Diario notturno

Di

Editore: Adelphi

4.1
(577)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845911969 | Isbn-13: 9788845911965 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
"Nessun libro come il ""Diario notturno"" (1956) riesce a contenere in sé - finemente distillata nella sostanza e nella forma - l'intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i contenuti primari del suo modo di essere, psicologico e letterario: il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt'altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano prediligeva: il racconto ingegnoso e fulminante, l'apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l'aforisma che non si lascia dimenticare."
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  • 4

    “La brava servetta aveva una sola ambizione: diventare attrice. Lo divenne e fece male le parti da servetta”.
    Eravamo all’inizio degli anni Cinquanta, ma a quanto pare poco o nulla è cambiato da allor ...continua

    “La brava servetta aveva una sola ambizione: diventare attrice. Lo divenne e fece male le parti da servetta”.
    Eravamo all’inizio degli anni Cinquanta, ma a quanto pare poco o nulla è cambiato da allora.
    C’è qualcuno che ha qualcosa da obiettare se dico che, oggi più che mai, la nostra cara Italia pullula di “servette” smaniose di diventare famose? Legga questo formidabile diario e vi troverà sorprendenti riferimenti ad una attualità che solo l’arguzia di Flaiano avrebbe potuto delineare con tanta lungimirante precisione e ironia. Roma “caput mundi” – dove in quegli anni andava in scena l’ammaliante farsa della dolce vita – già anticipa la propria decadenza morale nel brulicare di personaggi grotteschi e fanfaroni, unicamente intenti a costruirsi il proprio tornaconto sulle sventure altrui. E Roma, si badi bene, è la metafora dei vizi nazionali, il paradigma di una società che – appena uscita dalle rovine della guerra – si credeva onnipotente sulla via del ritrovato benessere materiale.
    E qualcuno ci crede ancora, malgrado gli appelli (non si capisce bene quanto sinceri) alla sobrietà.

    ha scritto il 

  • 5

    La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.

    " - Definisca scherzosamente la situazione politica in Italia. -
    - La situazione politica in Italia è grave ma non è seria. -
    - Ne dia un giudizio più amaro. -
    - Sono un sincero democratico, ma certe ...continua

    " - Definisca scherzosamente la situazione politica in Italia. -
    - La situazione politica in Italia è grave ma non è seria. -
    - Ne dia un giudizio più amaro. -
    - Sono un sincero democratico, ma certe cose mi fanno arrossire di rabbia e di vergogna: penso, pertanto, che gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura. "

    ha scritto il 

  • 3

    Ennio Flaiano è di un’ironia tanto pungente da riuscire a “ferire” chiunque. Lascia dentro una cinica amarezza pur mantenendo una limpida eleganza linguistica. Ci si può sentire parte della critica o ...continua

    Ennio Flaiano è di un’ironia tanto pungente da riuscire a “ferire” chiunque. Lascia dentro una cinica amarezza pur mantenendo una limpida eleganza linguistica. Ci si può sentire parte della critica o travolti da quest’onda sarcastica. Racconta la natura dell’italiano e, così, parla di ognuno di noi.
    Sicuramente non è stato facile leggerlo e non si legge con la piacevole sensazione di scoprire qualcosa di nuovo ma ci conduce verso le strade della consapevolezza e della riflessione, lanciando forse un urlo d’esortazione a non ignorare i nostri aspetti negativi.

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta di scritti vari. Per usare un’allitterazione, spesso spassosa. Come non essere d’accordo su tanti passaggi?
    p. 256: ‘… la lettura è di già un giudizio; e l'unica difesa che ci resta contro g ...continua

    Raccolta di scritti vari. Per usare un’allitterazione, spesso spassosa. Come non essere d’accordo su tanti passaggi?
    p. 256: ‘… la lettura è di già un giudizio; e l'unica difesa che ci resta contro gli importuni che scrivono male è quella di poterli ignorare.’ (in merito un link azzeccatissimo https://gruppodilettura.wordpress.com/2015/04/03/libri-irrilevanti-non-vi-leggiamo/).

    p. 256: ‘La famiglia, quest'ente che gli italiani desiderano proteggere e potenziare, per cui vivono e soffrono, presidio della morale e dell'amore, fulgente simbolo religioso, nel commercio ha un significato peggiorativo. Le merci «per famiglia» sono quelle di seconda qualità.’

    p. 102: ‘I nomi collettivi servono a far confusione. «Popolo, pubblico... » Un bel giorno ti accorgi che siamo noi. Invece, credevi che fossero gli altri.’

    Da leggere o da rileggere con gran gusto ‘Un marziano a Roma’.

    ha scritto il 

  • 2

    A parte qualche aforisma e qualche racconto .. non mi è piaciuto particolarmente

    Devo dire che leggendo le sue massime .. mi ero avvicinato a lui come scrittore .. Però la mia curiosità non è stata sufficientemente ripagata

    ha scritto il 

  • 4

    Raccolta di scritti eterogenea e frammentata, che in realtà riesce meglio soprattutto dove è frammentata in massima misura (le brevi note del "diario notturno" che dà titolo al volume) e un po' meno n ...continua

    Raccolta di scritti eterogenea e frammentata, che in realtà riesce meglio soprattutto dove è frammentata in massima misura (le brevi note del "diario notturno" che dà titolo al volume) e un po' meno nei racconti e raccontini che spesso eccedono in metafora e allegoria. Grande scrittura, comunque, come sempre per Flaiano.

    ha scritto il 

  • 0

    Ero solo, il cuore mi traboccava di sentimenti mai provati e di una malinconia confortante: mangiando le mie provviste, cominciai a piangere. Ero appena un ragazzo e non sopportavo, allora, quegli amm ...continua

    Ero solo, il cuore mi traboccava di sentimenti mai provati e di una malinconia confortante: mangiando le mie provviste, cominciai a piangere. Ero appena un ragazzo e non sopportavo, allora, quegli ammonimenti sconsolati che un paesaggio pieno di esperienza dà volentieri a chi sa guardarlo.

    Già. Perché Flaiano non è solo quel serbatoio di battute che i più ripetono senza conoscerne nemmeno l’origine.
    Come per tutti i disincantati, la vena umoristica viaggia di pari passo a una malinconia di fondo. Vi sfido a divertirvi leggendo il suo “Tempo di uccidere”.
    Italiano e antitaliano fino in fondo, coltissimo, amico delle persone di cui valeva la pena coltivare l’amicizia, Flaiano è una miniera per capire l’Italia. E non solo quella del suo tempo: i vizi nella politica e nella società, nell’arte e nel giornalismo, che bacchetta sono praticamente gli stessi che riscontriamo anche oggi.
    Un osservatore, in fin dei conti, di quell’Italia che resta sempre fedele a se stessa e non cambia mai.
    Tanto vale rassegnarsi. O emigrare.
    Certo, perché non tutti hanno i mezzi culturali e intellettuali di Flaiano per sopravvivere.

    ---

    Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori», oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.

    Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.
    Avete presente quanto è noioso e banale il conformismo dei sedicenti anticonformisti e alternativi?

    Sì, Soldati è uno dei pochi scrittori che vive la sua autobiografia.
    Quanto si assomigliano Soldati e Flaiano. E quanto poco assomigliano agli Italiani.

    Gli insulti atroci sono per coloro che hanno voluto la Libertà: e si possono insultare impunemente perché c’è libertà di stampa.

    La lettura è di già un giudizio; e l’unica difesa che ci resta contro gli importuni che scrivono male è quella di poterli ignorare. Lo sciocco che afferma: «Tu mi hai plagiato», ci rattrista; perché, nel medesimo istante che ci offende, ci ricorda che scrive.

    Ma è proprio restando che il coro rivela la sua perfida funzione nella tragedia; che viene resa più inutile e atroce dalla noia che i suoi stessi testimoni non riescono, anzi non si curano più nemmeno di nascondere.

    …poiché nel nostro paese la forma più comune di imprudenza è quella di ridere, ritenendole assurde, delle cose che poi avverranno.

    ha scritto il 

  • 3

    Insomma...

    Mi aspettavo un senso dell'ironia più arguto da parte del buon Flaiano.
    Certo, la condanna dei vizi dell'italiano medio (ma non solo: intellettuali e politicanti non sono esclusi) talvolta è ficcante. ...continua

    Mi aspettavo un senso dell'ironia più arguto da parte del buon Flaiano.
    Certo, la condanna dei vizi dell'italiano medio (ma non solo: intellettuali e politicanti non sono esclusi) talvolta è ficcante. Ma non posso esimermi da una semplice constatazione: il "Diario Notturno" non svetta mai!

    Un ultimo appunto: lo scrivere per aforismi è sempre ed ineluttabilmente inversamente proporzionale alla profondità dei concetti espressi. Flaiano non costituisce un'eccezione.
    Se proprio esercizio di stile dev'essere, meglio, allora, le variazioni sul Toma.

    ha scritto il 

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