Nel sistema basato sulla professionalizzazione delle funzioni essenziali, il cittadino del mondo civilizzato è espropriato della propria capacità di fare da sé ciò che altrimenti saprebbe fare benissimo: costruirsi una casa, curare le patologie più semplici, istruirsi, gestire le proprie controversiContinue
Nel sistema basato sulla professionalizzazione delle funzioni essenziali, il cittadino del mondo civilizzato è espropriato della propria capacità di fare da sé ciò che altrimenti saprebbe fare benissimo: costruirsi una casa, curare le patologie più semplici, istruirsi, gestire le proprie controversie giuridiche e politiche, muoversi da un luogo all'altro. Tutte queste attività sono state sottratte all'abilità personale e monopolizzate dai professionisti di settore, gli "esperti", i quali offrono la soluzione tecnologicamente più eclatante e ovviamente funzionale al mantenimento dell'egemonia del potere dei tecnocrati.
Questo brevissimo saggio analizza le nuove forme di povertà che derivano dalla diffusione su scala planetaria di un modello di sviluppo ad alta intensità di merci e capitali.
La critica radicale di Illich è rivolta ai poteri simbolici di cui si servono i «padroni delle professioni» per creare bisogni che solo loro sono in grado di soddisfare.
La strategia suggerita per ridurre la dipendenza dal mercato consiste in un diverso agire politico sottratto a ogni tutela «professionale», che abbia come obiettivo un nuovo equilibrio tra le attività svincolate dalle leggi di mercato, utili a sé e agli altri (la «disoccupazione creativa», appunto), e il diritto all’impiego.
Ivan Illich (1926-2002) ha compiuto studi di scienze naturali, filosofia e storia. Tra i suoi libri ricordiamo Descolarizzare la società e H2O e le acque dell’oblio. Di Illich Boroli Editore ha pubblicato finora Nemesi medica, Nello specchio del passato e La convivialità, di cui Disoccupazione creativa rappresenta il compimento.