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Doors of Perception and Heaven and Hell

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Publisher: Bt Bound

3.8
(911)

Language:English | Number of Pages: 185 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 1417628596 | Isbn-13: 9781417628599 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Health, Mind & Body , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
Two classic complete books -- "The Doors of Perception (originally published in
1954) and "Heaven and Hell (originally published in 1956) -- in which Aldous ...
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  • 3

    “Dalla famiglia alla nazione, ogni gruppo umano è una società di universi-isole.”

    Traggo dal libro: “La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante… ...continue

    Traggo dal libro: “La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante…”. Questa frase, così come quella del titolo, non dice nulla a nessuno? La malattia della psiche più diffusa direi sia quella data dal condizionamento a credere e sostenere che il nostro è di gran lunga il migliore dei mondi possibili; l’altra grande malattia della psiche, seppur forse minoritaria rispetto alla prima, potrei affermare sia quella data dal condizionamento a credere e sostenere che soltanto nel passato sono le risposte al nostro futuro.
    E’ pur vero che l’estrapolazione, qua e là, di pensieri del saggista dal contesto-libro (ma potrebbe anche ritenersi come parte di contesto quale il discorso di un individuo in pubblico) tenda alla riduttività, se non addirittura al fuorviante, e tuttavia i ragionamenti da azzeccagarbugli efficace ed efficiente non credo debbano entrare nel merito di libertà positive d’espressione, assimilazione e giudizio. In ogni caso, ridurre è differente dal falsificare.
    I simboli sono certamente espressivi, ma sono altro dalle cose che vorrebbero rappresentare: altra malattia della psiche dei giorni nostri, addirittura più perniciosa della stessa in passato. I simboli di oggi si sono moltiplicati all’infinito, con il risultato di mettere a serio repentaglio la capacità critica degli individui, noi. Crediamo di riconoscerci nei simboli spacciati per identità, perdendoci nell’impossibile comprensione di noi stessi e degli altri. Un conto sono le identità (soprattutto se riconosciute come multiple e dinamiche), mentre altra, poca cosa sono i simboli, i quali separano, anziché unire.
    Mettere sul tappeto considerazioni sull’arte, meno mitizzate in senso utilitaristico, è probabilmente utile. L’arte, al pari di qualsiasi altra forma di divinizzazione forzosa, è concetto sia tangibile, che intangibile: tanto elevato, quanto mellifluo.
    Limitante e piccina, a mio parere, la considerazione che i mondi interiori più belli siano degnamente rappresentabili soltanto da letterati e artisti: ciò che vale per Huxley, dovrebbe valere anche per noi. Eppure, a quanto pare, non siamo preoccupati per nulla del fatto di non prestare quasi mai attenzione ai bei mondi suggeritici da gente comune. E, probabilmente, non è neppur vero che, come afferma Huxley, il mondo interiore sia visitabile soltanto nel sogno e nella meditazione.
    “… l’uomo che ritorna dalla Breccia nel Muro non sarà mai proprio lo stesso uomo che era andato…”: riguardo a ciò sarei d’accordo, a patto che per “Breccia nel Muro” s’intenda, ieri come oggi, ogni singola esperienza vissuta in modo non-convenzionale, e non-inerziale. La nostra maniacale volontà di catalogare sistematicamente tutto e tutti, ancorché “scientifica”, sembrerebbe continuare a non consentirci una fioritura degna di tal nome. I sogni a colori sono una prerogativa dell’influenza della mescalina sull’individuo? Non l’avrei mai detto. Ho sognato memorabilmente l’esplosione di un’atomica dalle parti in cui vivo: molti colori indelebili, anche durante la fuga inutile attraverso cunicoli scavati sotto il paese e sotto le campagne circostanti. La mescalina, tuttavia, non l’ho mai usata.
    La postfazione risulta un necessario bilanciamento alle possibili derive interpretative del testo. Uno dei possibili bilanciamenti, ma pure in essa c’è odore di sbilanciamento ulteriore, sul terreno delle giustificazioni semplicistiche: non si dovrebbe attendere la lettura di un simile libro, per affermare che forse esistano (invisibili alla nostra superficialità: si può dire?) molteplici forme di coscienza. Equivarrebbe, a mio parere, all’affermare che siamo decisamente un errore del nostro pianeta…

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  • 2

    Speravo che "Le porte della percezione" fosse una commistione di argomenti scientifico-sociali sul funzionamento di sostanze come LSD o mescalina ed invece Huxley dedica molto spazio a trattazioni met ...continue

    Speravo che "Le porte della percezione" fosse una commistione di argomenti scientifico-sociali sul funzionamento di sostanze come LSD o mescalina ed invece Huxley dedica molto spazio a trattazioni metafisiche/spiritualiste su un fantomatico "Altro Mondo", come se la sua esistenza fosse cosa certa. Le lunghe digressioni nel campo artistico non aiutano chi, come me, è a digiuno di nozioni sulla storia dell'arte.
    Voto positivo alle appendici: lo stile e gli argomenti sono esattamente quelli che mi aspettavo dal resto del libro.

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  • 5

    Due saggi molto interessanti sulla mescalina e sulle sensazioni che produce. Ma attenzione, è un libro che apre veramente le porte della percezione facendoci guardare/vedere la realtà in maniera del t ...continue

    Due saggi molto interessanti sulla mescalina e sulle sensazioni che produce. Ma attenzione, è un libro che apre veramente le porte della percezione facendoci guardare/vedere la realtà in maniera del tutto nuova. Ciliegine sulla torta le appendici finali.

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  • 2

    piatto e noioso

    E io che pensavo che con le sue dosi di mescalina mi descrivesse mondi sommersi e universi infiniti, invece il buon vecchio Huxley ci descrive la sua prova da drogato con una piattezza non comune, ess ...continue

    E io che pensavo che con le sue dosi di mescalina mi descrivesse mondi sommersi e universi infiniti, invece il buon vecchio Huxley ci descrive la sua prova da drogato con una piattezza non comune, essondo, a suo dire, talmente privo di fantasia immaginativa da non notare quasi nulla, eccetto alcuni cambiamenti importanti nella visione dei concetti dietro a oggetti e ombre. Ma l'esperimento non potevi farlo fare a qualcuno con più immaginazione CAZO!?

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  • 0

    Quando mi alzai e presi a camminare, potei farlo del tutto normalmente, senza falsare i contorni degli oggetti. Lo spazio era sempre là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, sopra ...continue

    Quando mi alzai e presi a camminare, potei farlo del tutto normalmente, senza falsare i contorni degli oggetti. Lo spazio era sempre là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, soprattutto, non di misure e collocazioni, ma di essere e significato. E con l' indifferenza per lo spazio venne una indifferenza ancora più completa per il tempo.

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  • 4

    Saggio lineare, questo di Huxley, che va letto così com'è, ovvero come la relazione delle sensazioni dopo l'assunzione di mescalina.
    Volendo -forzosamente- ampliare lo spazio di lettura, diventa un te ...continue

    Saggio lineare, questo di Huxley, che va letto così com'è, ovvero come la relazione delle sensazioni dopo l'assunzione di mescalina.
    Volendo -forzosamente- ampliare lo spazio di lettura, diventa un testo pericoloso: si può leggere sia un incitamento all'uso delle droghe (soprattutto quando Huxley dice che l'uomo ha necessità di uscire da sé), sia l'idea che le droghe siano l'accesso verso paralleli mistici che solo la cecità del vivere sobri ci impedisce di vedere. Entrambe queste interpretazioni sono state avanzate; il saggio è del '53, e fu naturalmente ampiamente strumentalizzato nelle riforme sociali dei decenni a venire. Huxley era un pioniere, nonché un uomo che si è costruito per addizione, mai per negazione. Va da sé che anche nell'interesse per le droghe sia arrivato un decennio prima del mondo. Il suo saggio coniuga straordinaria lucidità descrittiva, un innato dono narrativo e le osservazioni di un uomo di straordinaria cultura. Molto interessanti i confronti del suo atteggiamento mentale sotto mescalina con le opere d'arte di alcuni grandi artisti e le riflessioni sulla schizofrenia. Inevitabili anche i rimandi alle religioni e alla meditazione.
    Il secondo saggio, Paradiso e Inferno, abbandona la dimensione puramente soggettiva del primo saggio per dedicarsi a riflessioni più ampie e meno focalizzate, toccando diversi temi in ambito artistico, antropologico e psicologico. La reazione dell'uomo di fronte alla totalità della visione sotto effetto di droghe può essere infatti sia la breccia verso un mondo paradisiaco, che l'accesso a un mondo infernale: ciò dipende in gran parte dallo stato psicofisico dell'individuo. E' un saggio, in definitiva, meno incisivo del primo. Le appendici sono assai interessanti.

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  • 5

    amplia notevolmente le capacità della mente umana, analizzando il mondo da vari e insoliti punti di vista. Certo, bisognerebbe avere una profonda conoscenza della storia dell'arte per cogliere tutti i ...continue

    amplia notevolmente le capacità della mente umana, analizzando il mondo da vari e insoliti punti di vista. Certo, bisognerebbe avere una profonda conoscenza della storia dell'arte per cogliere tutti i significati e tutte le riflessioni dell'autore. Geniale

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