Discorso del metodo

I classici del pensiero libero, 18

Di

Editore: RCS Quotidiani

3.7
(925)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Monica Barsi , Alessandra Preda ; Curatore: Giambattista Gori ; Prefazione: Giovanni Reale

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Filosofia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
Uno dei pensatori più rivoluzionari aveva perfettamente compreso che le vere rivoluzioni cominciano nel proprio intimo, non nel cambiamento delle cose, ma nella riforma di se stessi.

Dalla prefazione di Giovanni Reale

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  • 4

    Nascita del mondo moderno.

    Da molto tempo avevo il desiderio di avvicinarmi a Cartesio, sia perchè un po mi affascinava l'idea del personaggio (un soldato che resta bloccato dall'inverno in un paesino e chiuso in una stanza ri ...continua

    Da molto tempo avevo il desiderio di avvicinarmi a Cartesio, sia perchè un po mi affascinava l'idea del personaggio (un soldato che resta bloccato dall'inverno in un paesino e chiuso in una stanza riscaldata fonda la geometria analitica!), sia perchè Renee Descartes è universalmente riconosciuto come il capostipite di un pensiero nuovo, che sarà capace di cambiare il mondo.

    La realtà è che ho incontrato un vecchietto con la mente affilata come una spada (idee chiare e distinte, direbbe lui); ma per l'appunto un vecchietto. Sullo stesso filone, pensatori/scienziati (ma nel Seicento è la stessa cosa) come Pascal, Spinoza o Locke riescono ad essere molto più attuali: occorre però (ed appunto) ammettere che tutti e tre da Cartesio avevano preso le mosse. Il grande matematico francese va quindi celebrato per aver avviato un nuovo modo di guardare al mondo, che saranno però altri a portare al successo.

    Stiamo quindi parlando di un "metodo", che condurrà il suo creatore ad alcuni risultati spettacolari (la creazione della Geometria Analitica libererà generazioni di studenti dal fardello pesante della geometria arcaica) insieme ad altri più controversi (Cartesio pretende di aver dimostrato l'esistenza di Dio e dell'anima, ma alla fine dei conti non si discosta molto dall' argomento ontologico di Sant'Anselmo e san Tommaso D'Aquino).
    Cosa è dunque questo metodo? Difficile spiegarlo in dettaglio per un non addetto ai lavori: diciamo che il grande passo avanti rispetto al passato è il liberare l'indagine dalle catene di chi è venuto prima. Se una affermazione non è chiara non la si accetta, non importa chi la abbia formulata (con buona pace di Aristotele e della scolastica). Un ruolo principalissimo viene riconosciuto all'intuizione: ciò che nell'immediato appare come vero al nostro spirito deve essere considerato vero anche scientificamente.

    Una affermazione del genere è da sempre la croce e la delizia di tutta la scienza. E' alla base della categoria del postulato, che esiste da molto prima di Cartesio, ed è il solo modo che abbiamo per costruire una teoria. Peccato, che il Novecento e la nascita della Meccanica dei Quanta abbia dimostrato che quell'affermazione sia falsa! Quanto doveva essere rassicurante l'universo nella mente di Cartesio. Egli aveva liberato il pensiero dal vecchiume aristotelico, ma aveva comunque creato un mondo governato da regole chiare e distinte, dove l'esistenza di Dio e dell'immortalità erano proposizioni scientificamente dimostrate ed innegabili! (Il che ci fa ben comprendere la sanguinaria ferocia con cui gli atei dei secoli successivi avrebbero attaccato il Discorso sul Metodo, Kant e Nietzsche per dirne solo due).

    La chiarezza, la profondità e la compiutezza dei ragionamenti del grande genio francese lasciano il lettore senza parole. Ma il lettore del ventunesimo secolo parimenti non può non accorgersi che purtroppo questo è un libro che invecchia. Il mondo della meccanica quantistica, della bomba atomica, di Hitler e di Stalin, del principio di Indeterminazione e della società liquida non può condividere le sicurezze dell'uomo del Seicento. Noi dobbiamo convivere con la banalità del male nella bestia umana, con il terrore e l'incertezza perpetua della società liquida, con un uomo che rimasto solo dopo aver preteso la morte di Dio, si dilania nel cercare di riempire l'universo.

    E pertanto non stupisce che la seconda parte del libro (quella delle applicazioni) appaia ai nostri occhi vecchia nella maniera di pensare e goffa nella falsità dei risultati pratici che raggiunge.
    Davanti al sublime matematico che ha voluto fornire a tutti gli uomini (inclusi i meno dotati! Lo dice esplicitamente, il che quattro secoli fa era inaudito) gli strumenti per capire il mondo e CI E' RIUSCITO, ogni uomo di cultura deve togliersi il cappello. Ma per riflettere sul mondo di oggi, occorre riporre il Discorso sul Metodo di Cartesio nello scaffale dei libri importanti, dei libri che hanno fatto un'epoca, e prendere in mano Hannah Arendt, Zygmunt Bauman, e molti altri.

    ha scritto il 

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    "Ecco perché, appena l'età mi permise di uscire dalla tutela dei miei precet­tori, abbandonai interamente lo studio, e risolsi di non cercare altra scienza fuori di quella che potevo trovare in me ste ...continua

    "Ecco perché, appena l'età mi permise di uscire dalla tutela dei miei precet­tori, abbandonai interamente lo studio, e risolsi di non cercare altra scienza fuori di quella che potevo trovare in me stesso o nel gran libro del mondo. Impiegai, dunque, il resto della mia giovinezza a viaggiare, a vedere corti e uomini d'armi, a frequentare genti di altra indole e condizione, a far tesoro di una diversa esperienza per mettere me stesso alla prova nei casi che la fortu­na mi offrisse e trarne, così, con la riflessione, qualche profitto. Mi pareva, in­fatti, che avrei trovato molto più di verità nei ragionamenti che ognuno fa ri­guardo agli affari suoi, per i quali egli è punito subito se sbaglia, che non in quelli di chi, chiuso nel suo studio, sta attorno a speculazioni di nessun effet­to pratico, salvo quello forse di renderlo tanto più vanitoso quanto più esse sono lontane dal senso comune, e quanto più ingegno e artificio egli ha dovu­to impiegare per farle apparire verosimili."

    ha scritto il 

  • 2

    È dai tempi del mio primo incontro con Heidegger che ho l'impressione che Cartesio faccia acqua da tutte le parti. Aver conosciuto meglio Nietzsche, il buddhismo, Guénon, Eckhart e in generale la mist ...continua

    È dai tempi del mio primo incontro con Heidegger che ho l'impressione che Cartesio faccia acqua da tutte le parti. Aver conosciuto meglio Nietzsche, il buddhismo, Guénon, Eckhart e in generale la mistica non mi ha certo aiutato a rivalutarlo. Ovviamente Cartesio costituisce le basi della modernità, in particolare della sua ingenuità - che è la sua caratteristica peculiare.

    ha scritto il 

  • 0

    Un uomo, prima che un filosofo

    Perché leggere Cartesio? Perché a differenza degli intellettuali di ieri e oggi è uno che la sua vita l'ha vissuta eccome. Vi invito a leggere la sua biografia perché ne rimarreste stupefatti. Non esa ...continua

    Perché leggere Cartesio? Perché a differenza degli intellettuali di ieri e oggi è uno che la sua vita l'ha vissuta eccome. Vi invito a leggere la sua biografia perché ne rimarreste stupefatti. Non esagero nel paragonarlo a Jack Kerouac.
    Per altre considerazioni:
    http://mebimeka.blogspot.it/2014/05/mebimeka10-discorso-sul-metodo-di.html

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' ridicolo

    È un po' ridicolo dare un voto a Cartesio, vero? Ma si valuta quel che si è in grado di capire, e il voto esprime i limiti e le insufficienze non solo dell'autore, ma anche - e in casi come questo: sp ...continua

    È un po' ridicolo dare un voto a Cartesio, vero? Ma si valuta quel che si è in grado di capire, e il voto esprime i limiti e le insufficienze non solo dell'autore, ma anche - e in casi come questo: specialmente, soprattutto - del lettore.

    Armato solo delle nozioni di filosofia acquisite qualche anno fa durante la frequentazione del liceo scientifico ho deciso di curiosare nello scritto più famoso di Cartesio: il maggior pregio del Discorso è proprio la colloquialità del tono, ciò che più sconvolge è la modernità dei pensieri del filosofo. Le poche parole sugli automi esprimono una comprensione e una confidenza con l'argomento che molti contemporanei non credo posseggano, e si consideri che l'autore ha qualche secolo sulle spalle e tutta la rivoluzione industriale davanti!

    L'unica parte dell'opera che sente un po' il peso dell'età è secondo me quella riguardante la circolazione sanguigna, ma mi pare di capire che Cartesio stesso avesse deciso di includerla a mo' di esempio di applicazione del Metodo, nonché di estratto del saggio che decise di non pubblicare per timore di censure e persecuzioni da parte della Chiesa.

    Per il resto si trova un'esposizione frizzante di un pensiero che per larga parte è oggi comunemente accettato e conosciuto, ma che ancora contiene osservazioni originali e poco approfondite. Il libricino è piccolo, leggero e illuminante: vale la pena leggerlo, almeno una volta.

    ha scritto il 

  • 3

    Le radici della filosofia moderna

    Cartesio, o meglio, René Descartes, è considerato il fondatore della filosofia moderna. Suo è il noto cogito ergo sum, pensiero pilastro di questo piccolo libro di cinquanta pagine su cui si basa tutt ...continua

    Cartesio, o meglio, René Descartes, è considerato il fondatore della filosofia moderna. Suo è il noto cogito ergo sum, pensiero pilastro di questo piccolo libro di cinquanta pagine su cui si basa tutto il pensiero cartesiano.

    A lui si sono ispirati, tra i tanti, filosofi come Spinoza (riguardo al pensiero religioso)

    "In seguito a ciò, riflettendo sul fatto che dubitavo e che, di conseguenza, il mio essere era del tutto perfetto (vedevo infatti chiaramente che conoscere era una perfezione più grande che dubitare) ritenni di dover ricercare da dove io avessi imparato a pensare a qualcosa di più perfetto di quello che io non fossi, e riconobbi con evidenza che dovevo averlo appreso da una natura che era realmente più perfetta di me). [Spinoza]"

    e Schopenhauer (riguardo al “mondo come volontà”)

    "La mia terza massima era di cercare sempre di vincere me stesso piuttosto che la fortuna, e di cambiare i miei desideri anziché l'ordine del mondo e, in generale, di assuefarmi a credere che non vi è nulla di interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri, di modo che, dopo aver fatto del nostro meglio per quanto riguarda le cose esterne, tutto ciò che non ci riesce, è assolutamente in nostro potere. [Spinoza]"

    e ancora oggi viene preso come riferimento per scienze che spaziano dalla matematica, alla neurologia alla psicologia. Basti pensare alla più recente opera di Damasio, intitolata appunto “L'errore di Cartesio” la quale va a confutare – in modo brillante e autorevole – l'assunto cartesiano secondo il quale mente e corpo sono due entità nettamente distinte e reciprocamente ininfluenti.

    “Di modo che questo io, cioè l'anima grazie alla quale io non sono quello che sono, è del tutto distinta dal corpo e a paragone del corpo anche facile a conoscersi, l'anima – dico – che non cesserebbe di essere tutto quello che è, anche se il corpo non fosse. [Spinoza]”

    Dietro questo piccolo libro si nasconde un mondo e gran parte della sua stessa evoluzione. Sebbene scritto in modo un po' asettico e anafettivo, e incentrato su idee che hanno visto sviluppi assai più approfonditi e confacenti al nostro presente, resta una lettura di motivato interesse e necessaria alla comprensione del “sistema uomo”.

    ha scritto il 

  • 0

    Cartesio costruisce con quest'opera le basi del razionalismo approfondendo il metodo della ricerca scientifica.
    Racconta come dopo il tanto studiare fosse alla ricerca di un Metodo per distinguere il ...continua

    Cartesio costruisce con quest'opera le basi del razionalismo approfondendo il metodo della ricerca scientifica.
    Racconta come dopo il tanto studiare fosse alla ricerca di un Metodo per distinguere il falso dal vero.
    Il metodo cartesiano, rivoluzionario per l'epoca, enuncia tre regole: l'evidenza, cioè di non prendere mai niente per vero; l'enumerazione, per controllare l'analisi dividendo il problema in piccole parti; la revisione per ricondurre a sintesi le varie parti, unas orta di processo top-down e bottom-up.
    Ma l'innovazione metodologica cartesiana arriva quando introduce il dubbio sul quale è fondata tutta la conoscenza. Il dubitare implica l'attività del pensare ed il pensare è un'attività identitartia e da qui il famoso "cogito ergo sum". L'idea è evidente ed il pensiero valido quando trova corrispondenza nella realtà.

    ha scritto il 

  • 4

    Sudhir Kakar, Il trono cremisi, Vicenza, Neri Pozza, 2010, 318 pp. (Le Tavole D'Oro), ISBN 978-88-545-0482-0.

    «Rifugiamoci nei piaceri della filosofia mentre intorno a noi infuriano i conflitti, Berni ...continua

    Sudhir Kakar, Il trono cremisi, Vicenza, Neri Pozza, 2010, 318 pp. (Le Tavole D'Oro), ISBN 978-88-545-0482-0.

    «Rifugiamoci nei piaceri della filosofia mentre intorno a noi infuriano i conflitti, Bernier» mi disse con un sorriso che non riusciva a dissimulare la tensione degli ultimi quattro mesi. «Rimarremo qui a Delhi anziché raggiungere la corte ad Agra. E voi mi svelerete i misteri del pensiero di Cartesio, e soprattutto la quarta parte del suo Discorso sul metodo. Ancora non capisco perché la frase: ‘Penso, dunque sono’ sia il principio fondamentale della sua filosofia, né per quale motivo egli la definisca una verità ‘così ferma e sicura, che tutte le supposizioni più stravaganti degli scettici non avrebbero potuto smuoverla’. A me sembra la dichiarazione di fede di un credente, e non la conclusione ragionata di un filosofo» (p. 243).

    http://libidolegendi-librido.blogspot.it/2013/05/il-trono-cremisi.html

    ha scritto il 

  • 4

    Sudhir Kakar, Il trono cremisi, Vicenza, Neri Pozza, 2010, 318 pp. (Le Tavole D'Oro), ISBN 978-88-545-0482-0.

    «Rifugiamoci nei piaceri della filosofia mentre intorno a noi infuriano i conflitti, Berni ...continua

    Sudhir Kakar, Il trono cremisi, Vicenza, Neri Pozza, 2010, 318 pp. (Le Tavole D'Oro), ISBN 978-88-545-0482-0.

    «Rifugiamoci nei piaceri della filosofia mentre intorno a noi infuriano i conflitti, Bernier» mi disse con un sorriso che non riusciva a dissimulare la tensione degli ultimi quattro mesi. «Rimarremo qui a Delhi anziché raggiungere la corte ad Agra. E voi mi svelerete i misteri del pensiero di Cartesio, e soprattutto la quarta parte del suo Discorso sul metodo. Ancora non capisco perché la frase: ‘Penso, dunque sono’ sia il principio fondamentale della sua filosofia, né per quale motivo egli la definisca una verità ‘così ferma e sicura, che tutte le supposizioni più stravaganti degli scettici non avrebbero potuto smuoverla’. A me sembra la dichiarazione di fede di un credente, e non la conclusione ragionata di un filosofo» (p. 243).

    http://libidolegendi-librido.blogspot.it/2013/05/il-trono-cremisi.html

    ha scritto il 

  • 3

    Una lettura interessante nel bene e nel male. E’ comunque un libro di filosofia: senza troppi fronzoli l’autore ci spiega i fondamenti del suo pensiero. Come espresso nella gradevolissima prefazione u ...continua

    Una lettura interessante nel bene e nel male. E’ comunque un libro di filosofia: senza troppi fronzoli l’autore ci spiega i fondamenti del suo pensiero. Come espresso nella gradevolissima prefazione un libro come questo va visto come un colloquio privato con una delle menti più illuminate della storia.
    E’ un saggio che ti lascia qualcosa: ho apprezzato molto la viscerale ricerca della verità di quest’uomo, e anche l’esaltazione della ragione umana e l’umiltà con cui si confronta con le cose del mondo e con gli uomini.
    Credo che tutti dovremmo ricordarci ogni tanto come le pseudo certezze, i giudizi, molto spesso sono pensieri inesatti, valutati male, con poco rigore e poca attenzione. E qui non parliamo solo di grandi pensieri, di grandi teorie. Ma anche di pensieri spiccioli. Un po’ di metodo razionale farebbe bene a tutti.
    Comunque tolte le riflessioni puramente sociologiche, si capisce che si ha a che fare con un libro che è stato un caposaldo del pensiero scientifico moderno.
    Il metodo è di una rigorosità tanto ovvia e semplice da sembrare quasi scontato. Peccato che all’epoca non lo era. E quando capisci questa cosa capisci anche la potenza del pensiero di Descartes.
    Al livello di lettura potrei stare qui a criticare alcuni passaggi… la dimostrazione di Dio un po’ frettolosa e forse non pienamente soddisfacente. Tediose le giustificazioni alla mancata pubblicazione di un altro suo scritto. Umile in alcuni passaggio, eccessivamente fiero e orgoglioso in altri. Ma lasciamo correre, siamo comunque d fronte a un testo chiave per comprendere un audace pensatore.

    ha scritto il 

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