Donne che corrono coi lupi

Di

Editore: Frassinelli

4.1
(1560)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 572 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876849602 | Isbn-13: 9788876849602 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maura Pizzorno

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
"In risposta a lettrici e lettori che hanno posto domande su vari aspetti del mio lavoro e della mia vita, abbiamo un poco ampliato alcune parti di questo libro, aggiungendo aneddoti, chiarificazioni e note, arricchendo la postfazione e pubblicando parti del manoscritto originale." Per celebrare la cinquantesima edizione di "Donne che corrono coi lupi", con un'edizione speciale a tiratura limitata, Clarissa Pinkola Estés propone in una versione ampliata, aggiornata e ricca di approfondimenti il long-seller che dagli anni Novanta continua a influenzare intere generazioni.
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  • 4

    Evitato per anni per timore di restare invischiata nel solito libro per donne bisognose. Trovato per caso, si è rivelato una sorpresa. Se si riesce a ignorarne la reputazione, e il titolo alquanto imb ...continua

    Evitato per anni per timore di restare invischiata nel solito libro per donne bisognose. Trovato per caso, si è rivelato una sorpresa. Se si riesce a ignorarne la reputazione, e il titolo alquanto imbarazzante, si scopre un saggio analitico e tecnico, che utilizza le storie e i miti popolari per riscoprire le sfumature della personalità e della psiche femminili. Un viaggio intorno al mondo attraverso i racconti e le narrazioni orali, interpretate secondo una psicologia inspirata a Jung ma soprattutto mediante esperienze reali, storie di donne, vita vera.
    Inoltre, è un saggio molto umano, una scrittura che parla in prima e seconda persona, che colpisce proprio lì dove non ti aspetti e, soprattutto, che non richiede alle donne di essere o comportarsi come amazzoni selvagge e indomite, ma di rispettare semplicemente quello che si è, individui con le proprie bassezze e i propri difetti e la propria perfettibilità.
    Una rivelazione. Avrei forse dovuto leggerlo qualche tempo fa.

    ha scritto il 

  • 3

    Amore/odio

    Spiego meglio: ho cominciato questa lettura non sapendo cosa aspettarmi, sebbene nutrissi aspettative molto alte date dal bellissimo titolo - che mi aveva conquistata già da molto tempo - e dalle nume ...continua

    Spiego meglio: ho cominciato questa lettura non sapendo cosa aspettarmi, sebbene nutrissi aspettative molto alte date dal bellissimo titolo - che mi aveva conquistata già da molto tempo - e dalle numerosissime recensioni positive.
    Dalle prime pagine, ho capito che si trattava di un saggio. Poco male, non sono settorializzata in unico genere, leggo di tutto, non è certo il primo. Il linguaggio rivela subito ciò che l'autrice è: una psicoanalista (sì, lo abbiamo capito: junghiana! Ho visto citare Jung e fare riferimenti a lui per tutta la durata del libro!), quindi aggiungiamo altri due aggettivi a questo saggio. Psicologico e spirituale.
    Ma, ancora, la cosa non ci scoraggia affatto, anzi, proseguiamo nella lettura.
    Dovessi dare un voto indicativo solo delle "tematiche" affrontate, esposte e analizzate, avrei dato 4 stelline.
    Soprattutto per quanto riguarda la prima parte, ho adorato gli argomenti di cui si parlava, li ho sentiti miei, ho approvato cosa la Estés pensasse a riguardo e mi è piaciuto moltissimo questo espediente del trattare queste questioni inserendo qua e là una fiaba, un mito, un folklore grazie a cui il tutto poteva essere ancor meglio esaminato.
    È un trattato di psicanalisi tutto volto al femminile, non aspettatevi qualcosa di romanzato (anche se la Estés ogni tanto prova a cambiare stile passando più al colloquiale... con scarsi risultati, per quel che mi riguarda), ma un'esaltazione della potente forza psichica innata e più istintuale di ogni donna, ardente e ferrea ma a volte debilitata da insicurezze: la Donna Selvaggia.
    In questo libro vengono presentati una serie di archetipi (NdR: altra parola utilizzatissima; se avessi tenuto il conto, non so a che numero sarei arrivata!) femminili che mostrano varie sfaccettature della Donna Selvaggia e l'autrice, tramite un percorso di psicanalisi (che in alcuni punti ho trovato debole), dimostra come sia d'obbligo non mettere a tacere queste Voci presenti in ognuno di noi e, se/quando ciò accade, di riprendere a ogni costo questa selvatichezza atavica e farla ruggire... tornare a correre coi lupi, riaffermando il proprio potere, coscienti del proprio valore.
    La seconda parte l'ho apprezzata meno perché non sempre concordavo col pensiero della Estés e per altri motivi che adesso andrò a esporre.

    Ho parlato un po' della "trama" (senza commentarla troppo perché, come detto, mi ha toccato e la ritengo una cosa abbastanza intima) e di ciò che mi è piaciuto. Ora dirò perché ho abbassato il voto di una stellina.
    ...
    La scrittura.
    La scrittura per me è stata qualcosa di insostenibile - e per "scrittura" intendo tutto il modo di scrivere!
    Mi è pesato il lessico, mi è pesata la sintassi, mi è pesato il modo di esporre, mi è pesato tutto!
    Ripeto, sono abituata ai saggi e a un certo tipo di scrittura più elegante, ma non è questo il caso: qui la scrittura era solo pesante, stop. Oltre che pesante, prolissa (NdR: come me in questo momento XD, ma tanto io non pubblico libri, quindi amen)!
    Per un momento, prolissità ed estrema ridondanza mi hanno fatto considerare l'idea di abbandonare la lettura o quanto meno di metterla in stand-by (a leggere due cose contemporaneamente, magari una più impegnata e una un po' più soft, non son capace, perché finisco sempre col concentrarmi su di un unico libro). L'autrice ripeteva gli stessi identici concetti a distanza di poche righe - POCHE RIGHE! - e la seconda parte del saggio, a parte alcune, illuminanti eccezioni, è stata quasi tutta un allungare il brodo, un rimescolamento e conseguente ripetizione degli argomenti trattati nella prima parte. Quelli "nuovi", il più delle volte, mi lasciavano indifferente rispetto ai primi o comunque non mi trovavano d'accordo.
    Poche fiabe raccontate e poche nuove idee rispetto al troppo sproloquio ingiustificato. Blablabla, fuffa, babbling! Badly done, Clarissa. Badly done.
    Per non parlare delle note, a volte lunghissime e a volte fuori contesto/inutili. No. No. Nopety nope.

    In conclusione: le mie alte aspettative sono andate parzialmente deluse. Non mi pento di aver letto questo libro, perché, come sopradetto, in molti punti l'ho visto parlare di me, ma sicuramente non lo rileggerei, né al momento penso di leggere altro della Estés.
    Per quanto riguarda il consigliarlo... non saprei. Propenderei più per il sì, ma solo a coloro i quali so che non me lo lancerebbero dietro durante la lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro che mi serviva

    Ci ho messo tanto a terminarlo perché lasciato e ripreso più volte. Diciamo che ho dovuto aspettare il momento giusto e alla fine è arrivato. Non è un libro per ogni momento perché le storie hanno bis ...continua

    Ci ho messo tanto a terminarlo perché lasciato e ripreso più volte. Diciamo che ho dovuto aspettare il momento giusto e alla fine è arrivato. Non è un libro per ogni momento perché le storie hanno bisogno di entrare attraverso una porta che non sempre è socchiusa, pronta ad accettarle. Ogni donna, ma anche ogni uomo, dovrebbe leggerlo almeno una volta. Le prime per conosce e abbracciare la propria donna selvaggia e istintuale, i secondi per accettare di vivere accanto a una donna che è più magica che terrena.

    ha scritto il 

  • 5

    Necessario.

    Ho scritto e cancellato decine di recensioni per questo libro e ho capito che alla fine è praticamente impossibile descriverlo a dovere. Dico solo che è necessario leggerlo almeno una volta, specie in ...continua

    Ho scritto e cancellato decine di recensioni per questo libro e ho capito che alla fine è praticamente impossibile descriverlo a dovere. Dico solo che è necessario leggerlo almeno una volta, specie in quei momenti in cui bisogna "fare mente locale". Le situazioni sono descritte e raccontate alla perfezione in una chiave più mistica e profonda che, per via della modernità e delle nostre abitudini, non consideriamo affatto. A volte è quasi spaventoso come questo libro, con estrema naturalezza, ci ponga davanti ai nostri problemi dandoci la spinta necessaria ad affrontarli.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo testo è estremamente interessante, da riprendere in mano specie in questo periodo in cui si torna per fortuna a parlare di doti femminili,di spazi femminili, di coraggio, qualità e diritti. E' ...continua

    Questo testo è estremamente interessante, da riprendere in mano specie in questo periodo in cui si torna per fortuna a parlare di doti femminili,di spazi femminili, di coraggio, qualità e diritti. E' stato forse un saggio che ha precorso i tempi, come se si l'autrice avesse previsto anni fa il baratro nel quale la condizione femminile, sopratutto in Italia, stava per cadere. Ha forse dei lati un po' particolari, scivola nell'archetipo magico della figura femminile, concede spazio alla istintività più remota come momento di sapere e di sapere fare, oltre che di sapere essere. Ma è interessantissimo sopratutto lo studio dei miti, delle figure femminili nella liturgia pagana, popolare e fiabesca di tempi passati e remoti. E' unico nel suo genere, parla di quella donna selvaggia che ciascuna donna riconosce nel suo se ma che siamo sempre stati educati a non mostrare. La lettura merita molta riflessione, per questo ho letto il libro più lentamente del previsto, apprezzando meglio il contenuto senza tralasciare riferimenti che lasciavano spazio al mio pensiero: credo che sia proprio questo l'intento dell'autrice. Varie storie aprono una porta alle donne alla ricerca di se stesse. Utilizzando lo strumento della storia narrata, l'A. riesce a parlare alla donna selvaggia sepolta più o meno in profondità in ciascuna donna e a riportarla alla vita. E' l'inizio di un viaggio alla ricerca di se stessi e delle origini, dell’essenza più profonda, della propria anima, la cui memoria, al suono di ogni parola di queste storie, si risveglia. In questo testo l’autrice indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa addomesticandola, facendola divenire timorosa e ingabbiata nell'assenza di auto - stima. L’autrice consiglia alla fine delle cinquecento pagine di seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso. Testo profondo e originale, con le favole e i miti che ci guidano alla riscoperta della nostra essenza più profonda, per liberarci dalle catene della vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni giorno mi sento in dovere diconsigliarlo, perché se c'è un libro che ha sconvolto e cambiato la mia vita è questo, senza ombra di dubbio.

    È una terapia, una culla per l'anima, e trovo che non sia ...continua

    Ogni giorno mi sento in dovere diconsigliarlo, perché se c'è un libro che ha sconvolto e cambiato la mia vita è questo, senza ombra di dubbio.

    È una terapia, una culla per l'anima, e trovo che non sia nemmeno così esclusivamente femminile. C'è un'epoca ben precisa per leggerlo, ed è quella in cui si desidera prendere coscienza e sistemare nel modo corretto le diverse priorità.

    Ogni donna dovrebbe leggerlo, ogni uomo che ama le donne dovrebbe fare lo stesso.
    Cosa c'è di più bello di un essere libero e capace di esprimere sè stesso?

    ha scritto il 

  • 4

    Un must ..

    ...per ogni donna, non necessariamente problematica, da aprire a caso per scoprire qualcosa in più della nostra natura.
    Interessante e mai scontato.

    ha scritto il 

  • 5

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il s ...continua

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il sogno non diventava oscuro, tanto oscuro che ci si addormentava, e al risveglio non ci si ricordava più la strada, e neanche il campo di fragole. Niente.
    Ma c’era anche una meravigliosa danza che si danzava, con in petto un mazzo di piume che sarebbero diventate ali, e noi si danzava perché si sapeva che le ali sarebbero state sufficienti al volo.
    E si lasciava agli altri l’indulgenza della vita perché la vita non è fatta d’immagini e neanche di parole, ma si è sempre in un altrove ma anche no, purché si possa tornare alla nostra anima-casa, qualsiasi posto va bene.
    C’era una volta, dieci anni fa ma anche adesso, il predatore della nostra pelle. Furtivo, suadente, ammiccante. E noi, abbagliate, gli abbiamo permesso di levarcela.
    Così è iniziato il dolore.
    Il dolore sbagliato nel corpo perfetto.

    Riconoscermi è stato spesso doloroso. Persefone baratta sé stessa con la calma piatta dell’accondiscendenza e la sua discesa agli inferi rischia di non avere più un ritorno. Ci sarà una Demetra anche per noi?
    Intanto si danza, si danza, non più il ballo sospeso nella terra delle fragole ma una pantomina che puzza di osceno mentre nelle scarpette rosse delle nostre false ossessioni, simili a Icari zoppi, giriamo e giriamo sino allo sfinimento. Bussiamo alle porte sbagliate nella speranza che la nostra danza volgare si accasci pur sapendo che la vecchia strega non ci aiuterà.
    Così, meglio farci troncare i piedi e fermarci per ritornare ancora noi, piuttosto che danzare per sempre col cuore che va in ritardo.

    Da leggere.

    ha scritto il 

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