Die Dämonen

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Verleger: DTV Deutscher Taschenbuch

4.4
(3089)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 839 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Russian , Italian , Finnish , French , Spanish , Catalan , Romanian , Portuguese

Isbn-10: 342302027X | Isbn-13: 9783423020275 | Publish date:  | Edition N.-A.

Auch verfügbar als: Paperback , Hardcover , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Buchbeschreibung
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    Uno dei romanzi migliori del caro D. Pregevolissimo il saggio finale sul male di Pareyson: il male viene visto come principio ribelle all'essere assoluto e come puro non-essere. Dal momento che non pu ...weiter

    Uno dei romanzi migliori del caro D. Pregevolissimo il saggio finale sul male di Pareyson: il male viene visto come principio ribelle all'essere assoluto e come puro non-essere. Dal momento che non può scalfire l'assoluto del bene, in quanto puro essere, il male dovrà affidarsi a un essere finito, ossia l'uomo, il quale gli darà sostegno ontologico, ossia una realtà concreta. Il male, da negazione, diventa reale ed esistente e, una volta che si è impadronito del finito, combatterà l'assoluto nel finito, quindi l'idea di Dio, per sostituirsi infine all'assoluto stesso. Negando l'assoluto nel finito, secondo la prospettiva di D., enunciata a più riprese nei Fratelli Karamazov, si eliminerà anche la distinzione tra bene e male, mettendo al centro l'uomo. Sottrattosi alla legge, l'uomo si porrà al di sopra di essa, finché non cadrà nella distruzione, proprio in virtù della mancanza della legge. Il male, la cui natura è la continua negazione, negherà infine anche l'uomo che gli ha dato un'esistenza.

    gesagt am 

  • 5

    da Il freddo. Una segregazione di Thomas Bernhard

    ...lessi I demoni di Dostoevskij: un libro di una tale insaziabilità e radicalismo e anche di una tale grossezza non lo avevo mai letto in tutta la mia vita, mi inebriai e per qualche tempo mi perdett ...weiter

    ...lessi I demoni di Dostoevskij: un libro di una tale insaziabilità e radicalismo e anche di una tale grossezza non lo avevo mai letto in tutta la mia vita, mi inebriai e per qualche tempo mi perdetti totalmente nei Demoni. Quando ritornai in me, per un po’ non volli leggere nient’altro perché sapevo con certezza che avrei avuto un’immensa delusione, che sarei caduto in un abisso terrorizzante. Per settimane intere rifiutai qualsiasi altra lettura. La mostruosità dei Demoni mi aveva fortificato, mi aveva mostrato una via, mi aveva detto che ero sulla buona strada per venirne fuori. Ero stato così colpito da un’opera letteraria impetuosa e grande che io stesso ne ero uscito come un eroe. Non mi è accaduto spesso, in seguito, che un’opera letteraria esercitasse su di me un influsso così immenso.

    gesagt am 

  • 5

    "Questi demoni che escono dal malato ed entrano nei porci sono tutte le piaghe, tutti i miasmi, tutte le impurità, tutti i demoni e tutti i demonietti che si sono accumulati nel nostro grande e caro m ...weiter

    "Questi demoni che escono dal malato ed entrano nei porci sono tutte le piaghe, tutti i miasmi, tutte le impurità, tutti i demoni e tutti i demonietti che si sono accumulati nel nostro grande e caro malato, nella nostra Russia, durante secoli e secoli! Oui, cette Russie, que j'aimais toujours. Ma un pensiero sublime e un sublime volere la benediranno dall'alto, come quel folle indemoniato, e verranno fuori tutti questi demoni, tutta l'impurità, tutta questa lordura che ha suppurato alla superficie... e chiederanno da sé di entrare nei porci. Anzi, forse ci sono già entrati! Siamo noi, noi e quelli là, e Petrusa... et les autres avec lui, e forse per primo e in testa, io, e, folli e indemoniati, da un rupe ci butteremo nel mare e affogheremo tutti, e quello è il nostro destino, perché, già, non siamo buoni ad altro."

    gesagt am 

  • 4

    Opera dell'età matura, stupenda, ricca, profonda ed emozionante di questo grande autore che nonostante il tempo mantiene grande respiro: intrecci di personaggi e di situazioni in cui si cerca sapiente ...weiter

    Opera dell'età matura, stupenda, ricca, profonda ed emozionante di questo grande autore che nonostante il tempo mantiene grande respiro: intrecci di personaggi e di situazioni in cui si cerca sapientemente di scavare nell’animo umano, facendo emergere tutte le meschinità e bassezze che vi si celano. Scrittura e analisi introspettiva dei personaggi che si intersecano con gli eventi storici della Russia del 1870, in particolare sui moti rivoluzionari liberali, socialisti ed anarchici. La vicenda prende spunto proprio da questi eventi che avevano colpito l'A. in una visione della realtà di una società pervasa dal male, acutizzata da un mondo delle idee che offusca la ragione. I demoni altri non sono che i vari rivoluzionari ma si possono identificare in senso più generale nel lato oscuro presente in molti individui, lacerati da violenti conflitti interiori ma che non portano mai alla redenzione in quanto la sete di violenza annienta ogni altro sentimento.

    gesagt am 

  • 5

    Un uomo dalla natura superiore, a tal punto che avrebbe potuto esser tutto, si riscopre incapace d'esser qualcosa; superati i concetti di bene e male, ottiene una libertà in cui si perde; col raggiung ...weiter

    Un uomo dalla natura superiore, a tal punto che avrebbe potuto esser tutto, si riscopre incapace d'esser qualcosa; superati i concetti di bene e male, ottiene una libertà in cui si perde; col raggiungimento della stessa vede cadere ogni regola - e con ogni regola ogni piacere dato dalla possibilità di trasgredire. Tenta di eccitare come può le fibre paralizzate dell'animo suo: fabbrica ideali in cui non crede offrendoli in omaggio a chi lo circonda, si flagella autodenigrandosi e infligge bassezze, ma il suo cuore è arido; opera allora nei confronti della sua stessa persona un ultimo necessario inganno, andando incontro all'unico, estremo, possibile epilogo.

    gesagt am 

  • 5

    Capolavoro attualissimo, rappresentazione della disperazione e delle aberrazioni di cui sono capaci gli uomini nel momento in cui rinnegano Dio. Addirittura preconizza con impressionante esattezza la ...weiter

    Capolavoro attualissimo, rappresentazione della disperazione e delle aberrazioni di cui sono capaci gli uomini nel momento in cui rinnegano Dio. Addirittura preconizza con impressionante esattezza la catastrofe stalinista. Tra i numerosi personaggi, particolarmente ben tratteggiata è la figura di Stepan Trofimovic. Il libro, pur trattando temi così gravi e angosciosi, mi ha fatto anche ridere fino alle lacrime nel capitolo dei "Filibustieri" e nella cronaca della disastrosa festa organizzata da Julia Michailovna.

    gesagt am 

  • 3

    Libro oltremodo complesso, che – credo – avrei abbandonato se non fosse che lo stavo leggendo in una lettura condivisa a tappe con il mio Club di Lettura. Un Dostoevskij che tra i suoi libri risulta m ...weiter

    Libro oltremodo complesso, che – credo – avrei abbandonato se non fosse che lo stavo leggendo in una lettura condivisa a tappe con il mio Club di Lettura. Un Dostoevskij che tra i suoi libri risulta meno scorrevole e che si focalizza molto sull’introspettività dell’animo umano, in cui ogni personaggio mostra il peggio di sé, dando sfogo ai propri Demoni interiori, le proprie brutture, i propri mostri che fagocitano di venir fuori e prendersi la loro rivalsa, ma il Dosto ci dà ampia immagine di tutti i personaggi anche in altre sfaccettature della personalità (non lascia nulla al caso, anzi), oltre che affondare pagine e pagine sull’aspetto intimo di una propria religiosità, di un proprio credo, di un proprio io, coscienza, ego, o anima (come la chiamerà Dostoevskij) che in noi è sempre viva, anche quando spesso è rinnegata, involuta.
    Un romanzo faticoso, che però ci regala pagine di immenso splendore e caratura, vale la lettura solo per la parte del testo che ho deciso di riportare (per il resto delle pagine ci vuole tanta fermezza del lettore allenato, e incallito):

    Da la Parte II capitolo VII

    «Sapete» cominciò quasi minacciosamente piegandosi in avanti sulla sedia, con lo sguardo scintillante e con l'indice della mano destra alzato davanti a sé (evidentemente senza accorgersene neanche lui), «sapete qual è oggi in tutta la terra l'unico popolo "portatore di Dio", quello che verrà a rinnovare e a salvare il mondo con il nome di un nuovo Dio, l'unico a cui sono state date le chiavi della vita e della nuova parola... Sapete qual è questo popolo e quale è il suo nome?»

    «Nessun popolo» cominciò, come leggendo riga per riga e nello stesso tempo continuando a guardare minacciosamente Stavrogin, «nessun popolo fino ad ora si è organizzato secondo i principi della scienza e della ragione; non c'è mai stato un simile esempio, se non per un attimo e per stoltezza. Il socialismo, per la sua stessa essenza, deve essere ateismo, poiché ha proclamato, sin dalla prima riga, di essere un'istituzione atea e che ha intenzione di organizzarsi secondo i principi della scienza e della ragione esclusivamente. La ragione e la scienza hanno sempre adempiuto, ora e fin dal principio dei secoli, una funzione unicamente secondaria e ausiliaria e così sarà fino alla fine dei secoli. I popoli si formano e si muovono con un'altra forza che comanda e domina, ma la cui origine è sconosciuta e inesplicabile. Questa forza è la forza del desiderio inestinguibile di raggiungere la fine e allo stesso tempo negarla. È la forza della continua e incessante affermazione della propria esistenza e della negazione della morte, lo spirito della vita, come dice la Scrittura, "i fiumi di acqua viva" del cui inaridimento tanto minaccia l'Apocalisse. Principio estetico come dicono i filosofi, principio morale, secondo la loro stessa identificazione. "La ricerca di Dio", come la chiamo io più semplicemente. Lo scopo di tutto il movimento popolare, in ogni popolo e in ogni periodo della sua esistenza, è unicamente la ricerca di Dio, del suo Dio, assolutamente proprio, e la fede in lui come nell'unico vero. Dio è la personalità sintetica di tutto un popolo, dalla sua origine alla sua fine. Non è ancora mai accaduto che tutti i popoli o molti di questi avessero un Dio comune, ma sempre ognuno ne ha avuto uno in particolare. È un segno della distruzione della nazionalità quando gli dèi cominciano a diventare comuni. Quando gli dèi diventano comuni, allora muoiono gli dèi e muore la fede in loro, insieme ai popoli stessi. Quanto più forte è un popolo, tanto più particolare è il suo Dio. Non c'è ancora mai stato un popolo senza religione, cioè senza concetto del bene e del male. Ogni popolo ha il suo proprio concetto del bene e del male, e il suo proprio bene e male. Quando molti popoli cominciano ad avere in comune il concetto del bene e del male, i popoli si estinguono, e allora la stessa distinzione fra il bene e il male comincia a scomparire. Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male e nemmeno di distinguere il bene e il male, sia pure approssimativamente; al contrario, li ha sempre confusi in modo vergognoso e meschino, e la scienza ha offerto soltanto soluzioni brutali. In questo si è segnalata particolarmente la semiscienza, il più terribile flagello dell'umanità, peggio della peste, della fame e della guerra, ignoto fino al nostro secolo. La semiscienza è un despota come fino ad oggi non ve ne sono mai stati. Un despota che ha i suoi sacerdoti e i suoi schiavi, un despota, dinanzi al quale tutti si sono inchinati con amore e con una superstizione fino ad ora inconcepibile, dinanzi al quale la stessa scienza trema e gli indulge vergognosamente. Sono tutte vostre parole, Stavrogin, ad eccezione delle parole sulla semiscienza; queste sono mie, perché io stesso non sono la semiscienza, e quindi la odio in particolar modo. Delle vostre idee e delle vostre parole non ho cambiato nulla, nemmeno una sillaba.» «Non credo che non abbiate cambiato nulla» osservò cautamente Stavrogin, «voi le avete accolte con ardore e con ardore le avete alterate, senza accorgervene. Per il solo fatto che abbassate Dio a un semplice attributo della nazionalità...»
    All'improvviso cominciò a seguire Šatov con intensa e particolare attenzione, e non tanto le sue parole quanto lui stesso. «Io abbasso Dio a un attributo della nazionalità?» gridò Šatov. «Al contrario, innalzo il popolo a Dio. Ed è forse mai stato in altro modo? Il popolo è il corpo di Dio. Ogni popolo è popolo solo finché ha un suo Dio particolare, ed esclude tutti gli altri dèi del mondo senza alcuna conciliazione, finché crede che con il suo Dio vincerà e scaccerà dal mondo tutti gli altri dèi. Così hanno creduto tutti fin dal principio dei secoli, tutti i grandi popoli almeno, tutti quelli che in qualche modo si sono distinti, tutti quelli che sono stati a capo dell'umanità. Non si può andare contro i fatti. Gli ebrei vivevano soltanto per aspettare il vero Dio ed hanno lasciato al mondo il vero Dio. I greci divinizzavano la natura e hanno legato al mondo la propria religione, cioè la filosofia e l'arte. Roma ha divinizzato il popolo nello stato e ha legato ai popoli lo stato. La Francia durante tutta la sua lunga storia non è stata che l'incarnazione e lo sviluppo del Dio romano, e se alla fine ha gettato nell'abisso il suo Dio romano e si è data all'ateismo, che là ora chiamano socialismo, è unicamente per il fatto che l'ateismo è pur sempre più sano del cattolicesimo romano. Se un grande popolo non crede che la verità sia in lui solo (proprio in lui solo, ed esclusivamente in lui), se non crede di essere l'unico capace e designato a risuscitare e a salvare tutti con la sua verità, smette immediatamente di essere un grande popolo e si trasforma immediatamente in materiale etnografico e non è più un grande popolo. Un vero grande popolo non può mai rassegnarsi a una parte di secondo ordine nell'umanità e nemmeno a una parte di prim'ordine, ma vuole unicamente ed esclusivamente la parte di protagonista. Chi perde questa fede non è più un popolo. Ma la verità è una sola e quindi un solo popolo può avere il vero Dio, anche se gli altri popoli hanno i loro dèi particolari e grandi. L'unico popolo "portatore di Dio" è il popolo russo […]».

    gesagt am 

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