Dissabte

Per

Editor: -

3.7
(2203)

Language: Català | Number of Pàgines: 368 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , German , Italian , Chi traditional , Dutch , Swedish , French , Portuguese , Latvian , Slovenian

Isbn-10: 8496863034 | Isbn-13: 9788496863033 | Data publicació: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descripció del llibre
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    La lettura è stata di per sé un'esperienza fertile e interessante, lo sguardo di Mc Ewan su presente è lucido e riflette magnificamente, attraverso il protagonista, le paure del borghese 'arrivato' di ...continua

    La lettura è stata di per sé un'esperienza fertile e interessante, lo sguardo di Mc Ewan su presente è lucido e riflette magnificamente, attraverso il protagonista, le paure del borghese 'arrivato' di fronte alla prospettiva di un nuovo stravolgimento dell'ordine globale.
    In quanto a trama e struttura non sono del tutto soddisfatta, forse dipende dalla mia ossessione per la chiusura dei cerchi, non so, oppure mi è sfuggita qualche finezza; la sensazione è che il filone 'thriller' sia più che altro lo zuccherino narrativo necessario a far calare al lettore le più impegnative disquisizioni circa i temi di cui sopra, inalberando uno spunto di riflessione (gli usa stanno all'Iraq come i malviventi alla famiglia del protagonista?) che non solo banalizza un discorso di cui si è precedentemente messa in luce la complessità, ma fa pure acqua da tutte le parti. Bho. se lo avete capito meglio di me commentate, grazie.

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  • 4

    "Quando può succedere qualsiasi cosa, niente risulta importante"

    Quanto le scelte che facciamo ogni giorno e che potremmo ipotizzare banali influenzano il nostro immediato presente?

    Forse questo è il principale, e di certo non unico, interrogativo a cui tenta di ri ...continua

    Quanto le scelte che facciamo ogni giorno e che potremmo ipotizzare banali influenzano il nostro immediato presente?

    Forse questo è il principale, e di certo non unico, interrogativo a cui tenta di rispondere il fulminante romanzo "Sabato" di Ian McEwan.

    Lo scrittore inglese, non da meno rispetto ad altri suoi illustri predecessori come Virginia Woolf e James Joyce, decide di circoscrivere il tempo e l’azione narrativa a un unico giorno – il sabato appunto – della vita del protagonista, il neurochirurgo Henry Perowne.

    Anche se il lettore acquisisce sin dalle prime pagine il punto di vista del personaggio principale, scrutandone pensieri ed emozioni dall’interno, non aspettatevi un flusso di coscienza o un groviglio di pensieri poco lineare. Henry è un londinese contemporaneo e la sua giornata di riposo dal lavoro – questo sabato 15 febbraio 2003 – è un’alternanza di eventi e pensieri che ha una lucidità e un ritmo cinematografici. Ogni scena è perfettamente legata alla precedente e i pochi flashback si inseriscono in maniera omogenea in questo intreccio, reso perfetto dalla prosa sapiente di McEwan.

    Tutto inizia con il risveglio improvviso di Henry durante la notte: viene attirato quasi magneticamente alla finestra della sua camera da letto da una strana euforia.

    La mia recensione continua qui: https://perseinunbuonlibro.wordpress.com/2016/08/26/letturadelmese-sabato/

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  • 2

    Un genio, ma del male !

    Purtroppo, questo libro inizia e chiude la mia frequentazione con lo scrittore londinese. La cura della scrittura, l'infinita preparazione del soggetto narrativo (in questo caso, una approfondita incu ...continua

    Purtroppo, questo libro inizia e chiude la mia frequentazione con lo scrittore londinese. La cura della scrittura, l'infinita preparazione del soggetto narrativo (in questo caso, una approfondita incursione nel campo della medicina) e l'affabulazione che mescola filosofia, letteratura e religione senza che alcuna digressione sembri inutile, mi fanno senza dubbio pensare a un genio come Javier Marìas. Ma un genio del male ! Tanto la scrittura minuziosa del madrileno è calda, partecipe delle fortune dei suoi personaggi, spesso ironica e talvolta commovente. Così McEwan scrive in maniera distante e gelida, preferendo dissezionare i suoi personaggi su un tavolo operatorio che parteggiare per chiunque di essi. Il protagonista, il neurochirurgo Henry Perowne, colto in un'intera giornata di vita un sabato di febbraio, potrebbe diventare un personaggio leggendario della letteratura del XXI secolo. McEwan non riesce a trovare di più che farne uno specchio dei drammi e dei dilemmi che attanagliano l'umanità, ricorrendo a salti narrativi piuttosto dozzinali. La sufficienza va data perché, comunque, la bravura dell'autore è indiscutibile. Ma se voglio emozionarmi, scelgo qualcun altro

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  • 2

    Dovevo scegliere un libro da leggere per un esame. Nell'elenco dei titoli che potevo scegliere c'era anche questo "Saturday". Non conoscevo né il libro né l'autore ma, basandomi sulle ottime recension ...continua

    Dovevo scegliere un libro da leggere per un esame. Nell'elenco dei titoli che potevo scegliere c'era anche questo "Saturday". Non conoscevo né il libro né l'autore ma, basandomi sulle ottime recensioni che vedevo in giro, decisi di leggerlo. Non l'avessi mai fatto! Ho una totale avversione per i libri descrittivi, con poca azione e pochi dialoghi. Questo libro è praticamente la minuziosa descrizione delle impressioni soggettive e ricordi del protagonista che derivano dalle sue azioni. Pagine e pagine di parole, e parole, e parole. Ho faticato a finirlo. Salvo solo alcuni momenti (brevi fra l'altro), in cui la storia si sviluppa e si muove, prima di tornare nel mare di impressioni, descrizioni chirurgiche, infinite partite di squash (era proprio necessario propinarci anche questo?), ricordi, e divagazioni che compongono il 90% di questo libro.

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  • 3

    Mc - approdato alla perfetta eleganza formale e alla precisione chirurgica della parola - detta una norma di comportamento laico e alto-borghese, che definisce ruoli, vizi, pregi e nevrosi - necessari ...continua

    Mc - approdato alla perfetta eleganza formale e alla precisione chirurgica della parola - detta una norma di comportamento laico e alto-borghese, che definisce ruoli, vizi, pregi e nevrosi - necessari per mantenere il desiderabile statu quo di ricco, colto e rispettato professionista. Quale lui stesso è. Il perfetto equilibrio personale e di coppia, una norma di comportamento che si deve tenere nelle alte e più rarefatte sfere della società. Una sorta di anelito universalista, applicato ai modelli di cultura, consumo, sentimento, razionalità, distacco, passione e pacificazione, da applicare per mantenere faticosamente in rotta l'eccellenza del singolo, della coppia, della famiglia e della società, precariamente insediata sopra l'abisso in cui si muovono gli altri: i marginali, malati, psicopatici, settari, violenti - studiati con la pazienza e la freddezza di un entomologo e con la condiscendenza accorata di un alienista. Un'Arca Razionale che attrae e conforta promettendo, a chi sia disposto ad accettarne le regole, la salvezza nell'incombente Diluvio. Un modello neo-ottocentesco, precedente - in essentiis - alla dissoluzione novecentesca operata dai vari Mann, Musil, Joyce, Pirandello...

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  • 4

    E alla fine, in caduta, lieve: questo giorno è passato.

    A mio avviso uno dei maestri della penna contemporanea, degno autore di un ottimo romanzo come questo!

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  • 2

    McEwan è uno scrittore anche bravo, ma assolutamente troppo prolisso nella narrazione. L'incredibile mole di dettagli, per lo più pleonastici, che aggiunge alle vicende di cui parla finisce per appesa ...continua

    McEwan è uno scrittore anche bravo, ma assolutamente troppo prolisso nella narrazione. L'incredibile mole di dettagli, per lo più pleonastici, che aggiunge alle vicende di cui parla finisce per appesantire troppo la lettura e fa perdere il pathos del racconto. Lo snodarsi dialettico dei suoi libri risolta come rallentato, passato alla moviola, ed eccessivamente fluido: è come se legasse fra loro una successione di momenti, piuttosto che offrirci un reale ed avvincente spaccato della vita che si muove in sé. Non c'è in questo libro un qualcosa che ciamerei "vita", è tutto troppo scientemente studiato, analizzato, spiegato. Per me questo è un libro noioso. Si merita un giudizio sufficiente perché comunque i personaggi sono ben curati, il racconto è possentemente strutturato, la lettura della situazione che si analizza è completa ed esaustiva... Direi anzi che come libro è TROPPO formalmente perfetto, troppo nei canoni, così tanto da non avvincere, da non lasciare sospesi, domande. Il lettore non deve far nulla che assorbire, e non addormentarsi sulle lunghe sequenze rallentate del racconto. L'aspetto migliore? La parte relativa all'innesto della macro-storia nella vicenda narrata.

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