Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Dopo la Russia

Un secolo di poesia, 9

By Marina Cvetaeva

(61)

| Paperback

Like Dopo la Russia ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

L'etica del rigore e della rinuncia (... forse, la vittoria vera / su tempo e gravita': passare / senza lasciare tracce, senza / proiettae ombra ...) e' costitutiva della scrittura cvetaeviana nella sua splendida maturita', quando raggiunge la massim Continue

L'etica del rigore e della rinuncia (... forse, la vittoria vera / su tempo e gravita': passare / senza lasciare tracce, senza / proiettae ombra ...) e' costitutiva della scrittura cvetaeviana nella sua splendida maturita', quando raggiunge la massima intensita' emozionale eliminando tutto il superfluo, prosciugando il dilagante elemento naturale del canto, restringendo e addensando fino al limite estremo il discorso in versi, sacrificando all'essenziale - all'essenza - epiteti, aggettivi, preposizioni, verbi. La pratica incessante della responsabilità dona alla sua parola la lapidaria verità del responso oracolare, e non a caso Marina Cvetaeva dedica splendidi e decisi versi alla figura della Sibilla, "quercia sovrana del bosco spoglio".

Dall'introduzione di Serena Vitale

3 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Il troppo...

    Troppe maiuscole, troppe parole ricercate, troppe ---, troppa punteggiatura, troppa “poesia”, troppa infelicità; insomma troppa...

    Comunque qualche verso è bellissimo:

    "E, forse, la vittoria vera
    su tempo e gravità: passare
    senza lasciare tracce, ...(continue)

    Troppe maiuscole, troppe parole ricercate, troppe ---, troppa punteggiatura, troppa “poesia”, troppa infelicità; insomma troppa...

    Comunque qualche verso è bellissimo:

    "E, forse, la vittoria vera
    su tempo e gravità: passare
    senza lasciare tracce, senza
    proiettare ombra
    sui muri..."

    Is this helpful?

    Dr.Restless said on Nov 16, 2012 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Non so dire se la sua poesia mi piace. Molti suoi versi sono frasi secche. Niente metafore, qui i suoni sono forti, decisi, quasi risuonano come schiaffi. Ho trovato la sua poesia molto diversa - a mio modo di sentire - da quella della Achmat ...(continue)

    Non so dire se la sua poesia mi piace. Molti suoi versi sono frasi secche. Niente metafore, qui i suoni sono forti, decisi, quasi risuonano come schiaffi. Ho trovato la sua poesia molto diversa - a mio modo di sentire - da quella della Achmatova. Sicuramente la rileggerò.

    I poeti – I

    Da lontano – il poeta prende la parola.
    Le parole lo portano – lontano.
    Per pianeti, sogni, segni … per le traverse vie
    dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta
    anche spiccando il volo da un balcone
    trova un appiglio. Giacché il suo
    è passo di cometa. E negli sparsi anelli
    della causalità è il suo nesso. Disperate –
    voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
    non c’è sui calendari. Il poeta è quello
    che imbroglia in tavola le carte,
    che inganna i conti e ruba il peso.
    Quello che interroga dal banco,
    che sbaraglia Kant,
    che sta nella bara di Bastiglie
    come un albero nella sua bellezza …
    E’ quello che non lascia tracce,
    il treno a cui non uno arriva
    in tempo …
    Giacché il suo
    è passo di cometa: brucia e non scalda,
    cuoce e non matura – furto! scasso! –
    tortuoso sentiero chiomato
    ignoto a tutti i calendari…

    Poema della montagna – VI

    Si tormentava la montagna (argilla amara
    è il dolore dei monti nell’ora del congedo).
    Piangeva la dolcezza di colomba
    dei nostri giorni senza nome.

    Si affliggeva la montagna per il nostro incontro
    di labbra – irrevocabile legame!
    La montagna diceva che avrà ognuno
    secondo le sue lacrime.

    E ancora: che la vita è campo di nomadi,
    e il tempo – mercato sui cuori.
    E ancora si disperava: Agar scacciata
    aveva almeno il suo bambino!

    E ancora diceva che era un demone
    a smaniarci, che era un gioco senza scopo.
    La montagna parlava, e noi muti
    lasciavamo a lei il giudizio.

    http://www.settemuse.it/poesia/poesia_marina_cvetaeva.h…

    http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesi…

    Is this helpful?

    Aria Saracena said on Mar 1, 2012 | 5 feedbacks

  • 18 people find this helpful

    «Amore è gettare ogni dono nel rogo! E – invano!»

    O dell’amazzone implacabile.

    Marina Cvetaeva è quel genere di donna che ti irrompe nell’anima infrangendo tutti i vetri, strappando i veli nel tempio, bruciando le cartoline attaccate ai muri, svuotando i cassetti da conchiglie, fogli dime ...(continue)

    O dell’amazzone implacabile.

    Marina Cvetaeva è quel genere di donna che ti irrompe nell’anima infrangendo tutti i vetri, strappando i veli nel tempio, bruciando le cartoline attaccate ai muri, svuotando i cassetti da conchiglie, fogli dimenticati e ricordi a buon prezzo. Quel genere di donna che ti invia dio in persona per svuotare un guardaroba interiore fatto di colletti inamidati, panciotti ingialliti, istanze rattoppate e speranze fuori moda.
    Un eventuale moto di protesta circa la sua opera di sovvertimento verrà inghiottito dalla porta che si sbatte alle spalle, dritto fuori dalla tua vita, mentre bofonchia in risposta qualcosa a proposito del doversi ritener fortunati di essere rimasti ancora in vita, semmai.

    La Cvetaeva, del mare che si porta nel nome, infinità materna ribollente e informe, ne realizza la carica creativa e distruttiva – figlia della Russia terribile di Ivan, dispiega i suoi versi come fossero cavalieri al seguito di Igor’, li innalza come guglie delle chiese di Kiev, li schiera come navi da guerra nel porto di Arkhangelsk.

    La sua è poetica dalla potenza ascensiva, che risponde solo alla passione. Tolto l’amore ai suoi versi crolla l’impalcatura della sua vita.
    C’è qualcosa che richiama la Dickinson nelle pause tratteggiate, che è la pausa del distacco dal terrestre, ma, mentre Emily era fedele a se stessa e al mistero fino all’annullamento dell’Io, Marina è fedele solo all’amore multiforme e multifacce che spazia dagli uomini alle donne – poco importava a questo fuoco alchemico in forma di donna che trasformava un amore nell’altro – fino all’inglobamento nel proprio Io.
    Un Io potente, segnato da un’Egocentricità da Unità plotiniana che crea un mondo intero per traboccamento, eccesso di Essere.

    E la sua voce ad un certo punto diventa voce della poesia – quella stessa poesia che creò miti e divinità, valori e modalità di comportamento – riappropriandosi dell’antico e originario compito dei poeti, quello di essere legislatori.
    Così mentre Majakovskij declamava a piena voce le sue poesie da socialismo trionfante, Cvetaeva dettava legge: quella di bruciare e non pentirsi, ad ogni trattino – ogni respiro – ogni battito.

    La parabola vitale di Marina non poteva che (fingere di) arrestarsi con un suicidio implosivo - suicidio da nitroglicerina in eccesso nelle vene. Questa donna amazzone la poteva fermare solo la lancia di qualche mirmidone nella piana di Troia, ma la Russia sovietica era troppo distante d’epoca e di epica.
    Bastarono una trave e una corda - perché Marina poteva morire solo per mano di Marina.

    Is this helpful?

    Brünnhilde* said on Feb 21, 2012 | 5 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (61)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 323 Pages
  • Publisher: Corriere della Sera
  • Publish date: 2012-02-21
Improve_data of this book

Margin notes of this book