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Die Kapuzinergruft

By Joseph Roth

(14)

| Paperback | 9783462018288

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Book Description

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  • 5 people find this helpful

    Sono Joseph Roth, non Francesco Ferdinando Trotta!

    Parigi 1938.
    J. Roth dietro il tavolino 50 x 50 di una brasserie tracanna alcolici assortiti e scrive, scrive sotto dettatura la vita del fantasma di Francesco Ferdinando Trotta così uguale alla sua. La mano gli trema maledettamente. Un altro bicchi ...(continue)

    Parigi 1938.
    J. Roth dietro il tavolino 50 x 50 di una brasserie tracanna alcolici assortiti e scrive, scrive sotto dettatura la vita del fantasma di Francesco Ferdinando Trotta così uguale alla sua. La mano gli trema maledettamente. Un altro bicchierino gliela renderebbe più ferma. Al diavolo i buoni propositi anche perché questo parvenu cantilena con voce spenta: -“Sopra i bicchieri dai quali spavaldamente bevevamo, la morte invisibile incrociava già le sue mani ossute.”
    Al diavolo questo sloveno d’origine ma dandy viennese d’adozione.
    Lui, l’esule ebreo, beve invece deliberatamente! Sa di avere i giorni contati. Lo specchio, stamattina, chiaramente si era divertito a riflettere il suo collo allungato e rinsecchito e la pancia sempre più gonfia.
    Ed ora anche questo Trotta, un parvenu fuggiasco, rimesta nella sua vita con storie di un uomo mai cresciuto.
    – “ Frequentavo l’allegra, anzi sfrenata, compagnia di giovani aristocratici, l’ambiente che, dopo quello degli artisti, più mi era caro nel vecchio impero.”

    Il fantasma parla e Joseph scrive. Gli giura e spergiura di non essere stato un decadente.
    –“ Era di moda allora , poco prima della grande guerra, una beffarda arroganza, una fatua professione di cosiddetto decadentismo, di stanchezza immensa, mezzo simulata, e di noia senza motivo “.
    Come se questo tardivo scusarsi con una chiamata in correo degli amici potesse cancellare la colpa di aver finto di non vedere. Come se questo tardivo accusare le calde braccia imperiali di avergli impedito di diventare consapevole o il confessare di non essere stato antisemita, ma solo perché lo era il suo portiere, o l’asserire di non essersi mai occupato di politica potessero assolverlo dal delitto di avere lasciato fare.

    Così pensa Roth mentre con mano incerta scrive le memorie di quell’uomo senza qualità. Oh, l’ex impero sarà pieno di ex privilegiati, ora pezzenti, in pellegrinaggio alla Cripta dei cappuccini, sulle tombe imperiali!
    Ma senza la sua penna d’ebreo queste elucubrazioni tardive e superficiali sull’amor di patria o per una certa confusa Elisabeth o per una madre imbalsamata dentro un passato appassito, sarebbero destinate all’oblio. Non sarebbe un gran male se non testimoniassero la comoda inettitudine di un ceto sociale così simile alla nobiltà di Versailles a cui non segue la rivoluzione francese ma il nazismo!
    E certo, quanto è pelosa questa nostalgia di un mondo migliore ma solo per loro, ariani e cristiani. Cosi’ rimugina Roth mentre scrive e sfronda.
    “Accetto di buon grado il destino di essere dimenticato, ma non quello di essere il narratore del dimenticato. A stento mi si capirebbe se per esempio al giorno d’oggi mi arrischiassi a parlare di libertà, di onore, figuriamoci poi della prigionia. In questi anni è meglio tacere. Io scrivo unicamente allo scopo di chiarirmi a me stesso” , si ripete mentre testimonia la ridicola “ravvedutezza” dell’ultim’ora del Trotta, che va in guerra non con i suoi pari ma con gli amici e parenti proletari! E ci va come se andasse a nozze perché la guerra è bella!

    L’alcolizzato, cirrotico ma intelligente ebreo Roth non batte ciglio quando, infine, il fantasma in un ultimo sussurro racconta :
    -" Dunque, anche quella sera andai al caffè…Non mi consideravo forse da tempo ormai, da quando ero tornato dalla guerra, uno che era vivo per errore?...Come potevano riguardarmi ancora le cose di questo mondo?...la porta del caffè fu spalancata e sulla soglia apparve un giovane stranamente abbigliato. Portava gambali neri di cuoio e un tipo di berretto militare che mi faceva pensare a un vaso da notte …L’uomo disse: compatrioti! Il governo è caduto. Abbiamo un nuovo governo popolare tedesco!”
    Riporta scrupolosamente le testuali parole di quel degno rappresentante della sua casta che non trova niente di meglio da fare che visitare il sarcofago del suo imperatore Francesco Giuseppe e di gridare : Dio conservi!

    C’è ben poco da aggiungere. Quello scemo si sputtana da sé. A lui basta per denunciare i colpevoli, i veri colpevoli della catastrofe.
    Lui non vuole, come Trotta, essere uno vivo per errore o malgrado se stesso; confida nell’unico suo grande amico: l’alcol.

    Tra un anno, grossomodo, morirà, sperando solo che stupidi critici non lo identifichino con l’altrettanto stupido, inetto e inutile nostalgico Trotta.

    Splendido.

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    Maria Francesca e basta said on Jul 18, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non riesco a dare più di tre stelline, e questo mi dispiace, perché Roth è un autore che apprezzo moltissimo. Purtroppo non ho trovato nulla di eccezionale ne "La Cripta dei cappuccini", se non il fatto che la desolazione e il disorientamento del pro ...(continue)

    Non riesco a dare più di tre stelline, e questo mi dispiace, perché Roth è un autore che apprezzo moltissimo. Purtroppo non ho trovato nulla di eccezionale ne "La Cripta dei cappuccini", se non il fatto che la desolazione e il disorientamento del protagonista sono quelli di un intero popolo che vede frantumarsi il proprio mondo a causa della Grande Guerra e del crollo di un Impero secolare.
    Probabilmente non era il momento giusto per leggerlo, forse lo riprenderò...

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    Ellis_4733 said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    A tratti davvero emozionante, denso di significati e oserei dire stilisticamente perfetto, non una parola fuori posto. Di pagina in pagina Roth rivela aspetti davvero interessanti che riguardano da vicino lo scoppio della prima guerra mondiale. Direi ...(continue)

    A tratti davvero emozionante, denso di significati e oserei dire stilisticamente perfetto, non una parola fuori posto. Di pagina in pagina Roth rivela aspetti davvero interessanti che riguardano da vicino lo scoppio della prima guerra mondiale. Direi a metà tra la biografia e il romanzo storico. Bello.

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    poetaminore said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Solo molto tempo dopo la grande guerra, il mondo doveva accorgersi che perfino i paesaggi, i campi, le nazioni, le razze, le capanne e i caffè del genere più diverso e della più diversa origine devono sottostare alla legge del tutto naturale di uno ...(continue)

    Solo molto tempo dopo la grande guerra, il mondo doveva accorgersi che perfino i paesaggi, i campi, le nazioni, le razze, le capanne e i caffè del genere più diverso e della più diversa origine devono sottostare alla legge del tutto naturale di uno spirito potente che è in grado di accostare ciò che è distante, di rendere affine l'estraneo e di conciliare l'apparentemente divergente.
    Proprio per questo, Franz Joseph Trotta, protagonista di questo romanzo di Joseph Roth, afferma che la grande guerra fu chiamata "guerra mondiale', non già perché l'ha fatta tutto il mondo, ma perché tutti, in seguito ad essa, hanno perduto un mondo.
    Si tratta del frainteso e anche abusato spirito della vecchia monarchia, che in questo caso faceva sì che Franz Joseph fosse di casa a Zlotogrod non meno che a Sipolje o a Vienna.
    Franz Joseph Trotta rappresenta la grande borghesia viennese alla fine della Belle Epoque e soprattutto lo spirito dell'Impero austro ungarico.
    Pur essendo un uomo ricco e benestante, quando incontra il caldarrostaio proveniente dalla sua città di origine Sipolje, in Slovenia e Manes Reisiger il vetturino di Zlotogrod, egli avverte ancora più forte e prepotente l'amore di patria.
    L'Austria non bisogna cercarla nelle Alpi, diceva, dove hanno camosci e stelle alpine e genziana, la sostanza dell'Austria viene nutrita e incessantemente rigenerata dai territori della Corona.
    Egli è protagonista del suo tempo fino a quando non scoppia la Prima Guerra Mondale, vissuta da lui quasi con superficialità insieme ai i suoi amici che sente i più cari di tutti e con i quali è fatto prigioniero.
    Vuole morire insieme a loro.

    Terminata la guerra, non si definisce più figlio del suo tempo, anzi, gli riesce difficile non delinearsi addirittura suo nemico.
    Il vecchio imperatore Francesco Giuseppe stava morendo ed insieme a lui moriva la monarchia, non tanto la patria di Joseph, quanto l' impero, qualcosa di più grande, più vasto, più nobile che non una semplice patria.
    Era come se non fosse appena tornato dalla guerra, come se il mondo non fosse un cumulo di macerie, come se la monarchia non fosse annientata e ancora esistesse la sua vecchia patria con le sue molteplici, incomprensibili, ma immutabili leggi, i suoi usi, costumi, inclinazioni, abitudini, vizi e virtù.
    Non aveva però alcun timore della nuova vita che lo aspettava, ancora non la "realizzava".
    Si attaccava ai piccoli obblighi che di ora in ora gli erano imposti: assomigliava pressappoco a un uomo che costretto a salire una imponente, ritiene il primo gradino quello più pericoloso.
    Aveva paura di sua moglie Elisabeth, tutte le sue vicissitudini ormai le mettevo solo in rapporto con lei.
    La guerra, la prigionia, il ritorno, li aveva già quasi cancellati dalla memoria, ma si domandava che cosa significava lei a paragone della perdita dei suoi amici Joseph Branco, Manes Reisiger, e della sua patria, del suo mondo.
    Pensava al sogno di suo padre, quello di una triplice monarchia, che l'anziano genitore aveva destinato a realizzare.
    Ora egli era sepolto nel cimitero di Hietzing insieme all'l'imperatore Francesco Giuseppe, del quale era stato fedele disertore, nella Cripta dei Cappuccini.
    Franz Joseph ne era l'erede.

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    Cri1967 said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Uno struggente addio che lo scrittore da al proprio mondo,ovvero alla dissoluzione dell'impero austro-ungarico,raccontando le vicende familiari e belliche del giovane Francesco Ferdinando Trotta ,rampollo di una nobile famiglia,sino all'avvento del r ...(continue)

    Uno struggente addio che lo scrittore da al proprio mondo,ovvero alla dissoluzione dell'impero austro-ungarico,raccontando le vicende familiari e belliche del giovane Francesco Ferdinando Trotta ,rampollo di una nobile famiglia,sino all'avvento del regima nazista.

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    Mirandolina said on Apr 30, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Autunno asburgico

    Languido quadro di un mondo tramontato, archiviato nell'incessante tramestio della Storia.
    Seguiamo l'indolente aristocratico Trotta dalla pace acerba dell'autunno galiziano, col suo odore dolciastro delle mele al forno e delle caldarroste, attraver ...(continue)

    Languido quadro di un mondo tramontato, archiviato nell'incessante tramestio della Storia.
    Seguiamo l'indolente aristocratico Trotta dalla pace acerba dell'autunno galiziano, col suo odore dolciastro delle mele al forno e delle caldarroste, attraverso i giorni della Grande Guerra "enormi e gravidi di pericoli, tetri e solenni e misteriosi e sconosciuti" e giungiamo fino al fresco silenzio marmoreo della cripta, quando ogni entusiasmo vitale si è spento.
    Un rapido volo d'uccello sulla manciata d'anni che portarono al cambiamento più drastico del Novecento, riflessi in un uomo che "non aveva paura della morte, ma di un ufficio, di un notaio, del direttore di un ufficio postale".
    L'incanto dell'impero si sbriciola come uno specchio, la terra di frammenta in confini e nazioni, l'uomo asburgico invecchiato si estingue e si lascia seppellire con il suo mondo. Romanzo struggente e poetico, su toni autunnali.

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    Paolo del ventoso Est said on Feb 6, 2014 | 8 feedbacks

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