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Die Glut.

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Verleger: Piper

4.1
(5305)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 223 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , French , Catalan , Polish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Hungarian , Greek

Isbn-10: 3492233139 | Isbn-13: 9783492233132 | Publish date:  | Edition 13., Aufl.

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Quasi amici (per sempre)

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il roma ...weiter

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il romanzo a Budapest nel 1942 in un tempo lontano anni luce da quello rievocato nel libro.
    La prima parte procede lenta, pure troppo, e ci imprigiona in descrizioni di una vita e di un mondo lontano, nei valori, nei rapporti umani, nelle abitudini.
    La vita solitaria e tranquilla, in un castello isolato dei Carpazi, di un anziano generale e della sua balia, i flashback sul lontanissimo passato, la rievocazione di una virile amicizia, sincera, disinteressata e fiera che parte dalla gioventù, dura molti anni e poi di colpo si interrompe, il ricordo dei genitori, così diversi tra loro. Leggendo queste pagine iniziali ho capito perché molti abbiano abbandonato la lettura e bollato il testo come noioso e inconsistente. Se però riesci a proseguire, quella ragnatela di descrizioni ti avvinghia, ti porta ad un punto superato il quale ti giri indietro per cercare l'uscita non la trovi più e devi andare avanti, devi capire qual'è il senso della storia, qual'è il cruccio del generale, qual'è la ragione di quell'amicizia giovanile così totalizzante e qual'è il motivo del suo epilogo.
    Il fulmine che illumina tutta la storia arriva a pagina 108, da lì in poi è un'attesa spasmodica di capire anche noi quello che il protagonista vuol capire, e questa nostra attesa ha un senso solo perché nelle 107 pagine precedenti la tensione è stata portata lentamente e impercettibilmente fino a quel punto. Si perdonano allora all'autore tutte quelle descrizioni che sembravano inutili e si perdonano anche i dialoghi finali, del tutto implausibili nella vita reale. Si perdonano perché le domande, ponderate e maturate con precisione e lentezza, poste dal generale al suo vecchio amico incontrato dopo 41 anni, già contengono le definitive risposte sull'amicizia, sull'amore, sulla vita e anche sul tempo e sulla morte. Si aspetta anche, per molte pagine, la replica dell'amico, quasi un convitato di pietra, che non arriva e non è alla fine neppure necessaria.
    Nel libro si parla molto, anche in maniera idealizzata, di amicizia e queste frasi, pur se poste come dubitative sono, secondo me, rilevanti e esaustive sull'argomento:
    “L'amico, così come l'innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l'accetta così com'è”.
    e ancora:
    “Quanto vale un'amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l'amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione?”

    giudizi in un haiku

    si incontrano
    i nobili amici
    il tempo scorre

    gesagt am 

  • 5

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fa ...weiter

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fatali, si sono arrestati come le lancette di un orologio.
    Ma nulla è fermo in questa attesa. Nel ricordo, e in queste due domande, c’è la determinazione che muove l’esplorazione intima dei due protagonisti.
    “Perché un segreto come quello che esiste tra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra.”
    Le braci sono la tensione dentro l’attesa quando è questa a dare senso alla vita degli uomini. Sono il fuoco latente che alimenta l’orgoglio, il risentimento, il dolore. Sono la forza costante di un’elaborazione meticolosa sulla natura dell’uomo, essere individuale e sociale.
    Attendere come “regola laica, anzi, pagana…senza scendere a patti con un mondo che ho conosciuto e estromesso”; attendere che il destino agisca e si risolva nella verità, perché “siamo quello su cui manteniamo il silenzio”.
    Per quarantuno anni il generale Henrik attende l’incontro con l’amico Konrad, perché da lui vuole la verità, più di quella verità che sta nelle azioni. Vuole la verità che sta nell’intenzione: “la colpa sta nell’intenzione”.
    Questo è, dunque “Le braci”: un racconto sulla passione che incendia tutti i sentimenti che scaturiscono e danno forma ai legami forti e profondi; li organizzano, li arricchiscono e poi li devastano. E’ l’attesa di un confronto, di un duello psicologico, su come la passione ci conduce, su come parla di noi e della nostra natura.
    "Si può e soprattutto si deve restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la propria felicità e quella degli altri?"
    Marai sa far parlare le stanze, gli arredi, il paesaggio, allo stesso modo che i personaggi. E il carico di passato si trasmette come per osmosi da loro al racconto. C’è un senso grave d’ineluttabile e di destino che avvolge le descrizioni e i dialoghi, e che li carica di un’enfasi crescente ma sempre contenuta, su un muto e ostinato senso dell’onore che rivendica la verità. Rimanda allo scorrere degli anni, alla forza del tempo che ci prepara alla saggezza, e ci riconsegna il misterioso fascino della passione come valore indomabile e indecifrabile.
    È, sì, una lettura romantica, ma anche molto di sostanza matura e materica, virile ma non muscolare, che ci chiama alla resa sul passo, sullo stile, sulla costruzione, senza compromessi; e allo stesso tempo ci ripaga con una speciale unicità e con qualità…”organolettiche” così intense da renderla assimilabile a un vino barricato, che si sente e persiste a lungo sul palato.

    gesagt am 

  • 4

    Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci.

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata ...weiter

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata di caccia in cui succede qualcosa che lo sconvolge terribilmente.
    I due amici, seduti l'uno di fronte all'altro davanti ad un camino ripercorrono gli anni della loro vita e il legame che li ha uniti. Ma è stata veramente amicizia? Che valore ha questa parola? E quanto influisce il passare del tempo sul significato che diamo a parole come tradimento, fedeltà, gelosia? Splendido!

    Le simpatie che ho visto nascere tra gli uomini sono sempre naufragate, alla fine, nelle paludi dell’egoismo e della vanità. Il cameratismo o l’affiatamento assumono talvolta le parvenze dell’amicizia. Gli interessi comuni producono talvolta situazioni che somigliano all’amicizia. E per sfuggire alla solitudine gli uomini indulgono volentieri a rapporti confidenziali di cui in seguito si pentono, ma che per qualche tempo permettono loro di illudersi che la confidenza sia già una forma di amicizia. […] L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l’ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo? E se un amico ci delude perché non è un vero amico, possiamo forse metterlo sotto accusa, rinfacciargli il suo carattere, la sua debolezza? Quanto vale un’amicizia in cui apprezziamo l’altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, la sua perseveranza? Quanto vale un’amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l’amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall’altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? E che quanto più dà tanto meno si aspetta di essere contraccambiato? Chi dedica all’altro tutta la confidenza della giovinezza e tutta l’abnegazione dell’età virile, oltre al dono più prezioso che un essere umano possa offrire a un suo simile – la fiducia più appassionata, cieca e assoluta –, e si vede ripagato con l’infedeltà e l’abbandono, ha forse il diritto di offendersi, di volersi vendicare? E se colui che è stato tradito e abbandonato si offende, se grida vendetta, era davvero un amico? Vedi, sono queste le domande alle quali mi sono sforzato di rispondere quando sono rimasto solo.

    gesagt am 

  • 4

    La lentezza non è necessariamente un difetto

    Bel libro: una storia semplice ma non banale di fronte al fuoco di un camino...
    Certo, il ritmo è un po' lento (libro sconsigliato a chi ama l'azione e i colpi di scena), ma in maniera più che sosteni ...weiter

    Bel libro: una storia semplice ma non banale di fronte al fuoco di un camino...
    Certo, il ritmo è un po' lento (libro sconsigliato a chi ama l'azione e i colpi di scena), ma in maniera più che sostenibile.

    gesagt am 

  • 0

    Amicizia

    Un sentimento raccontato in poco più di 100 pagine che lasciano una traccia nel lettore profonda e fanno riflettere. Cosa cerchiamo negli altri e cosa troviamo? A volte diamo alla parola amicizia, amo ...weiter

    Un sentimento raccontato in poco più di 100 pagine che lasciano una traccia nel lettore profonda e fanno riflettere. Cosa cerchiamo negli altri e cosa troviamo? A volte diamo alla parola amicizia, amore, fedeltà un senso perchė' ne abbiamo bisogno e ci affidiamo agli altri per convenienza, senza farci domande. Ma poi succede un qualcosa e siamo costretti a metterci in discussione e vogliamo risposte a domande che forse era meglio che non ci fossimo mai posti. Si respira una gran solitudine in salsa romantica, molto struggente

    gesagt am 

  • 5

    Vendetta...

    Una vendetta che ti tiene in vita, ma che alla fine pare quasi nostalgia.
    Un romanzo dalle straordinarie qualità di introspezione.
    181 pagine che potrebbero essere un intera citazione, sull'amore e su ...weiter

    Una vendetta che ti tiene in vita, ma che alla fine pare quasi nostalgia.
    Un romanzo dalle straordinarie qualità di introspezione.
    181 pagine che potrebbero essere un intera citazione, sull'amore e sull'amicizia.
    Davvero Bello

    gesagt am 

  • 5

    Sándor Márai con questo romanzo mi ha veramente coinvolta e non solo la mente, ma anche il cuore e l’anima.. che meraviglia questo romanzo
    Pagine intense, vive, un salire di emozioni
    riflessioni profo ...weiter

    Sándor Márai con questo romanzo mi ha veramente coinvolta e non solo la mente, ma anche il cuore e l’anima.. che meraviglia questo romanzo
    Pagine intense, vive, un salire di emozioni
    riflessioni profonde sull’amicizia, l’amore, la passione, l’illusione, la fedeltà, il tradimento, la capacità di perdonare, di dimenticare e, la solitudine.
    Parole capaci di coinvolgerci completamente e di lasciarci senza respiro
    Henrik e Konrad, un tempo amici si rincontrano dopo 41 anni.
    Anni passati nell’attesa di capire, nell’attesa di una vendetta, nell’attesa di un’inutile verità..
    Un segreto si cela nei loro cuori, così immenso ed eterno e una notte li vedrà ripercorrere quell’esistenza lontana ma vivissima, quel tormento senza fine di un amore ormai lontano per poi bruciare tutto, cancellare dimenticare fino a lasciarne solo le braci in un camino!
    Dal libro: “Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione?”
    Un romanzo che ti scava veramente nell’anima!

    scritto il 5 ott 2009

    gesagt am 

  • 3

    La mia corazzata Potemkin

    Considerato quello che sto per scrivere rispetto a quello che è stato scritto su questo romanzo, sono perfettamente consapevole che farò la fantozziana figura di una modesta e maldestra impiattatrice ...weiter

    Considerato quello che sto per scrivere rispetto a quello che è stato scritto su questo romanzo, sono perfettamente consapevole che farò la fantozziana figura di una modesta e maldestra impiattatrice al cospetto di un plotone di grandi chef.
    Ma pazienza, c’est’ la vie.
    A me queste Braci hanno un po’ annoiato. Beh.. diciamo pure tanto.
    Ce l’ho messa tutta, per farmele piacere. Ho provato seriamente ad immedesimarmi in lui, in lei, nell’altro, nella balia novantenne, nei fiori sul tavolo, nelle candele azzurre, nel caminetto acceso...
    Tutto inutile, non ci sono riuscita.
    Sàndor Màrai scrive bene, non lo metto in dubbio, se affermassi il contrario sarei come una pulce che vuol dare del nano a una giraffa; e scrive di temi importanti quali l’amicizia, l’odio, il tradimento, la vendetta, l’amore, la solitudine, l’invidia, la morte.. Ma leggere questo dialogo, che in realtà è un lunghissimo monologo, fra due uomini sopravvissuti alle personali catastrofi della vita e ormai entrambi quasi mummificati... m’ha fatto venire l’abbiocco più volte.
    Uno dei due è l’amico tradito, che dopo quarant’anni ancora rimugina, l’altro è l’amico traditore che quarant’anni prima se l’è data a gambe senza lasciare un recapito. Il primo è pieno di rancore e parla, parla, parla, parla, l’altro non risponde, non protesta, non batte ciglio, non dà segno di aver udito l’accusa.

    non è che a un certo punto s’è abbioccato pure lui e Màrai non se n’è accorto?

    ☆☆☆ abbondanti, ma intente a fare un pisolino

    3 stelle = così così

    gesagt am 

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