Donne che corrono coi lupi

Di

Editore: Frassinelli

4.1
(1547)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 560 | Formato: Altri

Isbn-10: 8888320032 | Isbn-13: 9788888320038 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
In questa edizione Clarissa Pinkola Estés propone in una versione ampliata, aggiornata e ricca di approfondimenti il long-seller che dagli anni Novanta continua a influenzare intere generazioni.
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  • 4

    Il libro che mi serviva

    Ci ho messo tanto a terminarlo perché lasciato e ripreso più volte. Diciamo che ho dovuto aspettare il momento giusto e alla fine è arrivato. Non è un libro per ogni momento perché le storie hanno bis ...continua

    Ci ho messo tanto a terminarlo perché lasciato e ripreso più volte. Diciamo che ho dovuto aspettare il momento giusto e alla fine è arrivato. Non è un libro per ogni momento perché le storie hanno bisogno di entrare attraverso una porta che non sempre è socchiusa, pronta ad accettarle. Ogni donna, ma anche ogni uomo, dovrebbe leggerlo almeno una volta. Le prime per conosce e abbracciare la propria donna selvaggia e istintuale, i secondi per accettare di vivere accanto a una donna che è più magica che terrena.

    ha scritto il 

  • 5

    Necessario.

    Ho scritto e cancellato decine di recensioni per questo libro e ho capito che alla fine è praticamente impossibile descriverlo a dovere. Dico solo che è necessario leggerlo almeno una volta, specie in ...continua

    Ho scritto e cancellato decine di recensioni per questo libro e ho capito che alla fine è praticamente impossibile descriverlo a dovere. Dico solo che è necessario leggerlo almeno una volta, specie in quei momenti in cui bisogna "fare mente locale". Le situazioni sono descritte e raccontate alla perfezione in una chiave più mistica e profonda che, per via della modernità e delle nostre abitudini, non consideriamo affatto. A volte è quasi spaventoso come questo libro, con estrema naturalezza, ci ponga davanti ai nostri problemi dandoci la spinta necessaria ad affrontarli.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo testo è estremamente interessante, da riprendere in mano specie in questo periodo in cui si torna per fortuna a parlare di doti femminili,di spazi femminili, di coraggio, qualità e diritti. E' ...continua

    Questo testo è estremamente interessante, da riprendere in mano specie in questo periodo in cui si torna per fortuna a parlare di doti femminili,di spazi femminili, di coraggio, qualità e diritti. E' stato forse un saggio che ha precorso i tempi, come se si l'autrice avesse previsto anni fa il baratro nel quale la condizione femminile, sopratutto in Italia, stava per cadere. Ha forse dei lati un po' particolari, scivola nell'archetipo magico della figura femminile, concede spazio alla istintività più remota come momento di sapere e di sapere fare, oltre che di sapere essere. Ma è interessantissimo sopratutto lo studio dei miti, delle figure femminili nella liturgia pagana, popolare e fiabesca di tempi passati e remoti. E' unico nel suo genere, parla di quella donna selvaggia che ciascuna donna riconosce nel suo se ma che siamo sempre stati educati a non mostrare. La lettura merita molta riflessione, per questo ho letto il libro più lentamente del previsto, apprezzando meglio il contenuto senza tralasciare riferimenti che lasciavano spazio al mio pensiero: credo che sia proprio questo l'intento dell'autrice. Varie storie aprono una porta alle donne alla ricerca di se stesse. Utilizzando lo strumento della storia narrata, l'A. riesce a parlare alla donna selvaggia sepolta più o meno in profondità in ciascuna donna e a riportarla alla vita. E' l'inizio di un viaggio alla ricerca di se stessi e delle origini, dell’essenza più profonda, della propria anima, la cui memoria, al suono di ogni parola di queste storie, si risveglia. In questo testo l’autrice indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa addomesticandola, facendola divenire timorosa e ingabbiata nell'assenza di auto - stima. L’autrice consiglia alla fine delle cinquecento pagine di seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso. Testo profondo e originale, con le favole e i miti che ci guidano alla riscoperta della nostra essenza più profonda, per liberarci dalle catene della vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni giorno mi sento in dovere diconsigliarlo, perché se c'è un libro che ha sconvolto e cambiato la mia vita è questo, senza ombra di dubbio.

    È una terapia, una culla per l'anima, e trovo che non sia ...continua

    Ogni giorno mi sento in dovere diconsigliarlo, perché se c'è un libro che ha sconvolto e cambiato la mia vita è questo, senza ombra di dubbio.

    È una terapia, una culla per l'anima, e trovo che non sia nemmeno così esclusivamente femminile. C'è un'epoca ben precisa per leggerlo, ed è quella in cui si desidera prendere coscienza e sistemare nel modo corretto le diverse priorità.

    Ogni donna dovrebbe leggerlo, ogni uomo che ama le donne dovrebbe fare lo stesso.
    Cosa c'è di più bello di un essere libero e capace di esprimere sè stesso?

    ha scritto il 

  • 4

    Un must ..

    ...per ogni donna, non necessariamente problematica, da aprire a caso per scoprire qualcosa in più della nostra natura.
    Interessante e mai scontato.

    ha scritto il 

  • 5

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il s ...continua

    C’era una volta, una settimana fa, o anche ieri, o un anno fa, una storia che a leggerla si faceva fatica. C’era una volta, una vita fa, ma anche ieri, un posto delle fragole da ricercare, finché il sogno non diventava oscuro, tanto oscuro che ci si addormentava, e al risveglio non ci si ricordava più la strada, e neanche il campo di fragole. Niente.
    Ma c’era anche una meravigliosa danza che si danzava, con in petto un mazzo di piume che sarebbero diventate ali, e noi si danzava perché si sapeva che le ali sarebbero state sufficienti al volo.
    E si lasciava agli altri l’indulgenza della vita perché la vita non è fatta d’immagini e neanche di parole, ma si è sempre in un altrove ma anche no, purché si possa tornare alla nostra anima-casa, qualsiasi posto va bene.
    C’era una volta, dieci anni fa ma anche adesso, il predatore della nostra pelle. Furtivo, suadente, ammiccante. E noi, abbagliate, gli abbiamo permesso di levarcela.
    Così è iniziato il dolore.
    Il dolore sbagliato nel corpo perfetto.

    Riconoscermi è stato spesso doloroso. Persefone baratta sé stessa con la calma piatta dell’accondiscendenza e la sua discesa agli inferi rischia di non avere più un ritorno. Ci sarà una Demetra anche per noi?
    Intanto si danza, si danza, non più il ballo sospeso nella terra delle fragole ma una pantomina che puzza di osceno mentre nelle scarpette rosse delle nostre false ossessioni, simili a Icari zoppi, giriamo e giriamo sino allo sfinimento. Bussiamo alle porte sbagliate nella speranza che la nostra danza volgare si accasci pur sapendo che la vecchia strega non ci aiuterà.
    Così, meglio farci troncare i piedi e fermarci per ritornare ancora noi, piuttosto che danzare per sempre col cuore che va in ritardo.

    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    Cominciai questo libro e lo abbandonai molto presto. L'ho disprezzato, deriso, denigrato. Anni dopo l'ho ripreso con meno cinismo e più realismo. Oltre la pedanteria, la ripetitività e la lungaggine c ...continua

    Cominciai questo libro e lo abbandonai molto presto. L'ho disprezzato, deriso, denigrato. Anni dopo l'ho ripreso con meno cinismo e più realismo. Oltre la pedanteria, la ripetitività e la lungaggine ci sono tanti germogli interessanti. Un intreccio di parole che è tanto prolisso quando essenziale in ciò che dice. Barbablù, Scarpette rosse e Brutto Anatroccolo per me sono veri gioiellini di interpretazione.

    ha scritto il 

  • 0

    2013:
    Un testo non facile e che dovrebbe essere riletto e tenuto a portata di mano per i momenti in cui si smarrisce la strada del proprio io, della propria identità femminile. Quante volte ci siamo ...continua

    2013:
    Un testo non facile e che dovrebbe essere riletto e tenuto a portata di mano per i momenti in cui si smarrisce la strada del proprio io, della propria identità femminile. Quante volte ci siamo mortificate o abbiamo rinunciato alle nostre reali aspettative per compiacere gli altri? E non solo il marito, il compagno, l’amante o il fidanzato, ma anche gli amici, le amiche, i conoscenti, persino i figli. Spesso nella vita si scende a compromessi, ricacciando indietro la nostra vera essenza, trascurando le nostre necessità profonde, i nostri bisogni o aspirazioni. Questo libro della Pinkola Estés spinge a cercare e riportare a galla la “donna selvaggia” che è dentro di noi, quella antica, quella che sente la natura, quella che sa ascoltare se stessa e si prende cura di se stessa e di conseguenza sa vivere e affrontare meglio la vita, con maggior serenità ed è in grado anche di prendersi cura e interagire con gli altri in modo sano e senza sofferenza. Qualche concetto è spesso ripetuto e ribadito, ma credo sia proprio voluto dall’autrice per riuscire, attraverso le parole oltre che le favole, a spingerci in questa non facile ricerca.

    ha scritto il 

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