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Die Wand

By Marlen Haushofer

(8)

| Paperback | 9783423125970

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Book Description

63 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Mi è piaciuto il tono diaristico, distaccato con cui registra un pezzo di vita in un mondo spopolato e separato. L'adattamento a una situazione dura e assurda, il personalizzare gli animali. Ma la sua paura degli umani mi confonde.

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    RobbieB said on Jun 6, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    è un racconto che colpisce al centro, all'essenza della vita, ci si perde con la protagonista, si vive con lei, ci si confronta e ci si angoscia....e forse si torna più serenamente alla vita di tutti i giorni. Consigliato.

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    oliva said on May 31, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Non succede nulla, eppure.

    «Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?»
    - [Hillel il Vecchio - Talmud] -

    Può essere un libro crudele e avere un forte poter pacificatore nello stesso tempo? Essere claustrofobi ...(continue)

    «Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?»
    - [Hillel il Vecchio - Talmud] -

    Può essere un libro crudele e avere un forte poter pacificatore nello stesso tempo? Essere claustrofobico e risuonare come un inno alla natura e agli immensi spazi verdi lasciati al suo dominio? Essere un romanzo sulla dolorosa separazione da tutto ciò che la vita cittadina contempla e anche esaltazione del rapporto istintivo e pieno di calore fra l'essere umano, separato dai suoi simili, e gli animali che lo circondano? Può aderire al mio essere interiore come una seconda pelle, raccontando una storia talmente lontana nelle modalità che caratterizzano la mia esistenza esteriore, eppure, attraverso la narrazione di questa vicenda fuori da ogni ragionevole previsione, una distopia che ce l'allontana solo perché ci rifugiamo dietro la ragione, ma che ce la rende più vicina di tante altre storie reali perché è solo un pretesto per raccontare il lungo percorso, del corpo e dello spirito di una donna senza nome, di un'età definita intorno ai quarant'anni, in una località mai menzionata in un qualche dove fra le valli austriache, in periodo che non ci è dato sapere, ma che si intuisce essere compreso fra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta, che durante quello che doveva essere un tranquillo fine settimana di relax in compagnia degli zii nel loro chalet d caccia, si ritrova improvvisamente a essere isolata dal resto dell'umanità da una parete trasparente invalicabile e indistruttibile, della quale ignora i confini, la resistenza e l'origine, eppure, nonostante tutto questo essermi tanto vicina?
    Sopravvivenza del corpo e dell'anima, una lotta per sopravvivere ai cedimenti fisici e alla follia, alla fatica e alla tentazione di lasciarsi andare, superamento degli ostacoli e ingegno, delle ferite e delle malattie, riscoperta di sé e dicotomie che si ricongiungono riconoscendosi in un unico essere, un solo essere vivente parte di un tutto. Meravigliosa la protagonista, che scrive della sua prigionia iniziale per non dimenticare, per lasciare un segnale del suo passaggio a un futuro che forse non sarà mai, non più di quanto siano meravigliosi il cane Lince, e i suoi passi che la seguiranno anche quando non ci sarà più un dopo, la mucca Bella e il vitello Toro e i loro occhi mansueti e liquidi, la vecchia vecchia gatta selvatica e la sua progenie, l'immacolata Perla e i l'irruente Tigre, ma anche le cornacchie e le salamandre, le trote e i cervi dei boschi, così come sono magnifiche le valli, il bosco, i ruscelli, l'alpe e lo chalet, una natura inquietante, salvifica, enigmatica, che trasformano la cattività in libertà, la morte e il dolore mella speranza e in un futuro che risiedono in una cornacchia bianca.
    Imparare a seguire il ciclo delle stagioni, seminare patate e fagioli, raccogliere mirtilli nei boschi, aspettare il föhn che precede la pioggia, la coltre di neve e il silenzio che avvolgono la valle attutendo ogni rumore, la nebbia umida che preannuncia il ritorno del sole, il segnare il tempo attraverso il volo delle cornacchie e il battito del proprio cuore, il cielo sterminato trapunto di stelle rosse gialle e verdi che racconta l'infinito, come i cieli e i silenzi che mi hanno accompagnato nelle tante veglie alle stelle e nei deserti dei miei anni scout, cieli e silenzi che, per ore che sembrano eterne, ti fanno capire quanto di inutile ci sia nella nostra vita quotidiana, quanto spesso si corra senza un vero perché, perché, come annota la protagonista Il corpo è rilassato, e gli occhi hanno tempo per guardare. Uno che corre non può guardare. [..] Prima ero sempre in procinto di correre da qualche parte.
    La parete, in fondo, è solo una metafora, la parete è vita che è dentro di noi, ma la parete non è una metafora, quando è l'allontanamento da ciò che di più autentico ci circonda. La parete siamo noi, per noi stessi e per gli altri, e la parete è una gabbia che pur rendendoci prigionieri ci libera, se solo siamo capaci di guardarci attraverso, toccarla con le nostre mani e alla fine ricondurci noi stessi.
    Splendido.

    «La noia, di cui spesso soffrivo, era la noia d'un ingenuo coltivatore di rose a un congresso di fabbricanti di automobili.
    [...]
    Qui nel bosco, in realtà mi trovo al posto che mi spetta. Non serbo rancore ai fabbricanti di automobili, del resto hanno perduto qualsiasi interesse da molto tempo. Ma quanto mi hanno tormentata, tutti loro, con cose che mi ripugnavano. Avevo solo questa piccola vita, e non me l'hanno lasciata vivere in pace.»

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    Piperitapitta said on Jan 20, 2014 | 11 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    ho letto di peggio, ma in questo momento non mi viene in mente nemmeno un titolo.

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    Dottor Zo said on Jan 17, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Questo libro è meraviglioso nella sua particolarità. Protagonista è una donna che nel corso di una tranquilla gita in montagna, resta inspiegabilmente isolata dal mondo. Durante la notte è sorta una misteriosa “parete” (da qui penso ne derivi anche i ...(continue)

    Questo libro è meraviglioso nella sua particolarità. Protagonista è una donna che nel corso di una tranquilla gita in montagna, resta inspiegabilmente isolata dal mondo. Durante la notte è sorta una misteriosa “parete” (da qui penso ne derivi anche il titolo) che si è posta come barriera tra la sua vita, e la vita degli altri.
    Così la donna comincia a scrivere una sorta di cronaca della sua vita. Lei dovrà imparare a ripartire da sé stessa, dalla sua intimità, dal suo vivere per sé, ormai lei è sola, non ha più uomini che le danno compagnia, non ha più oggetti che la collegano con il mondo, c’è solo lei e il suo senso del divenire.
    Lei che si scoprirà pian piano, lei che acuirà il suo rapporto con la natura, quasi a divenire una Ninfa, prossima alla sua trasmutazione, rapporto che si evince e che entrerà a far parte della sua nuova famiglia quello con: un cane, una gatta, e una mucca.
    Entrambi diverranno coscienti di quanto ognuno è materia dell’altro, ognuno non può vivere se non vive l’altro, come una sorta di ecosistema, come una catena, ricorda un po’ il concetto del circolo naturale della natura, tutto procede meccanicamente, e nulla può essere cambiato, ogni alterazione del corso naturale potrebbe portare un disastro.
    La donna avrà modo di salvarsi attraverso questa perdizione, sembra quasi buffo, ma solo così la donna riuscirà a riflettere sulla sua storia, e sul rapporto con i suoi familiari, e con il mondo.
    La parete è quello che noi tutti ci portiamo dentro, che forse abbiamo troppe volte paura di affrontare, e che forse è proprio oltre essa che dovremmo spingerci. E’ un viaggio, forse senza ritorno, o forse di durata breve. E’ una partenza, ma troppe volte l’uomo ha paura di partire, soprattutto quando c’è l’ignoto che disegna le geometrie del percorso.

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    Jack said on Oct 7, 2013 | 2 feedbacks

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