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Die Bücherdiebin

By Markus Zusak

(4)

| Others | 9783570132746

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Book Description

1331 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un bel libro, dei personaggi che ami fin da subito, un intreccio davvero interessante e una narratrice d'eccezione.
    Certo però si capisce perchè non ebbe successo alla sua prima uscita: andare avanti con la narrazione è comunque complesso, non certo ...(continue)

    Un bel libro, dei personaggi che ami fin da subito, un intreccio davvero interessante e una narratrice d'eccezione.
    Certo però si capisce perchè non ebbe successo alla sua prima uscita: andare avanti con la narrazione è comunque complesso, non certo scorrevolissimo. Ho dovuto leggerlo in più riprese perchè è un libro che ha bisogno di tempo per essere assorbito.
    Zusak, comunque, sa scrivere.

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    Anna (che fu Hanachan) said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Storia carina, niente di più. Scritta male, anzi malissimo. Dedicato a chi ha molto tempo da perdere e non ha mai letto buoni libri.

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    BetaFi said on Aug 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    " Sottoterra ,a Monaco, in Germania due persone parlavano in una cantina. Sembra l'inizio di una barzelletta : << Allora , ci sono un ebreo e una tedesca in una cantina...>> Tuttavia non era una barzelletta.

    Questo libro va "vissuto" non letto. Sulle sue pagine ho pensato, mi sono arrabbiato o compreso e persino pianto.

    Storia di una ragazza forte, che passa attraverso perdite , fame e guerra. Impara a leggere libri che "ruba" dalla neve dal fuoco. ...(continue)

    Questo libro va "vissuto" non letto. Sulle sue pagine ho pensato, mi sono arrabbiato o compreso e persino pianto.

    Storia di una ragazza forte, che passa attraverso perdite , fame e guerra. Impara a leggere libri che "ruba" dalla neve dal fuoco.

    Sullo sfondo la stupidità della Germania Nazista vista dagli occhi di una ragazzina.
    Un libro bellissimo!

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    the00blue said on Aug 23, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Non tutti i tedeschi rimasero incantati dalle parole del Fuhrer, non tutti obnubilarono le loro coscienze fino a perdere la propria dignità e la propria umanità. Alcuni ebbero il solo torto di subirlo, avendone giustamente paura. A volte pagando per ...(continue)

    Non tutti i tedeschi rimasero incantati dalle parole del Fuhrer, non tutti obnubilarono le loro coscienze fino a perdere la propria dignità e la propria umanità. Alcuni ebbero il solo torto di subirlo, avendone giustamente paura. A volte pagando per un gesto di umanità, o semplicemente per un figlio morto in guerra, o con la loro stessa vita sotto i bombardamenti. Ci fu chi nascose anche ebrei in soffitta, o in cantina, come nel caso della famiglia di cui si narra la storia. Una storia drammatica, come la sorte impone ai più deboli e indifesi specie durante una guerra, ma a tratti anche gioiosa, come può essere la vita di tutti i giorni tra persone che vivono strettamente a contatto, con cui si è solidali, talvolta anche volendosi bene pur chiamandosi spesso vicendevolmente porco, stronzo e mandandosi facilmente affanculo (talvolta litigando aspramente) in una comunità suburbana ai margini di una grande città come Monaco di Baviera. Perché le parole servono anche per ingannare (come Hitler incantò un’intera nazione al suono delle sue), ed è per questo che bisogna conoscerle, come imparerà la giovane Liesel, la ladra di libri figlia adottiva di un suonatore di fisarmonica e di una stiratrice che cucina pessimamente, bisogna saperle dire (al momento giusto), leggere e magari anche scrivere. Come le insegna Max, l’ebreo nascosto in cantina.
    Ma questa storia non ci viene narrata dalla bambina , o da un qualsiasi altro testimone, ma da una strana personificazione della morte, a tratti pietosa, spesso inesorabile, apertamente incapace di comprendere appieno gli umani, le loro passioni, i loro scopi, la loro insensatezza.
    Naturalmente è un artificio, un coup de theatre che a taluni è risultato falso o comunque sgradito: un po’ perché questo narratore non sta alle regole del gioco e talvolta anticipa fatti che accadranno in seguito; un po’ perché per altri non c’era bisogno di questo elemento aggiunto in una storia tanto potente già di se stessa.
    Era un elemento necessario? Mi pare la domanda fondamentale. Il mio parere è che sì, lo è. E’ proprio attraverso questo artificio che il romanzo assume un valore anche fiabesco, che introduce un equilibrio tutto suo tra realtà, memoria e invenzione, tra l’amara crudezza dell’orrore e della paura e la tenera dolcezza dei giovani protagonisti (sarà difficile non dimenticare Rudy, il compagno di giochi e di furti di Liesel, in perenne attesa di un di lei bacio) trasportando la vicenda in una dimensione aliena, che non permette di indulgere nell'orrore, nel patetico o nello zuccherino, e dove chi narra non si può permettere (anche se è capace di comprendere la sofferenza) di giudicare. Perché non è suo compito: raccogliere le anime è semplicemente il suo lavoro, e le guerre non fanno che renderlo più duro e faticoso.
    Così da sempre e per l’eternità.

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    carloesse said on Aug 20, 2014 | 2 feedbacks

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