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Diceria dell'untore

Di

Editore: Sellerio

4.2
(1269)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 196 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000012436 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Comics & Graphic Novels , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Una storia che avvolge come un respiro delicato, lo stesso dei protagonisti, malati di tubercolosi. Un soffio caldo e legato a doppio filo alla morte, alla sua assenza di significato, e all'agognata v ...continua

    Una storia che avvolge come un respiro delicato, lo stesso dei protagonisti, malati di tubercolosi. Un soffio caldo e legato a doppio filo alla morte, alla sua assenza di significato, e all'agognata vita, con la stessa assenza di significato, ma desiderata, cercata, bramata.
    Il tutto narrato come una musica, usando una lingua colta e ricercata.

    ha scritto il 

  • 4

    "Diceria dell'untore" di G. Bufalino.

    "Diceria dell'untore" è un romanzo che desideravo leggere da molto tempo ma che, qualche mese fa (anno fa?), avevo subito abbandonato per la difficoltà a superare il primo, oscuro capitolo. La ricerca ...continua

    "Diceria dell'untore" è un romanzo che desideravo leggere da molto tempo ma che, qualche mese fa (anno fa?), avevo subito abbandonato per la difficoltà a superare il primo, oscuro capitolo. La ricercatezza del linguaggio e la scelta attenta della parola infatti sembrano, in apparenza, non aiutare la storia, ma invece ne rappresentano il valore aggiunto.
    Il sanatorio della Rocca mi ha rimandato inevitabilmente all'Autobiografia di T. Bernhard e a La montagna incantata di Mann, in cui colui che guarisce viene considerato dalla comunità dei malati al pari di un traditore, come descritto in maniera efficace da Bufalino.
    L'Appendice, a completamento del romanzo, racconta il lavoro immenso che questo romanzo, tutto sommato breve, ha richiesto al suo autore, chiarendone molti punti fondamentali.
    Bellissimo e, assolutamente, tra gli "immancabili"!

    ha scritto il 

  • 4

    Amore a prima vista

    "Non mancava molto ormai: già erano scomparse l'incredulità e la vergogna dei primi tempi, quando ogni fibra è persuasa ancora d'essere immortale e si rifiuta di disimpararlo".

    ha scritto il 

  • 5

    Capita raramente di potersi concedere un tuffo ristoratore in una prosa così perfetta, una sintassi così ricca di espressioni ricercate, accuratamente elaborate per il gusto del lettore; e quando ci s ...continua

    Capita raramente di potersi concedere un tuffo ristoratore in una prosa così perfetta, una sintassi così ricca di espressioni ricercate, accuratamente elaborate per il gusto del lettore; e quando ci si imbatte in una costruzione letteraria armoniosa e articolata, di altissimo livello ma di sorprendente immediatezza, non si può che restare piacevolmente attoniti e umilmente meravigliati di fronte a tanta pura poesia. Immergersi nel caleidoscopio narrativo di Bufalino, significa tuffarsi in una dimensione ormai estranea alla letteratura contemporanea; quella della ricercatezza linguistica e dello stile accurato, delle parole scelte con sapiente maestria, della straordinaria capacità di accompagnare il lettore nei meandri di un'atmosfera rarefatta e sospesa. Significa lasciarsi trasportare nel godimento, profondo e lieve, di un ineguagliabile gioiello letterario.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro difficile,duro, che si legge lentamente sia per l'argomento trattato che per il linguaggio usato dall'autore,linguaggio al quale non si è certo abituati. Bufalino nel suo racconto parla della ...continua

    Un libro difficile,duro, che si legge lentamente sia per l'argomento trattato che per il linguaggio usato dall'autore,linguaggio al quale non si è certo abituati. Bufalino nel suo racconto parla della malattia,la tisi,di come viene vissuta all'interno del sanatorio,dei rapporti che nascono tra i pazienti "con essi ho spartito,all'ombra della stessa bandiera gialla,ogni elemosina dell'ora,tutti gli inganni e i disinganni delle loro carriere" ,della paura o del desiderio della morte. Ma è presente anche il rimorso per essersi salvato "Ma se di tanti io solo,premio o pena che sia,sono scampato e respiro ancora,è maggiore il rimorso che non il sollievo,d'aver tradito a loro insaputa il silenzioso patto di non sopravviverci" oltre alla paura del ritorno alla vita normale come persona guarita,il ritorno in quella città che "pareva in guerra contro di me,tutta catrami e cavi e pietre,un pugno di spine dure". Sembra di vederlo quest'uomo che termina un viaggio,"un viaggio importante" per intraprenderne un altro,per fare la sua discesa tra gli uomini. Vale veramente la pena immergersi nella lettura di queste pagine per trarre piacere dalla raffinatezza del linguaggio,magari tornare più volte a rileggere delle frasi per coglierne a fondo il significato,ma soprattutto per capire la grandezza di quest'autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto della letteratura italiana. Scoperto solamente adesso.
    Non di facile lettura, così ricco di citazioni e rimandi, ma pieno di pagine di pura poesia.
    Un altro grandissimo scrittore ...continua

    Capolavoro assoluto della letteratura italiana. Scoperto solamente adesso.
    Non di facile lettura, così ricco di citazioni e rimandi, ma pieno di pagine di pura poesia.
    Un altro grandissimo scrittore siciliano

    ha scritto il 

  • 0

    Bandiera bianca

    Mi arrendo, alzo le mani, ammetto la sconfitta.
    O voi di cultura media, volete sentirvi dei perfetti ignoranti? Leggete questo libro.
    Ho avuto quasi subito la sensazio e di leggere un romanzo in un'al ...continua

    Mi arrendo, alzo le mani, ammetto la sconfitta.
    O voi di cultura media, volete sentirvi dei perfetti ignoranti? Leggete questo libro.
    Ho avuto quasi subito la sensazio e di leggere un romanzo in un'altra lingua... Ogni due o tre frasi avrei dovuto prendere il vocabolario per conoscere il significato delle parole usate.
    Mi dispiace ma per me questa storia è illeggibile, proseguire nella sua lettura comporterebbe uno sforzo tale che al momento non sono in grado di sopportare.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰✰ eccellente - Un pupo è l’intruso, il traditore …

    Ultimamente qualche anobiano l’ha letto/riletto ed io sono andata a cercarlo (attività meno peregrina rispetto ai tempi pre-anobii, ma comunque stressante). Nisba.
    Può darsi l’abbia prestato o io l’ab ...continua

    Ultimamente qualche anobiano l’ha letto/riletto ed io sono andata a cercarlo (attività meno peregrina rispetto ai tempi pre-anobii, ma comunque stressante). Nisba.
    Può darsi l’abbia prestato o io l’abbia letto su prestito (restituito evidentemente).
    A questo punto mi viene l’ansia da recupero.

    Due impressioni che, non trovandone traccia in altri lettori, sono sicuramente sbagliate.
    Nel primo capitolo la struttura di alcune frasi mi ha ricordato Manzoni (forse nelle similitudini). In qualche punto un’ombra di Montale.
    Paranoie personali.
    In realtà il primo capitolo fu un gioco con le parole ispirato a Raymond Roussel (lo dichiara l’autore nella breve intervista fattagli da Sciascia), personaggio del mondo letterario francese, amante del calembour, del gioco di parola, omosessuale, morto suicida (?) a Palermo e al quale Sciascia aveva dedicato un suo scritto Atti relativi alla morte di Raymond Roussel.

    Una mia somiglianza con l’autore: pure io da piccola amavo leggere il dizionario. Ovviamente la somiglianza si è fermata lì.

    Bufalino ha messo in piedi una sua personale, eroica e schiva opera dei pupi.
    I pupi sono gli avanzi della guerra, malati di tisi, piazzati in un ricovero sui monti di Palermo, lontani dai suoni della vita: i colpi di tosse, ognuno con la sua scala nel triste viaggio dell’emottisi, le ciabatte nei corridoi.
    Pupo (ma forse anche colui che tiene il filo) il direttore dal nome altisonante chiamato il Magro. Ognuno ha il suo soprannome: in questo limbo dove i pupi continuano a vivere per un poco in un tacito patto di morte, il nomignolo ha più senso del nome proprio.
    Il più robusto se ne va per primo anticipando la fine, poi il prete con il suo diario di sofferta religiosità “”fatti vedere, Tu che mi spii”.

    La tubercolosi porta con sé un aumento del desiderio sessuale (mito, effetto collaterale), ma solo pochi fortunati possono andare in città dove l’unica cosa che li aspetta è un rapporto a pagamento. Dov’è il tempo per altro? Come avvicinarsi a chi è sano, a chi è vivo?
    In questo teatrino di morte sospesa brilla, almeno per il nostro narratore, la figura di una ballerina, Marta, l’intoccabile. Tutti sanno di questo innamoramento, compreso il Magro i cui rapporti con il narratore si congelano: gelosia del capo? difesa della calma di Marta, la più incurabile (insieme al bimbo Adelmo, messaggero d’amore), la più vicina ad andarsene? il fatto che pure lui se ne andrà a breve, per il fegato se non per i polmoni? il sapere che lui, solo lui, il ragazzo, lascerà quell’anno di morte?

    Tiene, il narratore, le orribili lastre della ragazza sotto il cuscino, un contatto intimo, che più non si può, ma è al contempo reticente nel credere alla storia di lei. Squallido o eroico il suo essere stata la donna del tenente tedesco, lui fucilato, lei rasata? L’amore maschile è sempre sul filo della guerra, la rara tenerezza nasconde anche rabbia e paura, la verità su Marta non è più importante della sua grazia di ballerina. Una donna quel fascicolo l’avrebbe letto.

    Avverrà, alla fine, l’impensabile annunciato dal Mago: la sua guarigione, tradimento del patto, che lo infila nella categoria dei salvati che escono, sani, dal luogo dove i sommersi sono andati altrove.

    La scrittura non è “facile”, la sintassi è ricercata, gli aggettivi desueti, non per vecchiaia degli stessi, ma perché il linguaggio comune si è impoverito.
    Trovandosela di fronte qualcuno potrebbe reagire accusando l’autore di autoeferenzialità, di presunzione e tutte quelle cose che diciamo quando non capiamo una mazza, quando non riusciamo a scorrere le righe (magari saltandone alcune), quando non riconosciamo lo standard di una scrittura omologata.
    Un autore ha il diritto di usare il linguaggio che trova più adatto alla sua espressione, particolarmente nei casi (come questo) in cui mai avrebbe pensato, all’inizio, di finire pubblicato. Il lettore deluso può chiudere il libro: vietato sputare sull’autore. Il contagio è sempre in agguato.

    Dal momento della prima stesura all’edizione del 1981 sono passati trent’anni in cui l’ha corretto, riscritto, leggendo a voce alta il racconto della propria malattia. Insieme alla cultura c’è anche molto sangue, quel sangue malato per la salvezza del quale andavo a vendere francobolli, da bimba.

    rilettura 07.06.2014

    ha scritto il 

  • 0

    A tratti mi è piaciuto, con delle pagine di musica e immagini notevoli, poi, mi stancava la lettura, poi mi prendeva di nuovo, così, per tutta la durata della lettura. Ahimé.

    ha scritto il 

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