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Doctor Faustus

La vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico

Di

Editore: Mondadori

4.1
(743)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 602 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 880449249X | Isbn-13: 9788804492498 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Opera tra le più significative di Thomas Mann, "Doctor Faustus" è la tragica storia di Adrian Leverkuehn, un musicista tedesco che come Faust ottiene dal demonio anni di meravigliosa attività intellettuale in cambio della dannazione eterna. Scritto alla fine dell'ultima guerra e nell'immediato dopoguerra, il romanzo non poteva esprimere meglio l'atmosfera disperata di quella che fu la catastrofe della Germania. Intorno al nucleo storico che abbraccia tre generazioni si muove un mondo di personaggi presentati con la sapiente maestria di un grande stilista, con accorata pietà o con mordente ironia, e alla trama centrale si annodano digressioni che spaziano nei campi della musica, della filosofia, della scienza.
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  • 0

    Mah......che dire.........non ce l'ho proprio fatta. Nulla da eccepire nei confronti dell'autore, il quale è certamente da annoverare fra le menti più eccelse del secolo scorso, questo è risaputo, sono proprio io che... ...insomma è un mio limite.

    ha scritto il 

  • 0

    Di Thomas Mann, avevo letto solo la "montagna incantata", un romanzo che avevo trovato meraviglioso e che avevo letteralmente "divorato". Ben più ostica la lettura del "Doctor Faust" in cui l'autore disquisisce di complesse teorie musicali, rendendo l'opera, per chi come me non conosce la musica, ...continua

    Di Thomas Mann, avevo letto solo la "montagna incantata", un romanzo che avevo trovato meraviglioso e che avevo letteralmente "divorato". Ben più ostica la lettura del "Doctor Faust" in cui l'autore disquisisce di complesse teorie musicali, rendendo l'opera, per chi come me non conosce la musica,di difficile lettura e a tratti anche noiosa. Protagonista del romanzo è Adrian Leverkuhn, che "vende l'anima al diavolo" in cambio di una produzione musicale sublime, unica ed irripetibile. Adrian rammenta sotto certi aspetti il Dorian Gray di Oscar Wilde, che vende al demonio la sua anima in cambio dell'eterna giovinezza. Tra tecnicismi musicali e dotti ragionamenti storici, filosofici e teologici, il racconto scivola in un'atmosfera cupa e tragica poichè la narrazione avviene durante gli anni della seconda guerra mondiale, dove la Germania, che "aveva venduto la sua anima al diavolo" dopo un'iniziale effimera ascesa, subisce il dramma della sconfitta e dell'umiliazione per una guerra perduta.
    il romanzo a mio giudizio, raggiunge l'acme della sua drammaticità, nell'ultimo capitolo. Infatti Adrian alla fine, confesserà, ai suoi amici, il suo tragico segreto.

    ha scritto il 

  • 3

    Poiché disprezzo quel tipo di lettore uso a far con tanto di puntiglio l'analisi testuale del libro che non gli è piaciuto come se credesse di poter contare in questo modo su di una specie di risarcimento dei danni, eviterò con cura di riprodurre la pur faconda minuta di cattiverie che durante la ...continua

    Poiché disprezzo quel tipo di lettore uso a far con tanto di puntiglio l'analisi testuale del libro che non gli è piaciuto come se credesse di poter contare in questo modo su di una specie di risarcimento dei danni, eviterò con cura di riprodurre la pur faconda minuta di cattiverie che durante la lettura non sono riuscito a impedirmi di annotare. Di questo romanzo - improvvidamente regalatomi nell'anno 2000 e da quel momento sempre guardato con peritosa ossequianza - dirò soltanto che purtroppo mi ha deluso e stancato. Altri prima di me hanno riferito dell'arditezza concettuale e dell'arcignità estetica: a me sia concesso aggiungere che il suo destino (già compiuto?) è di non esser progressivamente più letto se non in seno a programmi di studio specialistico o presso cenacoli di appassionati. Certo qui il discorso verte sull'idea di patria nel suo significato migliore, contro una filosofia della storia meschina e amara che deve conflagrare in catastrofe. La lettura è però un'impresa, e a che cosa vale se serve appena per dire "Ho fatto un'impresa"? Bellissimi i ritratti da ambientista della Monaco degli artisti, ma risultano mal coordinati con le restanti orazioni teoretiche, o quest'ultime sono in tutto avulse dalla vocazione moralistica dell'opera.

    ha scritto il 

  • 5

    Eine neue Tragödie

    Quando si affronta Mann è comune lasciarsi intimorire dalle prime pagine: lo stile non è dei più semplici, le storie necessitano di avvii e pazienza; il Faust non fa eccezione, anzi, se possibile la notorietà della vicenda rende il lettore ancora più impaziente e carico d'aspettative.
    Conos ...continua

    Quando si affronta Mann è comune lasciarsi intimorire dalle prime pagine: lo stile non è dei più semplici, le storie necessitano di avvii e pazienza; il Faust non fa eccezione, anzi, se possibile la notorietà della vicenda rende il lettore ancora più impaziente e carico d'aspettative.
    Conosco tanti che l'hanno abbandonato, ma, tra quelli che sono andati avanti, nessuno che non se ne sia innamorato.
    E' la storia del Faust? Sì.
    E' la solita storia del Faust? No: è una variazione, c'è una differenza fondamentale, o, meglio, un'assenza ed è quella della donna, della grazia scansata coscientemente da uno spirito che vede davanti a sé la perdizione, ma che vuole andare fino in fondo.
    La tragedia moderna aveva dimenticato la fatalità dell'irreversibile, il cristianesimo aveva oscurato, col perdono e la redenzione, il vero senso della tragedia greca, senso che le vicende belliche novecentesche hanno violentemente recuperato, urlando al mondo intero che quelle umana è una belva che non sa tornare indietro, neanche quando è costretta a sacrificare se stessa.

    ha scritto il 

  • 5

    Un’edizione del 1968, un volumotto di seicento pagine, un tempo incominciato e poi abbandonato. Troppo difficili le disgressioni sulla teoria musicale, per me che poco conosco la musica, i vari musicisti e le loro opere. Ripreso a distanza di trent’anni, poco più, è stata la scoperta di un’opera ...continua

    Un’edizione del 1968, un volumotto di seicento pagine, un tempo incominciato e poi abbandonato. Troppo difficili le disgressioni sulla teoria musicale, per me che poco conosco la musica, i vari musicisti e le loro opere. Ripreso a distanza di trent’anni, poco più, è stata la scoperta di un’opera meravigliosa. Mann, che grandissimo narratore. Le disgressioni, storiche, filosofiche, teologiche e demonologiche, sull’arte, la musica, nelle quali ci si imbatte quasi a ogni passo, anziché appesantire l’opera la rendono più affascinante. Peccato non potere apprezzare quelle sulla musica e sulla teoria musicale di Adorno. Con rammarico le ho lette senza poter capire, senza poter gustare: un cibo troppo forte e troppo raffinato nello stesso tempo; ma tant’è.
    La biografia di Adrian Leverkühn, il genio musicale, che viene narrata e scritta dal suo amico Serenus Zeitblom negli ultimi anni del Terzo Reich, dietro cui s’intravede quella del grande genio sofferente di Friedrich Nietzsche, è la parabola dello spirito e del genio germanico (e forse della civiltà in genere) che conosce trionfi e si inebria di sensazioni di potenza illimitata, vette altissime e allucinanti di orgoglio e di superominismo, pagate con la svendita della propria anima al demonio, che hanno come contropartita una caduta senza fine nell’abisso, nelle tenebre e nell’abiezione. L’opera finale del genio è una lamentazione musicale disperata, la Lamentazio Doctoris Fausti, il congedo dagli amici e dal consorzio dei viventi prima di adempiere al terribile pagamento pattuito ed entrare nelle tenebre eterne.
    Forse è il più bel romanzo di Thomas Mann.

    ha scritto il 

  • 3

    A volte, semplicemente, non è il momento giusto. Già il fatto che io abbia impiegato venti giorni a leggerlo la dice lunga. C'è poi un'indubbia difficoltà, tutta personale: la mia insensibilità verso la musica, che mi ha reso ostica tutta la parte descrittiva del romanzo. Detto questo, pur avendo ...continua

    A volte, semplicemente, non è il momento giusto. Già il fatto che io abbia impiegato venti giorni a leggerlo la dice lunga. C'è poi un'indubbia difficoltà, tutta personale: la mia insensibilità verso la musica, che mi ha reso ostica tutta la parte descrittiva del romanzo. Detto questo, pur avendo amato moltissimo Mann in altre sue opere altrettanto lunghe e complesse (La montagna incantata, Giuseppe e i suoi fratelli...) questo libro mi è rimasto estraneo. La parabola umana del compositore, che si rispecchia nell'altrettanto demoniaco percorso della Germania delle due guerre mondiali, è immersa in un'atmosfera soffocante, estremamente significativa ma, a mio avviso, intollerabile da sopportare per quasi seicento pagine. Documento sicuramente importante e opera densa, questo libro non è riuscito a farsi amare, nemmeno di quel difficilissimo amore che provocano opere dure e dolorose.

    ha scritto il 

  • 0

    Mito della caduta

    E' come un racconto, breve e insensato come un sogno, ma dura molto di più.

    ****
    Adrian rimane lontano e intoccabile, mentre il narratore, a cui nessuno fa mai caso nell'ombra del genio, il professore Serenus, cattura l'interesse dei nostri bisogni umani: è l'unica voce di buon senso ...continua

    E' come un racconto, breve e insensato come un sogno, ma dura molto di più.

    ****
    Adrian rimane lontano e intoccabile, mentre il narratore, a cui nessuno fa mai caso nell'ombra del genio, il professore Serenus, cattura l'interesse dei nostri bisogni umani: è l'unica voce di buon senso, il ciglio a cui ci si vuole aggrappare lungo il baratro del mito di Faust.

    ****
    Pagine di musicologia che non si appoggia a parole vuote ma a conoscenza analitica, le parti musicali; mi chiedo se siano uno scoglio per chi non ha conoscenze specialistiche in materia, e quindi quale pubblico avesse in mente Mann:
    anche il pubblico ha un ritratto inaspettato, come il protagonista e come la voce narrante?

    ha scritto il 

  • 5

    Nel 1933, l’umanista tedesco Serenus Zeitblom, contrario al nazismo, abbandona, all’età di 60 anni, l’insegnamento. Destina il suo tempo alla stesura della biografia del suo carissimo amico: il compositore Adrian Leverkuhn. È il tempo in cui Hitler ammorba l’aria quando Serenus narra la vita di A ...continua

    Nel 1933, l’umanista tedesco Serenus Zeitblom, contrario al nazismo, abbandona, all’età di 60 anni, l’insegnamento. Destina il suo tempo alla stesura della biografia del suo carissimo amico: il compositore Adrian Leverkuhn. È il tempo in cui Hitler ammorba l’aria quando Serenus narra la vita di Adrian, che si svolge fra la fine del 1800 e l’avvento del nazismo.
    Adrian e Serenus hanno frequentato lo stesso ginnasio. All’università Serenus studia lettere classiche, Adrian invece si iscrive alla facoltà di teologia che abbandonerà di lì a due anni quando, trasferitosi a Lipsia, si dedicherà alla musica. Giunto a Lipsia, un facchino, al quale si è rivolto per essere accompagnato in una buona trattoria, lo conduce in un bordello da cui fugge spaventato. Ma, la curiosità e il desiderio lo riporteranno in quel luogo di piacere che lascerà in lui il segno.
    Ritroviamo il nostro Adrian a Monaco e poi in Italia, a Palestrina. E qui, Adrian avrà una lunga conversazione con il demonio; conversazione che si concluderà con un patto infernale: 24 anni di esaltante forza creatrice e poi la dannazione.
    Adrian non potrà coltivare affetti, avere una vita normale, amici, una compagna, gli verrà strappato l’amore e la gioia del piccolo “Echo”. Questo il prezzo da pagare per la magnificenza e la gloria delle sue composizioni musicali.
    Ritirato in Alta Baviera, Adrian lavora alla sua opera più importante, la “Lamentatio Doctoris Fausti”. Invita amici, conoscenti, ammiratori per presentare la sua cantata sinfonica. La partitura è aperta sul leggio del pianoforte. Adrian prende a parlare. La sua è una confessione, spaventosa e delirante. La sua follia finirà e ne inizierà una peggiore: la rovinosa follia della seconda guerra mondiale.

    Una cascata impetuosa di musica e storia. Il drammatico destino dell’uomo corrisponde a quello della Germania. Il dolore e la disperazione del suo animo corrispondo al dolore e alla disperazione di un popolo.

    P.S. Non è certo una lettura scorrevole, semplice, lieve. È un macigno, un monumento di sapere. Ci va tempo, e non poco. Le digressioni sono dense di significati, di simboli. Quelle di argomento musicale credo risultino poco, o per nulla, comprensibili a chi non ha buona conoscenza della materia. Una lettura impegnativa e complessa. Confesso che arrivata verso pagina 250 ho avuto la tentazione di sospendere la lettura per riprenderla in un momento più propizio. Ma ho resistito. E bene ho fatto. Il colloquio con Satana, da solo, vale la fatica. Prendetevi tempo e leggetelo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un aggettivo che spesso compare quando si parla di Thomas Mann è "gigante", ed infatti anche questo romanzo,che non è dei più famosi, è di una grandezza che quasi intimidisce. Non è una semplice rilettura del mito di Faust, ma molto di più. Diversi livelli di lettura si propongono al lettore, no ...continua

    Un aggettivo che spesso compare quando si parla di Thomas Mann è "gigante", ed infatti anche questo romanzo,che non è dei più famosi, è di una grandezza che quasi intimidisce. Non è una semplice rilettura del mito di Faust, ma molto di più. Diversi livelli di lettura si propongono al lettore, non solo la biografia di un'immaginario compositore. C'è anche mezzo secolo di storia della Germania, della sua cultura e gusto estetico. A chi non è appassionato di musica "colta" le svariate pagine dedicate alla tecnica di composizione del protagonista forse potranno anche annoiare, ma alla fine non si può che restare ammirati davanti ad un'autentico monumento alla cultura.

    ha scritto il 

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