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Die Kapuzinergruft

By

Verleger: Kiepenheuer & Witsch

3.9
(2167)

Language:Deutsch | Number of Seiten: | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Italian , English , Spanish

Isbn-10: 3462018280 | Isbn-13: 9783462018288 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Hardcover , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Lettura consigliatissima. Mostra davvero come la prima guerra mondiale abbia distrutto istituzioni che sembravano immortali e abbia cambiato l'assetto dell'Europa e la percezione dei suoi abitanti. ...weiter

    Lettura consigliatissima. Mostra davvero come la prima guerra mondiale abbia distrutto istituzioni che sembravano immortali e abbia cambiato l'assetto dell'Europa e la percezione dei suoi abitanti.

    gesagt am 

  • 3

    sconsigliato ai depressi

    lettura avvilente, cioè in perfetto stile dello scrittore. parla di un nobile austriaco si origini slovene ambientato all'incirca durante il periodo del primo conflitto mondiale. la lettura è sì scorr ...weiter

    lettura avvilente, cioè in perfetto stile dello scrittore. parla di un nobile austriaco si origini slovene ambientato all'incirca durante il periodo del primo conflitto mondiale. la lettura è sì scorrevole ma depressiva pertanto prima di iniziare il libro si consiglia una cura ottimismo ^_^

    gesagt am 

  • 3

    Bello ma

    Scritto bene ma l'ho cominciato dopo "L'uomo senza qualità" quindi non ne potevo più dell'Austria-Ungheria. E poi non è che gli accadimenti narrati mi appassionassero più di tanto, però bella scrittur ...weiter

    Scritto bene ma l'ho cominciato dopo "L'uomo senza qualità" quindi non ne potevo più dell'Austria-Ungheria. E poi non è che gli accadimenti narrati mi appassionassero più di tanto, però bella scrittura.

    gesagt am 

  • 4

    Fra i grandi scrittori del nostro secolo, Joseph Roth è forse quello che più di ogni altro ha conservato il gesto inconfondibile del narratore - quel favoloso personaggio che racconta storie senza fin ...weiter

    Fra i grandi scrittori del nostro secolo, Joseph Roth è forse quello che più di ogni altro ha conservato il gesto inconfondibile del narratore - quel favoloso personaggio che racconta storie senza fine ed è quasi l'ombra di tutta la letteratura. Con frasi nitide e lineari, scandite da un perfetto respiro, obbedienti a un senso inesorabile del ritmo, Joseph Roth ha raccontato in molti romanzi, e sotto le più diverse luci, il grande evento dell'inabissarsi del suo mondo, che era al tempo stesso l'Impero asburgico e la singolarissima civiltà ebraica dell'Europa orientale, entrambi condannati alla rovina e alla dispersione. Ma se c'è un libro che è l'emblema intatto di questo avvenimento e anche di tutto il destino del suo autore è proprio La Cripta dei Cappuccini, lucidissimo, accorato epicedio scritto da Roth esule e disperato nel 1938.
    Decisamente un bel libro e Roth, ancora una volta, non ci delude . ambientato nell'impero asburgico al periodo della seconda guerra mondiale, parla della situazione degli ebrei perseguitati.
    Fin dall'inizio si intuisce di essere davanti all'opera di un grande autore. Roth sa esprimere in modo vivido ciò che sente, ciò che vede, riuscendo a trascinare il lettore in un epoca ricca di cambiamenti e stravolgimenti come quella della seconda guerra mondiale.

    gesagt am 

  • 4

    Cos'è decadenza? Cosa si prova quando un evento devastante sconvolge il tuo piccolo mondo fatto di rituali, di convenzioni e di piccole abitudini e tu ti ritrovi ad essere, tuo malgrado, un sopravviss ...weiter

    Cos'è decadenza? Cosa si prova quando un evento devastante sconvolge il tuo piccolo mondo fatto di rituali, di convenzioni e di piccole abitudini e tu ti ritrovi ad essere, tuo malgrado, un sopravvissuto? Roth ce lo descrive magistralmente in questo piccolo ma potente racconto. La sensazione della sabbia che ti scivola tra le dita e si porta via tutto permea ogni pagina lasciandoti addosso malinconia e tristezza anche se, al contempo, sei consapevole di star leggendo pagine bellissime; le descrizioni sono davvero sublimi (chapeau anche al traduttore )
    Top personaggii: la madre del protagonista e il vetturino ebreo.
    Flop: la moglie del protagonista (insopportabile gattamorta lesbica-ma che si rifiuta di ammetterlo a se stessa-).

    gesagt am 

  • 5

    Qualche anno fa lessi "Confessioni di un assassino" che non mi comunicò alcuna sensazione. Curioso come certi autori siano (o noi li percepiamo) così ineguali tra un'opera e un'altra.
    Di questa, trovo ...weiter

    Qualche anno fa lessi "Confessioni di un assassino" che non mi comunicò alcuna sensazione. Curioso come certi autori siano (o noi li percepiamo) così ineguali tra un'opera e un'altra.
    Di questa, trovo la sua bellezza in diversi aspetti sfuggenti, che posso solo accennare tramite i ricordi e le assonanze che mi hanno suscitato: "Viaggio al termine della notte" di Céline per l'io narrante che attraversa, quasi trasportato e in fondo vinto dagli eventi, i grandi stravolgimenti dell'inizio Novecento; "Il grande Meulnes" o "Il grande Gatsby" per la liricità della prosa e di certe descrizioni; Thomas Bernhard per una certa ambiguità tra tragico e grottesco.
    Ne voglio ancora.

    gesagt am 

  • 3

    “La variopinta allegrezza della città capitale e residenza imperiale si nutriva molto chiaramente del tragico amore dei paesi della corona per l'Austria: tragico, perchè eternamente non ricambiato”.

    I ...weiter

    “La variopinta allegrezza della città capitale e residenza imperiale si nutriva molto chiaramente del tragico amore dei paesi della corona per l'Austria: tragico, perchè eternamente non ricambiato”.

    Il romanzo è incentrato sul rimpianto verso un mondo (quello dell'impero austro-ungarico) ormai perduto, fino alla sua idealizzazione estrema e nostalgica (l'autenticità e la forza del mondo contadino, la schiettezza del popolo contrapposte alla vacuità inerme della borghesia). Pagina dopo pagina, scorrono immagini di una società in dissolvenza, disgregata, confusa, abbattuta e tuttavia non ancora conscia della catastrofe imminente (Roth invece è stato innegabilmente uno dei primi a prevedere e comprendere l'orrore che sarebbe dilagato nel centro dell'Europa, e a vedere contrapposti lo spirito inclusivo dell'impero e la disgregazione pericolosa del dopoguerra). La vita del protagonista e dei suoi amici è fatta di noia (vera o fittizia), complice un atteggiamento finto bohemièn e una studiata noncuranza nei confronti di ogni cosa. Alterna rapporti difficili e altalenanti con la moglie (forse non si sono mai amati ma nessuno dei due ha la forza e il coraggio di ammetterlo per non dover affrontarne le conseguenze) e una relazione di totale dipendenza con la madre (che rappresenta il mondo asburgico in declino), e solo la conoscenza del cugino e dell'amico di quest'ultimo gli aprono le porte di un mondo (idealmente) ancora genuino e non intaccato dall'abulia borghese. Se la moglie, con le sue velleitarie passioni artistiche, è traviata da personaggi squallidi o approfittatori, lui è totalmente vittima di un'arrendevolezza e di un immobilismo che lo fanno sentire a suo agio solo nel ruolo di figlio prima e di padre poi: tutto il resto gli è estraneo, non contribuisce alla sua identità. La narrazione di Roth è asciutta, diretta, efficace, ed è così abile da non far perdere interesse al lettore pur spegnendo ogni entusiasmo, annullando ogni picco di tensione, ogni climax o sfumatura drammatica. Arrivano piccole stilettate, una dietro l'altra, senza colpi di scena, e questo rende le cose più inquietanti: tutto è perduto, inutile, casuale, e non c'è bisogno di essere espliciti per far capire che la rovina è dietro l'angolo.
    Il caso mi ha fatto trovare questo libro su una bancarella proprio tre giorni prima di partire per Vienna, e non è stata circostanza da poco poterlo leggere durante il viaggio.

    gesagt am 

  • 5

    Perdere un mondo, il proprio mondo, che come una vecchia madre, col suo vecchio bastone nero, teneva lontano dai figli il disordine del tempo. E ad essi, impotenti, decadenti, respinti dalla vita e fi ...weiter

    Perdere un mondo, il proprio mondo, che come una vecchia madre, col suo vecchio bastone nero, teneva lontano dai figli il disordine del tempo. E ad essi, impotenti, decadenti, respinti dalla vita e finanche dalla morte, non resta che abbandonarsi ad una pace arida e sospesa che odora di rinuncia.

    gesagt am 

  • 2

    La lettura più breve che ho intrapreso da quando è iniziato il 2015 ma anche la più faticosa. Romanzo, per me, estremamente tedioso in cui non sono riuscita neanche lontanamente a provare empatia per ...weiter

    La lettura più breve che ho intrapreso da quando è iniziato il 2015 ma anche la più faticosa. Romanzo, per me, estremamente tedioso in cui non sono riuscita neanche lontanamente a provare empatia per il protagonista, diversamente da quanto mi era capitato invece con Fuga senza fine. Credo che metterò quest'autore in stand-by per un po'.

    gesagt am 

  • 4

    Austria Infelix

    Requiem per l'aquila che stende le ali sull'impero austroungarico. Requiem per un impero del quale, ormai, sono rimaste solo le ceneri. Requiem per gli scheletri delle carrozze che accompagnavano i si ...weiter

    Requiem per l'aquila che stende le ali sull'impero austroungarico. Requiem per un impero del quale, ormai, sono rimaste solo le ceneri. Requiem per gli scheletri delle carrozze che accompagnavano i signori in giro per la città. Requiem per una Vienna irriconoscibile, che improvvisamente si scopre fragile e sola, non più protetta e innalzata, al di sopra del bene e del male, da ungheresi, boemi, galiziani, polacchi, da ebrei e da cattolici, da artistie e poeti, musicisti, letterati, attori, banchieri*, città adorata e rispettata dalla gente comune.
    Requiem per Franz Ferdinand Trotta, che alla soglia della guerra spartiacque che delinearà la nuova Europa e sancirà la fine dell'Impero degli Asburgo, e poi dal suo interno durante la battaglia e la deportazione, e infine da morto vivente al suo ritorno, è costretto a osservare, a descrivere e a camminare fra le macerie dell'Austria Felix e, ancora giovanissimo e impotente, a sancire la fine e la distruzione non solo dell'Impero, ma anche del suo futuro, artigliato rapacemente dall'avvento del nazismo.
    Requiem, infine, anche per Joseph Roth, che nel suo breve romanzo riesce a dar voce all'illusione e alla disillusione di un'intera generazione di intellettuali e letterati, una voce attraverso la quale è possibile riconoscere il dolore e l'incredulità proprie anche di Stefan Zweig e di Ernst Lothar, autori di origine ebrea, che come Roth furono costretti a scegliere l'esilio e ad assistere al volatilizzarsi di tutte le speranze riposte nella ragione, nella cultura, nell'intelletto umano.
    Su tutte, come un'aquila agonizzante, simbolo di quell'Austria che non sarà più, si innalza maestosa la figura della madre, splendida e austera incarnazione di un mondo sul quale, impietosamente, la morte ha steso i suoi artigli (le sue ossute mani) e aperto la cripta dove seppellire, insieme agli imperatori d'Austria, passato presente e futuro di un popolo intero.

    [*] Anche qui, come già in «La Melodia di Vienna» di Ernst Lothar, fanno la loro fuggevole e defilata comparsa i banchieri Ephrussi, famiglia protagonista dello splendido «Un'eredità di avorio e ambra» di Edmund de Waal.

    http://www.flickr.com/photos/lapitta/16099416417

    gesagt am 

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