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Difficult Loves

By Italo Calvino

(37)

| Paperback | 9780156260558

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Book Description

One of the warmest and gentlest collections of stories by Calvino, and one of the most grounded in the real world. Lovely and elegant prose that lolls in your imagination like a story whispered into your ear on late spring day.

205 Reviews

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    Ho apprezzato moltissimo il racconto lungo "Le formiche argentine". Gli altri racconti descrivono situazioni troppo comuni e, a parte "L'avventura di un fotografo" e "L'avventura di un lettore", non hanno catturato il mio interesse, sebbene siano scr ...(continue)

    Ho apprezzato moltissimo il racconto lungo "Le formiche argentine". Gli altri racconti descrivono situazioni troppo comuni e, a parte "L'avventura di un fotografo" e "L'avventura di un lettore", non hanno catturato il mio interesse, sebbene siano scritti al meglio come Calvino sapeva fare.

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    Sbulf said on Sep 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    alcuni racconti delicati, dei capolavori...

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    paoletta said on Aug 26, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    A rilento

    Acquistata sulla scia della fulminante esperienza delle Città invisibili e conclusa con estrema fatica, spesso in sessioni di quattro-cinque pagine ogni due giorni, non posso dire che questa raccolta mi abbia appassionato in nessun senso.

    Le ...(continue)

    Acquistata sulla scia della fulminante esperienza delle Città invisibili e conclusa con estrema fatica, spesso in sessioni di quattro-cinque pagine ogni due giorni, non posso dire che questa raccolta mi abbia appassionato in nessun senso.

    Le ultime pagine le ho letto poco dopo aver concluso L'inverno del mondo di Follett, che presenta forse un problema speculare: una scrittura molto scorrevole e una imbarazzante carenza di contenuti; voglio dire che reputo questa raccolta di racconti sicuramente un gran pentolone di idee e concetti, ma che un racconto va anche valutato in base alla facilità con cui si fa leggere, e qui ci sono problemi in questo senso.

    Le opere meglio riuscite sono forse quelle che permettono più livelli di lettura: le si legge quasi in scioltezza, e all'occorrenza ci si può parcheggiare su una pagina e trovare qualcosa di cui riflettere per una settimana. Invece questi racconti, spesso troppo densi di concetti e metafore, sono di lenta digestione e ben poco evocativi: sono rimasto un po' deluso.

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    Nelvis said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

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    alcuni sono veramente dei capolavori, altri sono un po' noiosi...sicuramente è sempre elegantissimo!

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    Martins said on May 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “Se queste sono, per la più parte, storie di come una coppia non s’incontra, nel loro non incontrarsi l’autore sembra far consistere non solo ragione di disperazione ma pure un elemento fondamentale – se non addirittura l’essenza stessa – del rapport ...(continue)

    “Se queste sono, per la più parte, storie di come una coppia non s’incontra, nel loro non incontrarsi l’autore sembra far consistere non solo ragione di disperazione ma pure un elemento fondamentale – se non addirittura l’essenza stessa – del rapporto amoroso.”
    I. C.

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    Dimitja said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Un’anabasi tra le macerie della mente umana

    Mi stupisco sempre della mia capacità “fantasmatica” di trasformare le banali casualità, intreccio sine qua non della vita quotidiana, in destino imperscrutabile che cambia il corso delle mie letture.

    Per dire, che mi ero stufata di queste avventu ...(continue)

    Mi stupisco sempre della mia capacità “fantasmatica” di trasformare le banali casualità, intreccio sine qua non della vita quotidiana, in destino imperscrutabile che cambia il corso delle mie letture.

    Per dire, che mi ero stufata di queste avventure e della “leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità, tutte virtù equilibratamente dosate con la grandezza che è solita a Calvino. Un pizzico di banalità, aggiungerei io, uno scadere nell’autocompiacimento del mostrare come l’alienazione e l’incomunicabilità – che ci rompevano i cabbasisi, e fortunate le generazioni che ne sono scampate- fossero componenti imprescindibili dell’ambaradan della vita e uniche degne dei nuovi, per allora, canoni di bella scrittura, ironica o meno. Roba datata e non solo perché, disgraziatamente, “L’avventura di un soldato”, primo racconto, ti precipita inesorabilmente nel “c’era una volta”, da cui non ne esci più (fino a farti correre all’indice a verificare se ci avevi azzeccato con la data di scrittura), ma soprattutto perché all’epoca, l’incomunicabilità e l’alienazione erano date come immanenti e immutabili, anche dagli spiriti più duri e puri della lotta sociale.
    Alcune avventure mi hanno fatto venire il prurito, quello che ha bisogno di un lungo ciclo di antistaminici.
    “L’avventura del lettore”, per esempio: cristo, dalle prime righe mi sono sentita, come dire, gratificata, compiaciuta, rappresentata nei dettagli, come se io ne fossi stata il modello. L’orgoglio di appartenere a questa nobile consorteria.
    Poi, mi è sovvenuto che, se leggere è un’ossessione e se l’ossessione è un sintomo di un qualche disturbo (che so, anaffettivo, sociale, schizoide) come il raffreddore lo è dell’influenza, chiunque ce l’abbia per la lettura è portatore del disturbo in questione. Mica ci sente orgogliosi di avere l’influenza! E poi, con l’influenza addosso non stai a contemplare nello specchio il naso rosso e gli occhi lacrimosi. Fai un sacco di altre cose. Se ne hai voglia. Ecco, la voglia che manca al lettore dell’avventura e anche al suo alter ego, l’autore, che di questa malavoglia, di questa indifferenza sessuale ne avrà sperimentata qualcosina! Voglia, pertanto, e un pool ormonale adeguato.
    Calvino, nonostante ironicamente sottenda di preferire la vita vissuta anziché quella guardata, fare poesia e non poetica, si arrende davanti a questa malattia incurabile.
    Questi racconti non sono altro che un’anabasi tra le macerie della mente umana.

    L’altro, che proprio mi ha dato ai nervi ( qualche goccina di benzo sarebbe stata al caso) è l’Avventura del poeta. Nonostante il bla, bla, sull’impossibilità di trovare parole per la bellezza, lui da narratore le trova e come! e sono le stesse, stereotipate, canoniche che si tramandano di antologia a antologia scolastica, quando si tratta di descrivere la luce, il mare, il cielo, la natura delle terre del dio minore, le mie, il meridione, a cui deve fare da contrappunto la cacatella di mosca, nel senso letterale del termine, di cui è infestato il paesaggio umano che circonda dette bellezze, quasi che non se le meritasse. Non lo dice, forse non lo pensa, ma mi faccia il piacere lo stesso.
    Stavo per chiudere -dicevo almeno trenta righe fa- quando m’imbatto nei due racconti finali: “La formica argentina” e “La nuvola di Smog.
    E’ come se Calvino si fosse lasciato andare al piacere della scrittura, non fine a se stessa ma, come i francesi dell’ottocento di cui si è imbevuto nell’adolescenza, per scrivere di ciò che l’uomo, nonostante tutto il progresso e la razionalità, non può sconfiggere: l’imponderabile, anche quando non è imprevedibile. Non si tratta di generazione spontanea, ma frutto di azioni umane sconsiderate! E anche quando ce la fa ad affrontarlo, questo “imponderabile” (che siano le miriadi di formiche o la nuvola di smog e di radioattività) non è che una tregua di cui si deve avere consapevolezza. Si deve sapere che mentre se ne cerca la cura, in buona o in mala fede ( v. l’uomo della melassa nella “Formica Argentina” o Cordà, il direttore della rivista “Purificazione [dell’ambiente]”, a sua volta pezzo grosso della fabbrica più inquinante di Torino), l’imponderabile ha avuto il tempo di generarne un altro e poi un altro ancora, in una catena infinita.
    E poi, nel solito immancabile amarcord, “La Nuvola di Smog” mi ha fatto ripensare a “Rumore Bianco” che a sua volta riportava alla fatale morte di Ivan Illic, nonostante fosse caduto banalmente da una scala, in casa sua.
    E mi sono venute in mente anche le immagini “sfocate” delle città del nord sullo schermo in bianco e nero della Tv di quel ’59, e le catastrofiche previsioni sulle conseguenze dello smog, il cui significato si affrettavano a spiegarci, a noi semianalfabeti dell’italietta. Com’eravamo fortunati, noi che vivevamo nel sole e nel regno dei panni stesi, di poter respirare l’arietta tersa dimenticandoci dei cronici borborigmi da fame!
    Come il protagonista del racconto, che insegue i carretti dei lavandai fino alla spianata dei panni stesi già impregnati di smog e di particelle radioattive, “ non era molto, ma a me che non cercavo altro che immagini da tenere negli occhi, forse bastavano quei panni e quell’arietta, perché “il mondo non è mai tutto a una maniera”.
    A nove anni mi bastavano, non c’è dubbio. E questo più che un pregio è un difetto: non sono diventata Italo Calvino.

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    Maria Francesca e basta said on Mar 8, 2014 | Add your feedback

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