Disgrace

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Publisher: Penguin (Non-Classics)

3.9
(3195)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Basque , Portuguese

Isbn-10: 0143036378 | Isbn-13: 9780143036371 | Publish date: 

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
From the author of Waiting for the Barbarians and the Booker-Prize-winning Life & Times of Michael K, a dazzling new novel--his first in five years

Disgrace--set in post-apartheid Cape Town and on a remote farm in the Eastern Cape--is deft, lean, quiet, and brutal. A heartbreaking novel about a man and his daughter, Disgrace is a portrait of the new South Africa that is ultimately about grace and love.

At fifty-two Professor David Lurie is divorced, filled with desire but lacking in passion. An affair with one of his students leaves him jobless and friendless. Except for his daughter, Lucy, who works her smallholding with her neighbor, Petrus, an African farmer now on the way to a modest prosperity. David's attempts to relate to Lucy, and to a society with new racial complexities, are disrupted by an afternoon of violence that changes him and his daughter in ways he could never have foreseen. In this wry, visceral, yet strangely tender novel, Coetzee once again tells "truths [that] cut to the bone." (The New York Times Book Review)

"The kind of territory J.M Coetzee has made his own. . .By this late point in the century, the journey to a heart of narrative darkness has become a safe literary destination . . . Disgrace goes beyond this to explore the furthest reaches of what it means to be human: it is at the frontier of world literature."--Sunday Telegraph (UK)
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  • 0

    Libro meraviglioso, purtroppo non mi è stato possibile comprendere a fondo il finale, quindi mi risulta difficile dare un voto.

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  • 4

    "Tutto ciò che non mi uccide mi rende più forte"

    In un Sudafrica segnato da profonde e laceranti contraddizioni, spesso anche violente, scorre la storia personale del professor David Lurie, che ovviamente è solo un pretesto per permettere a Coetzee ...continue

    In un Sudafrica segnato da profonde e laceranti contraddizioni, spesso anche violente, scorre la storia personale del professor David Lurie, che ovviamente è solo un pretesto per permettere a Coetzee di affrontare temi e problematiche legate agli uomini in generale, ma anche al suo paese in particolare.
    La scrittura è scorbutica e spigolosa, e il suo autore non fa nulla per compiacere il lettore, non ci sono verità, ma semplici esposizioni di fatti da cui ognuno può evincere la propria, o farsi un'opinione.
    Si va dallo scandalo che desta la relazione del professore con una sua allieva, all’insegna del desiderio mai sopito, alla ancora più scandalosa e bigotta risposta della subcultura occidentale permeata tra i bianchi del Sudafrica; si continua analizzando oltre il lecito il rapporto conflittuale tra padre e figlia, generazioni vicine ma lontanissime per concetti e modi di vedere le cose, fino a intravedere quello che sembra essere per l’autore il tema più sentito: l’integrazione razziale e il colmarsi delle grandi differenze sociali in un Sudafrica ormai liberatosi dell’apartheid.
    In tutto questo si insinua, direi letteralmente, una tematica strisciante che sembrerebbe palesemente fuori posto in un paese africano: il rapporto tra gli uomini e gli animali, e che invece non è affatto fuori posto; se l’integrazione razziale è il tema più sentito per l’autore, questo dei rapporti con gli animali è senz’altro più profondo e trattato adeguatamente nelle sue implicazioni psicologiche e affettive e lo stesso libro si chiude con un quadro di struggente commozione a questo dedicato.
    E poi c’è il titolo del libro, e c’è da scegliere da quale vergogna guardarsi: quella del professore che seduce l’allieva, o quella a cui è condannato il professore dal bigottismo perbenista che lo usa come capro espiatorio; quella di un paese dilaniato dalle rivalse sociali o quella di una élite bianca che non riesce a parificare veramente le opportunità, per finire con la vergogna che si prova dopo la violenza e l’umiliazione subita, che rimane sempre e comunque una specialità e prerogativa degli uomini maschi…
    Coetzee è un bravo scrittore e lascia un segno profondo dopo averlo letto, ma sono concetti e problematiche estremamente scomode e annodate complessamente nel profondo della psicologia umana, dovesse capitarmi ancora lo leggerò, ma non farò nulla per andargli incontro…

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  • 0

    Un bel pugno dritto nello stomaco. L'autore scrive in un modo a mio parere meraviglioso, non per altro ha vinto il Nobel, la storia è molto ben architettata, ma appunto, amara. Più volte il lettore ha ...continue

    Un bel pugno dritto nello stomaco. L'autore scrive in un modo a mio parere meraviglioso, non per altro ha vinto il Nobel, la storia è molto ben architettata, ma appunto, amara. Più volte il lettore ha l'opportunità di riflettere, sia sui fatti reali succedutisi in Sud Africa, sia, più in generale, sul concetto di regola, legge e libertà.

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  • 5

    Mi associo a chi considera questo libro un vero pugno nello stomaco: permette di avere un assaggio davvero realistico del clima post-apartheid imperante in Sudafrica. Uno spaccato del degrado morale, ...continue

    Mi associo a chi considera questo libro un vero pugno nello stomaco: permette di avere un assaggio davvero realistico del clima post-apartheid imperante in Sudafrica. Uno spaccato del degrado morale, della prepotenza, della spinta potente a prevaricare l'altro anche quando questi cerca di costruire una pacifica convivenza; alla fine ci si deve piegare e sottostare a queste "regole" se veramente non si vuole rinunciare a ciò che si è costruito e a vivere nel posto che si è scelto continuando a mantenere uno stato di non-guerra evitando inutili crociate che porterebbero solo altro odio e allontanamento. Lo stile è scorrevole ed accattivante; il contenuto è talmente sorprendente che si fa fatica a smettere di leggere. Testo molto denso di concetti e riflessioni che a mio avviso va letto più volte.

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  • 4

    Scritto davvero bene, una storia particolare, ma, per noi che non abbiamo per fortuna i problemi del Sudafrica, é davvero difficile comprendere le motivazioni che muovono Lucy e gli altri personaggi. ...continue

    Scritto davvero bene, una storia particolare, ma, per noi che non abbiamo per fortuna i problemi del Sudafrica, é davvero difficile comprendere le motivazioni che muovono Lucy e gli altri personaggi. Quindi un bel libro che però non mi ha comunicato nulla, nessuna emozione.

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  • 4

    Vergogna!

    Una storia che ne racchiude due, un padre David e una figlia Lucy, un carnefice e una vittima, due violenze che vengono dalle stesse radici ataviche e ancestrali della natura dell'uomo.

    L'uomo quanto ...continue

    Una storia che ne racchiude due, un padre David e una figlia Lucy, un carnefice e una vittima, due violenze che vengono dalle stesse radici ataviche e ancestrali della natura dell'uomo.

    L'uomo quanto si può distanziare dal mondo animale da cui proviene? Quanto può  (o deve) rinnegare/controllare i propri istinti  primari? Cosa può elevarlo dalle pulsioni e dagli istinti?

    "Si può punire un cane perché si è mangiato una pantofola. In questo caso il cane accetta la punizione: botte in cambio della soddisfazione di masticarsi la pantofola. Ma il desiderio è tutt'altra storia. Nessun animale può considerare giusta una punizione perché ha seguito i suoi istinti."

    "Questo genere di desiderio è un peso di cui si farebbe volentieri a meno"

    Un uomo, un padre, un insegnante, una persona che vive in contesto civile e civilizzato la cui cultura e amore per le arti non riesce ad affrancarlo,  non riescono a impedire la manifestazione dei più bassi impulsi che lui stesso si rifiuta di rinnegare o anche semplicemente controllare.

    Per contro una figlia, che vive in un contesto antipodale, che pare rifiutare civilizzazione e cultura per ritornare a un mondo e uno stile di vita primigenio, che accetta incomprensibilmente e assorbe le conseguenze e la violenza della natura animale dell'uomo  su sé stessa.
    Come a voler riequilibrare le sorti, come a significare che essere parte della natura aspra e selvaggia del Sud Africa, porti a subire tutte le vessazioni e le violenze, porti ad essere quasi agnello sacrificale pur di poter essere inglobata, accettata e considerata parte di essa.

    "Quand'è stata l'ultima volta che una pecora è morta di vecchiaia? Le pecore non sono padrone di se stesse, non possiedono la loro vita. Esistono per essere usate fino all'ultimo grammo: la carne viene mangiata, le ossa vengono frantumate e trasformate in mangime per polli."

    "Io metto la terra, e in cambio avrò la sua protezione. In caso contrario, e ci tiene a farmelo sapere, sarò selvaggina alla portata di tutti"

    I paralleli continui col mondo e con la vita degli animali. Coi cani, con le pecore, con gli agnelli. ... a significare forse che l'uomo si crede appartente ad un mondo superiore ma si scopre animale in balia degli impulsi ed è punito o incapace di vivere secondo i princìpi che la mente gli pone.
    In bilico tra ragione e istinto con la paura ma anche la necessità di riconoscere, accettare e soprattutto gestire le pulsioni primarie.

    E di qui la vergogna del titolo: non saper controllare o convogliare con la testa ciò che 'la pancia comanda'.

    Un romanzo potente che confonde, indigna e disgusta.

    Un romanzo durissimo, molto profondo. Violento nei contenuti e nei toni ma senza  indugi voyeuristici ( nei momenti peggiori la porta è  chiusa, Coetzee lascia spazio all'immaginazione). Una penna sferzante e chirurgica. Una scrittura scarna, diretta ed essenziale che fagocita e arriva al punto. Che fa soffrire il lettore come se fosse lì.

    Un romanzo che apre la porta a molte riflessioni. Le stelle per me son quattro ma proprio abbondanti.

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  • 3

    La parola vergogna non mi sembra renda bene il contenuto del romanzo. Non è la vergogna che affligge i protagonisti ma il carattere duro e orgoglioso che porta padre e figlia in due diverse situazioni ...continue

    La parola vergogna non mi sembra renda bene il contenuto del romanzo. Non è la vergogna che affligge i protagonisti ma il carattere duro e orgoglioso che porta padre e figlia in due diverse situazioni a cercare di conservare quello che si può della propria dignità a scapito di grosse perdite.
    Il tono del romanzo è pacato e il professore ricorda molto Stoner, anche se Stoner ha delle punte di bellezza stilistica e di profondità di contenuti molto superiori.
    Un professore 52enne ha una relazione con una allieva ventenne. Una relazione soprattutto sessuale visto che il maggior merito della ragazza è il fisico attraente: la ragazza è descritta come studentessa mediocre e non è il tipo di donna che piace al professore, non ha un briciolo di ironia. Il professore viene denunciato, processato di fronte al senato accademico dove rinuncia a difendersi e a prendere un avvocato e si dichiara colpevole di tutte le accuse (si parla di violenza) andando incontro al licenziamento, la massima pena. Facendo le sue scuse, se la sarebbe potuta cavare con poco. Ma lui dichiara di essere colpevole anche se non si sente in colpa. Sembrerebbe una sfida alla società moralista e benpensante e alla falsità dell'ambiente accademico in nome di Eros, la divinità cui il professore si dichiara succube. In realtà le cose non stanno esattamente così. La ventenne non è una ragazza incontrata per strada ma una sua studentessa e tra i due esiste un rapporto di potere. La posizione del professore che ha favorito la ragazza per il numero di presenze e'il voto (l'avrebbe fatto) non è moralmente archiviabile così a cuor leggero in nome di Eros o di un generico "lo fanno tutti". Il professore si dichiara colpevole nelle pagine successive di non aver messo abbastanza poesia nel rapporto con la ragazza che certamente non amava. Del resto anche Byron usava la poesia nello stesso modo, pare, cioè per avere sesso a buon mercato. Ma era un po' più convincente.
    Credo che Cotzee intraveda la debolezza della posizione del professore anche se cerca di tirare il lettore dalla sua parte in nome di una lotta al moralismo e all'ipocrisia. Ripropone infatti una situazione diversa ma con remote analogie per la figlia del professore, omosessuale e amante degli animali. La ragazza vive sola in una fattoria in Sud Africa e la cosa non è ben vista e è, anzi, pericolosa. La ragazza infatti verrà stuprata da un gruppo di uomini del posto, forse mandati dal suo aiutante, una figura ambigua che lei si rifiuta di licenziare.
    L'analogia delle due situazioni sta nel fatto che sia il professore sia gli stupratori esercitano in qualche modo sulla vittima un rapporto di potere, chi usando la forza della superiorità culturale chi la forza bruta. Potrebbero tutti dichiarare di agire in nome di eros cioè del proprio piacere. Nel primo caso la ragazza era consenziente (anche se poi denuncia il professore per violenza), nel secondo la ragazza non è consenziente ma si rifiuta di denunciare quelle persone (quindi in un certo senso lo diventa) per un assoggettamento alla mentalità del posto. Se vuole restare nella fattoria le condizioni sono quelle: regalare la fattoria e accettare le conseguenze e una situazione ambigua e di negazione dei suoi diritti. Compreso quello di scelta sessuale.
    La storia della ragazza è molto bella, e anche difficile da capire e da accettare. Non si ribella alla mentalità locale, come i cani che aspettano la morte, ma in un certo senso il fatto che non se ne vada è la sua estrema ribellione.
    In ogni caso il culto di Eros cioè dell'impulso sessuale nudo e crudo non apre grandi orizzonti, comunque la si voglia mettere. Il personaggio del professore non mi è piaciuto molto. E' anaffettivo e ha un unico interesse. Anche tutte le domande che si pone sulla sessualità della figlia sono abbastanza fastidiose. Non mi pare che metta molta poesia in niente.

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  • 0

    Premio Nobel 2003, Coetzee è uno scrittore sudafricano che nel suo lavoro più noto, Vergogna, sembra volere rappresentare nella maniera più cruda e verosimile i problemi di cui la parte più difficile ...continue

    Premio Nobel 2003, Coetzee è uno scrittore sudafricano che nel suo lavoro più noto, Vergogna, sembra volere rappresentare nella maniera più cruda e verosimile i problemi di cui la parte più difficile del suo paese è affitta. La realtà mostrata da Coetzee è però più problematica, atavica, antropologicamente complessa di così, e rimanda a un clima culturale tanto distante dal nostro e così “primitivo” (come può esserlo il romanzo di Golding, Il signore delle mosche) da creare un rigetto verso la materia del romanzo.

    Tra la prima e la seconda parte del libro esiste una linea di demarcazione che sembra tradursi nelle opposizioni città/campagna, società civile/territorio selvaggio, bianchi/neri; è una contrapposizione solo apparente, e il tema centrale rimane lo stesso in tutto il libro: lo stuprum, che in latino significa appunto “vergogna”, prima perpetrato dal protagonista nel lindo ambiente accademico, poi subìto da sua figlia, in un contesto dove vige la legge del più forte, la prevaricazione del maschile sul femminile – sia in termini fisici che di libertà – e dove la “famiglia” è riordinata in base a un ordine gerarchico e claustrofobico, assumendo i connotati di un assemblamento allargato di individui in cui il capo esercita protezione sui membri subordinati.

    Tuttavia, forse maggiormente esemplificativa è la figura del protagonista, David, cinquantaduenne cinico, misogino (di questo ci si rende conto, tra le tante cose, dal fatto che non sappia descrivere le donne se non in termini estetici e di appetibilità sessuale), egocentrico, spesso privo di empatia, troppo concentrato sulle sue sensazioni e sulla magnificenza della propria persona per comprendere le conseguenze delle sue azioni. Infuocato dalla passione per una studentessa – è infatti un professore universitario, uno di quelli, per intenderci, che sentono la necessità di infiocchettare il discorso con continui riferimenti letterari – la soggioga con la sua presenza massiccia, insistente, disturbante, senza nemmeno tentare di conoscerla. Verrà a sapere da terzi, ad esempio, che si tratta di una ragazza piena di passione e talenti, stupendosi di una cosa a cui non aveva mai fatto caso.

    Il suo è un “amore” narcisistico, soverchiante, teso principalmente a soddisfare l' ego tramite la conquista di una ragazzina troppo annichilita (sembra) per reagire. Il tema della giovinezza e della vecchiaia si fa prominente. C'è un delitto, un peccato di hybris, un deturpamento della seconda sulla prima. Il ridicolo e il biasimo che copre David concerne l'infamante pretesa di essere attraente agli occhi di una ragazza, quando il suo corpo, flaccido e infiacchito, può suscitare solo disgusto agli occhi della giovinezza. Lui, d'altro canto, non avverte – se non in brevi istanti di lucidità – il proprio sbaglio e la prepotenza di qualcosa che, al contrario, sente come un suo diritto: lo sfogo dei sensi, la pretesa dell'eros.

    David paga però il contrappasso nella seconda parte del romanzo, e sulla pelle della figlia. Ma, come se la prima parte non fosse stata adeguatamente ripugnante, nella seconda si aprono scenari forse ancora più crudi e abietti, per quanto non siano tanto diversi dalla violenza sibillina finora raccontata. In entrambi i casi, lo stupro viene visto come una facoltà di prerogativa maschile, ma nel secondo il lasciapassare sessuale è il pegno per una vita tranquilla sotto la protezione di un altro uomo.
    La feralità dell'azione è quasi la stessa, malgrado David senta di essere un avamposto della civiltà, e la regressione al mondo in cui vive la figlia, regolato da leggi proprie, rappresenta solo superficialmente la caduta da uno stato aureo a quello animalesco. Anche gli animali hanno, infatti, un loro ruolo, ma sembrano in balia, come i protagonisti, di una forza superiore che li addormenta e li sopprime. La resa alle forze brute della natura e dell'istintualità: ecco il significato ultimo, frustrante, devastante.

    C'è anche un motivo razziale: gli uomini soggiogano le donne come i banchi hanno soggiogato i neri, che, vedendoli come estranei e usurpatori, fanno valere le proprie leggi. L'odio è palpabile, e la sottomissione della donna bianca è quella di una intera etnia.

    Vergogna è un libro straziante, difficile non per lo stile – che risulta anzi scorrevole, puntuale, privo di barocchismi superflui – ma per le vicende e i dialoghi quasi inumani, che mi hanno reso la lettura fisicamente dolorosa, e per via delle scelte incomprensibili che compie la figlia. Nella sua figura c'è la nemesi delle colpe del genitore. E il mondo in cui lei, a venticinque anni, sceglie di vivere, è un posto dove non è altro che carne da macello in un deserto sorvolato da avvoltoi.

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