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Die vergessene Revolution oder die Wiedergeburt des antiken Wissens

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Verleger: Springer, Berlin

4.4
(137)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 530 | Format: Hardcover | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Italian , English

Isbn-10: 3540209387 | Isbn-13: 9783540209386 | Publish date:  | Edition 1. A.

Translator: B. Deninger

Category: History , Philosophy , Science & Nature

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Buchbeschreibung

Im 3. und 2. Jahrhundert v. Chr. ereignete sich in der griechischen Welt ein wissenschaftlicher und technologischer Urknall. Schon im vorhergegangenen klassischen Zeitalter war die griechische Kultur in den Künsten, der Literatur und der Philosophie zu großen Höhen aufgestiegen; erst die Zeit eines Archimedes und eines Euklid jedoch, brachte die Entstehung von Wissenschaften in unserem Sinne. Damals entstanden hoch entwickelte Technologien, auf die man sich erst im 18. Jahrhundert wieder besinnen sollte. Gleichzeitig mit dieser wissenschaftlichen Revolution fanden auch auf vielen anderen Gebieten, wie den Künsten und der Medizin grundlegende Veränderungen statt. Ein neues Bewusstsein entstand.

Was waren die Grundpfeiler dieses kometenhaften Aufstiegs der Wissenschaften vor 2.300 Jahren? Warum ist selbst unter Wissenschaftlern, Altphilologen und Historikern so wenig darüber bekannt? In welcher Beziehung stehen sie zu der Entwicklung der Wissenschaften seit dem 15. Jahrhundert, wie wir sie aus der Schule kennen Was führte zum Ende antiker Wissenschaften? Das sind die Fragen, die in diesem Buch gestellt werden. Ihre Antworten sind von entscheidender Bedeutung auch für Herausforderungen, vor denen wir heute stehen.

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  • 4

    Bel libro. Di solito quando un autore dichiara fin dalle prime pagine di voler capovolgere la visione tradizionale su un argomento qualsiasi, butto via il libro.
    Stavolta no.
    Lucio Russo sostiene che l'età ellenistica ha rappresentato la prima rivoluzione scientifica occidentale, un m ...weiter

    Bel libro. Di solito quando un autore dichiara fin dalle prime pagine di voler capovolgere la visione tradizionale su un argomento qualsiasi, butto via il libro.
    Stavolta no.
    Lucio Russo sostiene che l'età ellenistica ha rappresentato la prima rivoluzione scientifica occidentale, un momento in cui lo sviluppo delle strutture statali, della rete di traffici e delle forze produttive si è intrecciato alla crescita tecnologica in una misura che sarebbe stata eguagliata solo dopo oltre due millenni. La conquista romana, legata ad una società agraria sostanzialmente tradizionale, avrebbe segnato una battuta d'arresto di questo processo, guardando come proprio modello piuttosto alla cultura greca dell'età classica che alle innovazioni ellenistiche e innescando il progressivo oblìo della cultura e delle conquiste scientifiche e tecniche di questo periodo, al punto di lasciarci fonti documentarie scarse e frammentate.
    Questa la trama. Il bello sta nel fatto che l'autore tesse il suo libro con una puntigliosa, appassionata e (per me) appassionante opera di ricerca, di ricostruzione e di interpretazione: ed ecco che le 'curiosità ellenistiche' che ci sono familiari dai tempi di scuola, il faro di Alessandria come l'eolipila o l'aggeggio di Anticitera, si incastrano in un quadro ricco e vario di conoscenze che spazia dalla matematica all'ingegneria navale, dall'astronomia al metodo scientifico... Per finire poi con lo scoprire quanta parte delle scoperte scientifiche dell'età moderna sia in realtà una lenta e faticosa <I>riscoperta</I>.
    A proposito, una nota personale: in parallelo a questo libro stavo leggendo “Il metro del mondo” di Denis Guedj (un libretto di non grande pregio uscito con Le Scienze, interessante come cronaca dell'adozione del sistema decimale dopo la Rivoluzione francese). Confesso che mi ha fatto un certo effetto seguire il cittadino Delambre che si arrampicava sui Pirenei ghiacciati per stabilire la misura del grado di meridiano usando le stesse triangolazioni che aveva usato Eratostene (e giungendo a un risultato sostanzialmente uguale); e pensare che entrambi avevano potuto effettuare quelle misurazioni perché alle loro spalle avevano una solida organizzazione statale, la monarchia tolemaica che intendeva affermare il proprio controllo sul territorio e la République per riformare il sistema metrico.
    Alla fine è un libro che mi ha fatto cambiare parecchie idee e, malgrado la serietà, non mi ha mai fatto sbadigliare. Il che non è poco, per uno che legge per rilassarsi dopo il lavoro!

    gesagt am 

  • 3

    Pesante ma molto interessante, però quel finale…

    La rivoluzione dimenticata
    Pesante ma molto interessante, però quel finale…
    Un libro sicuramente non di facile lettura, ci ho messo una vita a leggerlo tutto (e forse per comprenderlo a pieno dovrei recuperare i presupposti filosofico-scientifici che sono alla base)…
    Gli spunti ...weiter

    La rivoluzione dimenticata
    Pesante ma molto interessante, però quel finale…
    Un libro sicuramente non di facile lettura, ci ho messo una vita a leggerlo tutto (e forse per comprenderlo a pieno dovrei recuperare i presupposti filosofico-scientifici che sono alla base)…
    Gli spunti lanciati dal saggio di Russo sono sicuramente molto interessanti: effettivamente i vari Aristarco, Ipazia (forse nota solo per il martirio subito per opera dei cristiani, ma poco per i suoi contributi scientifici), Ipparco sono nomi che sfuggono alla gran parte della popolazione mondiale e molto probabilmente anche a quella effettivamente interessata (o peggio che se ne occupa) alla scienza e alla filosofia.
    Le tesi di Russo sono difficilmente dimostrabili con certezza (la superiorità della scienza ellenistica perfino rispetto a quella dei grandi scienziati del ‘500, i quali avrebbero attinto in realtà alle fonti ellenistiche per le loro “nuove” scoperte), e durante la lettura alcune conclusioni o deduzioni mi son parse comunque un po’ forzate. Ma gli indizi trovati da Russo sono parecchi, le strane coincidenze storiche ancora di più: se tre indizi fanno una prova…
    Il fascino del libro di Russo è indubbo, e – a onor del vero- nulla toglie alla grandezza dei vari Newton, Galileo, Leonardo, meritevoli di aver riportato la luce sul buio metodologico in cui si trovava la scienza (servendosi però di fonti- almeno parziali- e studi precisi, non affidandosi ad una genialità estemporanea di una mela caduta dall’albero).
    L’epilogo mi è parso un po’ fuori luogo: velato da un forte alone catastrofista sui futuri sviluppi della scienza moderna.
    Probabilmente è vero che la maggior parte degli scienziati moderni ha un approccio dogmatico e vacanziero-congressuale, ma le menti illuminate e “geniali” credo abbiano tutti gli strumenti per dare il loro contributo: credo siamo lontani dalla distruzione della biblioteca di Babilonia, e in ogni caso mi pare che l’epilogo c’entri poco con il resto del libro.
    In conclusione, credo sia un libro consigliabile solo a lettori critici e illuminati e che abbiano voglia di approfondire gli spunti lanciati da Russo: sicuramente non una lettura estiva.

    gesagt am 

  • 5

    Nuova edizione del libro che ha imposto Lucio Russo come storico della scienza. Il volume ha portato nella disciplina una specie di rivoluzione poiché il peso che vi riveste la scienza antica - segnatamente quella ellenistica - scompagina le teorie, eredità delle idee illuministiche, che vogliono ...weiter

    Nuova edizione del libro che ha imposto Lucio Russo come storico della scienza. Il volume ha portato nella disciplina una specie di rivoluzione poiché il peso che vi riveste la scienza antica - segnatamente quella ellenistica - scompagina le teorie, eredità delle idee illuministiche, che vogliono la nascita della scienza moderna solo nel '600. Rispetto alle edizioni precedenti, questa è arricchita da un fondamentale indice analitico curato da Russo stesso: strumento eccellente per costruire una mappa dei moltissimi temi e argomenti affrontati, nonché per ritagliarsi percorsi personalizzati.

    gesagt am 

  • 5

    Considerare l’antichità greca come l’infanzia del genere umano è quasi tanto idiota quanto vedere nel presente la maturità del genere umano.
    (J.A. Brodskij)

    gesagt am 

  • 5

    Eccezionale

    Questo libro va a studiare le fonti e trova (pur nella tragedia della distruzione della quasi totalità delle testimonianze) le prove della rivoluzione scientifica alessandrina e la documenta in modo ineccepibile.
    In pratica, questo libro è una bomba che butta giù molte radicate "leggende" s ...weiter

    Questo libro va a studiare le fonti e trova (pur nella tragedia della distruzione della quasi totalità delle testimonianze) le prove della rivoluzione scientifica alessandrina e la documenta in modo ineccepibile.
    In pratica, questo libro è una bomba che butta giù molte radicate "leggende" su com'è andata la storia del mondo.
    Peccato che il primo capitolo sia scritto in modo talmente scostante da allontanare molto lettori.

    gesagt am 

  • 3

    «Una prima causa di fraintendimento è la credenza diffusa che siano esistiti gli "Antichi", con una loro scienza, durata più di un millennio, da Talete a Simplicio, tra i cui rappresentanti vi sarebbero stati personaggi come Parmenide, Plinio il Vecchio, Archimede, Plutarco e Marziano Capella. Si ...weiter

    «Una prima causa di fraintendimento è la credenza diffusa che siano esistiti gli "Antichi", con una loro scienza, durata più di un millennio, da Talete a Simplicio, tra i cui rappresentanti vi sarebbero stati personaggi come Parmenide, Plinio il Vecchio, Archimede, Plutarco e Marziano Capella. Si tratta di un'idea che equivale, più o meno, alla credenza in una "scienza del secondo millennio d.C.", coltivata da Tommaso d'Aquino, Newton, Gengis Khan, Nostradamus e Heisenberg.» (p.234)

    gesagt am 

  • 5

    E io che pensavo che la "scienza" fosse nata nel 1600! E invece bisogna tornare indietro di 2000 anni!!!!

    Molto molto interessante.

    Scritto molto bene e a tratti avvincente.
    Certo la materia non è delle più semplici, ma avendo delle basi di matematica e fisica il libro scorre ...weiter

    E io che pensavo che la "scienza" fosse nata nel 1600! E invece bisogna tornare indietro di 2000 anni!!!!

    Molto molto interessante.

    Scritto molto bene e a tratti avvincente.
    Certo la materia non è delle più semplici, ma avendo delle basi di matematica e fisica il libro scorre che è un piacere.

    gesagt am 

  • 4

    Tante sono le considerazioni ed i ragionamenti estremamente interessanti...pochi ahimè la mia fallace memoria riuscirà a ritenerne, ma uno su tutti: no a nuovo = migliore, il mito del progresso continuo è qui definitivamente sbaragliato. Inoltre vi è un'altra deduzione importante (fra le tantissi ...weiter

    Tante sono le considerazioni ed i ragionamenti estremamente interessanti...pochi ahimè la mia fallace memoria riuscirà a ritenerne, ma uno su tutti: no a nuovo = migliore, il mito del progresso continuo è qui definitivamente sbaragliato. Inoltre vi è un'altra deduzione importante (fra le tantissime, seppur molto semplicistica): l'irrazionalismo è l'elemento di gran lunga predominante nella storia della formazione della cultura e della conoscenza, ove lunghi periodi di oscurantismo sono stati solo temporaneamente interrotti e contrastati da movimenti formatisi grazie a particolari circostanze storiche e politico-sociali.

    gesagt am 

  • 5

    Gli ellenisti erano arrivati prima

    La tesi di questo bel lungo saggio rivolta come un calzino quello che ci è stato insegnato a scuola, e che gli studiosi della classicità hanno affermato per secoli. In pratica, secondo Russo il punto più alto della scienza classica si è raggiunto con il primo ellenismo, insomma dal 300 al 150 a.C ...weiter

    La tesi di questo bel lungo saggio rivolta come un calzino quello che ci è stato insegnato a scuola, e che gli studiosi della classicità hanno affermato per secoli. In pratica, secondo Russo il punto più alto della scienza classica si è raggiunto con il primo ellenismo, insomma dal 300 al 150 a.C.; quello che noi consideriamo il "rinascimento imperiale" (Galeno, Plinio, Vitruvio, Tolomeo...) è in realtà un regresso rispetto a quelle punte di eccellenza, con gli scienziati che avevano sì a disposizione le opere di qualche secolo prima ma non le capivano bene, e quindi si arrabattavano come potevano. Archimede non è stato un genio isolato, il "metodo scientifico" non è nato con Galileo ma quasi due millenni prima, e comunque Newton ha fatto una regressione, riprendendo temi aristotelici e teologici e allontandosi dai concetti originali della matematica. Ah, sì: Platone e Aristotele sono ridiventati di moda in età imperiale perché più comprensibili, ma in origine non valevano mica così tanto...
    Praticamente tutta l'analisi di Russo si poggia su inferenze indirette, come del resto ovvio dato che non abbiamo a disposizione le fonti originali. Alcune di queste inferenze sono plausibili, come quella che afferma che a noi sono giunte - perché sembravano più carine e quindi erano più usate - le opere più divertenti come quella delle macchine giocattolo di Erone e non gli originali che erano stati creati per illustrare scopi pratici. Altre mi sembrano molto più tirate per i capelli, come l'affermazione che nel primo Rinascimento girassero per l'Italia manoscritti poi perduti, di cui non ci sono nemmeno citazioni casuali, e che erano stati accuratamente tenuti nascosti da chi li sfruttava per mostrare le proprie "nuove" idee. La lettura però è indubbiamente piacevole: non dico che il testo si legga come un romanzo perché è comunque denso, ma è certo appassionante, comprese le troppo brevi pagine finali sull'eredità perduta e la conclusione: "Attenzione, perché oggi stiamo perdendo il metodo scientifico per tornare al mito, con la gente che non capisce cosa sta dietro agli oggetti e i fisici quantistici che preferiscono parlare di fantasie". Ma leggetevelo voi, fidatevi!

    gesagt am 

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