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Do Androids Dream of Electric Sheep?

By

Publisher: Orion Pub Co

4.1
(5048)

Language:English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , Chi traditional , German , Italian , Catalan , Portuguese , Slovenian , Czech , Norwegian , Polish , Greek , Chi simplified

Isbn-10: 0752864300 | Isbn-13: 9780752864303 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Audio CD , Others , Leather Bound , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
"The most consistently brilliant science fiction writer in the world."
--John Brunner
THE INSPIRATION FOR BLADERUNNER. . .
Do Androids Dream of Electric Sheep? was published in 1968. Grim and foreboding, even today it is a masterpiece ahead of its time.
By 2021, the World War had killed millions, driving entire species into extinction and sending mankind off-planet. Those who remained coveted any living creature, and for people who couldn't afford one, companies built incredibly realistic simulacrae: horses, birds, cats, sheep. . .
They even built humans.
Emigrees to Mars received androids so sophisticated it was impossible to tell them from true men or women. Fearful of the havoc these artificial humans could wreak, the government banned them from Earth. But when androids didn't want to be identified, they just blended in.
Rick Deckard was an officially sanctioned bounty hunter whose job was to find rogue androids, and to retire them. But cornered, androids tended to fight back, with deadly results.
"[Dick] sees all the sparkling and terrifying possibilities. . . that other authors shy away from."
--Paul Williams
Rolling Stone
Sorting by
  • 4

    Capolavoro

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modern ...continue

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modernissime (e dire che fosse un visionario è riduttivo). I personaggi sono favolosi, soprattutto gli androidi. Non mi è chiara la figura di Mercer, ma forse avrò bisogno di una seconda lettura.
    Consigliatissimo.

    said on 

  • 4

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevol ...continue

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevole e Dick si conferma nuovamente un profeta per le tematiche affrontate: il rapporto conflittuale tra uomo e intelligenza artificiale raggiunge in questo romanzo una vetta difficilmente raggiungibile da uno scrittore di fantascienza. I replicanti possono provare emozioni? Hanno una coscienza? Sono in grado di distinguere il bene dal male?
    Consigliato non solo agli appassionati del genere.

    said on 

  • 4

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza ...continue

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza durare 500 pagine, come si tende a fare per dare profondità al romanzo. Questa storia ha tutto nelle sue 200 pagine.

    said on 

  • 0

    entropia e empatia

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento ...continue

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento all’altro, di leggere una parafrasi del discorso di Shylock
    “Ma non ha occhi un androide? Non ha un androide mani, organi, membra, sensi, affetti, passioni?”
    nel romanzo di Philip K. Dick dove, finora, ho trovato la massima complessità morale.
    La frase di Shakespeare, che può anche essere sottesa nei momenti in cui il cacciatore di androidi e le sue prede dialogano, avrebbe il suo limite, le ultime due parole. Affetti e passioni. Riassunte da Dick nella parola chiave empatia.
    L’unico discrimine tra l’umano e l’androide. Il termine di paragone la cui assenza condanna a morte il nemico.
    Quale nemico, però?

    Gli androidi sono costruiti, o creati? per gli uomini delle colonie spaziali. Sono i negri, i negri degli Stati Uniti del Sud, lavoratori nei campi e servitori nelle case.
    Sulla terra sono fuori legge. E non per essersi affrancati dalla loro schiavitù uccidendo i padroni.
    Ma perché rappresentano una minaccia. Oscura a dire il vero, perché non è mai esplicitata.
    Come per la cantante androide. Che minaccia rappresenta un essere la cui voce è bellezza?
    Del resto Dick non è uno che si interroga tanto sui perché, preferendo rivolgersi ai come – che è poi l’unico approccio realistico nei confronti del male.
    Gli androidi sono il male. Ma un male diluito, ambiguo, talmente mascherato da essere difficilmente distinguibile dal bene – ammesso che gli umani siano il bene, in senso assoluto.
    Un male così difficile da codificare rappresenta la sfida etica più ardua per l’essere umano, che arriva a interrogarsi sul perché con quel male non possa, malgrado tutto convivere.

    Del resto, la vita stessa degli uomini, pochi, sulla terra sono rimasti in pochi, non è netta e definita. Il leitmotiv della malattia mentale, della diversità, dell’alienazione che nasce dalle categorie è uno dei tanti temi del romanzo.
    Come al solito, la parola ‘speciale’ doveva in qualche modo entrarci per forza.

    L’altro grande tema è la religione. La religiosità contorta, sofferta e sofferente di Dick si sente.
    In un mondo dove l’entropia, l’altra parola chiave del romanzo, tanto assonante con empatia, si sta mangiando tutto, in cui il male sa dissimulare in modo magistrale, in cui le relazioni tra gli uomini sono snaturate dal solito sistema distopico e dalle classificazioni, sono offerte due vie di uscita.
    Il comico iconoclasta, irriverente contro tutto e tutti, che offre la fuga del ridere ad ogni costo, ma un ridere che in fondo aiuta soltanto a dissolvere più in fretta quanto resta dei legami, delle relazioni, dell’umanità.

    E un messia fragile, Mercer, figura di Cristo, e se Cristo è Dio che vuole essere uomo, Mercer è uomo anche nei difetti, nelle ambiguità, è un messia che può sbagliare.
    Ma a cui Dick fa pronunciare parole che esprimono una fede che forse non si è mai esplicitata nella vita dello scrittore, ma che si avverte nell’intuizione che ha di Dio.
    Ti ho appena tirato fuori dal mondo della tomba e continuerò a tirarti fuori finché non perderai interesse e vorrai smettere. Ma sarai tu a dover smettere di cercarmi, perché io non smetterò mai di cercarti.
    Tanto da far recitare al protagonista del romanzo una sorta di confessione di fede.
    Mercer non è affatto una truffa. A meno che tutta la realtà non sia una truffa.
    Insomma, anche in un mondo dove è impossibile non avvertire la distruzione e il disfacimento, Dick riesce a trovare brandelli di speranza, che non sono nuovi perché non c’è nulla da inventare: le relazioni tra persona e persona, riassunte nella parola empatia e l’intuizione che oltre lo sfascio assoluto c’è qualcosa di più, che entropia non è l’ultima parola.

    Una nota per chi ha visto “Bladerunner”: forse resterete delusi leggendo il libro, ma qui non si trova “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”, niente “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione” o “porte di Tannhäuser”.
    Ma c’è altro, ed è comunque molto soddisfacente.

    said on 

  • 3

    Una storia traboccante di idee, una trama interessante che si segue con piacere, tuttavia il romanzo sembra un po' sciapo, come se mancassero degli ingredienti, e alla fine termina con una certa confu ...continue

    Una storia traboccante di idee, una trama interessante che si segue con piacere, tuttavia il romanzo sembra un po' sciapo, come se mancassero degli ingredienti, e alla fine termina con una certa confusione, parlando di quella specie di religione (il mercerianesimo) che non si capisce bene cosa sia e cosa c'entri con tutto il resto, se non vagamente.

    said on 

  • 3

    L'Uomo è poi così superiore al Replicante?

    Romanzo fantascientifico dall'indole esistenziale — o viceversa —, il cui afflato futuristico fa da involucro a più sotterranei ma universali corridoi filosofici, in cui il grido di un uomo che cerca ...continue

    Romanzo fantascientifico dall'indole esistenziale — o viceversa —, il cui afflato futuristico fa da involucro a più sotterranei ma universali corridoi filosofici, in cui il grido di un uomo che cerca di capire cosa lo distingue da un replicante ritorna come un boomerang, a lui e/o contro di lui.

    Un'esposizione semplice, quella di Dick, tra le cui pieghe dissemina dubbi. E l'uomo i dubbi tende a eliminarli. Come i Replicanti.

    said on 

  • 5

    Non amo particolarmente né il genere né Blade Runner, ma da tempo volevo leggere questo romanzo di Dick: non ne sono assolutamente stata delusa, anzi: ne ho amato lo stile, tutti i personaggi, il mond ...continue

    Non amo particolarmente né il genere né Blade Runner, ma da tempo volevo leggere questo romanzo di Dick: non ne sono assolutamente stata delusa, anzi: ne ho amato lo stile, tutti i personaggi, il mondo post-apocalittico che viene descritto.
    Come la narrazione copre un arco temporale molto breve, che però porta a molti sconvolgimenti nella vita di Deckard e di chi gli sta intorno, così la lettura scorre veloce verso la fine.
    Il rapporto con gli animali, quasi estinti e ormai status simbol, costituisce una parte fondamentale della storia, ed è un peccato che nel film questo aspetto sia stato eliminato.
    Imperdibile!

    said on 

  • 4

    Non me lo aspettavo così, però è proprio un bel libro

    Non so come mai ma non mi aspettavo che questo libro fosse così...
    Da buon laureato in informatica mi aspettavo che il nome di Alan Turing saltasse fuori almeno una volta...

    said on 

  • 4

    La dura vita interiore di Dick, fatta di senso di inadeguatezza e depressione, sicuramente permea queste pagine. L'autore ha diviso se stesso dando vita a due personaggi diversi ma con radici comuni: ...continue

    La dura vita interiore di Dick, fatta di senso di inadeguatezza e depressione, sicuramente permea queste pagine. L'autore ha diviso se stesso dando vita a due personaggi diversi ma con radici comuni: da un lato Deckard, antieroe per eccellenza, non sa più in cosa credere e a cosa aspirare, mentre dall'altra Isidore, cervello di gallina che aspira solo ad una vita normale.
    Il romanzo si concentra molto sulla psicologia umana e aiuta a riflettere su cosa può davvero renderci felici.

    said on 

  • 4

    È stata una di quelle letture molto influenzate dall'edizione: vecchia, con vistosi e ripetuti errori di stampa e nomi che cambiavano ma allo stesso tempo quando l'ho presa in mano, in biblioteca, mi ...continue

    È stata una di quelle letture molto influenzate dall'edizione: vecchia, con vistosi e ripetuti errori di stampa e nomi che cambiavano ma allo stesso tempo quando l'ho presa in mano, in biblioteca, mi si è aperto un mondo: la copertina teneramente impacciata, la rilegatura cadente, la scritta enorme «Galassia» nome della collana cui apparteneva - il miscuglio di odori indescrivibile che usciva tra le pagine.
    Il libro in sé è di grande bellezza e non perde niente neanche se si è già visto (e rivisto) Blade runner. Profondo, capace di dire moltissimo anche in una frase, porta il discorso sull'irrisolvibile contrasto tra realtà e finzione, tra vita e arte sul piano della fantascienza, arricchendolo e fornendo un personalissimo punto di vista. Philip K. Dick entra di diritto tra gli autori da approfondire il prima possibile.

    said on 

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