Diceria dell'untore

Di

Editore: Sellerio (La rosa dei venti ; 3)

4.2
(1330)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838924015 | Isbn-13: 9788838924019 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fumetti & Graphic Novels , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
In occasione dei 40 anni dalla fondazione di questa casa editrice ci piace riproporre alcuni titoli che, a nostro giudizio, hanno rappresentato dei punti cruciali della nostra storia editoriale.

Nel 1946, in un sanatorio della Conca d’oro – castello d’Atlante e campo di sterminio – alcuni singolari personaggi, reduci dalla guerra, e presumibilmente inguaribili, duellano debolmente con se stessi e con gli altri, in attesa della morte. Lunghi duelli di gesti e di parole; di parole soprattutto: febbricitanti, tenere, barocche – a gara con il barocco di una terra che ama l’iperbole e l’eccesso. Tema dominante, la morte: e si dirama sottilmente, si mimetizza, si nasconde, svaria, musicalmente riappare. E questo sotto i drappeggi di una scrittura in bilico fra strazio e falsetto, e in uno spazio che è sempre al di qua o al di là della storia – e potrebbe anche simulare un palcoscenico o la nebbia di un sogno...
«Ingegnoso nemico di se stesso», finora sfuggito a ogni tentazione e proposta di pubblicare, uomo, insomma, che ha letto tutti i libri senza cedere a pubblicarne uno suo, Gesualdo Bufalino – professore a Comiso, oggi sessantenne – è con questa Diceria al suo primo libro. Scritta negli anni, come lui dice, «della glaciazione neorealista», questa contemplazione viene alle stampe in un tempo meno gelido, più sciolto e più libero perché sia giustamente apprezzata. Leonardo Sciascia (1981)
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Ed è poi sicuro che sia suono la vita e silenzio la morte, e non invece il contrario?"

    Il tema di questa narrazione è il ricordo di un'esperienza che lascia le sue cicatrici nell'animo di chi le sopravvive. L'ambientazione è simile a quella de La montagna incantata: simile per la malatt ...continua

    Il tema di questa narrazione è il ricordo di un'esperienza che lascia le sue cicatrici nell'animo di chi le sopravvive. L'ambientazione è simile a quella de La montagna incantata: simile per la malattia che accomuna i vari protagonisti, per la morte che aleggia come una spada di Damocle sulle teste degli stessi. E tuttavia un po' differente per la natura che accoglie i tisici, non una montagna sempre innevata e maestosa, quasi indifferente ai numeri della vita. Ma una rocca, pur isolata, sopra la città, Palermo, con il suo clima appiccicoso, marino, bizzarro, e facilmente collegata al mondo dei vivi tramite il tram. Ne scaturisce una profonda riflessione sulla morte e sulla vita ("Ed è poi sicuro che sia suono la vita e silenzio la morte, e non invece il contrario?"), che appaiono sempre protagoniste delle pagine del libro, e che quasi in un mondo dominato dal Caso (in cui si affacciano tuttavia dei barlumi di Provvidenza) giocano con i fili delle nostre esistenze, facendo in modo che un evento accada in un modo, un incontro decida l'avvenire.
    "Certo oscilla tra contrattempi e incastri senza numero il gioc'a tombola della nostra vita. Non si conosce mai chi si vuole, ma chi si deve o chi capita, secondo che una mano sleale ci rimescoli, accozzi e sparigli, disponendo o cassando a suo grado gli appuntamenti sui canovacci dei suoi millenni." Il vivere a stretto contatto con la morte rende il giovane Bufalino libero da sogni irrealizzabili, dal peso del futuro, dal dover essere e fare progetti importanti. Ma sopravviverle, unico fra i suoi compagni di sventura, ricorda il senso di opprimente dubbio di Primo Levi. " pensai. "
    Altro protagonista indistutibile è il senso del ricordo, a cui Bufalino si abbandona come pacificatore e devoto seguace. "...io col passato ho rapporti di tipo vizioso, e lo imbalsamo in me, lo accarezzo senza posa, come taluno fa coi cadaveri amati. Le strategie per possederlo sono le solite, e le adopero tutt'e due. Dapprincipio mi visito da forestiero turista, con agio, sostando davanti a ogni cocciopesto, a ogni anticaglia regale; bracconiere di ricordi, non voglio spaventare la selvaggina. Poi metto da parte le lusinghe, l'educazione, lancio a ritroso dentro me stesso occhi crudeli di Parto, lesti a cogliere e a fuggire. Dagli attimi che dissotterro - quanti ne ho vissuti apposta per potermeli ricordare! - non so cavare pensieri, io non ho una testa forte, e il pensiero o mi spaventa o mi stanca. Ma bagliori, invece... bagliori di luce e ombra, e quell'odore di accaduto, rimasto nascosto con milioni d'altri per anni e anni in un castone invisibile, quassopra, dietro la fronte... Sento a volte che basterebbe un niente, un filo di forza in più o un demone suggeritore... e sforzerei il muro, otterrei, io che il Non Essere indigna e l'Essere intimidisce, il miracolo del Bis, il bellissimo Riessere...
    Riessere, this is the question. Poichè non c'è gesto o scongiuro che non deluda, e quel tanto che riesce a ripetersi sotto le palpebre, nell'atto stesso che illumina, acceca. Alla fine mi lascia solo parole."
    E così riprende la vita, a cui finalmente dovrà dare un nuovo senso, anche per chi non ce l'ha fatta.
    "Bisogna che parta, mi dissi, troppo tempo ho perduto tra i morti, simulandomi morto, scordandomi dell'ironia."
    "Come tutte le grandi pesti, anche questa infima mia finiva con una pioggia. In compagnia dell'acqua che mi colava dai capelli e mi rigava le gote, il male si scorporava da me, se ne andava. Ma con esso ogni resto d'orgoglio; con esso, forse, la gioventù. Mi attendevano altre strade, domani. Facili, rumorose, comuni. Le mezze fedi, le false bandiere. Mi ci sarei rassegnato, che altro potevo fare? Poichè la seduzione del nulla era inutile, riluttando il cuore per tanti segni a farsene persuadere. E l'infelicità, col suo miele amaro, neppure mi serviva più."

    ha scritto il 

  • 5

    Che dire? Fin dalla copertina quell'accostamento di un nome (Gesualdo) e un titolo (Diceria dell'untore) che evocano tempi remoti, m'ha ammaliato e ha dato forma in me a un'idea barocca del romanzo ch ...continua

    Che dire? Fin dalla copertina quell'accostamento di un nome (Gesualdo) e un titolo (Diceria dell'untore) che evocano tempi remoti, m'ha ammaliato e ha dato forma in me a un'idea barocca del romanzo che ha poi potuto svilupparsi, ampliarsi, farsi vera lungo tutte le pagine del libro. La bellezza immutabile e abbagliante dell'arte barocca impregna il midollo della scrittura di questo romanzo senza soffocarla, senza appesantirla; la soccorre piuttosto nel ricoprire la miseria dell'uomo e il suo inevitabile destino di morte di un manto dorato fatto allo stesso tempo di sfumature e precisione, sapientemente ricamato da una lingua magnifica e altissima, ricca e penetrante.
    Oltre a ciò, una testimonianza preziosa sulla morte, sull'attesa della morte e quindi sulla vita nei suoi aspetti più veri e profondi. Un capolavoro indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 2

    Periodo di letture insolite (per me)

    Da amante dei romanzi ambientati in Sicilia, ho deciso di sperimentare di recente anche autori più particolari e meno conosciuti: Vincenzo Consolo e, appunto, Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino. ...continua

    Da amante dei romanzi ambientati in Sicilia, ho deciso di sperimentare di recente anche autori più particolari e meno conosciuti: Vincenzo Consolo e, appunto, Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino. In entrambi i casi ho riscontrato uno stile particolare, elegante, ricco di metafore e che mostra una Sicilia diversa tramite tale tipo di scrittura, però si tratta anche di uno stile molto pesante ed intimistico, comprensibile solo per chi riesce ad immedesimarsi del tutto nei pensieri del protagonista/autore. Inoltre questo "dare precedenza" alla forma oscura il contenuto che potrebbe essere interessante, ad esempio la storia d'amore tra Marta ed il protagonista l'ho trovata irritante.

    ha scritto il 

  • 3

    Stile che affascina per l'accuratezza e le ricchezza del linguaggio e la perfezione della sintassi... ma la storia raccontata non appassiona, nonostante i temi toccati (la vita, la morte, l'amore, l'a ...continua

    Stile che affascina per l'accuratezza e le ricchezza del linguaggio e la perfezione della sintassi... ma la storia raccontata non appassiona, nonostante i temi toccati (la vita, la morte, l'amore, l'amicizia) siano tra quelli fondamentali per la trama di un romanzo. Mi si perdoni il paragone azzardato, ma questo libro mi ha dato l'impressione di un'automobile dalla splendida e luccicante carrozzeria fornita però di un motore inadeguato a farla correre come dovrebbe.

    ha scritto il 

  • 0

    dal blog Giramenti

    Il sior Bufalino compare spesso su Giramenti, ma dopo Le menzogne della notte avevo un certo timore reverenziale nei confronti di Diceria dell’untore: avrebbe sfigurato accanto al suo collega libresco ...continua

    Il sior Bufalino compare spesso su Giramenti, ma dopo Le menzogne della notte avevo un certo timore reverenziale nei confronti di Diceria dell’untore: avrebbe sfigurato accanto al suo collega libresco o l’avrebbe scalzato dal mio personale olimpo del leggibile d’alta qualità? E quindi ho tergiversato a lungo prima d’allungare la mano verso quello che, negli anni, è stato considerato il capolavoro di Bufalino.

    SEGUE su https://gaialodovica.wordpress.com/2015/12/07/diceria-delluntore-di-gesualdo-bufalino/

    ha scritto il 

  • 3

    Che bello, ma che fatica.

    "Per questo forse m'era stato concesso l'esonero; per questo io solo m'ero salvato, e nessun'altro, dalla falcidia: per rendere testimonianza, se non delazione, d'una retoric ...continua

    Che bello, ma che fatica.

    "Per questo forse m'era stato concesso l'esonero; per questo io solo m'ero salvato, e nessun'altro, dalla falcidia: per rendere testimonianza, se non delazione, d'una retorica e d'una pietà. Benché sapessi già allora che avrei preferito starmene zitto e portarmi lungo gli anni la mia diceria al sicuro sotto la lingua, come un obolo di riserva, con cui pagare il barcaiolo il giorno in cui mi fossi sentito, in séguito ad altra e meno remissibile scelta o chiamata, sulle soglie della notte."

    ha scritto il 

  • 3

    C’è una narrativa che, pur non cercando di indulgere alla commozione, poco a poco insinua nel cuore una vena di malinconia, mettendo a nudo e alla prova la capacità di sentire e di umanamente comprend ...continua

    C’è una narrativa che, pur non cercando di indulgere alla commozione, poco a poco insinua nel cuore una vena di malinconia, mettendo a nudo e alla prova la capacità di sentire e di umanamente comprendere.
C’era un vecchio insegnante che ha voluto parlare della vita di uomini vicini alla morte e in tal modo è riuscito a far comprendere quanto, in quell’attesa, si possa ancora essere uomini.
 Ecco, Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino è tutto questo.

    ha scritto il 

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