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Don Camillo e Don Chichì

Don Camillo e i giovani d'oggi

Di

Editore: Biblioteca universale Rizzoli

4.0
(309)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 207 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817251879 | Isbn-13: 9788817251877 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Questa serie di racconti di "Mondo piccolo", pubblicata a puntate su "Oggi", con alcuni tagli e modifiche, nel 1966, e raccolta in volume uscito postumo nel 1969 con il titolo "Don Camillo e i giovani d'oggi", viene ora riproposta nella sua versione integrale, con l'aggiunta di un intero capitolo inedito, e con il titolo voluto dall'autore: "Don Camillo e don Chichì". Don Camillo deve condividere la canonica con un pretino progressista mandato dal vescovo: don Chichì. A Peppone le cose non vanno meglio: la frangia maoista del partito gli dà continui grattacapi. E in più: problemi familiari per entrambi.
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  • 5

    1 – Mondo piccolo… e manicheo.


    Certamente la critica maggiore che viene rivolta al ciclo di Don Camillo e che in questa particolare serie di brevi racconti suona perfettamente pertinente, è che Guareschi non va oltre una concezione del mondo rozza e schematica, di qua il bianco e di là il ...continua

    1 – Mondo piccolo… e manicheo.

    Certamente la critica maggiore che viene rivolta al ciclo di Don Camillo e che in questa particolare serie di brevi racconti suona perfettamente pertinente, è che Guareschi non va oltre una concezione del mondo rozza e schematica, di qua il bianco e di là il nero – anzi, il rosso – di qua i buoni di là i cattivi. Insomma un inno alla reazione. Il nemico è il progresso, che si chiama principalmente Partito Comunista ma anche il Concilio Vaticano Secondo, la musica rock, il boom economico, i capelli lunghi. Il bene è ancorato ai valori arcaici della terra, all’obbedienza codina, alla messa in latino. In questo Guareschi è alfiere di una certa sanguigna destra clericale che tra suoi epigoni tardi e molto meno letterariamente ispirati conta ancora una folta schiera di adepti da Ruini a Sacconi, da Buttiglione a Ferrara per non dire di tutto il Giovanardume che condiziona tuttora pesantemente – ed anche en travesti nel campo avverso - molto del modo di sentire della politica attuale. Che sarebbe poi il campo su cui scorrazza inesausto il Cavaliere con le sue anacronistiche tirate sul pericolo rosso, che non dista molto da quanto in prima istanza traspare dalle pagine di “Don Camillo e i giovani d’oggi”. Qual è la differenza? E’ che Guareschi – e con lui Don Camillo che ne è sostanziale io narrante – è simpatico anche perché è credibile, mentre il Cav non lo è. Né simpatico, né credibile. Don Camillo predica bene o male a seconda delle opinioni, ma razzola sempre come predica. Perfino il Cristo sorride di certe sue incrostazioni preconciliari, certe rigidità ideologiche (“Don Camillo, anch’io sono stato un contestatore!”). Ma l’esaltazione dei suoi difetti, oltreché di quelli del suo antagonista, diventa lo spunto comico che alleggerisce il pur pesante conflitto ideologico di fondo dando lievità alla narrazione.

    2 – Le maschere

    Nell’eterna lotta fra buoni e cattivi infatti fanno irruzione le maschere comiche di Don Camillo e Peppone, i due campioni delle rispettive fazioni, che ora il nostro immaginario collettivo trasferisce indelebilmente in quelle di Fernandel e Gino Cervi ma che nella mente di Guareschi erano semplicemente una sintesi romanzata dei personaggi e dei caratteri da lui incontrati tra Parma, Reggio e Mantova. Sulle coordinate geografiche di uno strapaese (il che pone Guareschi anche solo inconsapevolmente sul solco di certa precedente letteratura fascista) che fisicamente si colloca nella Bassa reggiana, i due antagonisti ed i personaggi di contorno danno luogo ad una guerra senza quartiere che, in generale, si conclude con la vittoria delle tesi del prete senza però umiliare il sindaco rosso. Nonostante l’aperta simpatia per il Peppone trinariciuto dimostrata da Guareschi, il messaggio di fondo è paternalistico e tipicamente destrorso, perfettamente coerente con le tesi di Guareschi: primato dell’individuo e della sua intrinseca “umanità” che è di natura divina rispetto alle disumanizzanti tesi del partito ateo. Insomma, Dio ti vede (e ti pervade), Stalin e Mao no, e la simpatia di Peppone sta appunto nel fatto che è un comunista sui generis, più nella forma che nei fatti, mentre mai Don Camillo deraglia dalla sua ortodossia, il che nei fatti ne decreta il primato ancor più della caricaturale cronica ignoranza del povero Bottazzi o dei suoi più o meno evidenti cedimenti “borghesi”.

    3 – Il lessico iterativo

    E’ sorprendente come una rilettura un po’ puntigliosa di “Don Camillo e i giovani d’oggi” disveli l’uso basilare di modi dire e forme lessicali ripetute che servono a dare omogeneità a quelli che in realtà sono una serie di episodi e singoli aforismi legati dal filo conduttore della storia di Cat, nipote di Don Camillo e Veleno figlio di Peppone nel curioso ruolo di protagonisti per così dire vicariati. La bassa è “quella fettaccia di terra grassa”, Don Chichì è “il pretino”, Don Camillo “schiattava di gioia” e il Boia “sudava strutto e odio da tutti i pori”. I giovinastri sono “càncheri” e Don Camillo mai soggiunge o interloquisce o risponde, bensì “urla”. Nel linguaggio, dunque, si rivela la facilità allo slogan, alla parola d’ordine, alla frase ad effetto anche satirica che è un marchio di fabbrica di Guareschi.

    4 - Appunti di storia contemporanea

    Don Camillo e i giovani d’oggi si può leggere anche così, una storia un po’ (tanto) di parte negli anni del boom economico nel nord Italia padano. Con, anche, gustose querelles ideologiche come quella fra Peppone e il Bognoni:

    “Se il popolo lavoratore oggi vuole l’automobile, la lavatrice, il televisore, il frigo eccetera, vendiamoglieli noi. Il guadagno rimarrà al popolo lavoratore…” “Tu, compagno Bottazzi, dai al popolo l’illusione di aver conquistato il benessere, dimenticando che la rivoluzione si può fare quando il popolo soffre!” “Nessuno può impedire al popolo di soffrire anche se ha la Seicento, il televisore, il frigo e la lavatrice!” aveva replicato Peppone, che essendo uomo del popolo ne conosceva i dolori segreti...

    Come esprimere in modo più efficace il dilemma del PCI intrappolato tra operaismo e benessere? D’altra parte il contrasto tra i “pretini” siano essi il modernista Don Francesco o “l’antipatico segretario del vescovo” ed il “pretone” Don Camillo ribaltano specularmente in campo contrario i disagi postconciliari che impongono l’abbandono del vecchio rito in latino e l’abbraccio alla liturgia moderna, anzi modernista, trasfigurata con sarcasmo nella “messa ye-ye”.

    Vivido è, in una parte sostanziale della storia, il tema delle stragi nel triangolo rosso che riprenderà ai nostri tempi e in modo altrettanto politically uncorrect Giampaolo Pansa. Anche un questo caso comunque Guareschi decreta il primato della prevalenza del “fattore umano” sulla ragion politica: la figlia di una vittima di quel 1948 “…in cui l’aria scottava parecchio” finirà per impalmare il figlio del sindaco rosso trovando un’intesa sul piano comune della ribellione ai “matusa”: un piano emotivo “altro” e alternativo rispetto all’agone politico e sociale su cui si muovono Peppone e Don Camillo.

    Perfino il centrosinistra e il compromesso storico – che Guareschi avversò – sono qui preconizzati quando Don Camillo si spende affinché Peppone rimanga sindaco convincendo un socialista nientemeno che ad entrare nel Partito Comunista per garantire la maggioranza in comune. Lo fa alla sua maniera, naturalmente, perché

    “Per me voi marxisti siete tutti carne da inferno… Non me ne importa niente se tu, invece che dentro un tegame friggi dentro una padella!”.

    E nel riconoscere che Peppone “pure avendo innalzato sul pennone la bandiera rossa era riuscito a tenere la navicella sulla rotta giusta” non c’è un parallelo riconoscimento ideologico, ma solo il lungimirante avvistamento di un nuovo nemico comune e alieno, ossia il “maoismo” dei Bognoni che diventerà ben presto la sinistra extraparlamentare.

    5 – E quindi?

    E quindi l’esperimento mi dice che “Don Camillo e i giovani d’oggi” resiste ad ogni rilettura, a prescindere dalle opinioni del lettore (io solidarizzo con Peppone, naturalmente), perché in relativamente poche pagine riassume tutto il “Mondo Piccolo” e ne dà un’interpretazione sempre faziosa ma sempre umoristica, stemperando il drammatico in risata, come in certi cartoni animati dove nessuno si fa mai male nonostante gli accadimenti più rocamboleschi.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto tutti i libri di Don Camillo e Peppone durante l'adolescenza ed ho visto più volte (anche recentemente) tutti i film interpretati da Gino Cervi e Fernandel.
    Ho, caso strano, un bellissimo ricordo di entrambi nonostante i racconti non siano il mio genere preferito e le trasposizioni cinem ...continua

    Ho letto tutti i libri di Don Camillo e Peppone durante l'adolescenza ed ho visto più volte (anche recentemente) tutti i film interpretati da Gino Cervi e Fernandel. Ho, caso strano, un bellissimo ricordo di entrambi nonostante i racconti non siano il mio genere preferito e le trasposizioni cinematografiche dei libri non mi piacciano più di tanto!!!!

    ha scritto il 

  • 0

    Ne leggo un racconto alla sera, prima di andare a dormire. Carino, ma se non fosse per i film con Fernandel e Gino Cervi che mi hanno riempito l'infanzia non so quanto mi piacerebbe questo libretto di vita popolare e di stereotipi che si scontrano in un luogo e in un tempo così lontani da me. ...continua

    Ne leggo un racconto alla sera, prima di andare a dormire. Carino, ma se non fosse per i film con Fernandel e Gino Cervi che mi hanno riempito l'infanzia non so quanto mi piacerebbe questo libretto di vita popolare e di stereotipi che si scontrano in un luogo e in un tempo così lontani da me.

    ha scritto il 

  • 5

    Letto ancora alle medie, mi è piaciuto davvero molto. Ho letto anche alcune recensioni non entusiaste: devo dire però che è stato finora il mio primo e unico Guareschi. Comunque, se già questo mi ha entusiasmata, non vedo l'ora di leggerne altri.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Sindaco e invecchiato ed il prete pure: sono gli anni '60 ed anche Giovannino non è più lo stesso. Non è la più bella delle raccolte, ma vale sempre la pena di leggere Guareschi: da qualche parte c'è sempre una morale che va ancora bene pure per noi.

    ha scritto il 

  • 3

    "E' di moda il ruggito della pecora"

    Ho letto recentemente 'Diario clandestino', 'Il grande diario' e 'Ritorno alla base' e mi ero innamorata di Giovannino.
    Desideravo confermare il piacere di leggerlo anche attraverso i suoi personaggi più famosi: Peppone e don Camillo, di cui avevo solo lontani ricordi in bianco e nero, per quelle ...continua

    Ho letto recentemente 'Diario clandestino', 'Il grande diario' e 'Ritorno alla base' e mi ero innamorata di Giovannino. Desideravo confermare il piacere di leggerlo anche attraverso i suoi personaggi più famosi: Peppone e don Camillo, di cui avevo solo lontani ricordi in bianco e nero, per quelle vecchie pellicole proiettate nel salone parrocchiale. Ho trovato per caso questo 'don Camillo e i giovani d'oggi', nascosto nella mia libreria, dimenticato da non so quanto tempo e quanti traslochi... L'ho letto dunque subito, con grande aspettativa, benchè non rientrasse, proprio quello, nella mia lista desideri. Ma mi ha deluso: non vi ho trovato quella sensibilità e quella partecipazione che mi aspettavo; sentivo i personaggi distanti; vedevo le situazioni scontate e banali; anche l'umorismo mi è sembrato opaco. Forse sono stata solo sfortunata, incappando in una delle sue prove non migliori, degli ultimi anni di vita. Le tre stelle sono più di fiducia a Guareschi, che per il libro. Sicuramente proverò con qualche altro titolo.

    E' la nuova ipocrisia: un tempo i disonesti tentavano disperatamente d'essere considerati onesti. Oggi gli onesti tentano disperatamente d'essere considerati disonesti.

    ha scritto il