Disgrace

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Publisher: Vintage

3.9
(3355)

Language: English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Basque , Portuguese

Isbn-10: 0099540983 | Isbn-13: 9780099540984 | Publish date: 

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
This title includes a reading guide. After years teaching Romantic poetry at the Technical University of Cape Town, David Lurie, middle-aged and twice divorced, has an impulsive affair with a student. The affair sours; he is denounced and summoned before a committee of inquiry. Willing to admit his guilt, but refusing to yield to pressure to repent publicly, he resigns and retreats to his daughter Lucy's isolated smallholding. For a time, his daughter's influence and the natural rhythms of the farm promise to harmonize his discordant life. But the balance of power in the country is shifting. He and Lucy become victims of a savage and disturbing attack which brings into relief all the faultlines in their relationship.
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  • 5

    Che strano!

    Il libro è come una ricetta che inaspettatamente mischia ingredienti che sembrano incompatibili o insipido perché già oggetto di moltissime storie e li trasforma sorprendentemente in un piatto agrodol ...continue

    Il libro è come una ricetta che inaspettatamente mischia ingredienti che sembrano incompatibili o insipido perché già oggetto di moltissime storie e li trasforma sorprendentemente in un piatto agrodolce che lascia il palato del lettore appagato ma senza la consapevolezza di avere capito quale di questi temi abbia avuto il merito di questo risultato.

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  • 5

    perla rara

    Vergogna l'ho scoperto all'università, ad un corso di letterature africane post-coloniali. L'ho letto e riletto, tante volte. E' una storia meravigliosa, scritta straordinariamente; Coetzee ci raccont ...continue

    Vergogna l'ho scoperto all'università, ad un corso di letterature africane post-coloniali. L'ho letto e riletto, tante volte. E' una storia meravigliosa, scritta straordinariamente; Coetzee ci racconta della caduta di un uomo - ad un livello superficiale - e della condizione dell'Africa post apartheid, quest'ultima inquadrata in maniera decisamente anticonformista dall'autore (posizione che gli valse le critiche dei suoi "colleghi" connazionali). A parte gli storicismi, la scrittura è lineare, fluida, cattura il lettore e lascia un senso di amarezza devastante sul finale. Ho letto in rete di un film tratto dal libro, una produzione australiana di e con John Malkovich, che vorrei tanto trovare e vedere. Unico neo: la traduzione italiana "Vergogna", che ben poco c'entra con la disgrazia originale.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    David mi ha infastidita fin dall'inizio, mentre Lucy mi ha fatto proprio incazzare.

    Ma d'altronde, ognuno ha le sue violenze (se non fisiche, sicuramente psicologiche) e le sue vergogne (o rimorsi o r ...continue

    David mi ha infastidita fin dall'inizio, mentre Lucy mi ha fatto proprio incazzare.

    Ma d'altronde, ognuno ha le sue violenze (se non fisiche, sicuramente psicologiche) e le sue vergogne (o rimorsi o rimpianti) ad accompagnarlo ogni giorno ed è così che va il mondo... Per ottenere qualcosa, per vivere da qualche parte bisogna per forza di cose accettarne altre e mandare giù molti rospi.

    Interessante l'ambientazione in un Sudafrica post-apartheid...magari qualche nota o approfondimento sul periodo storico avrebbe agevolato la lettura in alcuni punti.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Chiacchiere in libertà

    Lo ammetto subito: nonostante i premi vinti, e pur con la precisazione che ho letto solo questo titolo dell'autore, Coetzee è, senza ombra di dubbio, sopravvalutato. Questo romanzo è oggettivamente ...continue

    Lo ammetto subito: nonostante i premi vinti, e pur con la precisazione che ho letto solo questo titolo dell'autore, Coetzee è, senza ombra di dubbio, sopravvalutato. Questo romanzo è oggettivamente brutto, e provo a spiegare la ragione di questo mio convincimento.
    La storia è incentrata attorno a David Laurie - il protagonista - che, passata la mezza età, si trova a gestire la sua solitudine e il suo difficoltoso rapporto con il predatorio istinto sessuale; incappa così in uno scandalo (lui, carnefice), che lo costringerà ad allontanarsi dalla sua città. E' da questo evento che, possiamo dire, prende piede la trattazione della prima tematica che l'autore vuole affrontare, ossia il rapporto tra morale ed istinto. Lourie è un uomo perbene, eppure è incapace di sottrarsi "al Dio Eros" (cito testualmente la prima banalità che si incontra nel testo). In breve, lui sostiene che è fatto anche di rapacità sessuale, caratteristica di cui non può né vuole forzosamente privarsi.
    A questo primo tema se ne aggiunge un secondo.
    Per riparare allo scandalo, David abbandona la vita accademica (con tutti i suoi parrucconi che lo giudicano) e si rifugia nella casa di campagna della figlia lesbica, Lucy. Nel corso della sua permanenza, vengono derubati, aggrediti e, la figlia, stuprata. Qui si affronta la tematica che noi tutti seri lettori dovremmo qualificare "politica", ossia i rapporti tra bianchi e neri nella Sudafrica post- apartheid. Le violenze subite da David e figlia sono state messe in atto da neri contro bianchi, con ribaltamento dunque dei ruoli carnefice- vittima. Il bianco che per anni è stato discriminatore, diventa oggetto di stupro. La figlia di Lourie, la nostra eroina, sapete come reagisce? Sostiene che è giusto così, bisogna accettare di subire la violenza quando l'etnia alla quale si appartiene ne ha fatto largo uso nel corso della storia.
    Questi sono i due pilastri tematici su cui si regge la malcelata volontà dello scrittore di fare di questo romanzo una storia "impegnata". Il problema grosso è che i due elementi sono messi insieme tra loro in maniera del tutto sconclusionata; le parole messe lì solo per creare l'artificioso effetto serio. In realtà nè l'una nè l'altra tematica vengono affrontate con un barlume di spessore.
    A ciò aggiungete pure che la psicologia del protagonista vacilla continuamente sul filo dell'incoerenza. David Lourie che - abbiamo visto - nella prima parte rivendica ferocemente la sua istintività e detesta la vita di campagna, nel corso dell'evolversi della storia diventa un campagnolo, becchino di cani in una clinica veterinaria, martoriandoci fino alla fine con la sua ormai accettata condanna alla solitudine ed alla repressione dei suoi sensi. La Lady Chatterley di inizio libro diventa Lucia Mondella della fine della storia.
    La prosa è da liceale che ha consegnato un buon tema di italiano.
    Una cocente delusione.

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  • 4

    Che libro strano, la parte iniziale mi aveva irritato: superficiale, storia scontata e già vista, poi quando il setting narrativo si sposta nella campagna fuori città, quando la Vergogna, come una l ...continue

    Che libro strano, la parte iniziale mi aveva irritato: superficiale, storia scontata e già vista, poi quando il setting narrativo si sposta nella campagna fuori città, quando la Vergogna, come una lettera scarlatta si cuce sulla camicia del protagonista, ai miei occhi il libro ha cominciato ad acquistare merito e interesse, e ho finito per leggerlo con grande velocità e avidità.

    David Lurie il protagonista è un uomo come tanti che si incontrano:

    Un uomo. Né cattivo né buono. Né freddo né appassionato, nemmeno nei momenti di massimo ardore. Lontano dagli standard di Teresa, e persino da quelli di Byron (il poeta). Gli manca il fuoco interiore. Sarà dunque questo il verdetto che verrà pronunciato contro di lui, il verdetto dell'universo e del suo occhio onnisciente?

    E’ Professore di letteratura nel dipartimento dell’università di Città del Capo, viene accusato di molestie sessuali perché seduce a letto una sua studentessa.
    Eticamente ciò è sconveniente, non è cosa buona e giusta, perché Lurie rappresenta l’istituzione universitaria, gli è stata affidata una cattedra per insegnare e non per usare il suo ascendente intellettuale e di potere al fine di concupire studentesse, sono d’accordo, anche se la studentessa in questione non è più una bambina ma donna quasi fatta e consenziente ai rapporti, e non c’è traccia di violenza.

    Lurie viene allontanato dall’università, non cerca di difendersi non abiura, addirittura peggiora la sua posizione quando argomenta così ad una giornalista rappresentante di una associazione di diritti femministi

    - E' dispiaciuto? - domanda la ragazza. Il registratore si riavvicina. - E' pentito di quello che ha fatto?
    No, - dice David. - E' stata un'esperienza che mi ha arricchito

    E, non solo, aggiunge anche tra se e sè che la bellezza di una donna non appartiene solo a lei ma appartiene al mondo e con il mondo hai il dovere di spartirla (ohohoh)

    Da lì in poi David Lurie comincerà a scontare la sua vergogna,.
    Non sarà mai chiaro se si sentirà veramente colpevole oppure no, l’avere ammesso un fatto è già pentirsi ? No è solo constatare di avere fatto una cosa, essere pentito di un’azione, promettere (promettersi) di non rifarla è un passo più profondo nel lavoro interiore sulla propria coscienza ed è cosa diversa, e Coetzee lascia volutamente il dubbio sospeso, aprendo ad interpretazioni o giudizi secondo il sentire che è proprio di ogni lettore

    Sono caduto in disgrazia, e non sarà facile risollevarmi. Non rifiuto la punizione. Non mi ribello. Anzi, la vivo giorno dopo giorno, cercando di accettare la vergogna come la condizione della mia esistenza. Pensa che a Dio sia sufficiente, se vivrò per sempre nella vergogna?

    Vivere nella vergona è una punizione sufficiente?

    Il comportamento di David Lurie resta ambiguo ad ogni pagina, l’uomo si chiude al mondo restandone indifferente in uno stato privo di rimorsi, oppure la decisione di scontare la sua vergogna rifugiandosi in campagna presso la fatiscente azienda agricola della figlia, improvvisandosi psicopompo di cani randagi e malati che affollano la clinica veterinaria dove presta opera è il suo modo di pagare in parte il fio?

    Vero è che nell’assolvere un compito che non gli viene richiesto, come avvolgere con tenerezza e cura uno ad uno i cani morti dentro sacchi di plastica anzichè gettarli tutti insieme in maniera anonima nella discarica, mostra un lato sensibile della sua anima in evoluzione o maturazione che mi ha molto toccato: forse nel cercare di restituire una dignità agli animali, esseri viventi che appartengono ad un ordine del creato diverso da quello umano, non necessariamente inferiore ma diverso, può rappresentare un modo personale per smacchiare la propria vergogna se non di fronte alla comunità che ne resta indifferente e ignara, almeno al cospetto di un Dio per chi vi crede, o della propria coscienza di cui ognuno è ben fornito.

    Ho tralasciato di commentare il contesto in cui la storia si svolge: il Sudafrica, un aspetto non meno importante del romanzo che inserisce una storia personale individuale e che avrebbe potuto accadere ovunque, in una enclave dominata dalle aspre contraddizioni di un post-apatheid che si trova a risolvere le proprie situazioni con una violenza atavica e radicata , un’altra forma di vergogna più universale, un aspetto che rappresenta un valore aggiunto alla lettura del libro di Coetzee.

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  • 3

    Devo fare pace con Coetzee. Non credo di aver capito completamente il suo libro, l'ho chiuso con un senso di impotenza e tristezza che mi attanagliavano. Perché non dà speranza? Cosa mi vuole insegna ...continue

    Devo fare pace con Coetzee. Non credo di aver capito completamente il suo libro, l'ho chiuso con un senso di impotenza e tristezza che mi attanagliavano. Perché non dà speranza? Cosa mi vuole insegnare, che la violenza è signora del mondo? Siamo condannati per la nostra cultura e la nostra storia? Dobbiamo genufletterci di fronte al volere della collettività? Perché le donne non riescono a far capire i propri sentimenti e accettano passivamente la violenza maschile, fisica e morale?
    Un libro scritto egregiamente, tanto egregiamente che quando lo chiudi senti sulla pelle l'odore della vergogna, della disperazione, dell'incapacità di mostrare agli altri il nostro vero sé.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Vergogna

    Con questo libro – che avevo in lista d’attesa da tempo immemorabile – ho finalmente fatto la conoscenza di John Maxwell Coetzee, Premio Nobel per la letteratura 2013.
    “Vergogna” è, prima di tutto, la ...continue

    Con questo libro – che avevo in lista d’attesa da tempo immemorabile – ho finalmente fatto la conoscenza di John Maxwell Coetzee, Premio Nobel per la letteratura 2013.
    “Vergogna” è, prima di tutto, la storia di David Lourie: un professore di mezza età che deve fare i conti con se stesso e con l’errato approccio nei confronti della realtà che lo circonda. Incapace di resistere alle tentazioni della carne – quasi in spregio alla maturità fisiologica ed allo status sociale – soccombe in maniera catastrofica a causa della propria superbia. Trovandosi così a tu per tu con l’inevitabile sconfitta, dimostrerà fino in fondo la propria incapacità di gestire la propria disfatta in maniera onorevole.
    Ma il romanzo narra anche dell’atavico scontro tra due mondi, che si dimostrano lontani anni luce nonostante la vicinanza fisica: il mondo rurale delle popolazioni indigene e quello cittadino ed urbanizzato della cosiddetta “società civilizzata”. Due sfere che arrivano a sfiorarsi, talvolta, senza mai compenetrarsi vista la profonda ed incolmabile differenza di valori, esigenze e stili di vita che le contraddistingue.
    Il sentimento di “disagio”, di quasi imbarazzo, che permea di sé l’intera vicenda può presentare diversi livelli di lettura. La vergogna è, in primo luogo, il sentimento percepito dal protagonista per aver abusato di una giovane allieva. Allo stesso tempo, la vergogna è una macchia indelebile sugli abiti della giovane nazione sudafricana, in cui delitti e violenze sono una realtà quotidiana ed ineliminabile. Ma la vergogna è anche il sentimento di ogni donna violentata ed abusata – come accade a Lucy, al figlia di David – che si dimostra incapace di ribellarsi al destino, scegliendo di occultare la violenza subita per non mettere in discussione lo status quo della realtà indigena in cui vive.
    Il libro è scorrevole: la narrazione è fluida, senza cadute di ritmo, con una scrittura adatta a descrivere contesti e situazioni eterogenee.
    Giudizio: in ritardo abissale.. ma ho finalmente scoperto un grande autore.

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  • 3

    Era da Lettera al mio giudice di Simenon che un libro non mi suscitava una rabbia così forte.
    In prima battuta mi ha profondamente disgustato il maschilismo che lo attraversa e permea profondamente l ...continue

    Era da Lettera al mio giudice di Simenon che un libro non mi suscitava una rabbia così forte.
    In prima battuta mi ha profondamente disgustato il maschilismo che lo attraversa e permea profondamente la cultura rurale del Sudafrica, come se fosse la sostanza stessa di quella società.
    C'è poi una freddezza, una staticità dei personaggi principali. Non hanno crescita, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe di fronte a certi eventi, a determinate esperienze che solitamente costringono a un confronto serrato con sé stessi. Invece qui rimangono al palo: l'uno poco se ne discosta, l'altra vi si lega ancor di più, se possibile, in una sempre più ottusa rinuncia a sé.
    Coetzee sulla sua storia non si pronuncia: non esiste il punto di vista dello scrittore, se non raramente, molto velato e non sostanziale, come se narrasse super partes. Pur apprezzando moltissimo gli autori che non piazzano pipponi moralistici nei propri libri, in questo caso avrei preferito almeno intuire la sua presa di posizione in merito.
    Detto questo, Coetze scrive benissimo, con il costante uso del presente, incalzante, sempre sul pezzo, tanto che mentre leggevo la parte centrale mi sembrava di essere una corda di violino. Dovrò leggere qualcos'altro di suo però, perché Vergogna non mi ha convinto.

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  • 4

    Me gusta escribir de las impresiones que dejan en mí cada lectura que termino. Casi nunca suelo hablar de lo que cuentan. Dejo esa labor a las sinopsis, a las miles de webs que se pueden encontrar exp ...continue

    Me gusta escribir de las impresiones que dejan en mí cada lectura que termino. Casi nunca suelo hablar de lo que cuentan. Dejo esa labor a las sinopsis, a las miles de webs que se pueden encontrar explicando de qué va cada libro. Prefiero centrarme en lo que me han aportado. Llevo un rato dándole vueltas a la cabeza, a las entrañas, al corazón. Desgracia parece haberse disipado. No queda rastro de ella apenas 24 horas después de haber completado su lectura. Con ello no quiero manifestar que sea un mal libro. Podría decirse que en cierta medida lo he disfrutado. Es duro. Es cruel. Y lo peor de todo es que lejos de dejar un poso de optimismo o de cierre, el final invita a pensar en todo lo contrario. Quizá el problema sea de empatía. Cuesta empatizar con los personajes sobre los que se cierne la desgracia.

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