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Diavoli stranieri sulla via della seta

La ricerca dei tesori perduti dell'Asia centrale

By Peter Hopkirk

(159)

| Others | 9788845920622

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Book Description

"Improvvisamente il cielo diventa nero ... e subito dopo la tempestaaggredisce con violenza terrorizzante la carovana. Enormi vortici di sabbiamista a sassi sono sollevati in aria e turbinando colpiscono uomini e bestie.L'oscurità aumenta Continue

"Improvvisamente il cielo diventa nero ... e subito dopo la tempestaaggredisce con violenza terrorizzante la carovana. Enormi vortici di sabbiamista a sassi sono sollevati in aria e turbinando colpiscono uomini e bestie.L'oscurità aumenta e strani schianti risuonano fra i ruggiti e gli ululatidella bufera ... è un fenomeno che sembra lo scatenarsi dell'inferno". Ildeserto del Taklamakan, nel Turkestan cinese, è ancora oggi una metasconsigliata dalle agenzie turistiche, e per secoli, dal graduale abbandonodella Via della Seta in poi, è rimasto uno dei luoghi meno attraversati delpianeta. Finché all'inizio del Novecento, quasi all'improvviso, alcuni fra imigliori - e più visionari - studiosi di cose antiche hanno deciso, tuttiinsieme, di partire alla scoperta delle civiltà che si dicevano sepolte, eintatte, sotto la sabbia. In questo libro, Peter Hopkirk racconta la storia,ancora una volta semisconosciuta ed emozionante, di come un gruppo di uominiquasi troppo adatti alla parte - per rendersene conto, basta guardare iritratti di Le Coq, di Aurel Stein o di Paul Pelliot che corredano il volume -abbiano sfidato e sconfitto il caldo rovente, il gelo mortale, le tribùostili, e persino i demoni che la leggenda voleva a guardia dei tesoridisseminati sulla Via della Seta. Il risultato è una cronaca accurata e fedeleche trasuda, quasi involontariamente, romanzesco ed esotismo.

12 Reviews

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    Chi, come il sottoscritto, è rimasto affascinato da "Il grande gioco" rischia di essere deluso dalla lettura di questo saggio che di fatto, si presenta come un'appendice "gonfiata" del Grande Gioco stesso.
    Qui, infatti, non si narra di una competizi ...(continue)

    Chi, come il sottoscritto, è rimasto affascinato da "Il grande gioco" rischia di essere deluso dalla lettura di questo saggio che di fatto, si presenta come un'appendice "gonfiata" del Grande Gioco stesso.
    Qui, infatti, non si narra di una competizione geo-politica ma della "corsa" da parte di archeologi-esploratori un po' all'Indiana Jones per accaparrarsi i testi e le opere d'arte delle citta sepolte del Takla Makan, lungo le vie carovaniere della seta. In particolare civiltà buddiste e nestoriane che furono cancellate dai venti del deserto e dall'avanzata dell'islamismo.
    Nonostante il tema possa essere affascinante il libro, a mio parere, manca di "sense of wonder" e, in finale, risulta persino un po' arido e noioso. Forse converrebbe andare alla fonte ovvero leggere i libri scritti a suo tempo da Heidin e Stein per capire le difficoltà di viaggiare in zone che, poco più di 100 anni fa, le mappe geografiche lasciavano in bianco.
    E' un peccato poi che manchi un Hopkirk italiano che metta in giusto valore e faccia conoscere al grande pubblico le spedizioni e l'opera del Duca degli Abruzzi, di Filippo de Filippi e di Giuseppe Tucci nonchè degli altri italiani che hanno contribuito alla conoscenza della geografia e della cultura dell'Asia centrale.

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    Virtual Bert said on Feb 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Hopkirk si conferma con questo testo autore imperdibile per chi voglia conoscere dell'Asia Centrale quella parte di storia che inizia verso metà '800 del secolo scorso, con la forzata colonizzazione di questi territori da parte dei russi prima, degli ...(continue)

    Hopkirk si conferma con questo testo autore imperdibile per chi voglia conoscere dell'Asia Centrale quella parte di storia che inizia verso metà '800 del secolo scorso, con la forzata colonizzazione di questi territori da parte dei russi prima, degli inglesi poi, fino a quella dell'America/Nato oggi.
    Qui racconta di quegli esploratori/archeologi che, a partire dallo svedese Sven Hedin, più esploratore che archeologo, ma orientalista appassionato di Tibet e capitato lungo la Via della Seta per caso, finirono tutti per saccheggiare i molti ming-oi, gli insediamenti di antiche civiltà sepolti sotto le sabbie del Takla Makan, a partire dai primi del '900.
    Raccontando le loro spedizioni in quella zona del mondo, allora particolarmente pericolosa e segnata da strade di ossa di chi, prima di loro, aveva tentato di attraversarlo rimanendone imprigionato per sempre, racconta insieme la storia di quelle civiltà e quei culti religiosi, ormai perduti, che lì trovarono rifugio e lasciarono tracce preziosissime di sé in templi sepolti sotto la sabbia e in grotte nascoste in oasi difficilmente raggiungibili dai predoni che da sempre hanno infestato il Takla Makan e il Turkestan cinese.
    Sappiamo così che i più importanti reperti buddhisti che oggi si trovano nei musei di Berlino, di Parigi, di Mosca, di Boston, di Londra e New Delhi, sono frutto di queste spedizioni di orientalisti che dal Turkestan cinese, lungo l'antica carovaniera chiamata Via della Seta, hanno portato via ogni cosa di valore che valesse la pena di vedere.
    Chiude il libro, Peter Hopkirk, arrivando alla stessa conclusione cui arrivavo io stessa prima di iniziare a leggere questo libro parlandone con un amico che nel Takla Makan c'é stato una decina d'anni fa: da quando vi arrivano autostrade e corriere di turisti, ogni traccia dell'antico fascino di queste zone (come di ogni altra trasformata in fasullo itinerario turistico).
    Leggere il libro, è forse ancora l'unico modo di farsi un'idea di cos'é stata.
    Poi, forse varrebbe la pena organizzarsi per vedere uno a uno i musei sparsi nel mondo dove ciò che da lì è stato rubato si trova.

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    Kittymol77 said on Nov 21, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prima di tutto, Hopkirk è un inglese colonialista, e su questo, come direbbero loro, it doesn't rain, non ci piove. Però, con tutto il suo sussiego (l'ironia, strano per un inglese, manca del tutto da questo e altri suoi libri), è scrittore incisivo, ...(continue)

    Prima di tutto, Hopkirk è un inglese colonialista, e su questo, come direbbero loro, it doesn't rain, non ci piove. Però, con tutto il suo sussiego (l'ironia, strano per un inglese, manca del tutto da questo e altri suoi libri), è scrittore incisivo, parco, documentatissimo. Sa raccontare, sa introdurre i personaggi, alterna con sapienza i necessari brani esplicativi a storie animate e vivaci. Naturalmente gli europei sono nobili e, se non proprio disinteressati, animati da motivazioni condivisibili; gli orientali sono infidi e mai intelligenti, al massimo furbi, tranne gli occasionali indiani che si immolano per l'Impero Britannico: va be'. Ma gli si perdona questo ed altro in cambio del piacere che ci regala, il piacere dell'avventura e dei mondi lontani. E' vero, Il grande gioco era un affresco vasto e possente, questo è un libro meno ambizioso. Ma vale la pena di leggerlo.

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    Dani Mela said on Jun 8, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Che ci facciamo ancora qui?

    Presto, di facciano i bagagli, ci sia armi di spirito di avventura, del Milione di Marco Polo, dei libri di viaggio di antichi monaci cinesi, di esploratori europei, di una penna, un quaderno, una matita per disegnare e via, si parta per le grotte de ...(continue)

    Presto, di facciano i bagagli, ci sia armi di spirito di avventura, del Milione di Marco Polo, dei libri di viaggio di antichi monaci cinesi, di esploratori europei, di una penna, un quaderno, una matita per disegnare e via, si parta per le grotte dei mille buddha, per turfan, kashgar, buchara, samarcanda lugo la via della seta.
    Meno divertente del Grande Gioco, ma sicuramente accende maggiormente la fantasia

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    Francesca said on Feb 6, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    I segreti del Takla Makan

    Con il suo stile coinvolgente Hopkirk ci riporta alle scoperte archeologiche degli inizi del '900 delle città sepolte sotto le sabbie di uno dei deserti più estremi del mondo, il Takla Makan, oggi Cina, in passato area di influenza di culture e relig ...(continue)

    Con il suo stile coinvolgente Hopkirk ci riporta alle scoperte archeologiche degli inizi del '900 delle città sepolte sotto le sabbie di uno dei deserti più estremi del mondo, il Takla Makan, oggi Cina, in passato area di influenza di culture e religioni diverse.
    L'autore ci pone davanti ad un dilemma: hanno fatto bene gli esploratori europei dell'epoca a sottrarre libri, sculture, mosaici, ecc..da queste città perdute o avrebbero dovuto lasciarle in situ? Il lettore avrà tutte le informazioni per trarre le conclusioni che riterrà opportune.
    Libro splendido: come già avvenuto per "Il Grande Gioco" e "Alla conquista di Lhasa" questo saggio-romanzo svolge una funzione FONDAMENTALE, ovvero invoglia il lettore ad approndire, a cercare informazioni sui personaggi (Stein e Hedin su tutti), sui luoghi (Tun-huang ad es.)e sulla storia di queste aree sperdute dell'Asia centrale

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    Leone di Cleopatra said on Jan 21, 2013 | Add your feedback

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    Un grande piccolo gioco

    Non ha il respiro del Grande Gioco, né la sua profondità, ma si legge con uguale piacere. La grande bravura di Hopkirk è nel miscelare storia e narrativa, mettendo al centro sempre persone in carne e ossa.

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    Jadan said on Oct 25, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (159)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Others 313 Pages
  • ISBN-10: 8845920623
  • ISBN-13: 9788845920622
  • Publisher: Adelphi
  • Publish date: 2006-01-01
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