Do que estou a falar cando falo de correr

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Editorial: EDITORIAL GALAXIA, S.A.

3.9
(4800)

Language: Galego | Number of Pages: 192 | Format: Others | Noutras linguas: (outras linguas) Japanese , English , German , Chi traditional , Chi simplified , French , Italian , Dutch , Spanish , Catalan , Portuguese , Swedish , Czech , Polish

Isbn-10: 8498651662 | Isbn-13: 9788498651669 | Publish date: 

Category: Biography , Health, Mind & Body , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrición do libro
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  • 3

    manca la sua atmosfera, mancano le sue storie lievi, ma c'è lui: la persona, la forza, le motivazioni. L'ho cominciato perchè stavo cominciando a correre l'ho continuato perché l'autore mi ha affascin ...continuar

    manca la sua atmosfera, mancano le sue storie lievi, ma c'è lui: la persona, la forza, le motivazioni. L'ho cominciato perchè stavo cominciando a correre l'ho continuato perché l'autore mi ha affascinato

    said on 

  • 3

    Murakami si racconta. per chi lo apprezza sarà gradito conoscerlo meglio, sia in veste di scrittore sia in veste di corridore...ma soprattutto come persona.

    said on 

  • 4

    Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono crea ...continuar

    Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quello che vogliono, ma è una cosa fantastica!
    ***
    Correre ogni giorno per me è una fonte di vita, quindi non è concepibile che faccia pause o smetta col pretesto che sono oberato di lavoro. Se dovessi rinunciare perché ho troppe cose da fare, di sicuro finirei per non correre più per tutta la vita. Di motivi per continuare ne ho pochissimi, ma di ragioni per non smettere ne ho tante da riempire un camion a rimorchio. Non resta che coltivare con cura quei «pochissimi motivi». Trovare il tempo per continuare a farlo sempre e ovunque.
    ***
    Ma per averli visti ogni giorno sullo stesso circuito, corridori su lunga distanza come me, sentivo che c’era fra noi, a modo nostro, una certa intesa emotiva. Perché ci sono cose che si capiscono soltanto fra maratoneti, anche se di livello atletico molto diverso. Io la penso così.
    ***
    Partecipare a una gara «moderatamente», senza sforzarsi troppo, non è una cosa semplice. Quando ci si trova in mezzo a tante altre persone, senza accorgersene si finisce col fare sul serio, anche se non se ne aveva l’intenzione. Perché (…) l’istinto competitivo inconsciamente solleva la testa.
    ***
    Perché partecipare alla maratona e portarla a termine per me è più importante di qualunque cosa. Tagliare il traguardo, non camminare e correre con piacere. Queste tre cose, nell’ordine, sono i miei obiettivi.
    ***
    Chissà se il giorno della gara sarò in grado di gustare pienamente l’autunno (…) mentre attraverso la città da un capo all’altro con le mie gambe? Oppure non riuscirò a trovare uno scampolo d’energia per apprezzare il paesaggio? Finché non sarò lì, a correre, non lo saprò. Questa è la maratona.
    ***
    Basta passare una volta per un’esperienza del genere, che si impara la lezione e non la si dimentica più. Per assimilare velocemente una cosa, nella maggior parte dei casi è necessario un dolore fisico.
    ***
    Mi sono avvolto in un telo termico color argento e lasciato mettere al collo una medaglia da una volontaria. E subito ho provato il solito senso di sollievo: «Ah, ora non ho più bisogno di correre!». Portare a termine una maratona è sempre un’esperienza fantastica, un risultato bellissimo.
    ***
    Quella che vedo è la mia natura di sempre. La mia solita natura individualista, cocciuta, poco cooperativa, a volte arbitraria e capricciosa, eppure capace di dubitare di sé, e sempre pronta a trovare un elemento comico – o qualcosa di simile – anche nella propria sofferenza. Con lei, come fosse una vecchia borsa tenuta a tracolla, ho percorso molta strada. Non me la porto appresso perché mi piaccia. È troppo pesante per me, e nemmeno tanto bella. Qua e là è strappata. Mi sono rassegnato a tenermela perché non ne ho un’altra di ricambio. È quella che è, ma le sono affezionato. Ovviamente.
    ***
    Per quanto si avanzi negli anni, finché si campa si scopre sempre qualcosa di nuovo su se stessi. Per quanto ci si metta nudi davanti a uno specchio a studiarsi, non si riesce a vedere dentro di sé.
    ***
    Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro. Quando tutto va bene.
    ***
    Se non altro, fino alla fine non ho camminato.

    said on 

  • 4

    Murakamisofia

    Book Challenge iRead 2017: 11/40 – Un libro con uomo in copertina
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 11/50 – Un libro che mi è stato consigliato

    Murakami è un uomo fortunato. Quando, appena laureato, ha ...continuar

    Book Challenge iRead 2017: 11/40 – Un libro con uomo in copertina
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 11/50 – Un libro che mi è stato consigliato

    Murakami è un uomo fortunato. Quando, appena laureato, ha deciso di aprire un jazz bar, il Peter cat, si è rivelato un locale di successo.
    Quando, in pieno apice, ha deciso di chiuderlo per dedicarsi completamente alla scrittura, è diventato uno scrittore acclamato.
    Ma le sue fortune non finiscono qui; infatti non appena si è reso conto che quella dello scrittore era un'attività sedentaria, ha deciso di cominciare a praticare uno sport per niente semplice, soprattutto per uno che fumava anche 60 sigarette al giorno, quello della corsa. Ed è riuscito ad averla vinta (e a smettere di fumare), diventando un atleta che partecipa più volte all'anno a maratone di oltre 42 km.
    Come se non bastasse, ha voluto forzare la mano e cimentarsi anche nel triathlon, riuscendo anche in questa missione, ovviamente.
    In questo saggio Murakami racconta la fatica di dover riuscire in tutto quello che fa e, siccome è un uomo generoso, dispensa preziosi consigli per aiutare anche noi-poveri-cristi-comuni-mortali. Per esempio, le sue scarpe da corsa preferite sono della marca XX mentre la bicicletta che lo ha aiutato a rendere meglio è una XY.
    E' una vita che comporta sacrifici la sua e soprattutto tanta solitudine, che non sembra dispiacergli in realtà: le prime pagine sono un piccolo trattato della “Murakamisofia”, un elogio alla solitudine che chi ama leggere e scrivere apprezzerà in pieno.
    Se fin qui avete avuto l'impressione di Murakami come un uomo solo, sfigato per quanto riguarda le faccende di cuore, vi sbagliate di grosso! Murakami ha una moglie, che lo segue nei suoi percorsi di preparazione alle maratone, che gli passa la boccetta dell'acqua tra uno step e l'altro del triathlon, che lo rinfranca e lo esorta a fare meglio, che, insomma, lo sopporta.
    Mentre scrivo sto ascoltando la radio, gli speaker stanno discutendo l'ultimo studio di un'università americana: a quanto pare chi pratica parecchio sport a letto è una mezza calzetta. Non lo sapremo mai se questo discorso vale anche per Murakami, né potremo avere un riscontro dalla santa donna che lo ha sposato, però è certo che il dubbio – o la speranza di noi-poveri-cristi-comuni-mortali-e-rosiconi – che almeno un lato della sua vita non sia perfetto ci viene.

    P.S. Alla fine dei conti questo saggio mi è piaciuto. Certo, non è un libro da regalare a chi pratica la corsa e non riesce a star seduto e fermo a leggere. È un libro per noi lettori, pieno zeppo di digressioni: sulla solitudine, appunto, sulla vita, sul Grande Gatsby, sulla colonna sonora che accompagna il nostro Murakami durante l'allenamento quotidiano (Creedence Clearwater Revival< 3).

    P.S. 2 Ho letto questo libro perché quest'anno il tema della rassegna che si tiene nel mio comune, “10 righe e un té”, era lo sport. Non è stato semplice trovare le dieci righe che racchiudessero il senso dello sport per Murakami, perché è, appunto, un libro di digressioni e ci sono pagine bellissime che con lo sport non hanno niente a che fare – per esempio quelle che raccontano di un Murakami sedicenne e nudo davanti allo specchio, intento a scrutarsi e a elencare tutto quello che non va – ma si scorge lo stesso che la passione che lo anima non è (soltanto) mania di protagonismo: “La difficoltà del triathlon consiste nel saper combinare le tre prove [..] in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante del triathlon o della maratona chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro.”

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  • 3

    Svuoto la mente e corro

    Alcuni passi sono molto veri e assolutamente necessari e ben scritti: la corsa, perché correre, il senso di svuotamento quasi metafisico che la fatica fisica produce, la costanza, l'uscire con qualsia ...continuar

    Alcuni passi sono molto veri e assolutamente necessari e ben scritti: la corsa, perché correre, il senso di svuotamento quasi metafisico che la fatica fisica produce, la costanza, l'uscire con qualsiasi tempo, il bisogno di solitudine.
    Ma il libro nel complesso non è curato come avrei sperato: composto di parti slegate tra loro, di troppe conversazioni a braccio che l'autore instaura con se' stesso.
    Peccato!

    said on 

  • 0

    Prima di diventare scrittore, Murakami gestiva a Tokyo un jazz club, il Peter Cat, ed è lì che, col sottofondo della sua musica preferita, ha iniziato a osservare le persone che affollavano il locale ...continuar

    Prima di diventare scrittore, Murakami gestiva a Tokyo un jazz club, il Peter Cat, ed è lì che, col sottofondo della sua musica preferita, ha iniziato a osservare le persone che affollavano il locale e trarre ispirazione dalle loro storie. Scopri di più su di lui http://tim.social/murakami

    said on 

  • 5

    一直很喜歡村上春樹
    他讓我感受到閱讀的力量
    讓我勇敢做自己
    知道原來還有這樣的生活方式阿!
    開始想跑步,甚至做家事...XD
    一邊聽村上先生喜歡的音樂
    一邊沉浸在閱讀世界
    是一大享受~~

    said on 

  • 4

    該說我不會每本村上的書都看得人,就這樣幾年看一本感覺就還蠻有趣的。這根本就是他跑步的碎碎念。當作是自己寫作滿三十年前夕的紀念嗎?

    發現他真的跑得很認真。1982年的秋天,三十三歲那一年,寫完《尋羊冒險記》,村上先生因為戒菸而體重增加,為了減肥,開始了他的第一步。從那以後村上接連不斷地跑,他曾經跑完雅典的全程馬拉松,也參加波士頓馬拉松比賽,平日每天幾乎都跑上十公里,可以說除了寫作,跑步已經是他最在行 ...continuar

    該說我不會每本村上的書都看得人,就這樣幾年看一本感覺就還蠻有趣的。這根本就是他跑步的碎碎念。當作是自己寫作滿三十年前夕的紀念嗎?

    發現他真的跑得很認真。1982年的秋天,三十三歲那一年,寫完《尋羊冒險記》,村上先生因為戒菸而體重增加,為了減肥,開始了他的第一步。從那以後村上接連不斷地跑,他曾經跑完雅典的全程馬拉松,也參加波士頓馬拉松比賽,平日每天幾乎都跑上十公里,可以說除了寫作,跑步已經是他最在行的事。

    村上在這本書《關於跑步,我說的其實是……》中藉著記錄整理自己的經驗與思緒,但就是跑步時心裡頭那些碎碎念。就像以前登山時,在那長時間的不斷走過過程裡,許多的自問自答。至於書名是什麼意思?其實這本書的日文原名就是以外來語思維所寫的(What I Talk About When I Talk About Running),這個名稱明顯是向他喜愛的美國小說家瑞蒙.卡佛名作之一《當我們討論愛情》(What We Talk About When We Talk About Love)致敬。

    那最後一個篇章裡,村上說如果他可以選擇自己的墓誌銘,我想那一句話我也希望是我可以做到的。那是說我也需要開始跑了嗎?

    said on 

  • 3

    Pain is inevitable. Suffering is optional!

    Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Correndo uno pensa: "Non ce la faccio più, è troppo faticoso". La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è ...continuar

    Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Correndo uno pensa: "Non ce la faccio più, è troppo faticoso". La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo.
    Queste parole riassumono la natura di quell'evento sportivo che si chiama maratona.

    said on 

  • 3

    corricchio e ho tanto amato murakami, tre stelline me le strappa. Per chi non corre potrebbe essere una noia mortale, per chi corre seriamente una baggianata.

    said on 

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