Die Mars- Chroniken. Roman in Erzählungen.

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Verleger: Diogenes Verlag

4.2
(3670)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 272 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Catalan , Chi traditional , French , Italian , Japanese , Portuguese , Galego , Polish , Swedish , Russian , Czech

Isbn-10: 3257208634 | Isbn-13: 9783257208634 | Publish date:  | Edition 11., Aufl.

Auch verfügbar als: Audio CD

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre ...weiter

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre orizzonti sterminati alla fantasia di un bravo scrittore), sul quale si può fare grande letteratura, esattamente come sul presente o sul passato. Tutto dipende dalla penna di chi scrive.
    Ovviamente lo scrittore mediocre produrrà intrecci mediocri, con personaggi piatti e riflessioni stereotipate: e creerà qualcosa di più adatto a un videogioco che a un grande libro.

    Il grande scrittore utilizza il tema fantascentifico sì per immaginare e far sognare, ma è in fondo come un cecchino, che mira e spara soprattutto al presente disponendo però di cartucce che all'autore di romanzi basati sulla realtà nota (presente e passata) non sono concesse, dovendo questi attenersi per forza alla realtà per risultare credibile - con l'eccezione di alcuni romanzacci storici dove si parla di Romani che mangiano arance o di normanni col cannocchiale, uscendo dalla storia per planare nella fantascienza (e nel ridicolo).

    Bradbury è un grande scrittore e scrive del futuro, e della colonizzazione di Marte in particolare, parlando però del suo presente ai suoi contemporanei, ossia agli americani della mitologica generazione degli anni '50, quella delle villette bianche, dei buoni sentimenti, della tempra morale, delle canzoncine innocenti, dell'etica del lavoro, del positivismo scientifico assoluto, del capitalismo usa&getta. Soprattutto, la generazione che ha vinto la Guerra e la generazione della Guerra Fredda appena cominciata, dell'ipocrisia, del terrore atomico e del maccartismo.

    Bersaglio facile e abbastanza comodo da impallinare, si dirà, e sicuramente ai nostri occhi piuttosto spregievole. E' lo stesso bersaglio che Roth mitizza (in apparenza) e contrappone alle generazioni senza più ideologie o fede in nulla del presente in Pastorale americana . La cartuccia in più di Bradbury è la contrapposizione che fa tra l'americano medio tronfio e ignorante e i marziani. Roth contrapponeva, come detto, l'americano rigido, dogmatico e moralmente tutto d'un pezzo della generazione della II GM all'americano privo di tutto (morale, forza, convinzioni, ideologie, volontà) delle generazioni recenti: dal confronto esce una realtà spappolata, in cui una generazione non riesce a capire le altre, in cui al nulla e al relativismo estremo del presente la sicurezza e le ragioni dogmatiche, spesso prodotti del conformismo e del non-pensiero dei benpensanti, finiscono per venire schiacciate, senza che si riesca a capire quale delle due generazioni sia, in fondo, la peggiore (anche se, sembra dire Roth, meglio il poco che il niente, meglio le bugie che il caos).

    Qui il confronto è impietoso e non c'è dubbio che l'americano medio, tronfio, ignorante, becero, individualista, seguace obnubilato della scienza e da essa dipendente risulti perdente al cospetto dei marziani, che sono tutto l'esatto opposto, dediti al buon vivere e alla riflessione esistenziale e assai poco alla guerra e alla crescita economica. Ovviamente finiscono sterminati dalle malattie, che tolgono ai terrestri lo sgradito compito (evidente il paragone marziani-pellerosse/indios/aztechi) e permette a questi di colonizzare Marte, badando ben poche alle rovine assai progredite della civiltà in rovina.

    (fra parentesi, quel polpettone di Avatar non ha inventato davvero niente)

    Tuttavia i terrestri sono quello che sono, e sulla Terra scoppia una guerra atomica; molti colonizzatori, con troppi legami e da troppo poco spediti sul lontano pianeta, tornano indietro; il Pianeta Rosso diventa vuoto e solo un gruppo di umani, sfuggiti al rogo atomico che ha distrutto la Terra, vi giunge per rimanere e perpretare la specie, anche se non più come Terrestri ma come Marziani a tutti gli effetti.

    In mezzo, molti racconti brevi, apparentemente slegati fra loro ma tutti di feroce critica alla società americana del tempo: ipocrita, violenta, conformista, barbara, materialista e tecno-dipendente. Scrittura di ottimo livello, trame brevi ben strutturate e molto godibili nonché fonte di profonde riflessioni su quello che, anche noi oggi, siamo.

    Dopotutto l'atomica c'è ancora, il capitalismo è diventato sfrenato, la crescita economica e la finanza sono i nostri idoli d'oro. E c'è pure Facebook! che tra le varie e variegate brutte cose del nostro tempo è una delle più miserevoli. Tuttavia non incolpiamo Bradbury, che nel 1950 mica poteva immaginare anche questa sciagura.

    Consigliato! (il libro, non Facebook)

    gesagt am 

  • 4

    4 stelle per media. Alcuni racconti sono da 5, altri da 3, (pochi da 10). Considerando gli anni in cui è stato scritto c'è da dire che l'autore ha creato delle storie uniche fuori da tutti i canoni de ...weiter

    4 stelle per media. Alcuni racconti sono da 5, altri da 3, (pochi da 10). Considerando gli anni in cui è stato scritto c'è da dire che l'autore ha creato delle storie uniche fuori da tutti i canoni della letteratura di fantascienza di quel periodo.

    gesagt am 

  • 5

    Voliamo nello spazio per raggiungere Marte: il sogno di ogni uomo, che però avviene nel modo più truce e comune che l’essere umano sa fare, con un processo di colonizzazione antidemocratico e violento ...weiter

    Voliamo nello spazio per raggiungere Marte: il sogno di ogni uomo, che però avviene nel modo più truce e comune che l’essere umano sa fare, con un processo di colonizzazione antidemocratico e violento; e, qui, avviene lentamente, in una successione di eventi apparentemente scollegati tra loro ma in realtà legati dallo stesso filo conduttore, in un arco spazio-temporale dilatato fino al 2026. Leggendolo, ho pensato che in fondo non sarebbe così assurdo, è un po’ quello che sta accadendo: le guerre si susseguono mietendo vittime e creando nuovi idoli malati; il desiderio di potere c’è sempre e ci sarà ancora e, chi lo sa, mica è detto che non possa raggiungere anche altre dimensioni, o addirittura il tanto agognato pianeta rosso? O che magari potrebbe essere davvero l’ultima spiaggia per l’umanità, chissà…
    Il resoconto di Bradbury, un vero esempio classico della letteratura fantascientifica, nasce con un sapore dolce grazie all’elemento fiabesco e con un sapore amaro grazie all’elemento filosofico; ne consegue un mix avvincente, superbo, delicato al tempo stesso, che mette in luce tutte le debolezze umane, le angosce, i sogni che si infrangono. A ben vedere, sono più che altro cronache umane. I marziani, che non sono descritti come i soliti mostriciattoli verdi, appaiono in altre vesti e comunque con un ruolo antagonista marginale.
    E’ una metafora sulla vita, una riflessione profonda sull’umanità e sulle sue fragilità, uno specchio che invita a guardarsi bene, a guardarsi dentro.

    gesagt am 

  • 3

    Malinconico Marte

    La fantascienza di queste pagine non è scientifica, o tecnica, ha le movenze umanistiche di chi getta sguardi e riflessioni sociologiche con l'andatura da narratore di favole, da poeta, che semina rac ...weiter

    La fantascienza di queste pagine non è scientifica, o tecnica, ha le movenze umanistiche di chi getta sguardi e riflessioni sociologiche con l'andatura da narratore di favole, da poeta, che semina racconti nel futuro, su un altro pianeta, per affrontare temi del nostro passato; in fondo la Terra l'abbiamo colonizzata da soli, noi.
    Marte ha il sapore di una malinconica presa di coscienza.

    Voto: 3 ½

    gesagt am 

  • 5

    L'UMANO NEL DISUMANO, IL DISUMANO NELL'UMANO.

    Le suggestioni che Bradbury riesce a creare con le sue idee, con il suo stile, con il suo semplice narrare sono perle rare capaci di risvegliare il subconscio umano in tutte le sue imperfezioni e paur ...weiter

    Le suggestioni che Bradbury riesce a creare con le sue idee, con il suo stile, con il suo semplice narrare sono perle rare capaci di risvegliare il subconscio umano in tutte le sue imperfezioni e paure. Quando lessi per la prima volta le “Cronache”, poco dopo aver ultimato il mio amato ed ispiratore Fahrenheit 451, restai basita dal genio di questo autore, dall’idea di riflessione proposta, dalla poesia con cui riusciva a trasmettere con chiarezza lo specchio dell’umanità del tempo. Perché questo ha fatto Bradbury, da un lato nell'ipotizzare la conquista dell'uomo di altri ancestrali pianeti – e nonostante l'intrinseca possibilità di ricominciare tutto dal principio, di porre rimedio a quegli errori che tanto lo avevano caratterizzato sulla Terra – ha dimostrato l'incapacità del genere di appartenenza di far tesoro dei propri sbagli e dunque di imparare da essi; dall'altro ha offerto una panoramica completa della cultura del tempo; gli abitanti che popolano questo romanzo non sono altro che l'archetipo dell'americano medio degli anni '40/'50 razzista, falso perbenista, mentalmente stereotipato e totalmente rivestito di infiniti pregiudizi.
    In antitesi ai terrestri vi sono poi i marziani, esseri diversi dai primi ma non tanto nell'aspetto – non attendetevi la descrizione di alieni dalle tre teste e le sette braccia – quanto nell'evoluzione della propria civiltà. In tal senso, un racconto mi ha particolarmente colpito, ed è quello del padre missionario che affascinato da queste “sfere” azzurrine cerca di instaurare un rapporto con predette creature sino alla consapevolezza di non dover far altro che limitarsi ad imparare dalla loro saggezza. Altro passaggio – dei tanti – che mi ha arricchito – e che considero una rarità – è quello dell'emigrazione dell'intera popolazione di colore sul pianeta Marte perché quando non hai niente da perdere non hai paura di lottare per ricominciare e cambiare le cose. Viceversa il bianco si rende conto della rilevanza che aveva il nero – che ha tanto maltrattato e deriso – soltanto quando lo ha perso e i fiocchi di cotone aleggiano tranquilli nelle distese coltivate. Ulteriore significativo spunto di riflessione l'ho riscontrato nel brano che ha quale protagonista l'eclettico Stendahl che nella sua brama di vendetta riscuote nel lettore quell’insegnamento che l'indimenticabile Fahrenheit 451 aveva trasmesso nella sua lettura.
    Marte è sinonimo di perfezione; è la metafora della Terra prima dell'avvento del genere umano. Che avesse ragione Spender? Si, vien da affermare. Il giungere sul pianeta rosso del terrestre può tradursi nella bieca brama di potere, nella stupidità, nell'arroganza, nella corruzione perché ogni buon principio che, almeno inizialmente animava il cuore dei coloni, si è perso nell'oblio per dar adito a quelle caratteristiche stanziate nell'anima dell'uomo. Non stupisce dunque che chi crede di sapere imponga la sua dottrina, che le passioni si tramutino in mania, che il buono ed il rispetto diventino concetti astratti paragonabili tanto alla devozione quanto al miraggio. Perché accettare, perché non rispettare quel nuovo mondo ed imparare dai lasciti di una cultura evoluta? Perché l'uomo non riconosce minimamente quegli errori insiti nella propria natura e alla dipartita per Marte, prepotentemente e testardamente, se li porta dietro radicandoli in un pianeta che a sua volta diventerà immagine e somiglianza di quello appena abbandonato. E dunque, a cosa è servito andarsene?
    Feste e proclamazioni si aspettava al suo arrivo su Marte il terrestre invasore. La sua conquista del pianeta è paragonata a quella che ha visto protagonisti gli indios d'America al giungere degli europei alla conquista del Nuovo Mondo. E si stupisce l'astronauta della Terra; perché le chiavi del Pianeta Rosso non gli vengono consegnate? Perché i marziani li prendono per pazzi o comunque non si mostrano entusiasti del loro arrivo? Ben quattro spedizioni prima di pervenire all'estinzione degli alieni. Inevitabile il passaggio di proprietà che, badate bene, non è una resa da parte dei marziani bensì una la metafora del padre che accontenta il figlio capriccioso sussurrandogli all'orecchio di non crogiolarsi sugli allori visto che da quel momento la battaglia da condurre è contro la sua stessa natura di rampollo.
    Nel finale il dubbio, l'incertezza sul futuro narrata con grande maestria e con pillole di saggezza letteraria che si marchiano indelebili nella mente di chi legge.
    Con ambientazioni quasi fiabesche, significati intrinseci e una scrittura esaustiva, chiara e magistrale; Bradbury dà vita ad un'opera che vale la pena di essere letta. Il suo significato viene colto in più riprese, alla conclusione del componimento, infatti, non è possibile comprenderne tutta la profondità, questa in parte sfugge, non perché il lettore non sia capace di percepirla bensì perché è necessaria una riflessione a posteriori, a freddo per assaporarla nella sua interezza. Come più volte asserito dallo stesso autore lo scritto è una rivendicazione della fantasia contro il realismo letterario dell'epoca, è intriso della visione del Mondo propria da sempre di Bradbury che, come altri autori del suo tempo (vedi Huxley o Orwell), tendeva il suo occhio scrutatore nella panoramica del “bianco e del nero” senza dar voce alle sfumature; ma è e resta un componimento degno di nota. Un romanzo che va gustato e letto poco alla volta.
    Vi lascio con un breve incipit:
    « I marziani scoprirono il segreto della vita tra gli animali. L'animale non cerca di capire la vita. La sua stessa ragione di vivere è la vita; esso gode e gusta la vita. Vede, tutta la scultura marziana, questi simboli animaleschi ripetuti all'infinito...»
    «A me sembra una cosa pagana».
    «Anzi! Quelli sono simboli divini, simboli di vita. L'uomo, anche su Marte, era divenuto troppo uomo e non abbastanza animale. E gli uomini di Marte si accorsero che per sopravvivere avrebbero dovuto dimenticare la solita domanda: Perché vivere? La vita era la risposta a se stessa. La vita era propagazione di maggior vita e di un vivere la miglior vita possibile. I marziani si accorsero che la domanda “Perché vivere” veniva fatta invariabilmente al culmine di un periodo di guerra e disperazione quando non c'era risposta. Ma poi la civiltà si placò, le guerre cessarono e la domanda perse ogni senso per altri motivi. La vita era bella, non c'era più bisogno di discussioni e di analisi».
    « Si direbbe che i marziani fossero molto ingenui».
    « Erano ingenui soltanto se conveniva esserlo. Smisero di cercare di distruggere tutto, di umiliare tutto. Fusero religione, arte e scienza, perché alla base, la scienza non è che la spiegazione di un miracolo che non riusciamo mai a spiegare e l'arte è un'interpretazione di quel miracolo. Non permisero alla scienza di stritolare l'estetica e la bellezza. E' sempre questione di gradazione. Un uomo della terra si dice:-” In quel quadro il colore non esiste realmente. Uno scienziato può dimostrare che il colore è soltanto il modo secondo cui le cellule sono disposte in una data sostanza per riflettere la luce. Pertanto, il colore non è una parte sostanziale delle cose che mi capita di vedere”. Il marziano, infinitamente più acuto, dirà: “Magnifico quadro. Lo dobbiamo alla mano e alla mente di un uomo ispirato. Alla sua idea, il suo colore vengono dalla vita. E' dunque cosa buona”. »

    gesagt am 

  • 3

    Come scrivevo, era difficile rileggere Bradbury dopo la demolizione fattane da Eco; che oltre tutto certi articoli su Omni sembravano confermare. Ma confortato dalla lettura di Paese d’Ottobre, ho rip ...weiter

    Come scrivevo, era difficile rileggere Bradbury dopo la demolizione fattane da Eco; che oltre tutto certi articoli su Omni sembravano confermare. Ma confortato dalla lettura di Paese d’Ottobre, ho ripreso in mano quello che una volta era per me il classico dei classici. E non sono stato deluso. Certo, le Cronache non hanno l’estremaa varietà di toni delle raccolte di racconti; forse è inevitabile, forse è meglio. Ma la capacità bradburiana di creare atmosfere liriche, oniriche, e anche umoristiche, spesso partendo da bozzetti di vita quotidiana, è ai massimi.
    Lo sfortunato destino delle prime quattro spedizioni; il fortuito incontro notturno tra un terrestre e un marziano, appartenenti a tempi diversi; le descrizioni della come sempre raffinata e decadente civiltà marziana, descritta con dettagli fatti apposta per i pennelli di Thole (ne firmò la meravigliosa edizione con tavole a colori che lessi alle medie); una poeticità sobria; la solitudine umana che traspare da racconti come The martian, che ricreano le atmosfere dei quadri di Edward Hopper, e sono uno dei tratti più veri della narrativa di B.
    Le citazioni letterarie qui non sono il Kitsch o Midcult citato da Eco (cioè elementi di arte vera e profonda usati a scopo decorativo, per far sentire “nobilitato” e acculturato il lettore, che però, stimolato solo superficialmente, rimane ancora più appagato della sua condizione massificata): “Usher II” è un brillante riutilizzo di temi di Poe e una difesa del fantastico in genere, contrapposto al realismo imposto dai benpensanti (“se proprio dovete fare un film, fatelo da Hemingway, dicevano. Sarò stato costretto a vedere almeno trenta volte film da ‘Per chi suona la campana’ “..). Benpensanti anche i politicamente progressisti, quindi; del resto, per quanto non conosca a fondo Bradbury, penso di poter dire che si tratti di un reazionario, in senso umano più che politico, in quanto animato dalle migliori intenzioni (come dimostra “Out in the thin air”); tratto umano coerente più con il fantasy-horror che con la fantascienza.
    Come per tutti gli autori che hanno parlato del pianeta rosso, Marte è una proiezione dell’inconscio: quello di Bradbury doveva essere particolarmente ricco, perché di fatto il suo pianeta immaginario cambia aspetto a ogni racconto.. Marziani che usano la telepatia per ingannare i conquistatori terrestri; oppure che subiscono la loro capacità proteiforme di sadeguarsi ai desideri dei terrstri che incontrano; o ancora ieratici rappresentanti di un’antica razza..
    La civiltà marziana non è mai descritta in troppo dettaglio né con molta coerenza, e del resto eravamo stati avvertiti dall’autore: questo libro è per il 95% fantasia, e solo per il 5% scienza.
    Per un lettore di oggi, un aspetto particolarmente invecchiato e fastidioso è il trattamento della donna: non bastasse la moglie sensibile, in sé ribelle all’ottusa violenza del marito ma di fatto totalmente passiva di “A long off season”, c’è l’incredibile racconto dell’ultimo uomo su Marte, che dopo mesi di solitudine riesce a sapere che anche una donna è rimasta sul pianeta: ma quando finalmente la raggiunge, scopre che è una grassona.. che si permette persino di fargli capire che lo desidera! segue fuga precipitosa del mancato Adamo attraverso l’intero pianeta. Ma forse non è giusto aspettarsi di più da un autore di genere nel ’51..

    gesagt am 

  • 4

    Un Marte molto terrestre

    I coloni arrivano su Marte, come novelli Colombo.
    I rapporti iniziali coi marziani non sono idilliaci, molte spedizioni falliscono, rigettate nel sangue.
    Ma poi i terresti impongono il loro dominio e ...weiter

    I coloni arrivano su Marte, come novelli Colombo.
    I rapporti iniziali coi marziani non sono idilliaci, molte spedizioni falliscono, rigettate nel sangue.
    Ma poi i terresti impongono il loro dominio e fanno di Marte ciò che avevano fatto della Terra.
    Un libro che fa riflettere sulla tendenza dell'uomo a distruggere le sue nuove scoperte e l'equilibrio che le circonda. La storia si ripete, come nei secoli delle colonizzazioni europee oltre oceano.
    Una lezione ambientalista e politica, uno scrivere a tratti lirico.
    Un libro eccezionale.

    gesagt am 

  • 5

    colonizzazione cosmica

    quello di bradbury non è un vero e proprio romanzo, bensì un insieme di racconti (capitoli) ognuno con una sua trama ma comunque legati, e ognuna di queste piccole storie, viste sia dal lato umano che ...weiter

    quello di bradbury non è un vero e proprio romanzo, bensì un insieme di racconti (capitoli) ognuno con una sua trama ma comunque legati, e ognuna di queste piccole storie, viste sia dal lato umano che alieno, mostrano la vera natura dell'essere umano, sempre alla ricerca di nuovi posti da distruggere...
    ho iniziato a leggere questo libro quasi per caso, ma ne sono rimasto affascinato dalla prima all'ultima pagina, davvero una lettura consigliata agli amanti dell'autore o di chi ama la fantascienza!
    p.s. un racconto (usher II) è legato a un altro libro dell'autore, ovvero fahrenheit 451, davvero stupendo! ;)

    gesagt am 

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