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Documentalità

Perché è necessario lasciar tracce

Di

Editore: Laterza

3.8
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8842091065 | Isbn-13: 9788842091066 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Computer & Technology , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Questo libro parla di oggetti come i soldi e le opere d'arte, i matrimoni, i divorzi e gli affidi congiunti, gli anni di galera e i mutui, il costo del petrolio e i codici fiscali, il Tribunale di Norimberga e le crisi finanziarie. Sono gli oggetti sociali, cioè le iscrizioni che affollano il nostro mondo decidendo se saremo felici o infelici. Queste scartoffie le detestiamo eppure facciamo la fila per averle, e si accumulano nelle nostre tasche, nei portafogli, nei cassetti, nei telefonini, nei computer e negli archivi di ogni sorta che ci circondano, nel mondo reale e in quello virtuale. Ecco il motivo per cui questa teoria del mondo sociale si intitola "Documentalità": la società della comunicazione è in realtà una società della registrazione e della iscrizione. Lo è sempre stata, ma lo è a maggior ragione oggi, con l'esplosione della scrittura e degli strumenti di registrazione, che svela come meglio non si potrebbe l'essenza del mondo sociale. Un mondo in cui persino i media, quelli che dovrebbero darti la vita in diretta, sono i massimi produttori di spettralità. Un mondo in cui la profezia di Warhol secondo cui un giorno ognuno di noi avrà i suoi quindici minuti di notorietà significa anzitutto: ognuno di noi sarà uno spettro per almeno quindici minuti, su YouTube o da qualche altra parte.
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  • 5

    Documentalità, ovvero..."Noi siamo il mondo inciso".

    Chiarisco un punto sin da subito: su questo testo di Maurizio Ferraris si è scritto molto e molte sono le recensioni. Esiste anche una intera voce di Wikipedia, cui rimando, perché è molto chiara ...continua

    Chiarisco un punto sin da subito: su questo testo di Maurizio Ferraris si è scritto molto e molte sono le recensioni. Esiste anche una intera voce di Wikipedia, cui rimando, perché è molto chiara e completa (http://it.wikipedia.org/wiki/Documentalit%C3%A0). Quindi non aggiungerò molto a quanto già scritto altrove: piuttosto mi soffermerò sul come Ferraris abbia scritto la sua ontologia sociale. Credo, infatti, che "Documentalità" sia un'opera tanto rigorosa e limpida, quanto accattivante e intrigante considerando il modo in cui è concepita e il linguaggio (lo stile) in cui è redatta. E' rigorosa e limpida nella "strada ferrata" logica con cui il filosofo di-spiega la sua teoria del documento, alla base della quale sta l'equazione "Oggetto=Atto Iscritto": da capitolo a capitolo, che suggerisco di leggere sequenzialmente, si attraversa un vasto territorio filosofico che, dai confini di un catalogo del mondo, ci conduce, passo passo, "gancio per gancio", alla vetta di uno spirito della lettera, dove il "della" si pone in modo causale. Lo stile: è tipico di chi sa "ammaestrare" la parola, rendendola struttura portante del proprio argomentare che, peraltro, con la "parola" ha molto a che fare. Una parola ammaestrata per ripercorrere il narrato filosofico con le parole tecniche proprie di diverse filosofie e della filosofia in generale, parole tecniche che, ogni volta, vengono però risolte in sintagmi alternativi, aventi funzione di illustrare i concetti maggiormente dati scontati dai filosofi di professione, ma non così facilmente dai discenti in filosofia o dal lettore curioso. Sintagmi alternativi che ora usano il sinonimo per estendere la comprensione del concetto; ora la metafora, per spostarne il livello di acquisizione; ora l'esempio o l'aneddoto per dare conto, con un che di vivace e con una strizzatina d'occhio, di quanto relativamente semplice possa giacere sotto la coperta testuale del dire filosofico. Alcuni, come si legge in commento a questo testo, parlano di ripetizioni che annoiano. Io, al contrario, ritengo che siano varianti sul tema che aiutano a fissare la memoria, a in-scrivere quanto letto, a registrare quanto scritto. Perché senza registrazione, senza iterazione di elementi nel tempo, senza iscrizioni non "ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai". La ridondanza, non a caso, è proprietà tipica dei moderni sistemi di archiviazione: si pensi ai supporti elettronici e ai multi-versi del cloud computing. Detto ciò, un altro pregio relativo alla costruzione dell'opera è la sua struttura argomentativa: essa non resta implicita, ma l'autore la specifica ad ogni passaggio. In altre parole: qui mi serve spiegarti questo, perché poi dopo devo sostenere questa tesi; del resto a questa tesi si possono opporre questi argomenti, ed ecco perché è giunto il momento che te li presenti... e così via argomentando. Un testo che è, a diversi livelli, una lezione. Una lezione di filosofia; una lezione di retorica; una lezione di stile; una lezione di scrittura... Il dialogo con il lettore affiora sempre nel testo: il che ci rende attenti e partecipi. Il testo non annoia, perché l'autore imposta una piacevole esposizione delle proprie idee, ci offre i rimandi ai pensieri altrui e, talvolta, si avvale della nostra tabula mentale per iscriverci i suoi esempi... una sorta di maieutica vettoriale, in cui il vettore, bé, siamo noi e la nostra coscienza. Il testo circoscrive una teoria in cui il documento riveste una posizione pivotale nella sfera degli oggetti sociali, intesa come ambito di realtà autonomo e distinto da quello degli oggetti fisici e degli oggetti ideali. In questa circo-iscrizione, la documentalità si traduce in una condizione 'sine qua non' non si dà una realtà sociale. La documentalità, peraltro, è piena e fondante negoziazioni sociali, se e solo se è caratterizzata da una registrazione. Solo ciò che può essere registrato, "incide" nel mondo reale e fonda un mondo sociale. In tal senso Ferraris ci ricorda, più volte, che "gli oggetti sociali sono atti sociali che sono stati iscritti su un qualche tipo di supporto". Che poi questo sia un pezzo di carta, una tacca sul muro di un paese fluviale, una memoria ottica o magnetica o biologica, bé, questo è semmai il con-testo di rilevazione dell'atto, il blocco di esperienza esperibile che soggiace all'universo sociale. Un blocco per gli appunti che fonda una ontologia sociale: ecco che cos'è il testo di Ferraris. Una registrazione di anni di ricerca e di confronto, che noi viviamo per inter-mediazione, ma che ci modifica, nella sua dimensione testuale e mentale; ci incide, ci induce a produrre ragionamenti e proposizioni, ci invita ad interrogarci sui dispositivi che ci circondano, a farci prendere coscienza che anche la banalità, se e in quanto ragionata ed iscritta, banale non è, perché comunque attraversa il mondo delle iscrizioni, un mondo così incostante e storicamente debole, nel quale, se cerchiamo una vita ricca, non solo di ricordi e di esperienze altrui, bé, è necessario lasciar tracce.

    ha scritto il