Die Dämonen

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Verleger: DTV Deutscher Taschenbuch

4.4
(2996)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 839 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Russian , Italian , Finnish , French , Spanish , Catalan , Romanian , Portuguese

Isbn-10: 342302027X | Isbn-13: 9783423020275 | Publish date:  | Edition N.-A.

Auch verfügbar als: Paperback , Hardcover , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Buchbeschreibung
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  • 3

    Libro oltremodo complesso, che – credo – avrei abbandonato se non fosse che lo stavo leggendo in una lettura condivisa a tappe con il mio Club di Lettura. Un Dostoevskij che tra i suoi libri risulta m ...weiter

    Libro oltremodo complesso, che – credo – avrei abbandonato se non fosse che lo stavo leggendo in una lettura condivisa a tappe con il mio Club di Lettura. Un Dostoevskij che tra i suoi libri risulta meno scorrevole e che si focalizza molto sull’introspettività dell’animo umano, in cui ogni personaggio mostra il peggio di sé, dando sfogo ai propri Demoni interiori, le proprie brutture, i propri mostri che fagocitano di venir fuori e prendersi la loro rivalsa, ma il Dosto ci dà ampia immagine di tutti i personaggi anche in altre sfaccettature della personalità (non lascia nulla al caso, anzi), oltre che affondare pagine e pagine sull’aspetto intimo di una propria religiosità, di un proprio credo, di un proprio io, coscienza, ego, o anima (come la chiamerà Dostoevskij) che in noi è sempre viva, anche quando spesso è rinnegata, involuta.
    Un romanzo faticoso, che però ci regala pagine di immenso splendore e caratura, vale la lettura solo per la parte del testo che ho deciso di riportare (per il resto delle pagine ci vuole tanta fermezza del lettore allenato, e incallito):

    Da la Parte II capitolo VII

    «Sapete» cominciò quasi minacciosamente piegandosi in avanti sulla sedia, con lo sguardo scintillante e con l'indice della mano destra alzato davanti a sé (evidentemente senza accorgersene neanche lui), «sapete qual è oggi in tutta la terra l'unico popolo "portatore di Dio", quello che verrà a rinnovare e a salvare il mondo con il nome di un nuovo Dio, l'unico a cui sono state date le chiavi della vita e della nuova parola... Sapete qual è questo popolo e quale è il suo nome?»

    «Nessun popolo» cominciò, come leggendo riga per riga e nello stesso tempo continuando a guardare minacciosamente Stavrogin, «nessun popolo fino ad ora si è organizzato secondo i principi della scienza e della ragione; non c'è mai stato un simile esempio, se non per un attimo e per stoltezza. Il socialismo, per la sua stessa essenza, deve essere ateismo, poiché ha proclamato, sin dalla prima riga, di essere un'istituzione atea e che ha intenzione di organizzarsi secondo i principi della scienza e della ragione esclusivamente. La ragione e la scienza hanno sempre adempiuto, ora e fin dal principio dei secoli, una funzione unicamente secondaria e ausiliaria e così sarà fino alla fine dei secoli. I popoli si formano e si muovono con un'altra forza che comanda e domina, ma la cui origine è sconosciuta e inesplicabile. Questa forza è la forza del desiderio inestinguibile di raggiungere la fine e allo stesso tempo negarla. È la forza della continua e incessante affermazione della propria esistenza e della negazione della morte, lo spirito della vita, come dice la Scrittura, "i fiumi di acqua viva" del cui inaridimento tanto minaccia l'Apocalisse. Principio estetico come dicono i filosofi, principio morale, secondo la loro stessa identificazione. "La ricerca di Dio", come la chiamo io più semplicemente. Lo scopo di tutto il movimento popolare, in ogni popolo e in ogni periodo della sua esistenza, è unicamente la ricerca di Dio, del suo Dio, assolutamente proprio, e la fede in lui come nell'unico vero. Dio è la personalità sintetica di tutto un popolo, dalla sua origine alla sua fine. Non è ancora mai accaduto che tutti i popoli o molti di questi avessero un Dio comune, ma sempre ognuno ne ha avuto uno in particolare. È un segno della distruzione della nazionalità quando gli dèi cominciano a diventare comuni. Quando gli dèi diventano comuni, allora muoiono gli dèi e muore la fede in loro, insieme ai popoli stessi. Quanto più forte è un popolo, tanto più particolare è il suo Dio. Non c'è ancora mai stato un popolo senza religione, cioè senza concetto del bene e del male. Ogni popolo ha il suo proprio concetto del bene e del male, e il suo proprio bene e male. Quando molti popoli cominciano ad avere in comune il concetto del bene e del male, i popoli si estinguono, e allora la stessa distinzione fra il bene e il male comincia a scomparire. Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male e nemmeno di distinguere il bene e il male, sia pure approssimativamente; al contrario, li ha sempre confusi in modo vergognoso e meschino, e la scienza ha offerto soltanto soluzioni brutali. In questo si è segnalata particolarmente la semiscienza, il più terribile flagello dell'umanità, peggio della peste, della fame e della guerra, ignoto fino al nostro secolo. La semiscienza è un despota come fino ad oggi non ve ne sono mai stati. Un despota che ha i suoi sacerdoti e i suoi schiavi, un despota, dinanzi al quale tutti si sono inchinati con amore e con una superstizione fino ad ora inconcepibile, dinanzi al quale la stessa scienza trema e gli indulge vergognosamente. Sono tutte vostre parole, Stavrogin, ad eccezione delle parole sulla semiscienza; queste sono mie, perché io stesso non sono la semiscienza, e quindi la odio in particolar modo. Delle vostre idee e delle vostre parole non ho cambiato nulla, nemmeno una sillaba.» «Non credo che non abbiate cambiato nulla» osservò cautamente Stavrogin, «voi le avete accolte con ardore e con ardore le avete alterate, senza accorgervene. Per il solo fatto che abbassate Dio a un semplice attributo della nazionalità...»
    All'improvviso cominciò a seguire Šatov con intensa e particolare attenzione, e non tanto le sue parole quanto lui stesso. «Io abbasso Dio a un attributo della nazionalità?» gridò Šatov. «Al contrario, innalzo il popolo a Dio. Ed è forse mai stato in altro modo? Il popolo è il corpo di Dio. Ogni popolo è popolo solo finché ha un suo Dio particolare, ed esclude tutti gli altri dèi del mondo senza alcuna conciliazione, finché crede che con il suo Dio vincerà e scaccerà dal mondo tutti gli altri dèi. Così hanno creduto tutti fin dal principio dei secoli, tutti i grandi popoli almeno, tutti quelli che in qualche modo si sono distinti, tutti quelli che sono stati a capo dell'umanità. Non si può andare contro i fatti. Gli ebrei vivevano soltanto per aspettare il vero Dio ed hanno lasciato al mondo il vero Dio. I greci divinizzavano la natura e hanno legato al mondo la propria religione, cioè la filosofia e l'arte. Roma ha divinizzato il popolo nello stato e ha legato ai popoli lo stato. La Francia durante tutta la sua lunga storia non è stata che l'incarnazione e lo sviluppo del Dio romano, e se alla fine ha gettato nell'abisso il suo Dio romano e si è data all'ateismo, che là ora chiamano socialismo, è unicamente per il fatto che l'ateismo è pur sempre più sano del cattolicesimo romano. Se un grande popolo non crede che la verità sia in lui solo (proprio in lui solo, ed esclusivamente in lui), se non crede di essere l'unico capace e designato a risuscitare e a salvare tutti con la sua verità, smette immediatamente di essere un grande popolo e si trasforma immediatamente in materiale etnografico e non è più un grande popolo. Un vero grande popolo non può mai rassegnarsi a una parte di secondo ordine nell'umanità e nemmeno a una parte di prim'ordine, ma vuole unicamente ed esclusivamente la parte di protagonista. Chi perde questa fede non è più un popolo. Ma la verità è una sola e quindi un solo popolo può avere il vero Dio, anche se gli altri popoli hanno i loro dèi particolari e grandi. L'unico popolo "portatore di Dio" è il popolo russo […]».

    gesagt am 

  • 2

    trama delirante + sciatteria stilistica = capolavoro??? (e da quando?)

    Dostoevskij è stato un grandissimo pensatore, ossessionato dagli aspetti sociali del suo tempo, i cui mutamenti, col suo acutissimo sguardo, è riuscito a vaticinare in un romanzo che rasenta la divina ...weiter

    Dostoevskij è stato un grandissimo pensatore, ossessionato dagli aspetti sociali del suo tempo, i cui mutamenti, col suo acutissimo sguardo, è riuscito a vaticinare in un romanzo che rasenta la divinazione(probabilmente perché pure lui, in gioventù, invischiato in società segrete sovversive, da cui l'arresto e la deportazione). Forse proprio in questa stupefacente sagacia è racchiusa la ragione dell'acclamazione ad opera d'arte conferitagli dai posteri, altrimenti, ahimè, non saprei a cos'altro attribuirla. Al di fuori della rappresentazione del pronostico socio-politico c'è poco di cui godere: lo stile di D., già di per se sgradevole per la prosa sterile, l'esposizione confusa e frettolosa, il vocabolario ripetitivo fino al patimento (i compulsivi avverbi violentano le pupille), privo del benché minimo slancio di lirismo o qualsivoglia luccichio di bellezza, raggiungono in questo romanzo il fondo remoto della sciatteria. Nella pletora di personaggi logorroici forzatamente e invariabilmente psicolabili, almeno, si riesce sempre a trovare scintillanti figure, davvero intriganti, portatrici di idee e teorie luminose, ma non in questo guazzabuglio d'inchiostro dove s'annega nella vuota verbosità e nell'incompiutezza. L'appuntamento con la noia è assicurato con una struttura narrativa pericolante, menata oltretutto inutilmente per le lunghe. Affinché la mia animosità non venga scambiata per sprezzo iconoclastico, anticiperò gli schizzinosi affermando che Dosto. mi ha pienamente deliziato con L'Idiota, e solo per metà con delitto e castigo (Il sosia è praticamente illeggibile, le Memorie quasi patetico). Non mi resta che tentare l'ultimo grande incontro-scontro con i Karamazov e sperare di potermi unire (come accaduto per l'Idiota) alle schiere in estasi urlanti "Al prodigio letterario!"

    gesagt am 

  • 5

    Era da aprile 1996 che tenevo in libreria, accuratamente piegata e sopravvissuta a tutti i miei traslochi, una pagina centrale di Repubblica. Si trattava di un lunghissimo articolo di Pietro Citati su ...weiter

    Era da aprile 1996 che tenevo in libreria, accuratamente piegata e sopravvissuta a tutti i miei traslochi, una pagina centrale di Repubblica. Si trattava di un lunghissimo articolo di Pietro Citati sulla vita di Dostoevskij (con particolare riferimento alla fase trascorsa all'estero e al gioco d'azzardo) e su genesi, tematiche e personaggi dei Demoni.

    All'epoca io, di Dostoevskij, non avevo ancora letto niente. Negli anni successivi, pian piano, ho letto quasi tutto, ma I demoni no. Non mi sentivo proprio all'altezza, mi faceva paura, e lo so che è per via di quell'articolo.
    Ogni tanto ci pensavo e mi dicevo: vabbe', me lo tengo per la vecchiaia (e se non ci arrivo alla vecchiaia? bel problema). Rimandavo.

    Poi, non so esattamente cosa mi sia scattato, ma dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 I demoni mi è tornato in mente. Finalmente avevo l'impulso, l'urgenza di leggerlo.
    Sembrerà cretino, e forse lo è, ma pur avendo sempre saputo che parlava di terroristi nichilisti e atei che vogliono distruggere la Russia cristiana, mi sembrava il viatico ideale per capire dei terroristi credenti che vogliono distruggere un mondo ateo e materialista.
    Sarà perché sono troppo lontani da me sia il nichilismo russo ottocentesco, sia il fondamentalismo islamico contemporaneo. E, non capendoli, e sapendo da molti altri esempi che di solito gli opposti estremismi finiscono diabolicamente per toccarsi, ho seguito il mio impulso, e ho fatto bene.

    Non perché leggere I demoni mi abbia fatto capire gli uni o gli altri, naturalmente.
    Solo (solo) perché leggerlo è una delle esperienze più totalizzanti che lettore possa sognare. Continuo a preferire I fratelli Karamazov, che da vari punti di vista mi appaga di più emotivamente, ma se per anni ho rimandato quest'altra opera temendone le difficoltà, il sottotesto filosofico etc., ho scoperto che le mie paure erano immotivate. I demoni, se vi piace leggere, è qualcosa di splendidamente trascinante, irresistibile, fino all'ultima parola. Non è oscuro, anche se i suoi personaggi qua e là farneticano come predicatori da strapazzo. Non è più difficile degli altri romanzi di Dostoevskij. Non è più lungo. E' solo più profetico.

    E, a mio parere, non spiega i nichilisti dell'ottocento; non spiega i fondamentalisti islamici di oggi; spiega però benissimo lo stalinismo, i gulag, l'obbedienza cieca e il terrore dell' Urss.

    gesagt am 

  • 4

    Un altro dei classici libri russi eccellenti per stile e tematica. Certo, prolisso all'inverosimile e pesante nei contenuti, ma i tratti psicologici dei personaggi sono scritti in maniera perfetta, an ...weiter

    Un altro dei classici libri russi eccellenti per stile e tematica. Certo, prolisso all'inverosimile e pesante nei contenuti, ma i tratti psicologici dei personaggi sono scritti in maniera perfetta, anche se a volte sembra che siano tutti psicopatici.

    gesagt am 

  • 5

    Intervista impossibile a DOSTO, ma unico modo possibile per parlare dei suoi I demoni

    Il 10 maggio 1879.
    Intervista di Nikolaj Alekseevič Ljubimov, editore del "Messaggero Russo", a Fëdor Michajlovic Dostoevskij
    - N.A.L. Buongiorno maestro. Non posso che ringraziarla di avermi ricevut ...weiter

    Il 10 maggio 1879.
    Intervista di Nikolaj Alekseevič Ljubimov, editore del "Messaggero Russo", a Fëdor Michajlovic Dostoevskij
    - N.A.L. Buongiorno maestro. Non posso che ringraziarla di avermi ricevuto. Del resto io sono passato sopra da un pezzo al suo, come dire, sgarbo… quando, intascati i soldi d’anticipo per le puntate dei Demoni, lei se ne fuggì a Desdra e fece, mi permette?, la corbelleria di distruggerne tutte le copie. Sono passati otto anni e messi da parte i risentimenti...
    - F.M.D. Non mi sembra che le sue intenzioni corrispondano alle sue parole... Avevo buoni motivi per distruggere i manoscritti : nella migliore delle ipotesi, se alla frontiera me li avessero trovati addosso, non sarei tornato in Russia, e nella peggiore mi avrebbero spedito in Siberia.
    - N.A.L. Maestro, capisco ma obiettivamente il suo romanzo non era così “sovversivo”come riteneva. Forse le piaceva giocare al rivoluzionario e al suo contrario per inventarsi nemici dall’una e dall’altra parte. Come del resto il suo Stepan Trofimovic, il sedicente intellettuale, di cui tanto ci ha fatto ridere con la prosopopea di libero pensatore fallito e la sua illusione di cospiratore” liberal” altrettanto fallito. Indovinatissimo personaggio, ne convengo, ma pieno di umane miserie come piacciono a lei: da una parte maltratta questi tipi facendone dei pagliacci e dall’altra, tra un frizzo e un lazzo anche sul letto di morte, non può che provarne umana pietà. Conosce quel suo collega italiano Manzoni, mi scusi la pronuncia, e quel suo prete cialtrone eppure cardine della storia? Non so se le può fare piacere, ma il suo Stepan è tanto più simile al pretuncolo che alla celebre Bovary del suo altrettanto celebre collega francese a lei presentato da Turgenev, se non sbaglio. A proposito… ci siete andato pesante travestendolo nel ridicolo Karmazinov, scrittore giovanilista a tutti i costi.
    - F.M.D. Ripeto che, caro direttore, vuole soltanto indispormi. Sorvolo sulle sue insinuazioni. Non ha ancora digerito il mio successo quando me lo sono pubblicato da me, eh! Seriamente, le faccio presente che “…ne I demoni c’è una quantità di personaggi che mi sono stati contestati come meramente fantastici. Ma in seguito, che voi lo crediate o no, sono stati tutti confermati dalla realtà, il che significa che erano stati esattamente intuiti… due o tre casi di anarchici arrestati erano sorprendentemente simili a quelli da me raffigurati ne I demoni. “ La mente umana, caro il mio redattore, ragiona sempre allo stesso modo e le procedure messe in atto nello stabilire il suo ordine sociale sono sempre le stesse: due o tre, finora. Le sole differenze tra i corsi e i ricorsi, negli assetti sociali nella storia dell’umanità, dipendono dalla personalità di chi li mette in pratica. Volenti o nolenti è con l’animo umano che dobbiamo fare i conti. Animo umano che scaturisce dalla sua “propensione naturale” e dalle circostanze in cui si è sviluppato. Mille combinazioni ne possono venir fuori che stupiscono, come al gioco, mio caro redattore: numeri buoni e numeri pessimi. Quest’ultimi, per esperienza personale, sembrano sfidare le leggi delle probabilità e materializzarsi con una frequenza incredibile. Così l’umanità. Non è pessimismo il mio, solo sana aderenza alla realtà. Se vivessi mille anni, forse potrei contare nell’umanità una metà buona e una demoniaca. Ma nei miei quasi sessant’anni, di uomini buoni ne ho visti ben pochi. Rassegniamoci, qualsiasi rivolgimento sociale è nelle mani di un solo individuo e dei suoi “capricci”, di cui spesso nemmeno lui ne conosce gli abissi. Il capo, quello che tutti seguono senza conoscere di lui altro che quello che i suoi adoratori s’ inventano e propagano, è dotato di carisma. Sicuramente possiamo dire, senza timori di essere smentiti che un capo è indifferente agli altri. Ciò che segue non è la realizzazione dell’ideale ma la conta delle anime che, trasformandole a capriccio, riesce a fagocitare. Vuole sentirsi Dio, altro che eroe! Ma la cosa più terribile è che questo potere non lo rende felice. Questi uomini nuovi, questi “nichilisti”, non possono risolvere se stessi che nel suicidio. Altro che guidare la rivoluzione.
    - N.A.L. Ma è di Stavrogin, maestro, che sta parlando? Appunto a lui volevo arrivare…
    - F.M.D. …e non mi venga a insinuare che per soldi ho abbozzato alla censura, eh? Non credo che nemmeno la vostra rivista avrebbe avuto gli attributi per pubblicare il capitoletto che le ho fatto pervenire, per non incappare nella sua acrimonia…
    - N.A.L. …beh, è fortina la confessione che Stavrogin fa leggere al santo vescovo, lui pure un po’ troppo pieno di tic e di dubbi per essere un cardinale Borromeo, tanto per ritornare al suo collega italiano…
    - F.M.D. Ipocrita come tutto il popolo russo, signor lei. Mentitore,caro lei, ma d’altra parte « “L’uomo è un imbroglione - e un imbroglione è anche chi lo dice”. Si fa, il peccato, ma non si dice. Quante bambine vengono violate! E non è scandalo? La cosa più grave è che si vorrebbe confessare il peccato per potersi perdonare di questa scivolata che esteticamente disturba. Mica per la consapevolezza del delitto, no caro mio. Per liberarsi della zavorra e magari per liberarsi dal ricatto di quelli che ne sono venuti a conoscenza. Ma Stavrogin non è solo questo: lo stupratore di una piccola tredicenne, figlia di povera gente e di cui ci sono le prove. No, è anche la “levatrice” di anime contorte che senza di lui non sarebbero venute alla luce, anime distruttive e autodistruttive. Operazione di cui non c’è prova se non qualche indizio di cui il nostro può dimostrare l’insussistenza. La sua indifferenza, mio Dio…! la sua indifferenza che lo allontana dalla disperazione, strada maestra per fargli incontrare se stesso e forse Dio…è indifferente verso se stesso e come Kirillov, ma per ragioni opposte direi, la fa finita. Pover’uomo, l’uomo che non sapeva amare…
    - N.A.L.… maestro, ma lei si è innamorato di questo ragazzo bello e dannato…e ci mette sempre in mezzo dio … di questi tempi non mi sembra attuale …
    - F.M.D. carissimo, ma il suo gioco è scoperto… un intervistatore non può stendersi a tappetino e fare il ruffiano, bravo … sì mi sono innamorato di Stavrogin: è la passione, la tentazione, il mio peccato. Gli altri sono un’ idea: Satov il buon slavofilo; Kirillov il superuomo; Pjotr Verchovenskij il cinismo, la spietatezza, la meschinità, lo scarafaggio; ma Stavrogin è il male e la morte, ma lo amo e non lo cederei a nessuno, non lo concederei a nessuna morale, a nessun annuncio religioso. Ma nulla è parto della mia fantasia. Rimaneggio la realtà per esprimere certe idee, e ogni considerazione d’ordine estetico può andare al diavolo... “Anche se l’opera poteva diventare, un vero e proprio libello, volevo dire tutto quello che avevo nel cuore” . Quando mi sono accorto che non bastava…
    - N.A.L. …è venuto fuori Stavrogin, l’ antagonista di dio … ne è passata d’acqua sotto i ponti da quando era ragazzo, ateo e populista, caro maestro…
    - F.M.D. Non sia banale, direttore … è un altro luogo comune su di me … non sono diventato beghino … forse un giorno dio morirà ma oggi non posso che dire come Satov, il mio buon reazionario ma dal cuore tenero – sarebbe stato un ottimo padre, ne convenga, se quel malefico di Pjotr Verchovenskij non lo avesse sacrificato sull’altare dei suoi falsi ideali - : “non credo ma crederò”
    - . N.A.L. Non mi disistimi fino a questo punto. Di lei, maestro, ho imparato a conoscere il suo ondeggiare tra ricerca di Dio e negazione di Dio, reazione panslavista e radicalismo occidentale. Che non significa volubilità o piaggeria a seconda dell’aria che tira.
    - F.M.D. Bontà sua, direttore. Ma sono stanco e…
    - N.A.L. Sì, possiamo finire ma sono perplesso .. i miei lettori mi avevano chiesto chiarimenti , giudizi e consigli … mah … cosa possano ricavare da questa nostra chiacchierata sui suoi “I Demoni” che lei ha condotto a modo suo, saltando di palo in frasca …
    - F.M.D. Scriva che se vogliono lo leggano, il libro. Non è che una storia di terroristi che vogliono creare ammuina, come sempre è accaduto e sempre accadrà, in nome di dio o in nome del popolo. Una spy story, diranno tra trent’anni. La metta così e vedrà che capiranno.
    P.S. Da parte mia non posso che dire che è un capolavoro e chiedermi: cosa ho letto trentadue anni fa? E’ un altro libro. Per cui, rileggetelo!

    gesagt am 

  • 4

    faticoso ma bello

    faticoso al principio... diciamo che a pagina 250 ancora non riuscivo a districarmi tra i diversi personaggi i cui nomi, come tipico dei russi, avevo difficoltà a memorizzare e distinguere... poi tutt ...weiter

    faticoso al principio... diciamo che a pagina 250 ancora non riuscivo a districarmi tra i diversi personaggi i cui nomi, come tipico dei russi, avevo difficoltà a memorizzare e distinguere... poi tutto un tiro perchè una scrittura così ricercata e semplice al tempo stesso IO adesso non trovo in nessuno scrittore moderno... e poi dostoevskij è sempre attuale ed i personaggi sono delineati con profondità straordinaria... faticoso ma bello

    gesagt am 

  • 4

    il suicidio di una società

    Dostoevskij potrebbe rendere interessante e avventurosa persino la giornata della signora Nina alle prese con le faccende domestiche e la spesa. Inizialmente la narrazione, sebbene sia eccezionale, mi ...weiter

    Dostoevskij potrebbe rendere interessante e avventurosa persino la giornata della signora Nina alle prese con le faccende domestiche e la spesa. Inizialmente la narrazione, sebbene sia eccezionale, mi pareva troppo imperniata sui fatti mondani di un'élite latifondista ottocentesca, i cui membri annoiati danno eccessiva importanza alle relazioni sociali, alle feste, alle serate nei circoli e agli intrighi amorosi, platonici e non. Non capivo insomma dove l'autore stava andando a parare; solo proseguendo, si intuisce che la voluminosa parte iniziale è un affresco funzionale che mostra uno spaccato di società, che teme il cambiamento e lo sviluppo di una nuova corrente di pensiero, atta a scardinare i valori tradizionali della società e cultura russa. Generazioni a confronto, valori e idee filosofiche che si scontrano, una società che cambia senza più possibilità di ritorno. Più che di politica, Dostoevskij riflette sull'evoluzione (o involuzione) dell'animo umano, sulle aspirazioni di grandezza e sulle meschine debolezze dei singoli, che, inevitabilmente, si ripercuotono sull'assetto sociale. Non verrà risparmiato nessuno.

    gesagt am 

  • 5

    Nel mezzo dell'opera circolare. Dostoevskij e i demoni.

    Lessi questo libro in una cascina isolata dell'entroterra ligure, in provincia di Imperia, a un passo dal mare e dalle imponenti catene montuose che vanno verso la Francia: un posto delle mie origini ...weiter

    Lessi questo libro in una cascina isolata dell'entroterra ligure, in provincia di Imperia, a un passo dal mare e dalle imponenti catene montuose che vanno verso la Francia: un posto delle mie origini e, mai come là, senza tv e distrazioni varie, la sera la stanza si riempiva di tutti i personaggi di questo romanzo corale, ancora oggi discusso e in modo molto acceso, sui temi che rappresenta. Se con Raskòl'nikov Dostoevskij aveva descritto un nevrotico individualista, e i nefasti fatti dei suoi pensieri estremi, ne “I Demoni” l'autore allarga l'esperienza dei fatti narrati, rendendoli una vera cronaca romanzata del periodo. Questi “Ossessi”, questi giovani “indemoniati”, sono la rappresentazione autentica di un fenomeno politico europeo, il nichilismo, che vide i suoi massimi esponenti, nella Russia e non solo da metà '800 ai primissimi anni del '900. Giovani della media e piccola borghesia, ma anche operai, o rivoluzionari di professione, che esprimevano il loro pensiero nella negazione di ogni cultura tradizionale, e specialmente attaccando il mondo del clero e della borghesia con le parole ma, anche con la “propaganda del fatto” con quindi attentati dinamitardi o attacchi a singoli, come a quello di Umberto I°, ucciso in Italia dall'anarchico Bresci o l'uccisione del presidente della Repubblica francese Carnot, a carico di Sante Caserio, anarchico individualista anche lui. Ma Dostoevskij, nella sua opera, sembra voler tornare alle sue analisi dei singoli, alle loro emozioni e al loro sentire, come termometro nemmeno tanto azzardato, della società russa. Vi è anche una grossa polemica sui fini morali e politici di questo fenomeno, e l'autore la amplifica in modo eccezionale e contraddittorio, con colpi di scena, tradimenti, furibonde passioni, intrighi e descrizioni oculate dei caratteri, di questa generazione giovane e “senza padri” come senza ideali. E' un libro che potrebbe rappresentare, dai più diretti livelli di lettura( come un noir ad alta tensione e dal profilo psicologico) a quelli più complessi e profondi, cercando il fulcro della narrazione in taluni confronti e in certi caratteri strani, di giovani colpiti da nevrosi del tempo nuovo, di mania di grandezza, di cinismo e determinazione. Stavrogin, uno dei personaggi principali, è l'emblema di quel che in Russia accadeva: aristocratico sradicato, immune alla passione e pieno di freddo calcolo, trama per distruggere l'ambiente e la classe sociale a cui lui stesso appartiene. E non vi è “autonomia” sui personaggi dostoevskijani anzi, come in un progetto partito anni addietro le origini dell'essere umano russo, per un disegno morale di tutta la sua opera, sono viste e riviste sia sui suoi romanzi, che sui “Taccuini”, in cui Stavrogin è quell'annoiato insensibile che è, figura che ritorna in altre descrizioni di caratteri simili. Ma Dostoevskij, scrive questo libro anche contro gli ultimi spiragli dell'ormai opaco Belinskij, voce del consenso letterario, critico capace di quel mondo romantico ormai alla fine. E qui è lo stesso autore dei demoni, ad abbracciare l'assenza di valori della “febbre nichilista”, segnando un punto nuovo di quella rivoluzione del sottosuolo, e attivando uno dei periodi suoi più fecondi di creatività letteraria. Quella “vitalità del gatto” che lo scrittore percepiva come grossa chance, e che rende questo romanzo forse il più polemico e partecipe dello stesso Dostoevskij. La portata narrativa è enorme, il tema trattato è chiaro ma reso più vivo dai viali che ci fa prendere l'autore per ognuno dei suoi protagonisti. Ed è certo che, il diabolico Stavrogin sia il solista dell'orchestra, e con lui è la voce narrante, viva e in prima persona, a farsi notare, anche se a volte in modo quasi invisibile, e mai che abbia il dono della parola o un parere personale, e questa è forse la nota meno riuscita dell'insieme. Ma in questa vicenda pseudo-rivoluzionaria, entreremo nel parere inclemente contro il movimento nichilista di quegli anni difficili, ma forse anche nel pensiero possibilista e intuitivo, per quello che da tempo si sente che accadrà accadere. Nella sua forma reale del “Decabrismo” del 1825, fino a tutti i tentativi di insurrezione, compresi gli anni fondamentali del 1905 e definitivi del 1917. Ma se tutti i demoni pendono dalle labbra di Stavrogin, c'è un aria messianica, che fa dell'opera un qualcosa di spirituale, una dimensione intellettuale di accesi dibattiti, convinzioni, incertezze e rimorsi. Dostoevskij apre così ad un'atmosfera irrazionale, anche quando le azioni sono totalmente razionali. I discepoli parlano di lui in termini religiosi, il comportamento è quello simbolico e cristiano di esagerazioni come solo dinnanzi a un Messia. Anche i più duri individualisti come Verchovenskij, la cui filosofia consiste nel non aver nessun legame che lo renda succube di qualcosa o qualcuno, compie un atto di attento rispetto religioso, verso quest'enigmatica figura. Gli dice infatti una tra le frasi più forti, dell'intero romanzo : “SIETE VOI IL MIO IDOLO. VOI NON OFFENDETE NESSUNO, EPPURE TUTTI VI ODIANO, TRATTATE LE PERSONE COME VOSTRI PARI, EPPURE HANNO PAURA DI VOI...VOI SIETE IL CAPO, SIETE IL SOLE, E IO NON SONO CHE UN LOMNBRICO”...torna come nel sottosuolo, “l'ostacolo insuperabile”, e nei demoni acquista una dimensione quasi mitica. Sia per l'incoscienza e il modo di fare del “pazzo” giovane leader, sia per quell'aurea mistico-rivoluzionaria, classica della tradizione panslavista, russa e anti occidentale...Dalla follia razionale o meno dei Demoni, e del loro fallimento, è deducibile il percorso verso il grande finale dei”Fratelli Karamazov”, ultimo romanzo di un percorso che arriva al concetto cristiano del bene. Ed è proprio tanta critica passata, ad aver rallentato certi parallelismi, come appunto il simbolismo del primo cristianesimo con il nichilismo e la struttura di questo complesso romanzo con appunto gli stessi segni, le stesse metafore della fede cristiana: sono dettagli psicologici estratti dal solito sottosuolo, ma a una lettura attenta e appassionata, si scorge questo ed altro. Nel romanzo l'autore ha definitivamente fatto i conti con scientismo razionalismo e mondo industriale d'occidente, ma il nichilismo gli è ancora lì davanti. Ecco allora ancora la critica: chi lo cristianizza velocemente, chi lo vuole eretico per i suoi fini ed interessi politici. “I Demoni” invece ritengo sia sempre opera di ricerca, ogni pagina un nuovo pensiero, ogni rilettura un'idea nuova. C'è il male che prende una grossa fetta dello scrivere, e c'è la riflessione di un bene all'apparenza, ma forse veramente, più piccolo e meno potente. Dostoevskij nei dialoghi anche minori, mette alla prova ogni personaggio, poiché non è vero nemmeno qui, che ogni demone cerca Satana. e difatti, la domanda di Stavrogin a Tichon “E' POSSIBILE CREDERE A SATANA SENZA CREDERE IN DIO?”, ci conduce al fulcro , al cuore stesso di tutta l'opera. E' la domanda che lo scrittore si pone da molto. E sebbene non è un filosofo egli chiede senza parole, al lettore, l'impegno di seguire passo dopo passo, i progressi di una coscienza di luce. Egli, dopo aver anticipato l'occidente e Nietzsche di un bel po' di anni diventa terribilmente esigente, e lo fa con questo coro di scapestrati, idealisti, opportunisti, e giovani pseudo-mistici accecati dalla loro presunzione. Sono appunto i Demoni, tanto diversi da loro, che ognuno vale dieci puntate di un serial alla Montalbano o simili scadenti rappresentazioni televisive, di cui poco posso dire. E molto si dicono questi Demoni, a cominciare da Satov, apparente ideologo pentito, o alle figure femminili sempre fondamentali nello scrittore russo...fino a comparse sacrificati e sacrificatori, fino a Stavrogin, che per adorare se stesso finisce per adorare l'altro o qualcos'altro...vi è l'occidente che entra, già vecchio nelle idee per lo scrittore, mentre per i giovani russi rivoluzionari ancora no...c'è quel panslavismo che vede nella Russia la Terra promessa, e c'è la terra stessa, immensa e senza confini come tutti i pensieri. Tornando alla rilettura di questi tempi, la mia stanza come 15 anni fa in Liguria, ogni sera veniva occupata dai mille personaggi della storia. Un'analisi politica molto forte quindi, ma anche un introspezione psicologica sull'animo umano, sulla capacità di redenzione e di comprensione, come sulla follia dell'onnipotenza o sul credo politico fino all'atto estremo dell'omicidio o della strage. Vi è nel manoscritto originale del romanzo, "La confessione", capitolo mai pubblicato nemmeno dopo la morte dell'autore, per la sua disarmante sincerità e crudezza, fra l'altro di uno stupro di una bambina. E' forse questa una delle creazioni più potenti del maestro russo, il cui tema sugli abusi ai minori, si è spesso riproposto. Ma quale sia il peso di questo capitolo su tutta l'opera, è tema troppo vasto da discutere qui. I "Demoni" è costruito attorno ai rapporti e alle relazioni con gli altri e con se stessi. Su tutti quello tra un padre della generazione idealista degli anni '40 e di suo figlio, cresciuto intorno al mito di Necaev e del suo nichilismo, della sua lotta "a mano armata" contro il potere. Per Dostoevskij quindi, il nichilismo non è solo un fardello pesante di morti e di fanatismi, ma è anche una fonte di riflessione e conoscenza, di realistico vedere in un mondo ancora troppo legato alla struttura romantica, i cui valori sono sempre meno solidi ed autentici. E allora mi domando ancora, chi fosse davvero Stavrogin, chi fossero gli altri seguaci. Da dove si muove lo sposalizio con "la zoppina", se solo una bravata di uno scapestrato o qualcosa di diverso, che merita riflessione. Poiché il romanzo, è proprio costruito sugli estremismi e sugli estremi, allo stesso tempo confonde quando si sofferma su uno spirito intermedio. L'esito è il finire col tenere d'occhio i due punti più lontani, ma nulla è più facile che ingannarsi proprio su questa attenzione, facendosi scappare, in un romanzo dai molti caratteri, quei dettagli su cui ancora si va discutendo....E tutto questo fa capire come Dostoevskij si accostò in tutta la sua lunga opera, all'eterno dualismo e all'eterno conflitto fra l'io e l'altro. un romanzo di un'opera circolare, che porta a quelli passati, fino ai livelli più alti e notevoli dei Fratelli Karamazov.

    gesagt am 

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