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Diccionario de nombres propios

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Publisher: Anagrama

3.7
(1110)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Portuguese , Italian , German , Galego

Isbn-10: 8433970232 | Isbn-13: 9788433970237 | Publish date: 

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 4

    Se il nome di una persona ne influenza il destino, allora quello della piccola Plectrude non potrà che essere straordinario. Nata in prigione da un'uxoricida, allevata dopo il suicidio della madre da ...continue

    Se il nome di una persona ne influenza il destino, allora quello della piccola Plectrude non potrà che essere straordinario. Nata in prigione da un'uxoricida, allevata dopo il suicidio della madre da una zia che la preferisce alle sue stesse figlie, sembra destinata a un futuro prodigioso. Misteriosa ed enigmatica come una dea, bella come una principessa delle fiabe, sicura come una creatura di intelligenza superiore, inizia la sua vita a passo di danza, inconsapevolmente avvolta dall'ombra del suo passato tragico e violento. Armata di una volontà di ferro, diventa una promettente ballerina. Poi, la caduta. Un rovinoso incidente le impedisce per sempre di danzare. Ma la vita ha in serbo altre sorprese per lei.
    Come in altri libri dell’autrice si tocca un tema a lei caro, quello del passaggio di transizione dall’infanzia all’adolescenza: “D'altro canto, avere dieci anni è quanto di meglio può capitare a un essere umano. [...] Dieci anni é il momento più solare dell'infanzia. Nessun segno dell'adolescenza é ancora visibile all'orizzonte: solo un'infanzia matura, ricca di una già lunga esperienza, senza quel sentimento di perdita che ti assale ai primi annunci della pubertà. A dieci anni non si è per forza felici, ma per forza si è pieni di vita, più vivi di chiunque altro”.
    Una storia degna di essere letta e vissuta, a partire dal nome Plectruce (preso dal dizionario che dà il titolo simbolico al romanzo), dalle sue evoluzioni, dalla sua consapevolezza di bellezza che si fa calamita attraverso gli occhi, e quella devozione cieca verso la danza, a dispetto di tutto il resto, a dispetto dei suoi genitori Lucette e Fabien, a dispetto di compagni ermetici, a dispetto di Ana, credendo che forse nella coreografia della sua vita la musica poteva essere scandita solo da lei, – ormai figliastra prediletta di una zia premurosa –, e non da linee di tendenza e schemi di conformazione, perché il proprio passo anche se incerto conta di più di un passo che è imitazione dell’altro, degli altri.

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  • 3

    Mi piace molto la Nothomb, ma questo libro-racconto non è sicuramente uno dei più belli.
    Quando ho finito la lettura sono rimasta un po' perplessa dal finale: spettacolare ed inatteso sì, ma anche tr ...continue

    Mi piace molto la Nothomb, ma questo libro-racconto non è sicuramente uno dei più belli.
    Quando ho finito la lettura sono rimasta un po' perplessa dal finale: spettacolare ed inatteso sì, ma anche troppo affrettato e poco approfondito.
    Anche in questo libro, come in Una forma di vita e in Igiene dell'assassino, si parla del rapporto conflittuale dei protagonisti con il cibo; ma al contrario di questi, non ci vengono fornite minuziose descrizioni sugli ingozzamenti dei protagonisti: in Dizionario dei nomi propri si affronta, infatti, la tematica dell'anoressia.
    Le particolari circostanze che incorniciano la storia sono, come sempre, originali, inquietanti e trepidanti.

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  • 3

    Chi è una madre? Chi una figlia?
    La devozione, mista ai sogni infranti, fa scendere sotto i 40 chilogrammi di peso. Fa scendere fino a 32 chilogrammi di sogni altrui creduti propri. E l'amore di un uo ...continue

    Chi è una madre? Chi una figlia?
    La devozione, mista ai sogni infranti, fa scendere sotto i 40 chilogrammi di peso. Fa scendere fino a 32 chilogrammi di sogni altrui creduti propri. E l'amore di un uomo non salva davvero da tutto e, quando salva, non risolve un conflitto con le proprie radici.

    said on 

  • 4

    Questo romanzo della Nothomb si può considerare semi-autobiografico, in quanto dedica buona parte della narrazione alla descrizione dell'anoressia, di cui l'autrice ha sofferto. è la storia di Plectru ...continue

    Questo romanzo della Nothomb si può considerare semi-autobiografico, in quanto dedica buona parte della narrazione alla descrizione dell'anoressia, di cui l'autrice ha sofferto. è la storia di Plectrude, nata in circostanze particolari e dall'adolescenza ancora più particolare, incentrata com'è sulla danza e gli ideali che questa comporta. Piacevole, ma aspettatevi un finale a dir poco assurdo! xD

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  • 2

    finale da rifare

    Più che un libro si tratta di un lungo racconto, quasi una favola nera e surreale con numerosi elementi di realtà.
    Il racconto procedeva bene fino all'assurdo e affrettato finale che lascia il lettore ...continue

    Più che un libro si tratta di un lungo racconto, quasi una favola nera e surreale con numerosi elementi di realtà.
    Il racconto procedeva bene fino all'assurdo e affrettato finale che lascia il lettore sgomento e senza parole. Trasformazioni repentine dei personaggi e un susseguirsi di colpi di scena fino all'ultimo che ho trovato a dir poco delirante. Se la Nothomb voleva essere ironica per quanto mi riguarda ha mancato l'obiettivo! Un vero peccato quello di giocarsi nelle poche pagine finali una storia di tutto rispetto...

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  • 5

    ...magari se avessi sparato a mio marito che aveva avuto l'ardire di proporre GIULIANO quale possibil nom maschile, adesso ve la racconterei diversamente.

    Emozione! adoro quando devo ricredermi sugli autori.
    Ho avuto l'imput positivo di un invito ad una sua presentazione e da lì ho deciso vediamo qusta Amèlie.
    E mi è piaciuto assai.
    "E Plectrude, atterr ...continue

    Emozione! adoro quando devo ricredermi sugli autori.
    Ho avuto l'imput positivo di un invito ad una sua presentazione e da lì ho deciso vediamo qusta Amèlie.
    E mi è piaciuto assai.
    "E Plectrude, atterrita, comprese che non è per il piacere che siamo su questo pianeta."
    Nel tripudio emozionale della lettura mi sono lasciata conquistare dallo stile dell'Amèlie -mi ha ricordato spesso Alan Bennett devo dire nella sua grandiosa piacevolezza espressiva e nell'humor molto pacato, quasi casuale. Ignoro se questi siano tratti costanti nella nutrita produzione della nostra, ma ho intenzione di indagare.
    Nota supplettiva per il finale, davvero notevole ed inaspettato.

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