Discorso sulla servitù volontaria

Di ,

Editore: Chiarelettere

4.2
(211)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861901956 | Isbn-13: 9788861901957 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Ciaramelli ; Prefazione: Paolo Flores d'Arcais

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
“Com’è possibile che tanti uomini sopportino un tiranno che non ha forza se non quella che essi gli danno. Da dove prenderebbe i tanti occhi con cui vi spia se voi non glieli forniste? Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi.”
“Vedendo questa gente che striscia ai piedi del tiranno talvolta ho pietà della loro stupidità. Non basta che obbediscano, devono compiacerlo, devono ammazzarsi per i suoi affari.”
Étienne de La Boétie

Scrittore e uomo politico francese, si avvicina giovanissimo
Étienne de La Boétie (1530-1563)
Scrittore e uomo politico francese, si avvicina agli studi umanistici leggendo e traducendo opere di Senofonte e Plutarco. Segue i corsi di Diritto all’Università di Orléans e negli stessi anni scrive il Discorso sulla servitù volontaria.
Nel 1553, a soli ventitré anni, è ammesso al Parlamento di Bordeaux e impronta la sua attività politica alla difesa della tolleranza religiosa e alla salvaguardia della libertà di coscienza individuale.
Nel 1559 incontra Michel de Montaigne, con il quale stringe un’intensa amicizia che quest’ultimo celebrerà nei suoi Saggi. La lettura del Discorso sulla servitù volontaria colpì e appassionò tanto l’amico filosofo da indurlo a presentare proprio i suoi Saggi come commento «a un quadro ricco, rifinito e composto, un discorso chiamato La servitù volontaria».
Nel 1563 La Boétie contrae una grave malattia, con molta probabilità la peste, che lo porterà alla morte dopo dieci giorni di agonia.
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  • 3

    Ingredienti: un umanista innamorato della libertà, esempi di uomini liberi e servi dall’antica Grecia al 1500, cause e conseguenze della sottomissione ai potenti, l’importanza di un bene prezioso e ne ...continua

    Ingredienti: un umanista innamorato della libertà, esempi di uomini liberi e servi dall’antica Grecia al 1500, cause e conseguenze della sottomissione ai potenti, l’importanza di un bene prezioso e necessario come l’aria.
    Consigliato: a chi accetta di servire solo il proprio cervello, a chi rifiuta ogni forma di obbedienza cieca e interessata.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggo recensioni: “si deve leggere” “quasi 500 anni” “sempre attuale”. no , questo libro, non è un “pamphlet” sempre buono da citare alla bisogna,
    è uno scritto che contiene il pensiero di un ventenne ...continua

    Leggo recensioni: “si deve leggere” “quasi 500 anni” “sempre attuale”. no , questo libro, non è un “pamphlet” sempre buono da citare alla bisogna,
    è uno scritto che contiene il pensiero di un ventenne che vuole la libertà come l’aria.
    L’epoca non importa, la libertà non ha epoca, ma può avere, purtroppo, un’età, ed essere considerata un “lusso da giovani”, e La Boètie incasellato nei “classici”. O peggio ancora si può riferirlo “alla nostra epoca”, quella raccontata dai giornali magari.

    Provo sollievo constatando che questo libro non sarà mai abbastanza figo per la “comunità dei lettori”.
    E anche la sgradevole sensazione che la logica del “popolare/mi piace” porti anch’essa ad una servitù volontaria.
    La libertà è davvero cosa da pochi.

    ottima questa edizione,

    http://www.inventati.org/apm/abolizionismo/boetie/boetie.pdf

    che si trova anche in ebook.

    ha scritto il 

  • 4

    cose del 1500

    Oggi non ci sono sovrani, non dappertutto almeno, ma uomini di potere sì e quindi servi e lecchini. Opportuna quindi l'aggiunta di due brevi note:"Saggio sull'arte di strisciare" e "Il lecchino". ...continua

    Oggi non ci sono sovrani, non dappertutto almeno, ma uomini di potere sì e quindi servi e lecchini. Opportuna quindi l'aggiunta di due brevi note:"Saggio sull'arte di strisciare" e "Il lecchino".

    ha scritto il 

  • 5

    Non è difficile soggiogare un popolo. Basta inebetirlo, dividerlo e farlo litigare. Basta buttargli quattro denari facendogli credere che si tratti d’un atto generoso e non s’accorga che invece si spa ...continua

    Non è difficile soggiogare un popolo. Basta inebetirlo, dividerlo e farlo litigare. Basta buttargli quattro denari facendogli credere che si tratti d’un atto generoso e non s’accorga che invece si spaccia come “dono” una parte dei beni di cui è stato derubato. Dopodiché milioni di uomini inneggeranno al signore e si ritroveranno volontariamente sottomessi a un loro simile solo un po’ più scaltro e disumano.
    Infine, si mettano quattro o cinque persone a sostegno del tiranno e il gioco è fatto.
    Ma allo stesso modo non è difficile sconfiggere il tiranno. Non c’è nemmeno bisogno di combatterlo. Egli verrà meno da solo nel momento in cui il popolo non accetterà più di servirlo. Non occorrerà togliergli qualcosa, basterà non attribuirgli nulla.
    Il semplice rifiuto alla sottomissione è di per sé un atto di liberazione.

    "Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l'ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? E i piedi coi quali calpesta le vostre città non sono forse i vostri? Come fa ad avere potere su di voi senza che voi stessi vi prestiate al gioco? E come oserebbe balzarvi addosso se non fosse già d'accordo con voi? Che male potrebbe farvi se non foste complici del brigante che vi deruba, dell'assassino che vi uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?..."

    Questo discorso non è un appello alla rivolta, ma la semplice constatazione di come si può arrivare alla condizione di sudditanza. È un invito alla riflessione sulle due figure, quella del servo e quella del tiranno. Poche pagine per far capire che il rifiuto del primo sconfiggerebbe la prepotenza del secondo.

    E dire che lo scrisse intorno alla metà del '500.

    ha scritto il 

  • 5

    Essenziale, necessario, urgente.
    Mi è capitato in mano 2 giorni fa mentre vagavo in libreria e, letto in un paio di pomeriggi, mi conferma che il caso non esiste e anche quanto siano spesso i libri di ...continua

    Essenziale, necessario, urgente.
    Mi è capitato in mano 2 giorni fa mentre vagavo in libreria e, letto in un paio di pomeriggi, mi conferma che il caso non esiste e anche quanto siano spesso i libri di poche pagine (124 in questo) a condensare più efficacemente ciò che è importante (o piacevole, 0 bello, o godurioso), leggere.
    Parlare di libertà, di questi tempi, pare fantasioso.
    Forse perché ci si è confusa in testa l'idea stessa di cosa sia la libertà, diventa proprio ora decisivo porsi qualche domanda su cosa siano la servitù volontaria e l'assoggettamento, cioè la tacita e silenziosa dipendenza da un padrone (dal potere, dallo Stato, dallo politica, etc), che non è mai tutto e solo esterno a noi, ma interno e abilmente nascosto fin nei nostri meno espliciti desideri.
    Desideri di sicurezza, certo.
    Ma anche di distrazione, di evasione, di continuare ad avere la nostra dose quotidiana di libido (intesa nel senso ampio del termine) a buon mercato.
    Insomma, da Judith Butler (La vita psichica del potere) a Etienne De La Boétie e ora di nuovo a Judith Butler, che approfondisce analizzandoli più a fondo i contenuti di questo libretto di 500 anni fa.
    Leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante saggio sulla servitù volontaria, non posso non trovarmi d'accordon con la maggior parte delle cose scritte da Etienne, l'unico punto su cui non mi sono trovata con lui è la sua idea rigua ...continua

    Interessante saggio sulla servitù volontaria, non posso non trovarmi d'accordon con la maggior parte delle cose scritte da Etienne, l'unico punto su cui non mi sono trovata con lui è la sua idea riguardo alla natura dell'uomo, un pò troppo naif secondo me.
    In ogni caso, vele la pena leggerlo, come vale la pena anche leggere "Disobbedienza civile" di Toreau, anche lui opta per la rivoluzione pacifica, se tu smetti di essere soggiocato, se tutti smettessimo di essere soggiogati, semplicemente non ubbidendo...cosa potrebbero farci?
    In ogni caso, il saggio è stato piacevole e di facilissima comprensione, mi viene da ridere che dopo il saggio siano stati messi dei commenti di persone illustri che per commentare una cosa semplice, usano paroloni altisonanti e non si capisce un emerito cavolo se non cerchi le parole sul dizionario o non presti molta attenzione alla lettura, un saggio così semplice con l'aggiunta di commenti così ostici è la prima volta che mi capita!

    ha scritto il 

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