Die Welt von gestern

Erinnerungen eines Europäers

By

Verleger: Fischer

4.3
(491)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 317 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi simplified , Italian , French , Spanish , Catalan

Isbn-10: 3596211522 | Isbn-13: 9783596211524 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Paperback , Hardcover , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 5

    “…solo chi ha conosciuto luce e tenebra, guerra e pace, salite e crolli, può dire di aver davvero vissuto”

    Da tantissimi anni non mi capitava di leggere un’autobiografia.
    Sarà anche per questo motivo e per la conseguente carenza di pietre di paragone, ma “Il mondo di ieri” mi è sembrato un libro eccezional ...weiter

    Da tantissimi anni non mi capitava di leggere un’autobiografia.
    Sarà anche per questo motivo e per la conseguente carenza di pietre di paragone, ma “Il mondo di ieri” mi è sembrato un libro eccezionale e non saprei spiegare se lo è più per la limpidezza dello stile o per lo straordinario interesse della materia, tale per cui ognuno dei 16 capitoli di cui esso si compone mi ha suscitato l’acuto desiderio di approfondire, consultare, interrogare le fonti bibliografiche disponibili in italiano.

    Questa galoppata lungo l’arco di oltre mezzo secolo permette di attraversare mondi, culture, tragedie, personalità, emozioni collettive, tutto quanto ha contribuito a costruire (ma anche a demolire e ricostruire) questa vera “grande bellezza” oggi così denigrata, che si chiama Europa. E lo fa attraverso la voce di un europeista convinto ed attivamente impegnato, durante tutta la vita e con le armi della sua sterminata cultura e di un’efficacia espressiva fuori dal comune, a contrastare le forze della disgregazione.

    Si può obiettare che si tratta comunque di un’interpretazione, di un punto di vista, ciò che distingue, da un saggio storico di presunta obiettività, una testimonianza consapevolmente condizionata dal ceto, dalla nazionalità d’origine, dalla cultura e dalla razza dell’autore narrante.

    E’ vero. Tuttavia la voce di Zweig appare talmente convincente, razionale e sistematica nel valutare le diverse prospettive che ogni evento produce in modo diretto o indiretto che si ha la sensazione di assistere dal vivo ai passaggi cruciali della storia europea, grazie a un’eloquenza mai affettata ma dotata piuttosto del dono della sintesi e della esposizione essenziale dei fatti e dei pensieri.

    Alcuni capitoli possono apparire più difficili da apprezzare, perché l’autore, grande viaggiatore e sempre proteso ad allacciare ovunque rapporti sociali e culturali con le più eminenti personalità dell’epoca, ci descrive non solo i Freud, i Richard Strauss, i Paul Valery ma più spesso, con identico stile meticoloso, anche il carattere, il pensiero e le peculiarità fisiche di artisti, poeti, musicisti, filosofi minori oggi dimenticati e per collocare i quali la mia mediocre cultura non mi sorregge adeguatamente.

    Ma le parti dedicate ai costumi, agli stili di vita, agli stati d’animo dell’ultimo Impero Austro-Ungarico, dell’approssimarsi della guerra, del delirante periodo postbellico (post Grande Guerra) sono quasi abbaglianti nella loro chiarezza e lucidità.

    Solo nella parte finale, quando sulla storia si affaccia la funesta ombra del nazismo, l’emotività carica di presagi dell’ebreo e ormai esiliato Zweig sembra prendere (comprensibilmente) il sopravvento sulla vitalità limpida e brillante dell’autore ammantando di tristezza un’esistenza pur così ricca di riconoscimenti e apparentemente appagata da uno spessore e una curiosità intellettuale quasi ineguagliabili.

    Tanto ci sarebbe da dire sui legami, diretti o anche inconsapevoli, che connettono l’autore a innumerevoli scrittori e pensatori del ‘900 come ad esempio Thomas Bernhard che, alcuni decenni dopo Zweig, vive e descrive nei medesimi termini la scuola austriaca e i suoi effetti deleteri sulla personalità degli studenti. Lo stile è ovviamente ben diverso, tumultuoso e aggressivo in Bernhard, affilato e nitido in Zweig, ma il giudizio di condanna è sovrapponibile.

    Oppure la descrizione della moda e degli abbigliamenti in uso all’alba del secolo e il preciso rapporto con la rigida repressione sessuale in atto nella società asburgica, analisi chiaramente debitrice del fecondo rapporto con Sigmund Freud che Zweig frequentò assiduamente nell’ultima parte della vita del fondatore della psicanalisi.

    Mi accorgo di aver scritto fin troppo e senza aver accennato nulla in merito alla versatilità, al collezionismo, alla strana, pressoché totale, assenza di accenni alle figure femminili ed alle due donne che Z. sposò, al reiterato rifiuto della partecipazione alla vita politica, alla bellissima frase finale che ho posto a titolo di questo commento, e tanto altro. Ma questo volume è una tale miniera di stimoli, idee e suggestioni che raramente ho usato l’evidenziatore del mio lettore con una frequenza paragonabile e mi vien da pensare che in definitiva sarebbe da evidenziare l’intero libro!

    gesagt am 

  • 4

    Molto più coinvolgente di un saggio storico ma con una visione molto più ampia di una semplice autobiografia, la descrizione "dal di dentro" dell'Europa, a cavallo tra due secoli e due guerre mondiali ...weiter

    Molto più coinvolgente di un saggio storico ma con una visione molto più ampia di una semplice autobiografia, la descrizione "dal di dentro" dell'Europa, a cavallo tra due secoli e due guerre mondiali, fatta da Zweig acquista il valore di una testimonianza allo stesso tempo obiettiva e appassionata. Su tutto domina la scrittura asciutta e precisa eppure ricca di sfumature di questo immenso autore tutto da riscoprire.

    gesagt am 

  • 5

    Ci ho pensato un po', prima di scrivere questa recensione.
    Ho trovato il libro scritto magistralmente, capace di evocare il declino dell'Impero austroungarico e dei solidi valori borghesi di fine XIX ...weiter

    Ci ho pensato un po', prima di scrivere questa recensione.
    Ho trovato il libro scritto magistralmente, capace di evocare il declino dell'Impero austroungarico e dei solidi valori borghesi di fine XIX secolo con sublime precisione e dolce amarezza; ho ammirato i ritratti di intellettuali e scrittori di inizio Novecento, scoprendo connessioni che non conoscevo e approfondendo un periodo incredibilmente fecondo dal punto di vista culturale. E mi sono venuti quasi i brividi di fronte ai presagi dell'autore di fronte alla minaccia nazista. Mi sento quindi di consigliare questo libro a tutti coloro che amano la letteratura e la storia: è davvero un affresco imperdibile di un momento cruciale.
    Accanto a questo entusiasmo per il libro in sé, mi trovo a fare i conti con qualche perplessità sull'autore come persona - o perlomeno, su come si dipinge nelle pagine di questa autobiografia. Onestamente, non mi è molto simpatico: non ho capito se dietro il non voler apparire ci sia umiltà vera o piuttosto una falsa modestia. A questo proposito, mi riservo di approfondire la conoscenza con Herr Zweig.

    gesagt am 

  • 5

    “L'Europa mi parve condannata a morte dalla sua stessa follia, l'Europa,la nostra patria spirituale, tempio e culla della nostra civiltà occidentale.”

    Una forma di diario autobiografico scritto con una eleganza che sarebbe quasi riduttivo definire sontuosa da un autore che mi ha conquistato subito dalla prima lettura
    Un'eccellente descrizione del de ...weiter

    Una forma di diario autobiografico scritto con una eleganza che sarebbe quasi riduttivo definire sontuosa da un autore che mi ha conquistato subito dalla prima lettura
    Un'eccellente descrizione del declino della magnificenza imperiale austriaca , in particolare di quella viennese , vissuta attraverso le stesse vicende personali dello scrittore che rappresentano i momenti più salienti della sua vita sino allo scoppiare della seconda guerra mondiale .
    Un'opera che , oltre che di grande bellezza stilistica , costituisce una grandiosa testimonianza storica e culturale per tutte le pagine straordinarie ed esaltanti che descrivono i suoi incontri e le sue grandi amicizie con molti di quei grandi poeti , letterati , musicisti , uomini che hanno reso immortale la storia dell'Europa prima che la delirante follia di pochi la facesse precipitare nella barbarie .

    gesagt am 

  • 4

    Zweig con questa auto biografia ci offre uno spaccato dell'Europa che è di grande attualità. Soprattutto rispetto all'attuale crisi sociale, economica e culturale dove tutte le miserie della storia eu ...weiter

    Zweig con questa auto biografia ci offre uno spaccato dell'Europa che è di grande attualità. Soprattutto rispetto all'attuale crisi sociale, economica e culturale dove tutte le miserie della storia europea appaiono ripetersi senza possibilità di un recupero dei valori fondanti, anzi immiserite per la presenza di una classe dirigente europea che ci appare assolutamente squallida e totalmente dequalificata, nel bene e nel male dell'agire sociale.

    gesagt am 

  • 5

    Non conoscevo Zweig, mi sono avvicinato a "il mondo di ieri" dopo aver visto il film "Gran Budapest Hotel", che alle opere di Zweig è ispirato. Apparentemente il libro, una commovente autobiografia di ...weiter

    Non conoscevo Zweig, mi sono avvicinato a "il mondo di ieri" dopo aver visto il film "Gran Budapest Hotel", che alle opere di Zweig è ispirato. Apparentemente il libro, una commovente autobiografia di un uomo che ha trascorso la sua giovinezza nel mondo perfetto della Belle Epoque e che ha poi visto questo mondo autodistruggersi con guerre, dittature e genocidi, non sembrerebbe c'entrare molto col film. In realtà, finita la lettura, ho rivisto "Gran Budapest Hotel" ed ho capito che dietro ad una divertente commedia vi era sotto una riflessione assai più profonda, ricavata dal racconto di Zweig, cosa che non ha fatto che aumentare il mio apprezzamento per entrambe le opere.

    gesagt am 

  • 4

    Leggendo il mondo di ieri si ha l’impressione di leggere un romanzo, appassionante e coinvolgente e invece non c’è niente di inventato, è tutto vero, è storia. Zweig si confida con il lettore, è since ...weiter

    Leggendo il mondo di ieri si ha l’impressione di leggere un romanzo, appassionante e coinvolgente e invece non c’è niente di inventato, è tutto vero, è storia. Zweig si confida con il lettore, è sincero e più volte lungo il corso del libro emergono il suo profondo malessere, le sue paure, le sue vane speranze, come se volesse anticipare la sua fine. Ha provato fino in fondo a fuggire, a resistere, ma non ha retto allo sradicamento. Il peso che lo opprimeva era troppo grande.
    Bella lettura!

    gesagt am 

  • 4

    Splendida autobiografia

    Splendida autobiografia di uno scrittore purtroppo fin troppo dimenticato. Autobiografia che inizia dall'infanzia e descrive l'Europa di fine 800, l'entrata nel nuovo secolo con le speranze nel futuro ...weiter

    Splendida autobiografia di uno scrittore purtroppo fin troppo dimenticato. Autobiografia che inizia dall'infanzia e descrive l'Europa di fine 800, l'entrata nel nuovo secolo con le speranze nel futuro e nel progresso fino alla tragedia della prima guerra mondiale e di quello che sembra poi la rinascita dell'Europa nel dopoguerra.I sogni e le speranze di un intellettuale europeo fin troppo moderno per l'epoca in cui vive.Commovente quando sogna un futuro per un Europa senza frontiere e passaporti.Il libro termina simbolicamente il 1 settembre 1939, Zweig termina la vita suicida tre anni dopo in Brasile non riuscendo a concepire la barbarie in cui il mondo era caduto.Da leggere.

    gesagt am 

  • 5

    La storia vista da una diversa angolazione

    "L'epoca offre le immagini e io vi aggiungo le didascalie e non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più ...weiter

    "L'epoca offre le immagini e io vi aggiungo le didascalie e non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più di ogni altra nel corso della storia è stata gravata di eventi"

    "Il mondo di ieri", almeno nelle premesse, è l'autobiografia dello scrittore Stefan Zweig, scritta nel 1942 poco prima di suicidarsi; in realtà il libro è anche e soprattutto l'analisi dell'importante periodo storico di transizione degli anni che vanno tra la fine dell'800 e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Zweig, invece di concentrarsi sui suoi fatti personali, preferisce scrivere una sorta di biografia collettiva, raccogliendo le esperienze comuni a molti dei suoi contemporanei. E in effetti posso certamente dire che la parte interessante, nel libro, è proprio questa: l'analisi lucida della società del tempo e dei mutamenti sociologici e politici che hanno portato alle due guerre con cui l'Europa ha distrutto il proprio potere.

    I libri di storia normalmente elencano i fatti accaduti in modo abbastanza asettico, senza rappresentare gli stati d’animo collettivi, senza analizzare in dettaglio le modificazioni psicologiche e comportamentali, senza indugiare troppo nelle ragioni che portano a determinate azioni. Ecco invece che Zweig approfondisce proprio queste cose, facendo di fatto un meraviglioso ed utilissimo compendio della storia di quel periodo.

    Degne di nota sono in generale le sue riflessioni culturali, filosofiche e letterarie; ma anche le sue amicizie con alcuni dei più grandi personaggi del suo tempo (basti ricordare James Joyce, Sigmund Freud, Auguste Rodin, Hugo Von Homannsthal, Richard Strauss, Luigi Pirandello, Maksim Gorkij e Benedetto Croce).

    Il libro inizia descrivendo con un notevole entusiasmo il mondo dell’educazione scolastica, la mentalità austriaca alla fine dell’ottocento, l’ambiente ricco di fermento intellettuale, la fiducia nella stabilità del sistema di governo, gli stimoli a produrre bellezza, arte, libri e poesie. Impressionante il modo in cui descrive l’incoscienza di tutto il popolo nel dirigersi, senza nemmeno comprenderne le conseguenze, verso la prima guerra mondiale.

    Gli ultimi capitoli dell’opera riprendono, in qualche modo, il libro che ho appena letto di Zweig stesso “Storia di una caduta”. Lo scrittore si vede privato di tutto: dei propri diritti, dei beni conquistati in tanti anni di lavoro, della libertà intellettuale, del futuro, mentre i suoi libri vengono bruciati nelle piazze. Le speranze della giovinezza crollano e si vede condannato ad un destino di esilio, incomprensione e di ricordi.

    Il libro è molto interessante, affascinante e scritto in modo elegante, piacevole, chiaro e scorrevole. Alla fine, più che una autobiografia, questo è un libro di storia. Una storia raccontata guardando le cose da un punto di vista diverso e tenendo conto di aspetti di sociologia. Una storia appassionante e coinvolgente, che ci aiuta a comprendere i fatti avvenuti in un recente passato. Solo “Impero” di Niel Ferguson, altro libro “storico” mi aveva coinvolto nello stesso modo, proprio per questa capacità di analisi fuori dagli schemi.

    Curioso l’explicit: "Il sole splendeva forte ed intenso. Tornando a casa osservai d'un tratto davanti a me la mia ombra, così come vedevo proiettata l'ombra dell'altra guerra dietro la guerra presente, e quest'ombra non mi ha più abbandonato da allora, ha sovrastato ogni mio pensiero, notte e giorno e forse il suo cupo profilo si è disegnato anche su molte pagine di questo libro. Ma ogni ombra in fondo è anche figlia della luce e solo chi ha potuto sperimentare tenebra e chiarita, guerra e pace, ascesa e decadenza, può dire di avere veramente vissuto."

    Significa che noi, nati dopo l’ultima guerra, non abbiamo realmente vissuto? Chissà, forse è vero. Forse vivendo sempre alla luce non la si apprezza nemmeno più...

    gesagt am 

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