Dio di illusioni

Di

Editore: Rizzoli (BUR La Scala e BUR Contemporanea)

3.9
(1844)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 622 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Polacco , Svedese , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Greco , Finlandese

Isbn-10: 8817106828 | Isbn-13: 9788817106825 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Idolina Landolfi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Adolescenti

Ti piace Dio di illusioni?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ed. dal 2003 al 2006 pag. 535

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...
Ordina per
  • 5

    Ero incantato dai suoi discorsi, e, nonostante la sua illusione di parlare in modo abbastanza moderno ed eclettico, comprendo ora che mi conduceva sugli stessi punti ripetutamente. Perché, se la mente ...continua

    Ero incantato dai suoi discorsi, e, nonostante la sua illusione di parlare in modo abbastanza moderno ed eclettico, comprendo ora che mi conduceva sugli stessi punti ripetutamente. Perché, se la mente moderna è capricciosa e digressiva, la mente classica è mirata, risoluta, inesorabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi è davvero difficile descrivere questo libro. Leggetelo, l'ho amato tantissimo. Ti tiene col fiato sospeso in ogni pagina, e mentre leggi gli ultimi capitoli si alternano in continuazione diecimila ...continua

    Mi è davvero difficile descrivere questo libro. Leggetelo, l'ho amato tantissimo. Ti tiene col fiato sospeso in ogni pagina, e mentre leggi gli ultimi capitoli si alternano in continuazione diecimila emozioni: rabbia, amore, frustrazione, paura. I personaggi sono fantastici, ognuno di loro ha mille sfaccettature, forse quello che ho apprezzato di più è stato Henry, penso che sia lui il Dio di illusioni citato nel titolo, anche se riflettendo, ogni personaggio a suo modo è un dio di illusioni, ma penso che Henry sia il Dio principale, ricorda Zeus, e tutti gli altri sembrano essere le divinità greche minori. Ho amato anche Richard, il protagonista, meno complicato di Henry, ma molto interessante.
    Non vedo l'ora di leggere altri romanzi di Donna Tartt.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ottimo romanzo, intenso e spesso decisamente disturbante. La seconda parte è un po' troppo lunga, ma nel complesso regge bene. Finale amarissimo, ma non si poteva pensare a qualcosa di diverso. ...continua

    Un ottimo romanzo, intenso e spesso decisamente disturbante. La seconda parte è un po' troppo lunga, ma nel complesso regge bene. Finale amarissimo, ma non si poteva pensare a qualcosa di diverso.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro stupendo, mi ha affascinato, coinvolto e sconvolto. Sarebbe difficile inquadrare questo libro in un genere specifico, risulterebbe riduttivo. Sicuramente ha qualcosa del romanzo di formazione, h ...continua

    Libro stupendo, mi ha affascinato, coinvolto e sconvolto. Sarebbe difficile inquadrare questo libro in un genere specifico, risulterebbe riduttivo. Sicuramente ha qualcosa del romanzo di formazione, ha infatti lo scopo di mettere in guardia dal male che spesso ci si presenta come bene. Infatti, durante la narrazione, ci si ritrova a parteggiare per i sei giovani studenti. Questo perchè ci vengono presentati dagli occhi ingenui e ammaliati del giovane Richard che crede di essere arrivato a far parte di una piccola cerchia di divinità. Ha anche qualcosa del thriller, con le continue rivelazioni, sopratutto nella parte finale, che ribaltano la nostra visione della storia. Insomma, davvero eccezionale. Lo stile di Donna Tartt, poi, tiene incollati al libro e rende snello un libro di 622 pagine.
    La cosa negativa che scaturisce dalla lettura di simili capolavori è che poi si fatica a trovare libri che possano esserne all'altezza e soddisfare le nostre esigenze letterarie.
    La bravura dell'autrice sta nel fatto che alla fine ci si affeziona ai ragazzi nonostante la loro rettitudine morale risulti più che discutibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo di formazione

    Piacevole lettura ricca di spunti di riflessione.
    È quel genere di romanzo che porta ad interrogarsi su molte cose oltre che ad avere una prospettiva diversa su alcuni fatti che possono capitare nella ...continua

    Piacevole lettura ricca di spunti di riflessione.
    È quel genere di romanzo che porta ad interrogarsi su molte cose oltre che ad avere una prospettiva diversa su alcuni fatti che possono capitare nella vita di ognuno di noi.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Se dicessi che Dio di illusioni è un brutto libro mentirei. No, non lo è, e capisco perché Donna Tartt sia considerata una delle voci più importanti della letteratura americana contemporanea. Tuttavi ...continua

    Se dicessi che Dio di illusioni è un brutto libro mentirei. No, non lo è, e capisco perché Donna Tartt sia considerata una delle voci più importanti della letteratura americana contemporanea. Tuttavia, mentirei anche se dicessi di aver letto un capolavoro. Sono molte, infatti, le cadute e le ingenuità – alcune rimediabili, altre meno – che impediscono all’autrice di raggiungere un tale risultato. Non, ci tengo a specificarlo, lo stile di scrittura: contrariamente alle aspettative, infatti, ho trovato la lettura piuttosto scorrevole. E’ uno stile ampolloso, certo, che ci tiene a mettersi in mostra con citazioni dotte, e dialoghi in altre lingue non tradotti, ma che ritengo coerente con la voce narrante, Richard, totalmente immerso nell’atmosfera finto-raffinata e decadente dei suoi compagni di studio. E l’ho apprezzato ancora di più perché siamo, oggigiorno, circondati da scrittori mediocri, che sembrano essersi totalmente dimenticati non solo dell’esistenza delle metafore, ma anche di cose elementari come le frasi subordinate. Ben venga, quindi, una scrittrice esperta e consapevole dei propri mezzi.
    E’ un vero peccato come non si possano esprimere le stesse lodi per l’introspezione psicologica, a mio parere il vero tallone d’Achille di Dio d’illusioni . A cominciare dal sopraccitato Richard, infatti, i personaggi sono perlopiù delle macchiette, dotati di un paio di caratteristiche ciascuno. Ne farò una breve carrellata. L’intelligenza e l’amoralità di Henry sono talmente accentuate da sembrare caricaturali – a cominciare dal suo cognome, il tipico cognome americano Winter . L’unica cosa che mi ha permesso di distinguere Francis dagli altri è la sua omosessualità. Charles emerge come personaggio a sé stante solo nella seconda metà dell’opera, ma questo è giustificato dallo svolgimento della storia. Julian è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti, ma il suo carisma malato, più che mostrato, ci viene raccontato.
    Su Camilla ho molte cose da dire, quindi vi consiglio di mettervi comodi e, se non sopportate il femminismo, di prendere il vostro gastroprotettore di fiducia. Vedere in un romanzo alle porte del ventunesimo secolo un personaggio femminile così passivo mi ha fatto, francamente, infuriare. Camilla, infatti, non ha altro ruolo che essere oggetto del desiderio di quasi tutti gli altri personaggi che abbiamo appena menzionato. E mai come questa volta – purtroppo – la parola oggetto è calzante. Cosa pensi davvero Camilla sembra essere questione di poco conto per Richard e, mi viene il sospetto, anche per Donna Tartt. Altrimenti non si spiegherebbe come mai non solo lei, ma anche tutti gli altri personaggi femminili siano visti con molta più severità delle loro controparti maschili, con spietati giudizi sul loro aspetto fisico e sulle loro personalità. Le ragazze, e le donne in generale, sono irrimediabilmente stupide e petulanti, e sembra che più siano carine più siano sceme. Gli uomini, invece, sono perlopiù intelligenti, e il loro aspetto non influisce su ciò, com’è è ovvio che sia. Questo sessismo non credo rientri nella inesperienza di un’autrice al suo romanzo d’esordio.
    Un solo personaggio, secondo me, merita il prezzo del biglietto, ed è forse la ragione principale per cui consiglierei la lettura di Dio d’illusioni: Bunny. Lo so, è strano, visto che è un personaggio negativo, misogino e omofobo. Tuttavia ho apprezzato come l’autrice non abbia fatto assolutamente nulla per mitigare questi aspetti sgradevoli del suo carattere. Bunny è l’unico che esce dalla pagina e colpisce il lettore, proprio perché è – usando una parola inglese intraducibile in italiano - unapologetic nei suoi ragionamenti. In un mondo narrativo in cui i ragazzi sono tutti intelligentissimi ed educatissimi – salvo però dedicarsi a riti pagani nel tempo libero - è un piacere vedere un personaggio ambiguo, senza scrupoli, che però nasconde delle profondità e delle fragilità inaspettate. Quando leggi non ti dispiace poi troppo che faccia la fine che fa, poi però rifletti un attimo e capisci che, sotto sotto, l’anima di Dio d’illusioni è proprio lui.
    Spero solo che Donna Tartt nei romanzi successivi, piuttosto che l’artefatta raffinatezza di un Henry, abbia preso un pizzico di scorrettezza di Bunny. Ne risulterebbero romanzi forse meno impressionanti dal punto di vista stilistico, ma più vivi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Bellezza è terrore".

    Praticamente, negli ultimi giorni è successo questo: mi sono trovata di nuovo all'università, negli Stati Uniti però, precisamente nel gelido Vermont. Il college è davvero prestigioso - o così dicono ...continua

    Praticamente, negli ultimi giorni è successo questo: mi sono trovata di nuovo all'università, negli Stati Uniti però, precisamente nel gelido Vermont. Il college è davvero prestigioso - o così dicono -, c'è tanta gente, ma io ho fatto amicizia con sei ragazzi in particolare, studenti di greco, eleganti, un po' solitari, ma fondamentalmente simpatici nella loro eccentricità. Ho legato soprattutto con uno di loro, Richard, il quale ha cominciato a raccontarmi una storia, la sua storia, di quando lui e i suoi amici, circondati dal freddo e dalla neve imminente, hanno fatto qualcosa di cui si sarebbero, poi, dovuti pentire...

    L'ho amato. E' vero, verso la fine diventa prolisso e un po' lento, con delle parti che si sarebbero tranquillamente potute tagliare. Nonostante questo, mi è piaciuto davvero molto. E' il primo libro della Tartt che leggo ed ha uno stile meraviglioso, è riuscita a trasportarmi esattamente nei luoghi da lei descritti, è stata in grado di farmi provare quello che i personaggi provavano, grazie ad un'indagine psicologica profonda e non da poco. Dovessi descrivere questo romanzo con un solo aggettivo userei questo: fascinoso.

    Ps: è un libro che, un po' come "Delitto e castigo", pone domande di questione morale. Ho fatto bene ad affezionarmi a Charles, Camilla, Henry, Francis (il mio preferito forse), Richard e Bunny? Ho fatto male?

    ha scritto il 

  • 2

    Delitto e castigo, ovvero variazioni su un tema già affrontato

    Qualcosa non ha funzionato.
    Avevo aspettative molto alte e la lettura è stata invece grottesca e deludente, mi sento tradito e amareggiato. Ci sono così tante cose che non funzionano in questa narrazi ...continua

    Qualcosa non ha funzionato.
    Avevo aspettative molto alte e la lettura è stata invece grottesca e deludente, mi sento tradito e amareggiato. Ci sono così tante cose che non funzionano in questa narrazione che davvero non so da dove cominciare.

    il libro in sé non è davvero brutto ma soltanto un po' noioso. La Tartt è un filo verbosa e creare un narratore interno onnisciente (è il 2016, basta narratori onniscienti, vi prego) dal background classicista le dà modo di esprimere al meglio questa sua verbosità: molte parole sono di troppo, molte frasi sono di troppo, intere pagine sono di troppo; nemmeno fossimo a fine ottocento con gli scrittori pagati a cottimo. Tutta la storia poteva scorrere più fluidamente senza il continuo rimarcare espressioni già ripetute, senza interrompere i dialoghi ogni momento per indicarci quale personaggio sta notando la carta da parati coi rametti di quercia.
    Ecco, forse proprio i personaggi sono il vero punto debole del libro.

    I sei personaggi principali sono lo stesso personaggio con un paio di variazioni sul tema, alcuni sono assolutamente intercambiabili tra loro. Il professore è un filo più vecchio, uno è gay, uno è alto, uno è californiano, due gemelli sono probabilmente incestuosi, per il resto sono lo stesso identico, noiosissimo e pretenzioso personaggio che si muove in un tempo indefinito.
    Regna una ostinata confusione temporale: l'hippie ha una pila di playboy degli anni settanta, Henry e Bunny vanno a Roma e pagano in Lire, si parla di Mission Impossible e del dottor Dolittle, pennini, stilografiche, calamai, televisione ma non computer, macchine da scrivere e blablabla. Insomma, non si capisce davvero quando sia ambientata questa storia e anzi l'impressione è che la retrodatazione sia forzata, una ostinazione dovuta alla voglia di creare anzi volta a giustificare personaggi naif che non usano il cellulare, si mettono il cravattino e gli stringinaso, che vivono così tanto distaccati dal mondo da non aver sentito parlare mai dello sbarco sulla Luna.

    Ma la cosa più fastidiosa è stata pensare decine di volte durante la lettura di essersi trovati soltanto davanti a un riadattamento di Delitto e Castigo. Questo libro non ne è un omaggio, ne è succube, interamente succube. Così tanto che nel suo continuo rievocarlo raggiunge l'isterismo massimo nel momento in cui ne cita un intero paragrafo. Mi chiedo in che modo l'autrice non si sia accorta, riportando quelle frasi, di come tutta la sua storia fosse una triste variazione sul tema.

    EDIT:
    scopro dopo la lettura che il romanzo è stato scritto nel 1992 e che quindi parte della confusione temporale è dovuta all'edizione più che al romanzo in sé. Quello che mi è stato venduto come 'il nuovo romanzo' è in realtà la ristampa sull'onda dell'entusiasmo del Pulitzer vinto due anni fa. Meglio così, molte cose tornano meglio adesso e la sensazione di sbagliato si è affievolita. Non cambia comunque il giudizio generale.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per