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Diary of a Provincial Lady

(Prion Humour Classics)

By ,

Publisher: Prion Books Ltd (formerly Multimedia Books Ltd)

3.2
(155)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1853753688 | Isbn-13: 9781853753688 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio Cassette

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
The Provincial Lady has a nice house, a nice husband (usually asleep behind The Times) and nice children. In fact, maintaining Niceness is the Provincial Lady’s goal in life — her raison d'être. She never raises her voice, rarely ventures outside Devon (why would she?), only occasionally allows herself to become vexed by the ongoing servant problem, and would be truly appalled by the confessional mode that has gripped the late 20th century. The Provincial Lady, after all, is part of what made Britain great.
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  • 4

    Sorridere, ridere ma anche sbellicarsi

    Si, ok, a molti dei lettori non ha fatto effetto, ci sono degli "avallamenti" etc.... ma ogni tanto la risata ci sta, ogni tanto l'assurdo delle situazioni che vive la portagonista con un aplomb tutto ...continue

    Si, ok, a molti dei lettori non ha fatto effetto, ci sono degli "avallamenti" etc.... ma ogni tanto la risata ci sta, ogni tanto l'assurdo delle situazioni che vive la portagonista con un aplomb tutto inglese appunto, supera ogni ragione... e allora me lo sono goduto, questo libro, e lo rileggerò volentieri in giorni grigi e piovosi.

    said on 

  • 3

    Della protagonista non conosciamo il nome, sappiamo solo che vive intorno agli anni Trenta, nella campagna inglese, col marito, due figli, la tata francese, una cuoca e una cameriera. Sappiamo che ha ...continue

    Della protagonista non conosciamo il nome, sappiamo solo che vive intorno agli anni Trenta, nella campagna inglese, col marito, due figli, la tata francese, una cuoca e una cameriera. Sappiamo che ha problemi economici che maschera impegnando i gioielli di famiglia, che ama la moda, che fa parte dell'associazione femminile e che detesta la Lady del luogo.

    Attratta dal titolo e dalle recensioni entusiaste in quarta di copertina, mi sono lasciata ingannare. È carino, si sorride, ma giuro che mi sfugge come lo si possa leggere nove volte.

    said on 

  • 4

    delizioso. viaggio in un mondo a parte, con lo humor protagonista nel tratteggiare le situazioni e lo spirito di un'epoca. di gusto femminile, certo, ma da non lasciarsi sfuggire.

    said on 

  • 4

    Letto il primo volume
    http://www.anobii.com/books/Diario_di_una_lady_di_provincia/9788854504424/011dd34f22b66c49ee/
    Letto il secondo volume
    http://www.anobii.com/books/The_provincial_lady_goes_further ...continue

    Letto il primo volume
    http://www.anobii.com/books/Diario_di_una_lady_di_provincia/9788854504424/011dd34f22b66c49ee/
    Letto il secondo volume
    http://www.anobii.com/books/The_provincial_lady_goes_further/9780706610383/0139742f6152001c61/
    Letto il terzo volume
    http://www.anobii.com/books/review/54e5a7bee8fc12b7338b4587

    Come al solito, i diari della lady di provincia sono caratterizzati da understatement, ironia e quel modo tutto inglese di affrontare l'apocalisse con massimo aplomb. La protagonista in questo volume scrive durante i primi tre mesi della seconda guerra mondiale, ovvero quando l'Inghilterra era ufficialmente entrata in guerra, ma il conflitto vero e proprio non era ancora iniziato.

    La provincial lady si trasferisce a Londra per contribuire allo sforzo bellico, ma paradossalmente pare che ci siano più volontari che lavoro da fare e non le rimane che dare una mano in una mensa per i volontari, chiedendosi:

    Ask myself rhetorically whether it was for this that I left home?
    Conscience officiously replies that I left home partly because I had no wish to spend whole of the war in doing domestic war, partly because I felt too cut-off owing to distance between Devonshire and London, and partly from dim idea that London will be more central if I wish to reach Robin or Vicky in any emergencies.
    (Robin e Vicky sono i figli che studiano in college privati)

    Fra personaggi improbabilissimi e la solita ironia con cui la stessa protagonista considera i propri voli di fantasia e i successi disastri a cui è molto incline, mi ha colpito questo passaggio:

    Felicity reminds me that she was never, in early youth, allowed to travel by herself, that she shared a lady's maid with her sister, that she was never taught cooking, and never mended her own clothes.
    Inform her in return that my mother's maid always used to do my hair for me, that I was considered industrious if I practised the piano for an hour in the morning, that nobody expected me to lift a finger on behalf of anybody else, except to write an occasional note of invitation, and that I had no idea how to make a bed or boil an egg until long after my twenty-first year.

    Leggero e divertente nonostante l'argomento (ma ancora non siamo nel pieno della guerra in effetti), una vera e propria lettura di conforto, The Provincial Lady in Wartime si ferma proprio quando si comincia sul serio, e la provincial lady viene richiamata dal Ministero dell'Istruzione per un contributo bellico che forse la porterà anche all'estero. Mi piacerebbe molto sapere se ci sono pubblicazioni al riguardo!

    A proposito di questa serie, ho scoperto che The Provincial Lady in Russia non è il quinto libro della serie, ma una raccolta di articoli scritti dall'autrice (niente provincial lady quindi) poi rinominata in questo modo per incentivare le vendite. Nulla toglie che potrei anche leggerla, ma a questo punto consapevole di cosa si tratta.

    said on 

  • 3

    E' divertente quando segue il flusso della conversazione, gli argomenti in campagna e in città. Interessante il rapporto della borghesia inglese con i figli. Ma, fondamentalmente, è noioso.

    said on 

  • 2

    E quindi? India Knight l’avrebbe letto nove volte sbellicandosi dalle risate. Fatemi un favore se mi venisse in mente di rileggerlo, abbattetemi.

    said on 

  • 5

    Recomendable para aquellos a los que guste el humor inglés, al estilo de Wodehouse. Una dama inglesa de entreguerras nos cuenta su vida doméstica, sus problemas con los criados, con sus hijos, con el ...continue

    Recomendable para aquellos a los que guste el humor inglés, al estilo de Wodehouse. Una dama inglesa de entreguerras nos cuenta su vida doméstica, sus problemas con los criados, con sus hijos, con el vecindario... con una suave ironía que afecta a todos por igual, empezando por ella misma. Bajo su aparente esnobismo y superficialidad subyace una crítica mordaz a la sociedad de la época. Me lo he pasado muy bien leyéndolo.

    said on 

  • 4

    Publicado en http://lecturaylocura.com/diario-de-una-dama/

    diario-de-una-dama-de-provincias-9788415625537E. M. Delafield (1890-1943) fue una prolífica y famosa escritora inglesa a la que la editora de ...continue

    Publicado en http://lecturaylocura.com/diario-de-una-dama/

    diario-de-una-dama-de-provincias-9788415625537E. M. Delafield (1890-1943) fue una prolífica y famosa escritora inglesa a la que la editora de la revista semanal liberal y feminista “Time and Tide”, le propuso en 1929 escribir una columna. Así nació “Diario de una dama de provincias”, divertida y parcialmente autobiográfica, crónica de las vicisitudes de una dama de la alta clase inglesa.

    Este tipo de libros tiene dos hándicaps principales que es preciso tener en cuenta. El primero de ellos (ya lo he comentado alguna vez en algún otro post) tiene que ver con el hecho de tratarse de una comedia. La comedia es un género que, de por sí, no goza del prestigio que tiene un drama o, desde luego, una tragedia; de hecho suele asociarse a estos últimos la calidad que se necesita para llegar al mito de la “alta literatura”. El segundo inconveniente es, precisamente, la estructura, repetitiva, que se infiere del título y que la escritora siguió, pudiendo ocasionar en varios lectores la sensación (errónea) de monotonía.

    Delafield, sin embargo, consigue, utilizando esta estructura no resultar aburrida; ni mucho menos, sino que, al contrario, innova con sus sutiles comentarios y reflexiones; la mayoría de los apuntes que aparecen mencionados contienen el relato de los sucesos acaecidos en un día en particular; normalmente con frases cortas, sencillas, efectivas, poderosamente satíricas en ocasiones; estos relatos suelen ser acompañados de reflexiones de la narradora (en primera persona) y que hacen gala de la ironía para dar aún más valor a los hechos narrados anteriormente. Un buen ejemplo de esta situación es el siguiente párrafo (en el que se produce el relato de una conversación mantenida y de reflexión consiguiente a partir de dicho momento):

    “Hablo con un joven pálido con gafas de montura de concha, sentado a mi izquierda, sobre Jamaica, donde ninguno de los dos ha estado. De ahí pasamos, aunque no sé cómo, a la caza del ciervo, y acabamos hablando de homeopatía. (Recordatorio: Sería interesante, si el tiempo lo permitiera, seguir el hilo de los pensamientos que han llevado de un tema a otro. Una segunda idea muy perturbadora: quizá el hilo de pensamientos en cuestión no haya existido nunca.)”

    De un plumazo consigue caracterizar a su género y preguntarse si, efectivamente, los pensamientos de una mujer siempre tienen un sentido en la forma en que se estructuran.

    La segunda dimensión, aún más interesante, es el reflejo de una sociedad; en este caso la alta sociedad inglesa en particular y, en general, el comentario se puede extrapolar a toda la sociedad británica como podemos ver en el siguiente texto:

    “(Nota bene: En la vida cotidiana, decir la verdad resulta extraordinariamente difícil. ¿Es solo mía esta idiosincrasia tan deplorable o hay otros que también la padecen?)”

    Me temo que no es a la única a la que le ocurre; como el caso siguiente:

    “(Duda, básicamente retórica: ¿Por qué la gente dice tantas veces de las mujeres casadas, con hijos y sin profesión que llevamos una vida “desahogada”? No encuentro respuesta.)”

    El ingenio que utiliza Delafield es palpable en cada palabra de un libro que no tiene desperdicio por su utilización del humor elegante y mordaz como catalizador del reflejo de una sociedad en la que vivimos todos; a pesar de tender a representar la sociedad desde el drama, quizá la comedia es la ficción más adecuada para realizar este propósito. Necesitamos más comedia, estoy convencido de ello, y más si es como en el caso de la escritora británica.

    Los textos provienen de la traducción del inglés de Patricia Antón de “Diario de una dama de provincias” de E.M. Delafield en Libros del asteroide.

    said on