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Dissipatio H.G.

Di

Editore: Adelphi

4.2
(477)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: A000017163 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Io non credo che Dissipatio H. G. possa essere considerato come un grido d'aiuto da parte dell'autore né che ne presagisca la morte.
    L'ultima opera di Morselli è, ai miei occhi, di una grandezza diffi ...continua

    Io non credo che Dissipatio H. G. possa essere considerato come un grido d'aiuto da parte dell'autore né che ne presagisca la morte.
    L'ultima opera di Morselli è, ai miei occhi, di una grandezza difficilmente raggiungibile.
    È innanzitutto un enorme paradosso: nonostante tratti della scomparsa dell'intero genere umano dal pianeta, è l'umanità, nella forma individuale del sopravvissuto, ad esserne unica protagonista.
    Poi è, allo stesso tempo, un eterodosso e stimolante trattato di sociologia, psicologia e filosofia, con tanto di riferimenti, che necessitano, certo, un minimo di conoscenza dei diversi campi, la cui mancanza non può certamente essere una colpa imputabile all'autore.
    Ma è anche un sottile gioco letterario, a partire da quel titolo che Morselli vuole farci credere derivi da un trattato tardo-latino di Giamblico.
    Ed è infine l'affresco di un uomo - che sia o meno un autoritratto poco importa - che per me rimarrà indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 1

    Mi sarebbe piaciuto che mi fosse piaciuto...

    Dissipatio H.G.
    L'evaporazione del genere umano, la sua volatilizzazione, quasi fosse la reazione della natura alla materialità della vita... mica pizza e fichi.
    Capisco che possa costituire un certo ...continua

    Dissipatio H.G.
    L'evaporazione del genere umano, la sua volatilizzazione, quasi fosse la reazione della natura alla materialità della vita... mica pizza e fichi.
    Capisco che possa costituire un certo vanto - o autocompiacimento - dire di averlo capito, apprezzato o addirittura amato, ma Morselli è ben lontano dal titano, dall'eroe che non riesce ad adeguarsi alle leggi degli uomini: si sente ed è un mediocre, e non può che generare nel lettore la volontà di distaccarsene il più possibile.
    Ci sono dei passi che mi sono piaciuti, soprattutto quelli in cui emergono le conoscenze dell'autore. Però sono pochi e immersi in una nube di noia e torpore, come se l'io narrante volesse farci sprofondare nella sua depressione.

    «Dove sono andati. Perché sono andati.»
    «E il silenzio da assenza umana, mi accorgevo, è un silenzio che non scorre. Si accumula.»
    «(...) e io facevo il mio solito giuoco, parentesizzare l'esistenza di miei simili, figurarmi come l'unico pensante in una creazione tutta deserta. Deserta di uomini, s'intende.»
    «(...) l'aspirazione a possedere materialmente una cosa o una persona, nasconde, con qualche approssimazione, il nostro intento di liberarci di essa, di passare a altro. Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro le spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto.»

    Mi piace quando parla di quello che sa, non mi piace quello che inventa e quello che è.
    Cita Hegel, Husserl, Agostino, formule latine (nulla di troppo ricercato o incomprensibile a chi ha una base classico-scientifica), giusto per insinuarti il solito dubbio che il libro sia un capolavoro e che sia tu - lettore medio - a non saperne cogliere la portata.
    Sembra uno di quei libri di cui bisogna limitarsi a leggere qualche citazione da Wikiquote, per continuare a pensare che la media di 4,5 stelline sia meritata.
    Ma qualche brano interessante qua e là non fa il romanzo; sarebbero stati meglio dei frammenti.

    E pensare che a pagina 69 diceva che «Ogni cosa, buona o cattiva, è accettabile se ha un senso».
    Dicevo che mi sarebbe piaciuto che mi fosse piaciuto perché avrei potuto atteggiarmi a radical chic, ma io il senso di questo romanzo non l'ho capito.

    ha scritto il 

  • 4

    Il suicidio di un inguaribile misantropo non va a buon fine. Non appena si riprende, l'uomo si rende conto di essere l'ultimo umano rimasto sulla terra, cosa che per uno come lui dovrebbe equivalere a ...continua

    Il suicidio di un inguaribile misantropo non va a buon fine. Non appena si riprende, l'uomo si rende conto di essere l'ultimo umano rimasto sulla terra, cosa che per uno come lui dovrebbe equivalere alla realizzazione di un sogno.

    Morselli scrive una sua personale variante del tema dell'ultimo uomo, ma da lui non c'è da aspettarsi un canonico romanzo di fantascienza, quanto un testo filosofico che sfrutta un topos tipicamente di genere per parlare (male) del genere umano, dell'esistenza, di tutto il resto.

    Le opere maggiori di Morselli sono state pubblicate tutte postume, ed è un peccato che un autore così non abbia avuto uno straccio di fortuna quando era in vita.
    Menomale che Adelphi ha pubblicato (e sta pubblicando) più o meno tutto: sarebbe un vero un peccato perdersi uno scrittore così alieno e, purtroppo, ancora troppo poco letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura ‘colta’ affrontata con i limiti di chi non ha fatto studi classici, senza nozioni e conoscenza di latino e filosofia.
    Ma oltre le citazioni e i riferimenti filosofici resta una profonda inquie ...continua

    Lettura ‘colta’ affrontata con i limiti di chi non ha fatto studi classici, senza nozioni e conoscenza di latino e filosofia.
    Ma oltre le citazioni e i riferimenti filosofici resta una profonda inquietudine per la solitudine totale e assoluta in cui il protagonista si ritrova all'improvviso, quando decide di togliersi la vita, nel momento in cui decide di privare il mondo della sua presenza viene privato della presenza dei suoi simili, l’umanità intera sparisce nel nulla, evaporata, sublimata.
    “Niente diluvio, niente olocausto, niente ecatombe atomica. Gli esseri umani cambiati per prodigio in uno spray o gas impercettibile e inoffensivo, probabilmente inodore, senza combustione intermedia. Il che se non glorioso, perlomeno è decoroso”.
    Premio o condanna, difficile dirlo.
    Solo ma padrone del mondo
    Padrone del mondo ma solo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo che non dà risposte ma che pone mille e più interrogativi.
    Ed è questo il vero compito della letteratura, far riflettere sulle questioni esistenziali impossibili da dirimere... perché ciò c ...continua

    Un romanzo che non dà risposte ma che pone mille e più interrogativi.
    Ed è questo il vero compito della letteratura, far riflettere sulle questioni esistenziali impossibili da dirimere... perché ciò che conta non è giungere a delle risposte, bensì porsi l'interrogativo e intraprendere un viaggio; questo è il viaggio del protagonista che da aspirante suicida si ritrova magicamente ad essere l'unico superstite del genere umano o meglio a diventare egli stesso il "genere umano"! il mondo è cosa sua, egli è la storia contemporanea... il centro del mondo... e ogni gesto che compie assume carattere di solennità.
    Dissipatio humani generis è un gioco, un gioco drammatico spinto sino all'eccesso autoreferente del protagonista, novello eremita nichilista alla ricerca spasmodica del significato univico della propria realtà epistemologica, o più prosaicamente di una semplice via d'uscita! Quella via d'uscita che l'autore troverà - poco dopo aver terminato l'opera e dopo che anche questa come tutte le sue precedenti venne rifiutata dagli editori del tempo - grazie all'ausilio della sua "ragazza dall'occhio nero", ovvero la pistola con cui il protagonista amoreggia a inizio romanzo, ma senza giungere al gesto estremo e dando adito così a questa riflessione sui temi principali dell'esistenza, dal libero arbitrio alla religione, passando per mille argomenti trattati con grazia e persino... con sottile umorismo! Sì, proprio così.
    Dissipatio H.G., un grande romanzo e un meraviglioso testamento spirituale.

    ha scritto il 

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