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Die Dämonen

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Verleger: DTV Deutscher Taschenbuch

4.4
(2865)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 839 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Russian , Italian , Finnish , French , Spanish , Catalan , Romanian , Portuguese

Isbn-10: 342302027X | Isbn-13: 9783423020275 | Publish date:  | Edition N.-A.

Auch verfügbar als: Paperback , Hardcover , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Buchbeschreibung
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  • 4

    il suicidio di una società

    Dostoevskij potrebbe rendere interessante e avventurosa persino la giornata della signora Nina alle prese con le faccende domestiche e la spesa. Inizialmente la narrazione, sebbene sia eccezionale, mi ...weiter

    Dostoevskij potrebbe rendere interessante e avventurosa persino la giornata della signora Nina alle prese con le faccende domestiche e la spesa. Inizialmente la narrazione, sebbene sia eccezionale, mi pareva troppo imperniata sui fatti mondani di un'élite latifondista ottocentesca, i cui membri annoiati danno eccessiva importanza alle relazioni sociali, alle feste, alle serate nei circoli e agli intrighi amorosi, platonici e non. Non capivo insomma dove l'autore stava andando a parare; solo proseguendo, si intuisce che la voluminosa parte iniziale è un affresco funzionale che mostra uno spaccato di società, che teme il cambiamento e lo sviluppo di una nuova corrente di pensiero, atta a scardinare i valori tradizionali della società e cultura russa. Generazioni a confronto, valori e idee filosofiche che si scontrano, una società che cambia senza più possibilità di ritorno. Più che di politica, Dostoevskij riflette sull'evoluzione (o involuzione) dell'animo umano, sulle aspirazioni di grandezza e sulle meschine debolezze dei singoli, che, inevitabilmente, si ripercuotono sull'assetto sociale. Non verrà risparmiato nessuno.

    gesagt am 

  • 5

    Nel mezzo dell'opera circolare. Dostoevskij e i demoni.

    Lessi questo libro in una cascina isolata dell'entroterra ligure, in provincia di Imperia, a un passo dal mare e dalle imponenti catene montuose che vanno verso la Francia: un posto delle mie origini ...weiter

    Lessi questo libro in una cascina isolata dell'entroterra ligure, in provincia di Imperia, a un passo dal mare e dalle imponenti catene montuose che vanno verso la Francia: un posto delle mie origini e, mai come là, senza tv e distrazioni varie, la sera la stanza si riempiva di tutti i personaggi di questo romanzo corale, ancora oggi discusso e in modo molto acceso, sui temi che rappresenta. Se con Raskòl'nikov Dostoevskij aveva descritto un nevrotico individualista, e i nefasti fatti dei suoi pensieri estremi, ne “I Demoni” l'autore allarga l'esperienza dei fatti narrati, rendendoli una vera cronaca romanzata del periodo. Questi “Ossessi”, questi giovani “indemoniati”, sono la rappresentazione autentica di un fenomeno politico europeo, il nichilismo, che vide i suoi massimi esponenti, nella Russia e non solo da metà '800 ai primissimi anni del '900. Giovani della media e piccola borghesia, ma anche operai, o rivoluzionari di professione, che esprimevano il loro pensiero nella negazione di ogni cultura tradizionale, e specialmente attaccando il mondo del clero e della borghesia con le parole ma, anche con la “propaganda del fatto” con quindi attentati dinamitardi o attacchi a singoli, come a quello di Umberto I°, ucciso in Italia dall'anarchico Bresci o l'uccisione del presidente della Repubblica francese Carnot, a carico di Sante Caserio, anarchico individualista anche lui. Ma Dostoevskij, nella sua opera, sembra voler tornare alle sue analisi dei singoli, alle loro emozioni e al loro sentire, come termometro nemmeno tanto azzardato, della società russa. Vi è anche una grossa polemica sui fini morali e politici di questo fenomeno, e l'autore la amplifica in modo eccezionale e contraddittorio, con colpi di scena, tradimenti, furibonde passioni, intrighi e descrizioni oculate dei caratteri, di questa generazione giovane e “senza padri” come senza ideali. E' un libro che potrebbe rappresentare, dai più diretti livelli di lettura( come un noir ad alta tensione e dal profilo psicologico) a quelli più complessi e profondi, cercando il fulcro della narrazione in taluni confronti e in certi caratteri strani, di giovani colpiti da nevrosi del tempo nuovo, di mania di grandezza, di cinismo e determinazione. Stavrogin, uno dei personaggi principali, è l'emblema di quel che in Russia accadeva: aristocratico sradicato, immune alla passione e pieno di freddo calcolo, trama per distruggere l'ambiente e la classe sociale a cui lui stesso appartiene. E non vi è “autonomia” sui personaggi dostoevskijani anzi, come in un progetto partito anni addietro le origini dell'essere umano russo, per un disegno morale di tutta la sua opera, sono viste e riviste sia sui suoi romanzi, che sui “Taccuini”, in cui Stavrogin è quell'annoiato insensibile che è, figura che ritorna in altre descrizioni di caratteri simili. Ma Dostoevskij, scrive questo libro anche contro gli ultimi spiragli dell'ormai opaco Belinskij, voce del consenso letterario, critico capace di quel mondo romantico ormai alla fine. E qui è lo stesso autore dei demoni, ad abbracciare l'assenza di valori della “febbre nichilista”, segnando un punto nuovo di quella rivoluzione del sottosuolo, e attivando uno dei periodi suoi più fecondi di creatività letteraria. Quella “vitalità del gatto” che lo scrittore percepiva come grossa chance, e che rende questo romanzo forse il più polemico e partecipe dello stesso Dostoevskij. La portata narrativa è enorme, il tema trattato è chiaro ma reso più vivo dai viali che ci fa prendere l'autore per ognuno dei suoi protagonisti. Ed è certo che, il diabolico Stavrogin sia il solista dell'orchestra, e con lui è la voce narrante, viva e in prima persona, a farsi notare, anche se a volte in modo quasi invisibile, e mai che abbia il dono della parola o un parere personale, e questa è forse la nota meno riuscita dell'insieme. Ma in questa vicenda pseudo-rivoluzionaria, entreremo nel parere inclemente contro il movimento nichilista di quegli anni difficili, ma forse anche nel pensiero possibilista e intuitivo, per quello che da tempo si sente che accadrà accadere. Nella sua forma reale del “Decabrismo” del 1825, fino a tutti i tentativi di insurrezione, compresi gli anni fondamentali del 1905 e definitivi del 1917. Ma se tutti i demoni pendono dalle labbra di Stavrogin, c'è un aria messianica, che fa dell'opera un qualcosa di spirituale, una dimensione intellettuale di accesi dibattiti, convinzioni, incertezze e rimorsi. Dostoevskij apre così ad un'atmosfera irrazionale, anche quando le azioni sono totalmente razionali. I discepoli parlano di lui in termini religiosi, il comportamento è quello simbolico e cristiano di esagerazioni come solo dinnanzi a un Messia. Anche i più duri individualisti come Verchovenskij, la cui filosofia consiste nel non aver nessun legame che lo renda succube di qualcosa o qualcuno, compie un atto di attento rispetto religioso, verso quest'enigmatica figura. Gli dice infatti una tra le frasi più forti, dell'intero romanzo : “SIETE VOI IL MIO IDOLO. VOI NON OFFENDETE NESSUNO, EPPURE TUTTI VI ODIANO, TRATTATE LE PERSONE COME VOSTRI PARI, EPPURE HANNO PAURA DI VOI...VOI SIETE IL CAPO, SIETE IL SOLE, E IO NON SONO CHE UN LOMNBRICO”...torna come nel sottosuolo, “l'ostacolo insuperabile”, e nei demoni acquista una dimensione quasi mitica. Sia per l'incoscienza e il modo di fare del “pazzo” giovane leader, sia per quell'aurea mistico-rivoluzionaria, classica della tradizione panslavista, russa e anti occidentale...Dalla follia razionale o meno dei Demoni, e del loro fallimento, è deducibile il percorso verso il grande finale dei”Fratelli Karamazov”, ultimo romanzo di un percorso che arriva al concetto cristiano del bene. Ed è proprio tanta critica passata, ad aver rallentato certi parallelismi, come appunto il simbolismo del primo cristianesimo con il nichilismo e la struttura di questo complesso romanzo con appunto gli stessi segni, le stesse metafore della fede cristiana: sono dettagli psicologici estratti dal solito sottosuolo, ma a una lettura attenta e appassionata, si scorge questo ed altro. Nel romanzo l'autore ha definitivamente fatto i conti con scientismo razionalismo e mondo industriale d'occidente, ma il nichilismo gli è ancora lì davanti. Ecco allora ancora la critica: chi lo cristianizza velocemente, chi lo vuole eretico per i suoi fini ed interessi politici. “I Demoni” invece ritengo sia sempre opera di ricerca, ogni pagina un nuovo pensiero, ogni rilettura un'idea nuova. C'è il male che prende una grossa fetta dello scrivere, e c'è la riflessione di un bene all'apparenza, ma forse veramente, più piccolo e meno potente. Dostoevskij nei dialoghi anche minori, mette alla prova ogni personaggio, poiché non è vero nemmeno qui, che ogni demone cerca Satana. e difatti, la domanda di Stavrogin a Tichon “E' POSSIBILE CREDERE A SATANA SENZA CREDERE IN DIO?”, ci conduce al fulcro , al cuore stesso di tutta l'opera. E' la domanda che lo scrittore si pone da molto. E sebbene non è un filosofo egli chiede senza parole, al lettore, l'impegno di seguire passo dopo passo, i progressi di una coscienza di luce. Egli, dopo aver anticipato l'occidente e Nietzsche di un bel po' di anni diventa terribilmente esigente, e lo fa con questo coro di scapestrati, idealisti, opportunisti, e giovani pseudo-mistici accecati dalla loro presunzione. Sono appunto i Demoni, tanto diversi da loro, che ognuno vale dieci puntate di un serial alla Montalbano o simili scadenti rappresentazioni televisive, di cui poco posso dire. E molto si dicono questi Demoni, a cominciare da Satov, apparente ideologo pentito, o alle figure femminili sempre fondamentali nello scrittore russo...fino a comparse sacrificati e sacrificatori, fino a Stavrogin, che per adorare se stesso finisce per adorare l'altro o qualcos'altro...vi è l'occidente che entra, già vecchio nelle idee per lo scrittore, mentre per i giovani russi rivoluzionari ancora no...c'è quel panslavismo che vede nella Russia la Terra promessa, e c'è la terra stessa, immensa e senza confini come tutti i pensieri. Tornando alla rilettura di questi tempi, la mia stanza come 15 anni fa in Liguria, ogni sera veniva occupata dai mille personaggi della storia. Un'analisi politica molto forte quindi, ma anche un introspezione psicologica sull'animo umano, sulla capacità di redenzione e di comprensione, come sulla follia dell'onnipotenza o sul credo politico fino all'atto estremo dell'omicidio o della strage. Vi è nel manoscritto originale del romanzo, "La confessione", capitolo mai pubblicato nemmeno dopo la morte dell'autore, per la sua disarmante sincerità e crudezza, fra l'altro di uno stupro di una bambina. E' forse questa una delle creazioni più potenti del maestro russo, il cui tema sugli abusi ai minori, si è spesso riproposto. Ma quale sia il peso di questo capitolo su tutta l'opera, è tema troppo vasto da discutere qui. I "Demoni" è costruito attorno ai rapporti e alle relazioni con gli altri e con se stessi. Su tutti quello tra un padre della generazione idealista degli anni '40 e di suo figlio, cresciuto intorno al mito di Necaev e del suo nichilismo, della sua lotta "a mano armata" contro il potere. Per Dostoevskij quindi, il nichilismo non è solo un fardello pesante di morti e di fanatismi, ma è anche una fonte di riflessione e conoscenza, di realistico vedere in un mondo ancora troppo legato alla struttura romantica, i cui valori sono sempre meno solidi ed autentici. E allora mi domando ancora, chi fosse davvero Stavrogin, chi fossero gli altri seguaci. Da dove si muove lo sposalizio con "la zoppina", se solo una bravata di uno scapestrato o qualcosa di diverso, che merita riflessione. Poiché il romanzo, è proprio costruito sugli estremismi e sugli estremi, allo stesso tempo confonde quando si sofferma su uno spirito intermedio. L'esito è il finire col tenere d'occhio i due punti più lontani, ma nulla è più facile che ingannarsi proprio su questa attenzione, facendosi scappare, in un romanzo dai molti caratteri, quei dettagli su cui ancora si va discutendo....E tutto questo fa capire come Dostoevskij si accostò in tutta la sua lunga opera, all'eterno dualismo e all'eterno conflitto fra l'io e l'altro. un romanzo di un'opera circolare, che porta a quelli passati, fino ai livelli più alti e notevoli dei Fratelli Karamazov.

    gesagt am 

  • 5

    Romanzo complesso sia per il gran numero di personaggi presenti sulla scena( tra i quali, azzarderei, è quasi difficile distinguere i protagonisti dai comprimari ) sia per la trama ricca di intrighi, ...weiter

    Romanzo complesso sia per il gran numero di personaggi presenti sulla scena( tra i quali, azzarderei, è quasi difficile distinguere i protagonisti dai comprimari ) sia per la trama ricca di intrighi, complotti e colpi di scena tanto che solo alla seconda rilettura sono riuscita ad apprezzarlo in pieno, alla prima lettura avevo avuto l'impressione che qualcosa mi sfuggisse. Romanzo immenso, d'altronde stiamo parlando di Dostoevskij, uno dei più grandi nomi della letteratura mondiale, profondo conoscitore dell'animo umano, capace di tratteggiare in poche battute la complessità del reale e dell'uomo, e di cogliere dal particolare quell'elemento universale che ci accomuna tutti, in quanto uomini.Unico appunto: a volte mi è sembrato come se l'intero romanzo fosse sacrificato alla dimostrazione di una tesi,come se l'intero intreccio venisse condotto in modo da esplicare, nel modo più chiaro possibile, quelle che erano , allora, le idee politiche dello scrittore russo e condannare la "fazione" opposta. Dostoeskij, infatti, scrive questo romanzo, nella fase conclusiva della sua vita da romanziere, quando si era ormai assestato su posizioni conservatrici e reazionarie e guardava, con timore e preoccupazione, alla diffusione del pensiero ateo e nichilista che sempre più stava facendo presa sulle giovani generazioni, quei "demoni" che danno il titolo all'opera e verso i quali Dostoeskvij si dimostra spietatamente critico, negando ogni possibilità assolutoria.

    gesagt am 

  • 4

    Tutto alla fine

    Un testo tosto, duro intricato e a volte pesante. Induce spesso all'abbandono, ma come capita spesso con Dostoevskij, se riesci e tenere duro nei punti più ostici, dopo vieni ripagato. In questo caso ...weiter

    Un testo tosto, duro intricato e a volte pesante. Induce spesso all'abbandono, ma come capita spesso con Dostoevskij, se riesci e tenere duro nei punti più ostici, dopo vieni ripagato. In questo caso dal finale intenso , drammatico ed avvolgente. I personaggi non sono ben delineati cartterialmente e psicologicamente come in altri romanzi, almeno non tutti. È vero che spesso si dilunga su temi e teorie politiche, e questo appesantisce il racconto, ma a Dostoevskij non riesco a dare meno di quattro stelle, anche perché non appena comincio il racconto di un autore contemporaneo, lo rimpiango immediatamente...

    gesagt am 

  • 0

    Mi mancano un centinaio di pagine per finirlo, e sinceramente non so se lo finirò mai. E' un libro intricatissimo, a tratti incomprensivile o difficilmente comprensibile, in certi casi insensato. Per ...weiter

    Mi mancano un centinaio di pagine per finirlo, e sinceramente non so se lo finirò mai. E' un libro intricatissimo, a tratti incomprensivile o difficilmente comprensibile, in certi casi insensato. Per capirlo appieno andrebbe riletto, ma non ce la posso davvero fare. E poi è proprio a livello di contenuti che lo trovo assurdo.

    gesagt am 

  • 3

    Devo dire che mi aspettavo un'opera di ben altro livello, più simile a I Fratelli Karamazov, invece mi è sembrata più una gran commedia! I Demoni risulta un romanzo dalla prosa impeccabile e sempre sc ...weiter

    Devo dire che mi aspettavo un'opera di ben altro livello, più simile a I Fratelli Karamazov, invece mi è sembrata più una gran commedia! I Demoni risulta un romanzo dalla prosa impeccabile e sempre scorrevole, ma che ho trovato piuttosto scarso a livello di contenuti. Comunque ha il pregio di non annoiare mai anche se il finale risulta abbastanza confusionario. Questi "personaggi demoni" mi sono sembrati più delle figure grottesche e prive di quel carisma necessario per fare veramente presa sul lettore e diventare dei simboli della letteratura universale.

    gesagt am 

  • 5

    Un romanzo complesso, impegnativo, anche pesante a tratti, ma Dostoevskij – come sempre – pur raccontando una storia particolare, con personaggi delineati nitidamente, riesce a parlare di qualcosa di ...weiter

    Un romanzo complesso, impegnativo, anche pesante a tratti, ma Dostoevskij – come sempre – pur raccontando una storia particolare, con personaggi delineati nitidamente, riesce a parlare di qualcosa di universale, che riguarda l’umanità tutta e ogni uomo, qualcosa che riguarda me.

    Albert Camus, che per vent’anni ha lavorato ad una riduzione teatrale di questo romanzo, dice:
    I demoni è un romanzo profetico non solo perché annuncia il nostro nichilismo, ma anche perché mette in scena anime dilaniate o morenti, incapaci d’amare e sofferenti di non poterlo fare, che vogliono e non possono credere, che sono le stesse che popolano oggi la nostra società e il nostro universo spirituale”.

    gesagt am 

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