Disgrace

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Publisher: Penguin (Non-Classics)

3.9
(3332)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Basque , Portuguese

Isbn-10: 0143036378 | Isbn-13: 9780143036371 | Publish date: 

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
From the author of Waiting for the Barbarians and the Booker-Prize-winning Life & Times of Michael K, a dazzling new novel--his first in five years

Disgrace--set in post-apartheid Cape Town and on a remote farm in the Eastern Cape--is deft, lean, quiet, and brutal. A heartbreaking novel about a man and his daughter, Disgrace is a portrait of the new South Africa that is ultimately about grace and love.

At fifty-two Professor David Lurie is divorced, filled with desire but lacking in passion. An affair with one of his students leaves him jobless and friendless. Except for his daughter, Lucy, who works her smallholding with her neighbor, Petrus, an African farmer now on the way to a modest prosperity. David's attempts to relate to Lucy, and to a society with new racial complexities, are disrupted by an afternoon of violence that changes him and his daughter in ways he could never have foreseen. In this wry, visceral, yet strangely tender novel, Coetzee once again tells "truths [that] cut to the bone." (The New York Times Book Review)

"The kind of territory J.M Coetzee has made his own. . .By this late point in the century, the journey to a heart of narrative darkness has become a safe literary destination . . . Disgrace goes beyond this to explore the furthest reaches of what it means to be human: it is at the frontier of world literature."--Sunday Telegraph (UK)
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  • 4

    Che libro strano, la parte iniziale mi aveva irritato: superficiale, storia scontata e già vista, poi quando il setting narrativo si sposta nella campagna fuori città, quando la Vergogna, come una l ...continue

    Che libro strano, la parte iniziale mi aveva irritato: superficiale, storia scontata e già vista, poi quando il setting narrativo si sposta nella campagna fuori città, quando la Vergogna, come una lettera scarlatta si cuce sulla camicia del protagonista, ai miei occhi il libro ha cominciato ad acquistare merito e interesse, e ho finito per leggerlo con grande velocità e avidità.

    David Lurie il protagonista è un uomo come tanti che si incontrano:

    Un uomo. Né cattivo né buono. Né freddo né appassionato, nemmeno nei momenti di massimo ardore. Lontano dagli standard di Teresa, e persino da quelli di Byron (il poeta). Gli manca il fuoco interiore. Sarà dunque questo il verdetto che verrà pronunciato contro di lui, il verdetto dell'universo e del suo occhio onnisciente?

    E’ Professore di letteratura nel dipartimento dell’università di Città del Capo, viene accusato di molestie sessuali perché seduce a letto una sua studentessa.
    Eticamente ciò è sconveniente, non è cosa buona e giusta, perché Lurie rappresenta l’istituzione universitaria, gli è stata affidata una cattedra per insegnare e non per usare il suo ascendente intellettuale e di potere al fine di concupire studentesse, sono d’accordo, anche se la studentessa in questione non è più una bambina ma donna quasi fatta e consenziente ai rapporti, e non c’è traccia di violenza.

    Lurie viene allontanato dall’università, non cerca di difendersi non abiura, addirittura peggiora la sua posizione quando argomenta così ad una giornalista rappresentante di una associazione di diritti femministi

    - E' dispiaciuto? - domanda la ragazza. Il registratore si riavvicina. - E' pentito di quello che ha fatto?
    No, - dice David. - E' stata un'esperienza che mi ha arricchito

    E, non solo, aggiunge anche tra se e sè che la bellezza di una donna non appartiene solo a lei ma appartiene al mondo e con il mondo hai il dovere di spartirla (ohohoh)

    Da lì in poi David Lurie comincerà a scontare la sua vergogna,.
    Non sarà mai chiaro se si sentirà veramente colpevole oppure no, l’avere ammesso un fatto è già pentirsi ? No è solo constatare di avere fatto una cosa, essere pentito di un’azione, promettere (promettersi) di non rifarla è un passo più profondo nel lavoro interiore sulla propria coscienza ed è cosa diversa, e Coetzee lascia volutamente il dubbio sospeso, aprendo ad interpretazioni o giudizi secondo il sentire che è proprio di ogni lettore

    Sono caduto in disgrazia, e non sarà facile risollevarmi. Non rifiuto la punizione. Non mi ribello. Anzi, la vivo giorno dopo giorno, cercando di accettare la vergogna come la condizione della mia esistenza. Pensa che a Dio sia sufficiente, se vivrò per sempre nella vergogna?

    Vivere nella vergona è una punizione sufficiente?

    Il comportamento di David Lurie resta ambiguo ad ogni pagina, l’uomo si chiude al mondo restandone indifferente in uno stato privo di rimorsi, oppure la decisione di scontare la sua vergogna rifugiandosi in campagna presso la fatiscente azienda agricola della figlia, improvvisandosi psicopompo di cani randagi e malati che affollano la clinica veterinaria dove presta opera è il suo modo di pagare in parte il fio?

    Vero è che nell’assolvere un compito che non gli viene richiesto, come avvolgere con tenerezza e cura uno ad uno i cani morti dentro sacchi di plastica anzichè gettarli tutti insieme in maniera anonima nella discarica, mostra un lato sensibile della sua anima in evoluzione o maturazione che mi ha molto toccato: forse nel cercare di restituire una dignità agli animali, esseri viventi che appartengono ad un ordine del creato diverso da quello umano, non necessariamente inferiore ma diverso, può rappresentare un modo personale per smacchiare la propria vergogna se non di fronte alla comunità che ne resta indifferente e ignara, almeno al cospetto di un Dio per chi vi crede, o della propria coscienza di cui ognuno è ben fornito.

    Ho tralasciato di commentare il contesto in cui la storia si svolge: il Sudafrica, un aspetto non meno importante del romanzo che inserisce una storia personale individuale e che avrebbe potuto accadere ovunque, in una enclave dominata dalle aspre contraddizioni di un post-apatheid che si trova a risolvere le proprie situazioni con una violenza atavica e radicata , un’altra forma di vergogna più universale, un aspetto che rappresenta un valore aggiunto alla lettura del libro di Coetzee.

    said on 

  • 3

    Devo fare pace con Coetzee. Non credo di aver capito completamente il suo libro, l'ho chiuso con un senso di impotenza e tristezza che mi attanagliavano. Perché non dà speranza? Cosa mi vuole insegna ...continue

    Devo fare pace con Coetzee. Non credo di aver capito completamente il suo libro, l'ho chiuso con un senso di impotenza e tristezza che mi attanagliavano. Perché non dà speranza? Cosa mi vuole insegnare, che la violenza è signora del mondo? Siamo condannati per la nostra cultura e la nostra storia? Dobbiamo genufletterci di fronte al volere della collettività? Perché le donne non riescono a far capire i propri sentimenti e accettano passivamente la violenza maschile, fisica e morale?
    Un libro scritto egregiamente, tanto egregiamente che quando lo chiudi senti sulla pelle l'odore della vergogna, della disperazione, dell'incapacità di mostrare agli altri il nostro vero sé.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Vergogna

    Con questo libro – che avevo in lista d’attesa da tempo immemorabile – ho finalmente fatto la conoscenza di John Maxwell Coetzee, Premio Nobel per la letteratura 2013.
    “Vergogna” è, prima di tutto, la ...continue

    Con questo libro – che avevo in lista d’attesa da tempo immemorabile – ho finalmente fatto la conoscenza di John Maxwell Coetzee, Premio Nobel per la letteratura 2013.
    “Vergogna” è, prima di tutto, la storia di David Lourie: un professore di mezza età che deve fare i conti con se stesso e con l’errato approccio nei confronti della realtà che lo circonda. Incapace di resistere alle tentazioni della carne – quasi in spregio alla maturità fisiologica ed allo status sociale – soccombe in maniera catastrofica a causa della propria superbia. Trovandosi così a tu per tu con l’inevitabile sconfitta, dimostrerà fino in fondo la propria incapacità di gestire la propria disfatta in maniera onorevole.
    Ma il romanzo narra anche dell’atavico scontro tra due mondi, che si dimostrano lontani anni luce nonostante la vicinanza fisica: il mondo rurale delle popolazioni indigene e quello cittadino ed urbanizzato della cosiddetta “società civilizzata”. Due sfere che arrivano a sfiorarsi, talvolta, senza mai compenetrarsi vista la profonda ed incolmabile differenza di valori, esigenze e stili di vita che le contraddistingue.
    Il sentimento di “disagio”, di quasi imbarazzo, che permea di sé l’intera vicenda può presentare diversi livelli di lettura. La vergogna è, in primo luogo, il sentimento percepito dal protagonista per aver abusato di una giovane allieva. Allo stesso tempo, la vergogna è una macchia indelebile sugli abiti della giovane nazione sudafricana, in cui delitti e violenze sono una realtà quotidiana ed ineliminabile. Ma la vergogna è anche il sentimento di ogni donna violentata ed abusata – come accade a Lucy, al figlia di David – che si dimostra incapace di ribellarsi al destino, scegliendo di occultare la violenza subita per non mettere in discussione lo status quo della realtà indigena in cui vive.
    Il libro è scorrevole: la narrazione è fluida, senza cadute di ritmo, con una scrittura adatta a descrivere contesti e situazioni eterogenee.
    Giudizio: in ritardo abissale.. ma ho finalmente scoperto un grande autore.

    said on 

  • 3

    Era da Lettera al mio giudice di Simenon che un libro non mi suscitava una rabbia così forte.
    In prima battuta mi ha profondamente disgustato il maschilismo che lo attraversa e permea profondamente l ...continue

    Era da Lettera al mio giudice di Simenon che un libro non mi suscitava una rabbia così forte.
    In prima battuta mi ha profondamente disgustato il maschilismo che lo attraversa e permea profondamente la cultura rurale del Sudafrica, come se fosse la sostanza stessa di quella società.
    C'è poi una freddezza, una staticità dei personaggi principali. Non hanno crescita, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe di fronte a certi eventi, a determinate esperienze che solitamente costringono a un confronto serrato con sé stessi. Invece qui rimangono al palo: l'uno poco se ne discosta, l'altra vi si lega ancor di più, se possibile, in una sempre più ottusa rinuncia a sé.
    Coetzee sulla sua storia non si pronuncia: non esiste il punto di vista dello scrittore, se non raramente, molto velato e non sostanziale, come se narrasse super partes. Pur apprezzando moltissimo gli autori che non piazzano pipponi moralistici nei propri libri, in questo caso avrei preferito almeno intuire la sua presa di posizione in merito.
    Detto questo, Coetze scrive benissimo, con il costante uso del presente, incalzante, sempre sul pezzo, tanto che mentre leggevo la parte centrale mi sembrava di essere una corda di violino. Dovrò leggere qualcos'altro di suo però, perché Vergogna non mi ha convinto.

    said on 

  • 4

    Me gusta escribir de las impresiones que dejan en mí cada lectura que termino. Casi nunca suelo hablar de lo que cuentan. Dejo esa labor a las sinopsis, a las miles de webs que se pueden encontrar exp ...continue

    Me gusta escribir de las impresiones que dejan en mí cada lectura que termino. Casi nunca suelo hablar de lo que cuentan. Dejo esa labor a las sinopsis, a las miles de webs que se pueden encontrar explicando de qué va cada libro. Prefiero centrarme en lo que me han aportado. Llevo un rato dándole vueltas a la cabeza, a las entrañas, al corazón. Desgracia parece haberse disipado. No queda rastro de ella apenas 24 horas después de haber completado su lectura. Con ello no quiero manifestar que sea un mal libro. Podría decirse que en cierta medida lo he disfrutado. Es duro. Es cruel. Y lo peor de todo es que lejos de dejar un poso de optimismo o de cierre, el final invita a pensar en todo lo contrario. Quizá el problema sea de empatía. Cuesta empatizar con los personajes sobre los que se cierne la desgracia.

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  • 5

    null

    "No, professor Lurie, lei sarà illustre e potente, avrà chissà quante lauree, ma se fossi in lei mi vergognerei profondamente di me stesso, che Dio mi aiuti".

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  • 3

    Disgrace

    Il titolo originale, Disgrace appunto , era più centrato rispetto a quello scelto nella versione italiana.
    Idealmente il libro si divide in due parti alquanto slegate tra loro. Una prima parte, in ci ...continue

    Il titolo originale, Disgrace appunto , era più centrato rispetto a quello scelto nella versione italiana.
    Idealmente il libro si divide in due parti alquanto slegate tra loro. Una prima parte, in città, dove ci viene mostrato il volto bianco del Sudafrica ed una seconda parte in campagna dove, scusate il concetto lapalissiano, le cose sono molto differenti.

    Il protagonista poi, di certo non si candida ad essere il personaggio più simpatico del mondo letterario. Ironia della sorte pur essendo professore universitario di Scienze delle Comunicazioni non fa delle relationships il suo punto di forza.
    In primis con le donne... aldilà del sesso, le sue considerazioni si limitano alla sfera della bellezza o della procacità.
    Con la figlia.... le cose non è che vadano meglio (tralasciando le "fastidiose" domande che si pone sulla sessualità della stessa).
    Ed infine nei confronti del mondo accademico... verso il quale opterà per un atteggiamento passivo rifiutando di difendersi nell'episodio iniziale che lo vede accusato in veste di "carnefice".
    In un estraniante e subdolo gioco delle parti, la stessa passività sarà adottata dalla figlia nell'episodio di cui lei sarà vittima...
    Ma aldilà della trama in sé, che apre a soluzioni inaccettabili, difficili da capire, che lasciano una grande amarezza, l'autore ci racconta del Sudafrica del dopo apartheid, della difficile integrazione fra colonizzatori e colonizzati.
    E lo fa con una scrittura "a levare" senza fronzoli o barocchismo, che descrive le cose per come sono, che va dritta al punto ma sempre con toni estremamente calmi e pacati (anche quando la situazione non lo è)
    La contrapposizione tra la città (o sarebbe meglio dire Città del Capo) con la sua società moralistica fintamente tollerante da una parte e la campagna (o sarebbe meglio dire il Veldt) con le sue regole primitive, gli istinti e le violenze che la contraddistinguono dall'altra, rappresenta una delle chiavi di lettura del libro.
    La Storia si sa, presto o tardi presenta il suo conto...
    E' un libro che "disturba".
    E se questo era lo scopo dell'autore, allora ci è riuscito benissimo.

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  • 3

    A mio avviso è un buon romanzo che nonostante il titolo e i temi trattati non si sviluppa come una narrazione a tinte forti , infatti il titolo è un pò fuorviante in tal senso.
    Ho empatizzato con il ...continue

    A mio avviso è un buon romanzo che nonostante il titolo e i temi trattati non si sviluppa come una narrazione a tinte forti , infatti il titolo è un pò fuorviante in tal senso.
    Ho empatizzato con il senso di amarezza e di inadeguatezza del protagonista, un professore costretto ad abbandonare la carriera accademica senza troppi rimpianti .
    Il rapporto con la figlia presso cui si trasferisce è segnato da problemi di adattamento ad una realtà ,quella della provincia sudafricana, ben distante dalla città e dall' ambiente da cui proviene.
    Scelte di vita e sensibilità diverse minano ulteriormente il rapporto padre- figlia quasi a dimostrare quanto i legami di sangue non siano di per se sufficienti alla costruzione di un rapporto solido.

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  • 4

    Autore: sudafricano di origine afrikaner, in questo caso olandese (1940). Romanzo del 1999.

    Primo libro di Coetzee.

    Sinceramente non so cosa pensare.
    Il libro mi è piaciuto e ho gradito la scrittura.
    ...continue

    Autore: sudafricano di origine afrikaner, in questo caso olandese (1940). Romanzo del 1999.

    Primo libro di Coetzee.

    Sinceramente non so cosa pensare.
    Il libro mi è piaciuto e ho gradito la scrittura.
    Curiosamente ho compreso tutta la parte riguardante Lucy e i suoi vicini, meno quella occidentale del professore e la studentessa.

    Ho dovuto anche fare violenza a me stessa per vedere in un cinquantaduenne un vecchio tremebondo dalla pelle cascante. Mi veniva in mente Barnard che a 48 anni si era sposato una diciottenne …. Ma forse altri erano gli obiettivi dell’autore.

    La reazione eccessiva di Laurie ad una eccessiva proscrizione (puritana?), il suo rifiuto di cedere ai comportamenti suggeriti dalla scuola (intransigenza contro intransigenza), il giudizio negativo da cui si sente circondato lo spingono ad andare dalla figlia, in fattoria.
    Stentata vita country, tra fiori e ortaggi da vendere ad un mercatino, un po’ di ostello per cani coi padroni in vacanza, una forse fidanzata che ora non c’è più.
    Improvvisamente la resa di Laurie trova uno specchio nella vita della figlia. Anche Lucy percorre una strada incomprensibile accettando quanto accade alla fattoria.

    Laurie vede nella propria vita una collezione di rapporti inconclusi. Al di là dell’atto sessuale ogni volta che ha tentato un contatto più intimo ha fallito. Per colpa del caso, per sua incapacità, per la resistenza degli altri? Ai propri problemi la reazione è stata la fuga.
    Non così Lucy, che da colonizzatrice finisce per essere colonizzata. Si scontano così le colpe dei padri? O si è tutti come quei cani soprannumerari che possono soltanto essere eliminati?

    Forse Coetzee aveva letto Il singhiozzo dell’uomo bianco. Sicuramente è un animalista convinto.

    24.08.2016

    said on 

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