Diario notturno

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca Adelphi, 323)

4.1
(552)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845910431 | Isbn-13: 9788845910432 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 2

    A parte qualche aforisma e qualche racconto .. non mi è piaciuto particolarmente

    Devo dire che leggendo le sue massime .. mi ero avvicinato a lui come scrittore .. Però la mia curiosità non è stata sufficientemente ripagata

    ha scritto il 

  • 4

    Raccolta di scritti eterogenea e frammentata, che in realtà riesce meglio soprattutto dove è frammentata in massima misura (le brevi note del "diario notturno" che dà titolo al volume) e un po' meno n ...continua

    Raccolta di scritti eterogenea e frammentata, che in realtà riesce meglio soprattutto dove è frammentata in massima misura (le brevi note del "diario notturno" che dà titolo al volume) e un po' meno nei racconti e raccontini che spesso eccedono in metafora e allegoria. Grande scrittura, comunque, come sempre per Flaiano.

    ha scritto il 

  • 0

    Ero solo, il cuore mi traboccava di sentimenti mai provati e di una malinconia confortante: mangiando le mie provviste, cominciai a piangere. Ero appena un ragazzo e non sopportavo, allora, quegli amm ...continua

    Ero solo, il cuore mi traboccava di sentimenti mai provati e di una malinconia confortante: mangiando le mie provviste, cominciai a piangere. Ero appena un ragazzo e non sopportavo, allora, quegli ammonimenti sconsolati che un paesaggio pieno di esperienza dà volentieri a chi sa guardarlo.

    Già. Perché Flaiano non è solo quel serbatoio di battute che i più ripetono senza conoscerne nemmeno l’origine.
    Come per tutti i disincantati, la vena umoristica viaggia di pari passo a una malinconia di fondo. Vi sfido a divertirvi leggendo il suo “Tempo di uccidere”.
    Italiano e antitaliano fino in fondo, coltissimo, amico delle persone di cui valeva la pena coltivare l’amicizia, Flaiano è una miniera per capire l’Italia. E non solo quella del suo tempo: i vizi nella politica e nella società, nell’arte e nel giornalismo, che bacchetta sono praticamente gli stessi che riscontriamo anche oggi.
    Un osservatore, in fin dei conti, di quell’Italia che resta sempre fedele a se stessa e non cambia mai.
    Tanto vale rassegnarsi. O emigrare.
    Certo, perché non tutti hanno i mezzi culturali e intellettuali di Flaiano per sopravvivere.

    ---

    Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori», oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.

    Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.
    Avete presente quanto è noioso e banale il conformismo dei sedicenti anticonformisti e alternativi?

    Sì, Soldati è uno dei pochi scrittori che vive la sua autobiografia.
    Quanto si assomigliano Soldati e Flaiano. E quanto poco assomigliano agli Italiani.

    Gli insulti atroci sono per coloro che hanno voluto la Libertà: e si possono insultare impunemente perché c’è libertà di stampa.

    La lettura è di già un giudizio; e l’unica difesa che ci resta contro gli importuni che scrivono male è quella di poterli ignorare. Lo sciocco che afferma: «Tu mi hai plagiato», ci rattrista; perché, nel medesimo istante che ci offende, ci ricorda che scrive.

    Ma è proprio restando che il coro rivela la sua perfida funzione nella tragedia; che viene resa più inutile e atroce dalla noia che i suoi stessi testimoni non riescono, anzi non si curano più nemmeno di nascondere.

    …poiché nel nostro paese la forma più comune di imprudenza è quella di ridere, ritenendole assurde, delle cose che poi avverranno.

    ha scritto il 

  • 3

    Insomma...

    Mi aspettavo un senso dell'ironia più arguto da parte del buon Flaiano.
    Certo, la condanna dei vizi dell'italiano medio (ma non solo: intellettuali e politicanti non sono esclusi) talvolta è ficcante. ...continua

    Mi aspettavo un senso dell'ironia più arguto da parte del buon Flaiano.
    Certo, la condanna dei vizi dell'italiano medio (ma non solo: intellettuali e politicanti non sono esclusi) talvolta è ficcante. Ma non posso esimermi da una semplice constatazione: il "Diario Notturno" non svetta mai!

    Un ultimo appunto: lo scrivere per aforismi è sempre ed ineluttabilmente inversamente proporzionale alla profondità dei concetti espressi. Flaiano non costituisce un'eccezione.
    Se proprio esercizio di stile dev'essere, meglio, allora, le variazioni sul Toma.

    ha scritto il 

  • 0

    Se non avessi questo strano tarlo di voler parlare di libri sempre e comunque, anche se dimenticati, del tutto o in parte, anche se non li ho compresi o non mi sono piaciuti, beh, forse, questo post e ...continua

    Se non avessi questo strano tarlo di voler parlare di libri sempre e comunque, anche se dimenticati, del tutto o in parte, anche se non li ho compresi o non mi sono piaciuti, beh, forse, questo post e in generale questo blog non avrebbe necessità di esistere. E invece mi sono detto che di tutti i libri devo scrivere due righe, seppure ridicole, seppure simbolo di un'assenza. Allora queso post è il simbolo di un'assenza, quella di Diario notturno, dai miei ricordi. L'avrò letto a luglio 2013, mi ricordo che me lo portavo al mare, e che poi nel frattempo avevo nello zaino un saggio sulla rivoluzione francese, e allora non leggevo Diario notturno e leggevo il saggio, che non ho capito bene perché, ma mi sembrava che fosse un mezzo per capire tutta quella carne esposta ai raggi solari, con una manciata di giorni all'anno di tempo per riposarsi, per rilassarsi, per staccare, per, come si dice oggi, godersela. E allora tra il luglio parigino e il luglio che stavo vivendo io in quel momento, pensavo, doveva esserci questo nesso: molto semplicemente la rivoluzione borghese aveva prodotto l'esposizione fuori misura di tutta quella lipidità in discioglimento. Ma tu pensa che pensieri stupidi. Tutto questo per dire che Diario notturno, come alcuni libri sfortunati, mi seguiva dal comodino del letto allo zaino appeso all'ombrellone e ritorno; silezioso e comprensivo come solo i libri sanno esserlo, aspettava di essere abbandonato oppure letto, e alla fine ha prevalso la mia curiosità e di ritorno dal mare l'ho letto. E mi ricordo di averne pure fotografato delle parti. Perché odiando sottolineare i libri, e in generale farci qualsiasi tipo di occhiello o disegno, per segnarmi le cose che mi interessano o ho un'agenda vicino oppure col cellulare faccio una foto, al pezzo che mi è piaciuto, e così in qualche modo ce l'ho sempre a disposizione, fino a quando non si scasserà il cellulare, questo oggetto simbolo della caducità umana.

    www.liberdocet.it

    ha scritto il 

  • 4

    Tolta la patina del tempo - che rende alcune parti ormai opache - il Diario notturno è una mirabile radiografia degli Italiani, priva di compiacimento e complicità.

    Ma, attenzione, Flaiano non sorride ...continua

    Tolta la patina del tempo - che rende alcune parti ormai opache - il Diario notturno è una mirabile radiografia degli Italiani, priva di compiacimento e complicità.

    Ma, attenzione, Flaiano non sorride (solo) dei potenti e dei prepotenti: piuttosto s'indigna per i cortigiani. Le "variazioni su un commendatore" sono, in questo senso, un gioiellino: si continua a salire sul carro del vincitore disprezzandolo, o accusandolo se non si riesce a trarre personale tornaconto dalla sua frequentazione, o semplicemente non vi si è ammessi.

    Ce n'è per tutti, anche in modo politicamente scorrettissimo: la giovane intellettuale il cui "sguardo esprime pensieri gravi, che non ha"; la "tenace fede nel dopodomani"; "quando cambia di posto i suoi quattro mobili, il povero è convinto di fare la rivoluzione". E si potrebbe continuare.

    Come sempre, prevale su tutto il mal di vivere di Flaiano, la sua "malinconia canina". La risata scatta solo dinanzi alla stupidità e alle piccinerie della gente; ne deriva un buonumore nuvoloso, con la bocca piegata all'ingiù. E questo, insomma, è il limite dell'uomo e delle sue opere.

    ha scritto il 

  • 4

    maledetto Flaiano...

    Possibile che uno con questa capacità di scrivere, con questo strepitoso senso dell'ironia e questa straordinaria capacità di cogliere ovunque il grottesco e il ridicolo, abbia sc ...continua

    maledetto Flaiano...

    Possibile che uno con questa capacità di scrivere, con questo strepitoso senso dell'ironia e questa straordinaria capacità di cogliere ovunque il grottesco e il ridicolo, abbia scritto così poco? E ci tocca leggere pezzi, monconi, brani, rovine, lacerti quando avremo dovuto leggere libri e saggi?

    Il capolavoro che è Tempo di uccidere è un'altra cosa. Quello è un romanzo. Stupendo. Oscuro.

    Il Diario notturno è un repertorio sconclusionato, disordinato, amorfo di epitaffi, racconti assurdi, osservazioni. Su cosa? Essenzialmente su quello che è l'Italia e, più in piccolo, Roma. Almeno, quello che risulta filtrato dagli occhi di questo incredibile umorista che, badate, non fa proprio ridere, non nei termini del comune sentire (se non in qualche secco epigramma).

    L'umorismo di Flaiano è come il rafano: all'inizio non cogli il sapore, ma dopo un momento t'arriva dritto al cervello e non ti lascia indifferente.
    E' un umorismo cinico, tagliente come un bisturi, melanconico, pessimista. Non si ride: si sorride, al massimo, riflettendo. Amaramente. Dopotutto, cosa ci vuol a far ridere? Il difficile è tratteggiare una nazione, un popolo abbastanza spregievole e irredimibile, con quattro colpi di pennello senza cadere nel qualunquismo e senza farci piangere senza controllo o ridere sguaiatamente (a seconda dei gusti).

    Da sottolineare alcuni colpi di genio assoluto: il celeberrimo Un marziano a Roma , L'esame di moralismo e l'iniziale viaggio nel paese dei Poveri: un popolo che è contento di essere povero, in tutto, comandato da più regnanti (ladroni manifesti, fra l'altro) contemporaneamente, amante delle guerre finché non duran troppo e dei proverbi, così da avere frasi fatte sempre pronte ad ogni evenienza non potendo crearne di proprie (perché i Poveri, dice F., amano l'arte e i libri, ma non leggono).

    Ovviamente i Poveri sono i Francesi. O i Tedeschi. Uno dei due, insomma...che avevate pensato?

    Poi c'è molto altro, ma non mi dilungo oltre. Se non per riportare questa perla, che d'ora innanzi sarà il mio motto:

    Anche il progresso, una volta diventato vecchio e saggio, votò contro!

    maledetto Flaiano...

    ha scritto il 

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