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Discesa all'Ade

Auschwitz e Breslavia, 1966

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.0
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8833918432 | Isbn-13: 9788833918433 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

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Descrizione del libro
Nel luglio 1966 Gunther Anders, in compagnia della terza moglie Charlotte Zelka, raggiunge la Polonia. I luoghi visitati dovrebbero stare sotto segni opposti: l'orrore innominabile di Auschwitz, a cui l'ebreo Anders e scampato perché esule negli Stati Uniti, che cosa ha da spartire con il paesaggio affettivo di Breslavia, la città della Slesia che lo vide nascere e andarsene con la famiglia appena adolescente, quando ancora il suo cognome era Stern? Nessun idillio della memoria conforterà il sopravvissuto Anders-Stern nella "Heimat", sconvolta per sempre dalla dismisura di ciò che accadde. Ad attenderlo, solo lo spaesamento e il mondo tellurico delle ombre, dove l'appartenenza assume l'aspetto inquietante dell'estraneità. "Cio che spaventa non e quello che non c'è più, non il vuoto, ma al contrario le cose che, casualmente, continuano a esserci nel vuoto che in realtà ci aspettiamo." Un pellegrinaggio infero tra unicità del ricordo individuale e grande storia, dove ancora una volta l'acutissimo sguardo di Anders mette a nudo la modernità in disfacimento.
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  • 4

    "Oggi rinuncio di buon grado alla visione di altre «enormità», quali l’incommensurabilità di Dio e del mondo, oggi occuparsi di metafisica mi sembra semplicemente inopportuno, trattare di teologia addirittura blasfemo. Non sono invece disposto a rinunciare alla visione della smisuratezza che noi ...continua

    "Oggi rinuncio di buon grado alla visione di altre «enormità», quali l’incommensurabilità di Dio e del mondo, oggi occuparsi di metafisica mi sembra semplicemente inopportuno, trattare di teologia addirittura blasfemo. Non sono invece disposto a rinunciare alla visione della smisuratezza che noi stessi, vale a dire noi esseri umani, siamo in grado di provocare, che abbiamo effettivamente provocato: cioè alla visione della smisuratezza dei nostri crimini." (p. 37)

    ha scritto il 

  • 5

    Vent’anni dopo la fine della guerra il filosofo ebreo Günther Anders, scampato per miracolo dai campi di concentramento nazisti e rifugiatosi in America, ritorna in occasione di un breve viaggio nella natia Polonia. Il libro racconta, in forma di diario, le emozioni e gli stati d’animo del reduce ...continua

    Vent’anni dopo la fine della guerra il filosofo ebreo Günther Anders, scampato per miracolo dai campi di concentramento nazisti e rifugiatosi in America, ritorna in occasione di un breve viaggio nella natia Polonia. Il libro racconta, in forma di diario, le emozioni e gli stati d’animo del reduce: nessun patetismo e nessun sentimentalismo, soprattutto nessuna retorica della e sulla memoria; ma una lucidità acre e disperata nel registrare la scomparsa non soltanto del proprio passato, ma di tutto un mondo e di tutta una cultura. Il cupo resoconto di una tragedia. Un grande libro.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia di questo libro è presto detta. Günther Anders (che in realtà di chiamava Günther Stern) nacque nel 1902, lo stesso anno di mio nonno Simone, nella città slesiana di Breslavia, allora appartenente al territorio del Reich. Trascorse lì l'infanzia.
    Anni dopo, nel 1933, dopo l'ascesa ...continua

    La storia di questo libro è presto detta. Günther Anders (che in realtà di chiamava Günther Stern) nacque nel 1902, lo stesso anno di mio nonno Simone, nella città slesiana di Breslavia, allora appartenente al territorio del Reich. Trascorse lì l'infanzia.
    Anni dopo, nel 1933, dopo l'ascesa al potere del partito nazionalsocialista lascia con la famiglia la Germania e si trasferisce negli Stati Uniti, sfuggendo così all'Olocausto.
    Nel 1966, ormai anziano, insieme alla sua terza moglie, la giovane Charlotte Zelka, torna a visitare la sua città natale, che ora non appartiene più al Reich, bensì alla martoriata terra di Polonia, e non si chiama più Breslavia ma Wroclaw (in quegli anni, anche se non c’entra niente, a Wroclaw se non ricordo male doveva aver sede il teatro Laboratorium di Jerzy Grotowski).
    Comincia così per Anders un complesso itinerario della memoria, reso ancor più difficoltoso dal fatto che Wroclaw come quasi tutte le città polacche fu praticamente rasa al suolo nel corso della guerra, per cui il viandante/rammemorante non riesce spesso a raccapezzarsi tra ciò che trova, un moderna, scialbo insediamento oltre la cortina di ferro, e ciò che ricorda, una verde, fanciullesca, marmorea città dei tempi dell'Imperatore.
    Qua subentra dunque il fattore annoiante del testo, nel quale Anders, del tutto legittimamente, per carità, vaga a collazionare la toponomastica imperial regia con quella odierna. Si accumulano indirizzi di via e piazze prima in tedesco e poi in polacco. Solamente che io già non so com'è fatta Wroclaw ora, figuriamoci se riesco a immaginarmi com'era ai tempi del kaiser.
    Il suddetto dato da google maps s'innerva in questo diario di viaggio con le memorie familiari e con le lacerazioni derivanti da una sopravvivenza all'eccidio che anche vissuta da oltre l'oceano continua a non fare sconti alla coscienza.
    Temi alti, ma anche derivanti da un cortocircuito del tutto interno che finiscono col creare anche un “libro interno”, ovvero qualcosa che poteva avere senso come scarico di dati personali in scrittura e rimanere dunque dentro a un quaderno privato, poiché il libro che scaturisce da questo pellegrinaggio intimo è di poco agevole lettura e di non facile condivisibilità il dato del vissuto pur sofferto e sentito dell'autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio, un viaggio di ritorno alla ricerca delle proprie radici, della città natale, da parte di chi se ne è allontanato da tanto tempo.
    Solo che la città natale non esiste più, distrutta dei nazisti nel corso della loro disfatta, e diventata altro.
    La città tedesca di Breslavia è d ...continua

    Un viaggio, un viaggio di ritorno alla ricerca delle proprie radici, della città natale, da parte di chi se ne è allontanato da tanto tempo.
    Solo che la città natale non esiste più, distrutta dei nazisti nel corso della loro disfatta, e diventata altro.
    La città tedesca di Breslavia è diventata la città polacca di Wroclav.
    Così il filosofo Anders cerca negli spazi vuoti, negli edifici che non si sa se miracolosamente intatti oppure ricostruiti, il suo se stesso di allora, la sua età innocente, prima che la scienza prima, e la minaccia dello sterminio poi lo portassero lontano, sempre più lontano, in un altro continente.
    Ma il suo se stesso di allora è un fantasma, e la mente non si adatta ai fantasmi, li percepisce come creature infernali, e questo ritorno alla città natale è una discesa all'Ade, con Auschwitz vicino, incombente.
    Per riemergere sarà necessario un ritono ad ovest, veloce, sempre più veloce, sul filo del qui ed ora.

    ha scritto il