Don Quixote

Publisher: Penguin Books Ltd

4.3
(5145)

Language: English | Number of Pages: 1056 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , Portuguese , Chi simplified , German , French , Italian , Dutch , Polish , Greek , Indian (Hindi) , Danish

Isbn-10: 0140449094 | Isbn-13: 9780140449099 | Publish date:  | Edition Rev Ed

Translator: John Rutherford ; Curator: John Rutherford

Also available as: Hardcover , Audio CD , Library Binding , Audio Cassette , Unbound , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Softcover and Stapled , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Book Description
Miguel de Cervantes's mock-epic masterwork, "Don Quixote" was voted the greatest book of all time by the Nobel Institute, and this "Penguin Classics" edition is translated with an introduction and notes by John Rutherford. "Don Quixote" has become so entranced by reading romances of chivalry that he determines to become a knight errant and pursue bold adventures, accompanied by his squire, the cunning Sancho Panza. As they roam the world together, the aging Quixote's fancy leads them wildly astray, tilting at windmills, fighting with friars, and distorting the rural Spanish landscape into a fantasy of impenetrable fortresses and wicked sorcerers. At the same time the relationship between the two men grows in fascinating subtlety. Often considered to be the first modern novel, "Don Quixote" is a wonderful burlesque of the popular literature its disordered protagonist is obsessed with. John Rutherford's landmark translation does full justice to the energy and wit of Cervantes' prose, and this edition of "Don Quixote" won the 2002 Premio Valle Inclan prize for translation. His introduction discusses the traditional works parodied in "Don Quixote" and issues of literary translation.
Miguel de Cervantes Saaverda's (1547-1616) life was occupied with a struggle to earn a livelihood from literature and humble government employment. As well as "Don Quixote", he wrote a number of plays and a collection of highly accomplished short stories, "Exemplary Tales" (1613). If you enjoyed "Don Quixote", you might like Homer's "Odyssey", also available in "Penguin Classics". "John Rutherford makes "Don Quixote" funny and readable ...His Quixote can be pompous, imposingly learned, secretly fearful, mad and touching". (Colin Burrow, "The Times Literary Supplement").
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  • 4

    opera fondamentale

    Sono riuscito a leggerlo interamente ma non nascondo le difficoltà incontrate. Più volte, soprattutto nella seconda parte, scritta parecchi anni dopo la prima, ho provato pesantezza e - a tratti - noi ...continue

    Sono riuscito a leggerlo interamente ma non nascondo le difficoltà incontrate. Più volte, soprattutto nella seconda parte, scritta parecchi anni dopo la prima, ho provato pesantezza e - a tratti - noia. Spesso infatti l'autore si ripete, rallenta il ritmo, narra di storie che altro non sono che digressioni dalla trama principale. Se la prima parte è davvero bella, coinvolgente e con un suo spessore, la seconda dà più l'impressione di tante storielline tenute insieme ma senza un'organicità precisa. Ammirevole invece il processo di maturazione dei due protagonisti: Sancho, che alla fine resta legato all'amicizia al suo padrone rinunciando ai sogni di ricchezza, e don Chisciotte, che gradualmente si rende conto del suo delirio, anche se questo lo condurrà alla morte. L'opera nel suo insieme resta comunque una pietra miliare nella storia della moderna letteratura. Anche chi non se la sente di affrontarla interamente, si legga le parti più belle e famose: merita davvero.

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  • 3

    Un classico merita impegno...

    Se dicessi che ho trovato questo libro appassionante, che mi ha divertita, che mi ha "rapita" e portata a spasso con i due protagonisti...bè, mentirei...Nutrivo tante aspettative sul Don Chisciotte, m ...continue

    Se dicessi che ho trovato questo libro appassionante, che mi ha divertita, che mi ha "rapita" e portata a spasso con i due protagonisti...bè, mentirei...Nutrivo tante aspettative sul Don Chisciotte, mi aspettavo avventure spumeggianti e duelli mozzafiato; invece mi sono ritrovata davanti un libro noiosetto, molto, troppo lungo e ripetitivo. A differenza di molti ho apprezzato maggiormente la prima parte, trovando almeno interessanti i racconti dei personaggi incontrati durante il "viaggio". Cosa che nella seconda parte è sviluppata in maniera troppo frettolosa, ogni episodi liquidato in fretta in due paginette. Per non parlare di tutti gli scherzi che Duca e Duchessa inscenano alle spalle dei poveri Sancio e Don Chisciotte! Non conoscono il detto "lo scherzo è bello se dura poco"??? Comunque, mi è piaciuto l'evolversi del rapporto tra i due protagonisti, che finisce per diventare "amicizia". Devo però ammettere che, se da quasi tutti è considerato un capolavoro, deve essere di sicuro stato un mio limite non averlo interamente capito e apprezzato. Avrei dovuto impegnarmi di più.

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  • 4

    Benché i suoi protagonisti siano universalmente conosciuti, o forse sarebbe meglio dire orecchiati, questo romanzo va preso con le dovute precauzioni. Innanzitutto perché rappresenta l’unione di due l ...continue

    Benché i suoi protagonisti siano universalmente conosciuti, o forse sarebbe meglio dire orecchiati, questo romanzo va preso con le dovute precauzioni. Innanzitutto perché rappresenta l’unione di due libri, scritti alla distanza di un decennio e declinanti il tema di fondo lungo vie diverse: il primo è più ondivago, ma, a onta delle lunghe novelle che un po’ lo appesantiscono, anche più vitale del successivo la cui maggior compattezza non riesce a volte a nascondere il fiato corto di una certa prevedibilità. Va poi tenuto conto che si tratta di uno scritto del Seicento costruito sul modello delle narrazioni picaresche e perciò non sarebbe male intenderlo come una successione di racconti con gli stessi personaggi (e in certi tratti neppure questi). Infine perché è al contempo un manifesto di critica letteraria contro gli stereotipati testi cavallereschi e un abile gioco di specchi tra realtà e finzione, con Don Chisciotte impegnato nel secondo segmento a rivendicare la narrazione delle proprie gesta – di modo che un po’ il libro esamina se stesso – e a smentire la versione apocrifa scritta nell’intervallo fra i due volumi originari da un tal de Avellaneda. A dir la verita, la faccenda è ribadita qualche volta di troppo – la lingua batte dove il dente duole, chioserebbe Sancio – ma la ripetitività non è certo una delle preoccupazioni di Cervantes che fa rivivere le stesse situazioni e sovente replicare i medesimi concetti, come appunto la discussione tra cavaliere e scudiero sulla capacità (invero mirabolante) di quest’ultimo di infilar nel discorso un numero esagerato di proverbi non sempre pertinenti. Come detto, nella prima parte il Don si mette alla ventura assieme a Sancio trascinandolo in una serie di peripezie che lui vive come avventure, a iniziare dalla celeberrima contro i mulini a vento, ma che fuori dalla sua fantasia stanno tra la scazzottata in stille Spencer/Hill e la comica finale (l’inganno sulle gualchiere non cadrebbe a pennello per Stanlio e Ollio?). A variare il ritmo e la vicenda provvedono le novelle cortesi di cui sopra, che raccontano di giovani bellissimi e di amori contrastati che tendono verso il quasi inevitabile lieto fine, con la notevole eccezione di quell’incrocio molto moderno di malfidenze e inganni che è ‘L’indagatore segreto’: si tratta di brani che hanno una vita propria e usano l’opera principale quasi come una cornice e, al dilà dei pregi intrinseci, finiscono per prendersi troppo spazio. La seconda sezione ha un andamento più coerente, seppur a volte a discapito della dinamicità: non ci sono più spunti di pura comicità a livello della padella da barbiere ritenuta ‘elmo di Mambrino’, ma costruzioni più complesse, come il montaggio alternato che vede Don Chisciotte a combattere le tentazioni nel castello dei duchi mentre Sancio affronta il proprio governatorato. E’ evidente pure l’evoluzione dei personaggi, con un rapporto più stretto fra i due principali: lo scudiero non segue più il padrone solo per avidità, mostrando via via una miscela di arguzia e ignoranza che gli serve per conquistare il centro della scena; il Don, da parte sua, non pare credere più così fanaticamente alle proprie fantasie, ma, per evitare di disilludersi, s’inventa i malevoli incantamenti di maghi dispettosi. Il che, al netto del sovrannaturale, è abbastanza vero perché tutti quanti sono impegnati a fingere per prenderlo in giro, lo facciano per affetto (Sancio con Dulcinea, i compaesani per riportarlo a casa) o per diletto (le arzigogolate burle dei duchi suddetti): il lento ritorno alla realtà rappresenta una rinuncia ai sogni e, malgrado essi abbiano un’origine di cui ci si può fare beffe, la loro assenza svuota talmente l’esistenza di Alonso Chisciano da non lasciargli altro che la morte. Si tratta dell’ennesima stratificazione dell’opera, rappresentando in filigrana la fine di un’epoca (e di un’epica) ormai soppiantata dalla prosaicità dell’età moderna.

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  • 3

    Mento, in realtà.
    Non l'ho finito, l'ho abbandonato a 37 pagine dalla fine.
    Ma per me era finito già da un bel po'; e se sento che dentro di me una cosa è finita, non c'è verso di farla continuare.
    Av ...continue

    Mento, in realtà.
    Non l'ho finito, l'ho abbandonato a 37 pagine dalla fine.
    Ma per me era finito già da un bel po'; e se sento che dentro di me una cosa è finita, non c'è verso di farla continuare.
    Aveva compiuto il suo corso, questo libro. Mi aveva affascinato e divertito, mi aveva incuriosito e poi annoiato. Quindi niente agonìa, basta.
    Le storie nella storia mi hanno tenuto compagnia per quasi un anno, poi ho deciso di concludere la lettura non leggendo le ultime pagine (che erano lì sul comodino da troppo tempo), ma andando a vedere uno spettacolo teatrale estivo, al tramonto, in un chiostro d'un convento restaurato, dove Chisciotte continuerà sempre a lottare per ciò che non esiste, ed io con lui.

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  • 5

    Stella Mattutina

    A tutti quelli che non smettono di sognare, di credere che in un mondo come questo possa albergare, in qualche angolo recondito, un briciolo di morale, di pensiero etico e critico, un minimo alito di ...continue

    A tutti quelli che non smettono di sognare, di credere che in un mondo come questo possa albergare, in qualche angolo recondito, un briciolo di morale, di pensiero etico e critico, un minimo alito di valore e dignità nei confronti di sé stessi e del mondo; a tutti quelli che, approcciandosi agli altri, non hanno paura di rivelarsi e rilevarsi come esseri puri e genuini nei confronti di una collettività infatuata di sé medesima; a tutti quelli che operano mentalmente e praticamente in nome di qualsivoglia credo o assioma personale; a tutti quelli che osano esprimersi, inneggiando ad un pensiero per il quale ci si sacrificherebbe; a tutti quelli che non hanno paura di scontrarsi e di perdere, e che si rialzano da terra più forti di prima; a tutti questi Cervantes dedica il suo romanzo.

    A voi che rispondete anche solo ad una di queste mie affermazioni di cui sopra, bene, ci siete dentro. E voi, di conseguenza, molto flaubertianamente, avete l'onore - e l'onere - di dire: “Don Quijote c'est moi”.

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  • 0

    APPUNTO PER ME

    questo sta tra i grandissimi, che attualità! sono fermo all'inizio del secondo volume, non ho mai tempo di fare niente! (anche se pare che il primo sia il migliore)

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  • 5

    Gran capolavoro classico. A volte sembra ripetitivo o prevedibile nella trama del primo libro. Secondo libro si concentra molto sulla figura di Sancho Panza divenuto piu' assennato rispetto alla prima ...continue

    Gran capolavoro classico. A volte sembra ripetitivo o prevedibile nella trama del primo libro. Secondo libro si concentra molto sulla figura di Sancho Panza divenuto piu' assennato rispetto alla prima parte.

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  • 5

    Ci vuole del tempo per finire tutti e due i libri, ma vi assicuro che ne vale la pena. Don Chisciotte si deve leggere almeno una volta nella vita, e lo stesso vale per l'Orlando Furioso dell'Ariosto ( ...continue

    Ci vuole del tempo per finire tutti e due i libri, ma vi assicuro che ne vale la pena. Don Chisciotte si deve leggere almeno una volta nella vita, e lo stesso vale per l'Orlando Furioso dell'Ariosto (l'autore, non quello che si mette nel pollo!).

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  • 0

    Per Leo

    non è una regola ferrea, dice un mio amico, ma di solito a me è capitato
    di vedere che quando un collega ha una penna veramente

    seria, con un abito veramente costoso, e una capigliatura veramente
    perf ...continue

    non è una regola ferrea, dice un mio amico, ma di solito a me è capitato
    di vedere che quando un collega ha una penna veramente

    seria, con un abito veramente costoso, e una capigliatura veramente
    perfetta, e delle manine con dei ditini che hanno delle unghine che paiono

    appena sistemate da un addetto del settore, con questo rosa sul dorso della
    mano che pare dipinto,

    e un sorriso per qualsiasi evenienza, e la sigaretta in pausa pranzo
    con la scarpetta sul cancello dello stabile, come un cow-boy

    che aspetti l'avversario per sistemare una faida tra le famiglie
    vecchia di generazioni,

    beh generalmente, ma non è una regola ferrea mi ripete
    questo mia amico, colui è generalmente un coglione.

    E non è questa la cosa peggiore: la cosa peggiore è che tu
    lavori con lui.

    Questa è la tristezza al quadrato dentro al cerchio, come il
    dipinto di Leonardo.

    said on 

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