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Die schwimmende Oper

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Verleger: Liebeskind

4.1
(675)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 333 | Format: Hardcover | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Italian , English

Isbn-10: 393589001X | Isbn-13: 9783935890014 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Capolavoro! L'ultima giornata di un aspirante suicida che evidentemente ha cambiato idea. Chi è, cosa lo ha portato qui, come legge il mondo, cosa c'è da leggere in quel mondo: le risposte sono gustose, e appassionanti, giocano con quello che sappiamo e con tutto il resto. Dicono sia alle origini ...weiter

    Capolavoro! L'ultima giornata di un aspirante suicida che evidentemente ha cambiato idea. Chi è, cosa lo ha portato qui, come legge il mondo, cosa c'è da leggere in quel mondo: le risposte sono gustose, e appassionanti, giocano con quello che sappiamo e con tutto il resto. Dicono sia alle origini di Wallace; dovrebbe essere tra le origini di tutti.

    gesagt am 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/12/25/lopera-galleggiante-john-barth/
    “...poiché mi apparve chiaro dopo soli due anni di domande, indagini, letture e ore passate a fissare la parete, che non v’è nessun fuoco fatuo così elusivo quanto la causa di qualsivoglia atto umano. È abbastanz ...weiter

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/12/25/lopera-galleggiante-john-barth/
    “...poiché mi apparve chiaro dopo soli due anni di domande, indagini, letture e ore passate a fissare la parete, che non v’è nessun fuoco fatuo così elusivo quanto la causa di qualsivoglia atto umano. È abbastanza facile passare settimane chini sopra rendiconti bancari, registri, lettere di agenti di borsa: passare mesi a esaminare archivi di giornale, rapporti sul mercato azionario, volumi sulla teoria e sulla storia dell’economia; passare anni a interrogare in maniera attenta, non affrettata, apparentemente disinvolta ogni persona che avesse avuto più d’una superficiale conoscenza di mio padre. Tutto ciò è solo una ricerca più o meno laboriosa. Ma è ben diverso esaminare questo ammasso di informazioni e scorgerci dentro, in maniera così chiara che discuterne sia fuori discussione, la causa di un atto umano.”
    (John Barth, “L’opera galleggiante”, ed. minimum fax)

    John Barth per me ha rappresentato una scoperta folgorante, me ne sono innamorato (nei limiti del rapporto scrittore-lettore) dopo poche pagine e la passione è cresciuta nel corso della lettura di “L’opera galleggiante”, romanzo di difficile “catalogazione” e che per la modalità in cui è scritto avrebbe potuto respingermi dopo poco, se non fosse stato così divertente, avvincente e anche altro. Prima di scrivere qualcosa di più preciso, devo dire che ho acquistato questo libro allo stand della minimum fax, presso la “Fiera della piccola e media editoria”, svoltasi a Roma tra il 4 e l’8 dicembre scorsi, e l’ho comprato perché incuriosito dalla descrizione nel retro del libro, ma soprattutto perché ricordavo, sia pure molto vagamente, che Barth aveva qualcosa a che fare con David Foster Wallace, autore che ammiro.
    Solo successivamente, quando ormai ero stato rapito dalla prosa avvolgente di Barth, sono riuscito a ricordarmi che il riferimento a Wallace era contenuto nella prefazione che Martina Testa (ottima traduttrice, ma non solo, dei due) aveva scritto per “Verso l’Occidente l’impero dirige il suo corso”, nella quale aveva rilevato che il romanzo di Wallace rappresenta “anche un omaggio, una personalissima cover, una fine parodia di una delle opere cardine della letteratura postmoderna americana: il racconto “Perso nella casa stregata” di John Barth”. Risolto l’arcano, e lasciando da parte sia Wallace che il racconto di Barth (che probabilmente leggerò in futuro), torno all’attualità, cioè all’opera galleggiante.
    Per capire questo titolo, bisogna svelare ciò che in verità l’autore palesa sin dalle prime pagine. Il riferimento è a una nave galleggiante sulla quale dovrà tenersi uno spettacolo, e che diventa il fulcro della giornata narrataci dal protagonista, Todd Andrews. La nave, ma soprattutto il suo galleggiare, ondeggiare, fluttuare sulle acque, è anche, se non soprattutto, una metafora dell’esistenza di Todd, il quale, a vent’anni dall’aver progettato e fallito il proprio suicidio, scrive una storia che è al tempo stesso la storia di un solo giorno ma anche dei decenni che precedono e seguono quel giorno. Noi, dunque, già sappiamo come andrà a finire la storia, cioè con Todd che non si ucciderà e, vent’anni dopo, scriverà il libro su quello che doveva essere ma non fu il suo ultimo giorno di vita, eppure il saperlo non rende noioso il libro, perché Barth, in un esercizio di metanarrativa di alto livello, ci guida avanti e indietro nel tempo, all’inseguimento degli eventi che caratterizzarono quella giornata e di quelli che avevano causato la risoluzione di farla finita.
    Il romanzo è una commedia nera, nichilista, metanarrativa, piena di digressioni su argomenti collaterali ma che s’incastrano alla perfezione nella narrazione, e soprattutto non ha pause, alterna momenti di divertimento compiaciuto dell’autore, ad altri nei quali vi sono riflessioni su temi come la vecchiaia, il suicidio, la legge. Todd, infatti, è un avvocato, e la sua vita scorre tra l’hotel, nel quale vive da anni pagando ogni giorno il rinnovo, i tribunali con le loro assurde e infinite cause, e l’alcova nella quale si accoppia con Jane, moglie del suo amico Harrison il quale, peraltro, è consenziente, anzi fautore, del rapporto tra l’amico e la moglie. Questo improbabile rapporto a tre risente, ovviamente, delle progressive mutazioni dei protagonisti e soprattutto di Todd. Lo scampato suicida, infatti, prima di diventare tale e narrarci a posteriori la sua vicenda, attraversa, come lui stesso ci dice e si dice, diverse fasi della sua personalità, indossando ogni volta maschere diverse. Esaurita quelle del santo, indossa la maschera da libertino, per poi diventare cinico, anche a seguito del suicidio, questo sì perfettamente riuscito, del padre.
    Intanto, mente vive le incombenze della quotidianità, Todd cerca di scrivere una sua personalissima Indagine (e quindi abbiamo qui un autore che scrivere un libro su sé stesso e racconta di quando stava scrivendo un altro libro), che pare essere volta solo a comprendere le ragioni del suicidio del padre, ma che in verità diventa un inseguimento interminabile alle ragioni personali che dovrebbero convincerlo a uccidersi oppure, come poi accadrà, a vivere. In questo senso, devo aggiungere una personale digressione, che forse non ha alcun fondamento nella realtà, ma che più probabilmente ne ha. Non ho elementi (per esempio interviste, altri scritti, etc) dai quali poter verificare quest’ipotesi (e se qualcuno ne sapesse qualcosa, potrebbe confermare o smentire), ma leggendo il romanzo (pubblicato originariamente nel 1956 e poi rivisto nel 1967) ho avuto la netta sensazione che alcuni dialoghi, e in particolare quello tra Todd e un vecchio, siano stati influenzati dal grandioso incipit di “Il mito di Sisifo” di Albert Camus, che vi riporto perché possiate, nell’ipotesi, fare il confronto o essere stimolati a leggere, oltre a Barth, anche Camus (che però è tutt’altro genere). Scrive Camus: “Vi è solamente un problema filosoficamente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto - se il mondo abbia tre dimensioni o se lo spirito abbia nove o dodici categorie - viene dopo”.
    “L’opera galleggiante” non risponde al quesito, né ha la pretesa di farlo, però sicuramente sento di consigliarlo a chi volesse sia divertirsi leggendo (che non fa male, ogni tanto bisogna pure ammetterlo), sia interrogarsi su alcune questioni che ho citato prima.

    “Lasciate ch’io ve lo dica: tutta la mia vita, o almeno una gran parte di essa, è stata diretta verso la soluzione d’un problema; o piuttosto verso il dominio di un fatto. È questione di atteggiamenti, di posizioni, di maschere, se volete, ma la parola ha un elemento dispregiativo che non voglio accettare. Durante tutta la mia vita ho assunto quattro o cinque di tali posizioni, basate su determinate conclusioni: tendo infatti, temo, ad attribuire a idee astratte un’importanza di vita o di morte. Ogni posizione mi sembrava sul momento rappresentare la soluzione del mio dilemma, il dominio di quel dato di fatto; ma sempre accadeva qualcosa che dimostrava l’inadeguatezza della mia conclusione, o altrimenti la posizione perdeva impercettibilmente la sua forza di persuasione finché a un certo punto non funzionava più (un mutamento quantitativo, come ha detto Marx, diventa improvvisamente un mutamento qualitativo); e poi avevo di nuovo il compito di cambiare maschera: un processo lento e, per me, doloroso, anche se spesso involontario”.

    gesagt am 

  • 4

    Se non vi sono ragioni per vivere, non ve ne sono nemmeno per morire

    «Costruire una barca: mi sembrava un gesto quasi santo nella sua totale desiderabilità. Poi approvvigionarla, e un bel mattino allontanarmi silenziosamente dall’ormeggio, scendere il fiume scintillante al sole, sino all’ampia distesa della baia, e poi giù giù negli oceani sterminati. Mai ho co ...weiter

    «Costruire una barca: mi sembrava un gesto quasi santo nella sua totale desiderabilità. Poi approvvigionarla, e un bel mattino allontanarmi silenziosamente dall’ormeggio, scendere il fiume scintillante al sole, sino all’ampia distesa della baia, e poi giù giù negli oceani sterminati. Mai ho considerato la fanciullezza se non come un periodo felice, e l’intensità di questo desiderio di evasione bisogna spiegarla col carattere attraente della cosa in sé, non con la mancanza di attrattive del mio ambiente. In breve, scappavo verso qualche cosa, e non da qualche cosa, almeno così mi sembra».

    gesagt am 

  • 3

    Dato che tutto è già stato detto, tutto è possibile

    Scrittura conspevolmente e compiaciutamente complessa e intellettualistica, trionfo di architetture ricercate, deviazioni metanarrative, allusioni letterarie, peripezie linguistiche....
    Sono una persona semplice, preferisco il minimalismo alla Carver o alla Ellis.

    gesagt am 

  • 4

    Postmoderno ma senza dar fastidio

    Metaletterario quel tanto che basta ad incuriosire, è la storia buffa e sapientemente contorta di quello che il narratore presenta come "il giorno in cui decisi di togliermi la vita": gli credi, ti affidi, ridi (sorridi) con e di lui e quando arriva la svolta, rimani forse un po' deluso per chiss ...weiter

    Metaletterario quel tanto che basta ad incuriosire, è la storia buffa e sapientemente contorta di quello che il narratore presenta come "il giorno in cui decisi di togliermi la vita": gli credi, ti affidi, ridi (sorridi) con e di lui e quando arriva la svolta, rimani forse un po' deluso per chissà quale finale che ti eri immaginato e non arriva. Ma forse anche questo fa parte del grande show.

    gesagt am 

  • 4

    Devo premettere che la corrente definita postmodernismo di molta letteratura americana non mi ha mai suscitato molto entusiasmo. Detto questo, ammetto comunque che alcune caratteristiche dello stile e del modus operandi di Barth sono singolari e interessanti e che il libro presenta originalità ...weiter

    Devo premettere che la corrente definita postmodernismo di molta letteratura americana non mi ha mai suscitato molto entusiasmo. Detto questo, ammetto comunque che alcune caratteristiche dello stile e del modus operandi di Barth sono singolari e interessanti e che il libro presenta originalità sia nel contenuto sia soprattutto nella forma. Importanti sono il coinvolgere continuamente il lettore nella finzione letteraria, rendendolo partecipe, intrecciare più piani narrativi, sfoggiare un humor nero , anche se potenzialmente fastidioso, e le divagazioni continue … inserire una storia nella storia, sospenderla e poi riprenderla; tutte ottimi mezzi e qualità per portare il lettore ad entrare nella vita interiore del protagonista e della sua storia senza utilizzare , per esempio, il flusso di coscienza che avrebbe reso la lettura meno godibile e scorrevole. Ammesse tutte queste sue indubbie doti, devo confessare che il romanzo non mi ha appassionato, ho trovato noioso e fragile il protagonista, con questo suo continuo convincere e auto convincersi di essere un nichilista, un personaggio che reagisce agli accadimenti della vita costruendosi una corazza con la quale si sente in grado di potersi far beffe di tutti!!!

    gesagt am 

  • 4

    My last day on earth

    E' un piccolo gioiello questo esordio di Barth, imperfetto e in qualche modo non del tutto maturo, ma capace di colpire il lettore con lampi di genio letterario. A volte sembra che Barth non osi fino al punto che vorrebbe, che abbia intuizioni "folli", ma che sia non ancora del tutto sicuro di po ...weiter

    E' un piccolo gioiello questo esordio di Barth, imperfetto e in qualche modo non del tutto maturo, ma capace di colpire il lettore con lampi di genio letterario. A volte sembra che Barth non osi fino al punto che vorrebbe, che abbia intuizioni "folli", ma che sia non ancora del tutto sicuro di poterle seguire fino in fondo.
    Qui gli elementi meta-narrativi sono infilati quasi di soppiatto, inseriti tra parentesi nel mezzo della narrazione di una vicenda personale che oscilla tra la tragedia e la farsa, tra l'understatement e la filosofia esistenziale, tra pagine strazianti e divertentissime.

    Se questo è stato il primo libro, devo davvero recuperare le altre opere di Barth!

    gesagt am 

  • 5

    Todd Andrews, non me la racconti giusta...

    ...perché a fine lettura, dopo aver ascoltato ad libitum proclami di assoluto non-commitment, il lettore intuisce che il protagonista è assolutamente committed, solo che non vuol darlo a vedere.


    Il "narratore inaffidabile" è una cosa che mi affascina sempre. Nella vita ...weiter

    ...perché a fine lettura, dopo aver ascoltato ad libitum proclami di assoluto non-commitment, il lettore intuisce che il protagonista è assolutamente committed, solo che non vuol darlo a vedere.

    Il "narratore inaffidabile" è una cosa che mi affascina sempre. Nella vita reale, l'interlocutore non dice sempre la verità: per pudore, ritrosia. Tutti indossiamo una maschera, e Todd ha scelto per se la maschera del cinismo. A sentirlo, nulla è importante, tutto è vano. Ma il passaggio finale, che lo spinge ancora di più dietro la maschera (da "nulla importa, quindi mi suicido" a "nulla importa, quindi è indifferente se vivere o morire") in realtà lo inguaia ancora di più, come un tizio che davanti a una vetrina sfondata continui a dire "io non ho rubato nulla".
    Insomma, l'interlocutore non è onesto neanche con se stesso (non riesce, non può). La realtà va colta tra le righe.

    Il narratore inattendibile esisteva già, la trama non lineare pure, però Barth usa tali espedienti con un'insistenza e una frequenza tali che l'effetto è qualitativamente diverso. (Uh. Questa mi sembra di averla già sentita.) Il come è importante, ec-come.

    Per me, l'aspetto più bello del romanzo resta la dinamica della storia a tre. Il giocattolo smontato mi rivela che Todd è innamorato, che gli altri due sono degli insopportabili snob compiaciuti e terribilmente ipocriti, che Todd marcisce in questa vicenda marcia facendosi via via più cinico e fintamente indifferente, talmente cinico da volerli tutti morti. Ma lui, Todd, mica la mette in questi termini: lui dice: di loro non mi è mai fregato nulla. Lui dice: di niente mi è mai fregato nulla. Todd non dice "li voglio tutti morti, questi schifosi ipocriti"; dice "voglio suicidarmi perché m'annoio di vivere.
    Sopravvive, sopravvivono tutti, e lui: mavadavialciàp, fanculo tutti, andate in Europa e a mai più rivederci. Se niente è importante, allora nemmeno vivere o morire è importante.
    La narrazione è isterica e "scoppiata" quanto il narratore e io non riesco proprio a separare il come dal cosa, e mi sono goduto tutto quanto.

    gesagt am 

  • 3

    Adoro il postmoderno e mi piacciono molti gli espedienti metanarrativi, ma ritengo che questa resti l'opera prima di un uomo giovanissimo, come dice lo stesso Barth, superato da molti altri dopo di lui.

    gesagt am 

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