza nel mondo di Virginia Woolf. Il mondo di uno scrittore uomo o donna che sia, non si potra' mai, a mio avviso, descrivere completamente in un libro perche' e' cosi' complesso e articolato che solo a piccoli passi se ne possono capire alcuni equilibri. Questo diario di Virginia Woolf ci accompagna nella sua vita in punta di piedi, ci mostra il lato piu' umano di questa scrittrice con le sue paure, i suoi ricordi e quelle sensazioni che ce la fanno conoscere come una donna lucida, forte ma intensamente fragile come molti altri. Un diario immensamente grande per reccogliere il piu' possibile e infinitamente piccolo per mostrarci uno squarcio della vita dell'autrice e tutto quello ha passato e vissuto. Sono convinta che un libro del genere non possa essere descritto alla perfezione perche' va vissuto. Bisogna leggerlo e solo alla fine della lettura aspettare che quello che ci ha lasciato venga lentamente dissolto e assorbito. Il libro in se' infatti si legge di un fiato ma solo dopo, quello che ci fa riflettere, e'quello che secondo me conta davvero. Un libro da non lasciarsi sfuggire.

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    Kaitlyn said on Nov 29, 2013 | Add your feedback

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    Non so spiegare perché in realtà, posso solo dire che mi è piaciuto davvero molto. Forse è stato il suo tormentarsi mentre plasma le proprie opere. Consiglio comunque di leggere prima altri romanzi suoi, così da capire di cosa parla nel diario, che a ...(continue)

    Non so spiegare perché in realtà, posso solo dire che mi è piaciuto davvero molto. Forse è stato il suo tormentarsi mentre plasma le proprie opere. Consiglio comunque di leggere prima altri romanzi suoi, così da capire di cosa parla nel diario, che altrimenti si riduce a una lista di nomi e titoli che non si possono comprendere. Leggetelo.

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    Aroma di caffè said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

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