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Donne che corrono coi lupi

Il mito della donna selvaggia

Di

Editore: CDE

4.1
(1521)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 437 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000201045 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il s ...continua

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il sogno non diventava oscuro, tanto oscuro che ci si addormentava, e al risveglio non ci si ricordava più la strada, e neanche il campo di fragole. Niente.
    Ma c’era anche una meravigliosa danza che si danzava, con in petto un mazzo di piume che sarebbero diventate ali, e noi si danzava perché si sapeva che le ali sarebbero state sufficienti al volo.
    E si lasciava agli altri l’indulgenza della vita perché la vita non è fatta d’immagini e neanche di parole, ma si è sempre in un altrove ma anche no, purché si possa tornare alla nostra anima-casa, qualsiasi posto va bene.
    C’era una volta, dieci anni fa ma anche adesso, il predatore della nostra pelle. Furtivo, suadente, ammiccante. E noi, abbagliate, gli abbiamo permesso di levarcela.
    Così è iniziato il dolore.
    Il dolore sbagliato nel corpo perfetto.

    Riconoscermi è stato spesso doloroso. Persefone baratta sé stessa con la calma piatta dell’accondiscendenza e la sua discesa agli inferi rischia di non avere più un ritorno. Ci sarà una Demetra anche per noi?
    Intanto si danza, si danza, non più il ballo sospeso nella terra delle fragole ma una pantomina che puzza di osceno mentre nelle scarpette rosse delle nostre false ossessioni, simili a Icari zoppi, giriamo e giriamo sino allo sfinimento. Bussiamo alle porte sbagliate nella speranza che la nostra danza volgare si accasci pur sapendo che la vecchia strega non ci aiuterà.
    Così, meglio farci troncare i piedi e fermarci per ritornare ancora noi, piuttosto che danzare per sempre col cuore che va in ritardo.

    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    Cominciai questo libro e lo abbandonai molto presto. L'ho disprezzato, deriso, denigrato. Anni dopo l'ho ripreso con meno cinismo e più realismo. Oltre la pedanteria, la ripetitività e la lungaggine c ...continua

    Cominciai questo libro e lo abbandonai molto presto. L'ho disprezzato, deriso, denigrato. Anni dopo l'ho ripreso con meno cinismo e più realismo. Oltre la pedanteria, la ripetitività e la lungaggine ci sono tanti germogli interessanti. Un intreccio di parole che è tanto prolisso quando essenziale in ciò che dice. Barbablù, Scarpette rosse e Brutto Anatroccolo per me sono veri gioiellini di interpretazione.

    ha scritto il 

  • 0

    2013:
    Un testo non facile e che dovrebbe essere riletto e tenuto a portata di mano per i momenti in cui si smarrisce la strada del proprio io, della propria identità femminile. Quante volte ci siamo ...continua

    2013:
    Un testo non facile e che dovrebbe essere riletto e tenuto a portata di mano per i momenti in cui si smarrisce la strada del proprio io, della propria identità femminile. Quante volte ci siamo mortificate o abbiamo rinunciato alle nostre reali aspettative per compiacere gli altri? E non solo il marito, il compagno, l’amante o il fidanzato, ma anche gli amici, le amiche, i conoscenti, persino i figli. Spesso nella vita si scende a compromessi, ricacciando indietro la nostra vera essenza, trascurando le nostre necessità profonde, i nostri bisogni o aspirazioni. Questo libro della Pinkola Estés spinge a cercare e riportare a galla la “donna selvaggia” che è dentro di noi, quella antica, quella che sente la natura, quella che sa ascoltare se stessa e si prende cura di se stessa e di conseguenza sa vivere e affrontare meglio la vita, con maggior serenità ed è in grado anche di prendersi cura e interagire con gli altri in modo sano e senza sofferenza. Qualche concetto è spesso ripetuto e ribadito, ma credo sia proprio voluto dall’autrice per riuscire, attraverso le parole oltre che le favole, a spingerci in questa non facile ricerca.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro ripercorre i tratti archetipici della femminilità; l'autrice, analista junghiana, parte da delle fiabe che sono parte della tradizione orale delle sue culture di appartenenza (è di origin ...continua

    Questo libro ripercorre i tratti archetipici della femminilità; l'autrice, analista junghiana, parte da delle fiabe che sono parte della tradizione orale delle sue culture di appartenenza (è di origine messicana, ma adottata da una famiglia di origine ungherese) per analizzarle analizzando nel contempo quello che è il percorso archetipico che ogni donna deve compiere per giungere ad una completa maturazione del Sè. E' un libro di profonda saggezza, che è scritto da una donna per le donne e che elude qualsiasi modello di comprensione eccessivamente mentale di natura patriarcale. Potente strumento conoscitivo da centellinare e da comprendere in profondità e da rispolverare di tanto in tanto nei momenti di difficoltà.

    ha scritto il 

  • 5

    Un saggio a tratti un po' complicato, che pesca nelle fiabe della nostra infanzia e nei racconti di altre tradizioni il lato selvaggio della donna, quel lato che non vuole essere sottomesso. Da legger ...continua

    Un saggio a tratti un po' complicato, che pesca nelle fiabe della nostra infanzia e nei racconti di altre tradizioni il lato selvaggio della donna, quel lato che non vuole essere sottomesso. Da leggere e ri-leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Donne e solamente Donne

    Questo libro mi ha aperto gli occhi al mondo, al mondo delle donne. mi ha fatto comprendere quanto è incredibile e magico essere femmine. Tutto quello che noi proviamo solo a noi è dato spiegare. La p ...continua

    Questo libro mi ha aperto gli occhi al mondo, al mondo delle donne. mi ha fatto comprendere quanto è incredibile e magico essere femmine. Tutto quello che noi proviamo solo a noi è dato spiegare. La psicologa analizza ogni passo in modo molto semplice, le storie sono esemplificative e il linguaggio è semplice e articolato in modo da farci comprendere tutti i passaggi che occorrono per istruirci e darci la possibilità di aprile gli occhi. Un libro denso di informazioni e profondamente vero e sentito. Mi ha cambiato la vita!

    ha scritto il 

  • 0

    Intenso

    E' uno di quei pochi libri che rileggo volentieri. C'è dentro di tutto: dal saggio, all'analisi, alla fiaba, alla psicologia. A volte lo riapro a caso e non vi nascondo che più di una volta mi sa dare ...continua

    E' uno di quei pochi libri che rileggo volentieri. C'è dentro di tutto: dal saggio, all'analisi, alla fiaba, alla psicologia. A volte lo riapro a caso e non vi nascondo che più di una volta mi sa dare risposte sempre nuove. Non è di facile approccio all'inizio, ma se lo inziate, non lo lascerete più.

    ha scritto il 

  • 5

    L’essere matrilineare alfa come archetipo della vita naturale per ciascun individuo

    Un libro che ha in sé la dolcezza, e l’apparente ripetersi della tranquilla risacca marina. Un libro dal quale ci si stacca, di tanto in tanto, per farvi inesorabilmente ritorno: ora in stato d’ipnosi ...continua

    Un libro che ha in sé la dolcezza, e l’apparente ripetersi della tranquilla risacca marina. Un libro dal quale ci si stacca, di tanto in tanto, per farvi inesorabilmente ritorno: ora in stato d’ipnosi, ora in piena coscienza. Le modalità d’approccio possono essere differenti, ma tutte riconducibili all’esigenza di restituire piena dignità a esistenze soggettive pressate dalla semplicità (o dalla complessità) proprie delle scelte imposte, o delle non-scelte.
    Nel libro, dopo una lunga premessa iniziale, l’autrice prende a raccontare storie (che, all’interno del contesto quotidiano nel quale siamo calati e calate, chiamiamo fiabe, o favole), le quali posseggono alte doti curative. La disamina che precede e, soprattutto, segue ciascuna di queste storie ha la forza di un potente mantra. L’orrore e la paura, per esempio, quando pervadano la psiche di una donna (o di un uomo), sono trasformabili in impulso creativo. Quest’ultima affermazione, apparentemente relegabile alla sfera concettuale propria della remota possibilità di concreta realizzazione (un malessere prodotto dal nostro essere intrisi da un certo, cattivo pragmatismo), altro non è che una realtà che siamo soliti respingere. L’imperativo sarebbe di sopprimere quella parte di noi stessi troppo votata alla sicurezza e alla comodità.
    Occorrerebbe riconoscere chiaramente, e ciò muove contro la nostra cultura, che lo spesso abusato concetto di “natura” comprenda tanto la vita quanto la morte. Non è passato molto tempo, tutto sommato, da quando gli individui erano tanto più profondamente coinvolti nei cicli della vita e della morte: il condizionamento che abbiamo subito negli ultimi decenni ha portato giovamento soprattutto a chi fa del depotenziamento psichico delle masse lo strumento principe dell’esercizio del potere. Percepiamo ogni giorno, infatti, attraverso orwelliane mellifluità comunicative, il falso mito di un’immortalità a portata di mano: e, ciò, non ci consente di riconoscere quelle fasi entropiche con le quali dovremmo sincronizzarci.
    Nella cultura, secondo l’autrice, continua a imperversare una sorta di predatore: la consapevolezza delle donne (ma non solo) è ancor sempre a rischio. E’ un errore credere che non esistano più ragioni per non lottare. Qualcuno ha affermato che, ogni vent’anni, occorrerebbe tornare sul terreno sempre incerto delle libertà: a volte, tuttavia, s’impone la necessità di farlo con frequenza più elevata.
    E’ un errore (potrebbe essere diversamente?), inoltre, pensare che si possa fare a meno del confronto intergenerazionale. Altro errore, ancora una volta incoraggiato dalla cultura odierna, è quello di considerare la solitudine intenzionale come un fattore negativo da evitare. Pure errato, è il cedere alla “Sindrome dell’Arpia”: ci sarà sempre qualcuno pronto a denigrare i nostri pensieri e le nostre azioni, quello stesso qualcuno che vorrebbe relegare il nostro bisogno di creatività al poco tempo che rimane dopo aver fatto quelle cose “che si dovrebbero fare”.
    “Quando in una favola è notte, sappiamo di trovarci nell’inconscio.”.
    Una non facile, quanto proficua passeggiata tra le regioni più remote della psiche e il mondo psichico emerso: una passeggiata dove la coerenza e il conformismo sono opportunamente guardati con sospetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi avevano consigliato di leggere questo libro non appena fu pubblicato in Italia. Il titolo m'intrigava ma, trattandosi di un saggio e non di un romanzo, ne ho rimandato la lettura fino a un paio di ...continua

    Mi avevano consigliato di leggere questo libro non appena fu pubblicato in Italia. Il titolo m'intrigava ma, trattandosi di un saggio e non di un romanzo, ne ho rimandato la lettura fino a un paio di mesi fa.
    E, in fondo, credo che se avessi letto questo libro anni fa non lo avrei sentito come invece mi è capitato.
    L'ho letto al momento giusto, nella condizione giusta. L'ho letto con una bramosia incontenibile. La lettura è stata intensa. Volevo arrivare veloce alla fine e, allo stesso tempo, volevo che non finisse mai. Che la voce di Clarissa Pinkola Estés mi raccontasse la sua storia fino alla fine e, allo stesso tempo, che non smettesse di raccontare.
    Quello che ho letto, aveva dita lunghe che hanno toccato punti profondi del mio sentire e mi hanno scossa forte. Allora interrompevo la lettura e lasciavo che le vibrazioni risvegliassero il sangue e i ricordi per poi quietarsi. A volte ho riso. Altre volta ho pianto. Altre ancora sono semplicemente restata a bocca aperta per lo stupore. Perché mi riconoscevo nelle parole come in uno specchio. Poi riprendevo a leggere.
    Ora che ho finito, guardo la copertina chiusa del libro e so che tornerò a sfogliare le sue pagine piene di sottolineature e note a margine come si torna a trovare una cara amica.
    Ho finito di leggerlo, sì ma non finirò più di viverlo.

    ha scritto il 

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