Dizionario delle cose perdute

Di

Editore: Mondadori (Libellule)

3.3
(1105)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804612851 | Isbn-13: 9788804612858 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva... Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.
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  • 4

    Guccini è della generazione dei miei genitori, eppure alcune delle cose perdute le ricordo anch'io nella mia infanzia. Divertente e nostalgico allo stesso tempo. E poi c'è un capitolo dedicato alla mi ...continua

    Guccini è della generazione dei miei genitori, eppure alcune delle cose perdute le ricordo anch'io nella mia infanzia. Divertente e nostalgico allo stesso tempo. E poi c'è un capitolo dedicato alla mitica locomotiva... cosa vuoi di più!

    ha scritto il 

  • 3

    "C'era una volta... già, cosa c'era una volta? Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva con ...continua

    "C'era una volta... già, cosa c'era una volta? Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva…"
    Confesso, ahimè, di non essere un’amante della musica di Guccini, pur riconoscendo l’indubbia bellezza dei testi delle sue canzoni… Sarà per questo che il Guccini scrittore mi ha intrigato, al punto di leggere il suo “Dizionario” tutto d’un fiato in un paio d'ore. Questo libro volge un nostalgico sguardo ad oggetti e situazioni di un tempo che non c’è più, ma che bene o male tutti noi abbiamo conosciuto, chi direttamente e chi, come me, in via indiretta grazie ai racconti dei genitori o dei nonni. E’ un libro di una tenerezza estrema, che alterna momenti in cui si ride di cuore ad altri in cui un pochino ci si commuove pensando a quanto forse erano più semplici le cose prima, quando bastava poco per divertirsi, perché niente veniva dato per scontato.
    Sono consapevole di quanto fosse difficile la vita a quei tempi, niente a che vedere con le esistenze privilegiate che conduciamo oggi, ma per me che sono cresciuta negli anni Novanta quell’epoca ha sempre avuto un irresistibile fascino romantico.
    Il punto di forza? Lo stile non è per nulla retorico e non scade nel passatismo.
    Voto: 7/10
    Se vi va passate a trovarmi su Facebook! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰ buono

    Diciamo che oggi sono andata all’osteria che frequenta Guccini e mi sono seduta al tavolo, dopo aver pazientemente atteso la fine della partita di tressette.

    Diciamo che lui ha chiacchierato un po’ e ...continua

    Diciamo che oggi sono andata all’osteria che frequenta Guccini e mi sono seduta al tavolo, dopo aver pazientemente atteso la fine della partita di tressette.

    Diciamo che lui ha chiacchierato un po’ e io non ho potuto interloquire. C’è un sapore più buono nelle piccole cose ricordate insieme. Peccato, siamo quasi coetanei e ancora vivi.
    Piccoli ricordi infantili o giovanili, su cose scomparse dall’orizzonte di oggi: la ciringomma, il filobus con bigliettaio, il cinemino di periferia, i calzoni corti o alla zuava dei maschietti, il meccano, i pennini, i banchi di scuola …. Qualcuna avrei potuto aggiungerla pure io …

    Diciamo che alla fine, dopo essermi fatta anche qualche risatina (aiutata dal suo accento e dalla sua erre blesa), ho offerto io un giro di bicchieri.

    Diciamo che ho speso 10 Euro per sentire raccontare ad un altro i miei ricordi. Ma visto che l’altro è lui (nel 67 colonna sonora Folk Beat dei miei incontri amorosi) mi dispiace non avergli potuto offrire davvero una buona bottiglia.

    30.03.2012

    PS: stelle e commento spariti. Recuperati ed inseriti oggi.

    ha scritto il 

  • 3

    L'autore, come si intuisce dal titolo, propone una carrellata di oggetti ormai in disuso e lo fa in maniera molto ironica e divertente. Alcuni oggetti non li ho mai visti ma ho provato lo stesso un pi ...continua

    L'autore, come si intuisce dal titolo, propone una carrellata di oggetti ormai in disuso e lo fa in maniera molto ironica e divertente. Alcuni oggetti non li ho mai visti ma ho provato lo stesso un pizzico di malinconia per un passato che non torna più. Lo spunto di riflessione maggiore, secondo me, è il seguente: a che "prezzo" paghiamo le tante innovazioni tecnologiche nel senso che, a tornar indietro con i pensieri, sembra quasi che gli oggetti di una volta siano dotati di una "maggiore anima". Leggerò sicuramente il "seguito".

    ha scritto il 

  • 3

    Francesco Guccini, classe 1940, meglio noto come cantautore, si cimenta qui con un "dizionario" (orrore: le voci sono in ordine sparso e non alfabetico!) di ventisei (altro numero strano e per nulla e ...continua

    Francesco Guccini, classe 1940, meglio noto come cantautore, si cimenta qui con un "dizionario" (orrore: le voci sono in ordine sparso e non alfabetico!) di ventisei (altro numero strano e per nulla esaustivo) "cose perdute", ventisei oggetti, ricordi, simboli, esperienze e situazioni che hanno caratterizzato l'infanzia e l'età adulta della generazione dei nostri padri. Molti di questi oggetti hanno sfiorato anche le vite delle generazioni successive, ma sono davvero ormai estinti, dimenticati, scomparsi.
    Con ironia e una lieve traccia di nostalgia, l'autore ripercorre il suo passato, consegnando al lettore capitoli brevi, forse a tratti eccessivamente retorici, ma piacevoli e divertenti. Non c'è approfondimento né ricerca a monte di questo lavoro (come, invece, nei libri di altri cantautori prestati alla scrittura, come per esempio, Vinicio Capossela); c'è, però, tanta passione e il desiderio di raccontare storie semplici, universali, restituendo sapori, melodie e colori al passato, superato da un presente di omologazione, prevedibilità ed oggetti spesso inutili e complicati.
    Ho letto questo libro poco dopo Tecnobarocco di Mario Tozzi e Dimentica il mio nome di Zerocalcare: due libri profondamente diversi, un saggio sul futuro e un fumetto sul passato, ma in questa cornice il Dizionario delle cose perdute sembra rappresentare il loro naturale trait d'union: una rievocazione storica dell'infanzia contadina dell'autore, cresciuto tra filari di fagioli, bastoni di sambuco e latte appena munto, fatta però da un uomo ormai anziano, incapace di entusiasmarsi di fronte al sedicente progresso tecnologico che, tuttavia, non condanna e non giudica.
    Ho ritrovato molto dello stile del Guccini cantante, sulle cui canzoni sono cresciuta, e ho apprezzato la sua capacità di raccontare per sensazioni ed immagini fortemente suggestive, in un elogio della frugalità dei tempi andati. Forse un libro un po' acerbo, poco strutturato, o forse, proprio per questo, di impatto immediato sui nostri cuori.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2015/05/dizionario-delle-cose-perdute-anno-iv.html

    ha scritto il 

  • 3

    Un'occasione sprecata?

    Guccini è sempre bravo a scivere, che siano canzoni, libri o brevi descrizioni, come in questo caso.
    Molto carina è anche l'idea di raccontare la storie di oggetti ormai estinti, ma che chi non è più ...continua

    Guccini è sempre bravo a scivere, che siano canzoni, libri o brevi descrizioni, come in questo caso.
    Molto carina è anche l'idea di raccontare la storie di oggetti ormai estinti, ma che chi non è più giovane (ahimè) ricorda bene.
    Però... il risultato finale è, a mio avviso, così così. Insomma, si ha l'impressione di un'occasione sprecata.

    ha scritto il 

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