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Die Physiker. Lektüreschlüssel.

By Friedrich Dürrenmatt

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| Others | 9783150153024

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47 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Es hat mir Spaß gemacht. In wenigen Seiten gibt es viele Überraschungen und interessanten Überlegungen.

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    Haller said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/04/12/i-fisici-… COMMISSARIO Eh, certo; lei deve avere più di duecento anni... NETWON (lo guarda meravigliato) Duecento? E perché mai? COMMISSARIO Be’, in quanto Newton... NEWTON ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/04/12/i-fisici-…

    COMMISSARIO Eh, certo; lei deve avere più di duecento anni...
    NETWON (lo guarda meravigliato) Duecento? E perché mai?
    COMMISSARIO Be’, in quanto Newton...
    NEWTON Mi scusi, commissario, lei è matto o ci fa soltanto?
    COMMISSARIO Ma come...
    NEWTON Dunque lei crede veramente che io sia Newton?
    COMMISSARIO Ma se è lei che ci crede!
    NEWTON (si guarda intorno sospettosamente) Posso confidarle un segreto, signor commissario?
    COMMISSARIO Ma certamente, dica pure.
    NEWTON Io non sono Sir Isaac Newton. Faccio solo finta di esserlo.
    COMMISSARIO Ah, e perché, se posso chiedere?
    NEWTON Per non confondere Ernesti.
    COMMISSARIO Mi scusi, ma non ci arrivo proprio.
    NEWTON Al contrario di me, Ernesti è veramente malato, si illude di essere Albert Einstein.
    COMMISSARIO E che c’entra lei, con questo?
    NEWTON Se Ernesti viene a sapere che in realtà Albert Einstein sono io, scoppia il finimondo.

    (Friedrich Dürrenmatt, “I fisici”)

    Nei giorni scorsi, leggendo libri di fisica, ho avuto il dubbio che questo genere di letture possano presto condurmi a uno stato mentale più confusionario dell’attuale. Leggendo “I fisici” di Dürrenmatt ho scoperto che anche quest’ultimo deve aver fatto un pensiero del genere, visto che ha ambientato questa sua commedia in un manicomio. Si tratta, infatti, di un’opera divertente, con all’interno alcuni spunti di riflessione circa le possibili catastrofi alle quali possono condurre certe scoperte scientifiche se utilizzate nella maniera peggiore, che vede come protagonisti un Einstein suonatore di violino, un Newton che sostiene di essere, in realtà, Einstein stesso e Möbius, un terzo fisico che ha deciso di passare il resto dei suoi giorni in manicomio perché teme che le sue ultime scoperte possano condurre a disastri planetari.
    La commedia inizia con un assassinio compiuto da uno dei tre, peraltro il secondo di una serie, e con l’arrivo di un commissario che pare interessato più al cognac che non alle indagini. In un crescendo di deliri, Dürrenmatt ci pone di fronte all’ambiguità della realtà, al confine spesso invisibile tra follia e sanità mentale, in quest’opera gradevole, che si presta a diversi livelli di lettura ma che soprattutto scorre via tutta di un fiato.
    A questo punto, proseguirò nelle letture sull’argomento, prossimamente, tenendo sempre d’occhio la mia capigliatura, onde non ritrovarmi anch’io, tra quale tempo, con una parrucca “stile Newton” sulla testa e con il vuoto nella stessa.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Apr 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ora capisco quando i professori al liceo erano soliti mettere "sei e mezzo"o "sette e mezzo", quel mezzo punto che tu studente non riuscivi ad accettare perchè, d'altronde, cosa costava al professore darti un voto pieno? Così mi sono ritrovata nella ...(continue)

    Ora capisco quando i professori al liceo erano soliti mettere "sei e mezzo"o "sette e mezzo", quel mezzo punto che tu studente non riuscivi ad accettare perchè, d'altronde, cosa costava al professore darti un voto pieno? Così mi sono ritrovata nella loro stessa posizione quando non potendo usare il mezzo punto per questo dramma gli ho (benignamente) dato 4 stelle. Il problema è che non lo trovo nè "Così così" nè "Bello": lo trovo interessante. Dovrebbero metterci questo fra le valutazioni sintetiche, l'interesse che suscita una lettura. Interessante perchè affronta le angosce della scienza e il tema della responsabilità di questa nei confronti dell'umanità, si carica delle tensioni della società nel periodo della guerra fredda, dimostra l'impotenza della scienza di fronte a meccanismi più intricati di essa stessa (il potere) ma non si pone come quei drammi che devono necessariamente sconvolgere, angosciare, far sentire il lettore impotente e responsabile dei disastri del mondo. Non ha uno scopo propriamente pedagogico, anche se una certa critica ha voluto dargli questo senso. Lo scrittore dice:-la situazione è questa, non è affar tuo, non è affare dei protagonisti, sono alienati dalle loro stesse scelte, non possono esserne responsabili." Il finale ti sembra giusto così com'è, lo accetti come un paradosso inevitabile e forse in fondo il messaggio è proprio questo: accettare l'impotenza senza rimorsi diventa inevitabile.

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    Fioredix said on Jan 3, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Testo teatrale in cui niente e' come sembra. In un gioco di scatole cinesi conosciamo gli strani personaggi, tre fisici in un manicomio, che si riveleranno molto diversi da come dovrebbero essere.
    Intelligente, sorprendente e profondo, affronta gran ...(continue)

    Testo teatrale in cui niente e' come sembra. In un gioco di scatole cinesi conosciamo gli strani personaggi, tre fisici in un manicomio, che si riveleranno molto diversi da come dovrebbero essere.
    Intelligente, sorprendente e profondo, affronta grandi temi in un modo originalissimo.

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    Mariko1988 said on Dec 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Buona idea realizzata in maniera inaspettatamente grossolana e scolastica.

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    Neuromancer said on Nov 12, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Pièce teatrale su come gli uomini dovrebbero o non dovrebbero usare la scienza, che per definizione non è nè buona nè cattiva ma solo verità.
    Inevitabile il dibattito sui limiti da imporre agli scienziati, su quali siano le soglie da non varcare, fi ...(continue)

    Pièce teatrale su come gli uomini dovrebbero o non dovrebbero usare la scienza, che per definizione non è nè buona nè cattiva ma solo verità.
    Inevitabile il dibattito sui limiti da imporre agli scienziati, su quali siano le soglie da non varcare, fin dove debbano arrivare certi studi per evitare potenziali pericoli e su chi sia tanto super da poter tracciare 'sto confine. Io il dibattito lo schivo proponendo di imporre quei limiti non a scienziati e studiosi in genere ma a politici e a tutte le categorie di farabutti.
    Solo tre stelline perchè, nonostante l'altezza del tema, non amo le storie surreali.

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    Hari Seldon said on Sep 24, 2012 | Add your feedback

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