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Doctor Faustus

Di

Editore: Mondadori

4.1
(763)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 608 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8804460342 | Isbn-13: 9788804460343 | Data di pubblicazione:  | Edizione 16

Disponibile anche come: Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Music

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Descrizione del libro
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  • 4

    Adrian Leverkuhn è sempre grande nel rendere disuguali le cose uguali. E’ nota la sua maniera di modificare nel ritmo il tema d’una fuga già alla prima responsione, in modo che, pur conservando strett ...continua

    Adrian Leverkuhn è sempre grande nel rendere disuguali le cose uguali. E’ nota la sua maniera di modificare nel ritmo il tema d’una fuga già alla prima responsione, in modo che, pur conservando strettamente il tema, non lo si riconosca più come ripetizione. Così avviene qui e mai con tanta profondità e grandezza come qui. Ogni parola che alluda all’idea di passaggio, al mutamento in senso mistico, dunque alla trasformazione e trasfigurazione, è da ammirare per la sua esattezza. L’orrore di prima è bensì trasportato come l’indescrivibile coro infantile su un piano del tutto diverso; vi è cambiata la strumentazione e vi è trasformato il ritmo, ma in quella musica struggente delle sfere angeliche non vi è nemmeno una nota che non si trovi in precisa corrispondenza anche nella risata infernale.
    Qui c’è tutto Adrian Leverkuhn. Questa è la musica ch’egli rappresenta, e la rispondenza, in quanto senso profondo, è calcolo elevato a mistero. Così il doloroso privilegio dell’amicizia mi ha insegnato a vedere la musica, anche se io, per la mia indole semplice, avrei forse preferito vedervi qualcosa d’altro.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo "la Montagna incantata ", "Morte a Venezia " e soprattutto...."I Buddenbrook " ero impaziente di leggerlo....purtroppo non ce l'ho fatta. Invidio chi l'ha letto. Riproverò ancora, chissà che n ...continua

    Dopo "la Montagna incantata ", "Morte a Venezia " e soprattutto...."I Buddenbrook " ero impaziente di leggerlo....purtroppo non ce l'ho fatta. Invidio chi l'ha letto. Riproverò ancora, chissà che non ci riesca.

    ha scritto il 

  • 3

    Rispetto agli altri libri di Thomas Mann decisamente molto più difficile da leggere anche perché la narrazione è spesso interrotta dalle considerazioni dell'autore sui tempi a lui contemporanei. Tutta ...continua

    Rispetto agli altri libri di Thomas Mann decisamente molto più difficile da leggere anche perché la narrazione è spesso interrotta dalle considerazioni dell'autore sui tempi a lui contemporanei. Tuttavia, proprio questa contemporanea narrazione di fatti della prima e della seconda guerra, messi in relazione anche storicamente, mi ha affascinato

    ha scritto il 

  • 2

    La verità è che mi sono tremendamente annoiato nel leggerlo.
    La maggior parte dei capitoli è scritto con uno stile molto pesante, riducendo il mio apprezzamento solamente a quattro - cinque capitoli. ...continua

    La verità è che mi sono tremendamente annoiato nel leggerlo.
    La maggior parte dei capitoli è scritto con uno stile molto pesante, riducendo il mio apprezzamento solamente a quattro - cinque capitoli.

    ha scritto il 

  • 0

    Mah......che dire.........non ce l'ho proprio fatta. Nulla da eccepire nei confronti dell'autore, il quale è certamente da annoverare fra le menti più eccelse del secolo scorso, questo è risaputo, son ...continua

    Mah......che dire.........non ce l'ho proprio fatta. Nulla da eccepire nei confronti dell'autore, il quale è certamente da annoverare fra le menti più eccelse del secolo scorso, questo è risaputo, sono proprio io che... ...insomma è un mio limite.

    ha scritto il 

  • 0

    Di Thomas Mann, avevo letto solo la "montagna incantata", un romanzo che avevo trovato meraviglioso e che avevo letteralmente "divorato". Ben più ostica la lettura del "Doctor Faust" in cui l'autore d ...continua

    Di Thomas Mann, avevo letto solo la "montagna incantata", un romanzo che avevo trovato meraviglioso e che avevo letteralmente "divorato". Ben più ostica la lettura del "Doctor Faust" in cui l'autore disquisisce di complesse teorie musicali, rendendo l'opera, per chi come me non conosce la musica,di difficile lettura e a tratti anche noiosa. Protagonista del romanzo è Adrian Leverkuhn, che "vende l'anima al diavolo" in cambio di una produzione musicale sublime, unica ed irripetibile. Adrian rammenta sotto certi aspetti il Dorian Gray di Oscar Wilde, che vende al demonio la sua anima in cambio dell'eterna giovinezza. Tra tecnicismi musicali e dotti ragionamenti storici, filosofici e teologici, il racconto scivola in un'atmosfera cupa e tragica poichè la narrazione avviene durante gli anni della seconda guerra mondiale, dove la Germania, che "aveva venduto la sua anima al diavolo" dopo un'iniziale effimera ascesa, subisce il dramma della sconfitta e dell'umiliazione per una guerra perduta.
    il romanzo a mio giudizio, raggiunge l'acme della sua drammaticità, nell'ultimo capitolo. Infatti Adrian alla fine, confesserà, ai suoi amici, il suo tragico segreto.

    ha scritto il 

  • 3

    Poiché disprezzo quel tipo di lettore uso a far con tanto di puntiglio l'analisi testuale del libro che non gli è piaciuto come se credesse di poter contare in questo modo su di una specie di risarcim ...continua

    Poiché disprezzo quel tipo di lettore uso a far con tanto di puntiglio l'analisi testuale del libro che non gli è piaciuto come se credesse di poter contare in questo modo su di una specie di risarcimento dei danni, eviterò con cura di riprodurre la pur faconda minuta di cattiverie che durante la lettura non sono riuscito a impedirmi di annotare. Di questo romanzo - improvvidamente regalatomi nell'anno 2000 e da quel momento sempre guardato con peritosa ossequianza - dirò soltanto che purtroppo mi ha deluso e stancato. Altri prima di me hanno riferito dell'arditezza concettuale e dell'arcignità estetica: a me sia concesso aggiungere che il suo destino (già compiuto?) è di non esser progressivamente più letto se non in seno a programmi di studio specialistico o presso cenacoli di appassionati. Certo qui il discorso verte sull'idea di patria nel suo significato migliore, contro una filosofia della storia meschina e amara che deve conflagrare in catastrofe. La lettura è però un'impresa, e a che cosa vale se serve appena per dire "Ho fatto un'impresa"? Bellissimi i ritratti da ambientista della Monaco degli artisti, ma risultano mal coordinati con le restanti orazioni teoretiche, o quest'ultime sono in tutto avulse dalla vocazione moralistica dell'opera.

    ha scritto il 

  • 5

    Eine neue Tragödie

    Quando si affronta Mann è comune lasciarsi intimorire dalle prime pagine: lo stile non è dei più semplici, le storie necessitano di avvii e pazienza; il Faust non fa eccezione, anzi, se possibile la n ...continua

    Quando si affronta Mann è comune lasciarsi intimorire dalle prime pagine: lo stile non è dei più semplici, le storie necessitano di avvii e pazienza; il Faust non fa eccezione, anzi, se possibile la notorietà della vicenda rende il lettore ancora più impaziente e carico d'aspettative.
    Conosco tanti che l'hanno abbandonato, ma, tra quelli che sono andati avanti, nessuno che non se ne sia innamorato.
    E' la storia del Faust? Sì.
    E' la solita storia del Faust? No: è una variazione, c'è una differenza fondamentale, o, meglio, un'assenza ed è quella della donna, della grazia scansata coscientemente da uno spirito che vede davanti a sé la perdizione, ma che vuole andare fino in fondo.
    La tragedia moderna aveva dimenticato la fatalità dell'irreversibile, il cristianesimo aveva oscurato, col perdono e la redenzione, il vero senso della tragedia greca, senso che le vicende belliche novecentesche hanno violentemente recuperato, urlando al mondo intero che quelle umana è una belva che non sa tornare indietro, neanche quando è costretta a sacrificare se stessa.

    ha scritto il 

  • 5

    Un’edizione del 1968, un volumotto di seicento pagine, un tempo incominciato e poi abbandonato. Troppo difficili le disgressioni sulla teoria musicale, per me che poco conosco la musica, i vari musici ...continua

    Un’edizione del 1968, un volumotto di seicento pagine, un tempo incominciato e poi abbandonato. Troppo difficili le disgressioni sulla teoria musicale, per me che poco conosco la musica, i vari musicisti e le loro opere. Ripreso a distanza di trent’anni, poco più, è stata la scoperta di un’opera meravigliosa. Mann, che grandissimo narratore. Le disgressioni, storiche, filosofiche, teologiche e demonologiche, sull’arte, la musica, nelle quali ci si imbatte quasi a ogni passo, anziché appesantire l’opera la rendono più affascinante. Peccato non potere apprezzare quelle sulla musica e sulla teoria musicale di Adorno. Con rammarico le ho lette senza poter capire, senza poter gustare: un cibo troppo forte e troppo raffinato nello stesso tempo; ma tant’è.
    La biografia di Adrian Leverkühn, il genio musicale, che viene narrata e scritta dal suo amico Serenus Zeitblom negli ultimi anni del Terzo Reich, dietro cui s’intravede quella del grande genio sofferente di Friedrich Nietzsche, è la parabola dello spirito e del genio germanico (e forse della civiltà in genere) che conosce trionfi e si inebria di sensazioni di potenza illimitata, vette altissime e allucinanti di orgoglio e di superominismo, pagate con la svendita della propria anima al demonio, che hanno come contropartita una caduta senza fine nell’abisso, nelle tenebre e nell’abiezione. L’opera finale del genio è una lamentazione musicale disperata, la Lamentazio Doctoris Fausti, il congedo dagli amici e dal consorzio dei viventi prima di adempiere al terribile pagamento pattuito ed entrare nelle tenebre eterne.
    Forse è il più bel romanzo di Thomas Mann.

    ha scritto il 

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