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Dopo la Russia

e altri versi

Di

Editore: Mondadori (Oscar poesia del novecento, 01)

4.1
(64)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 324 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804431245 | Isbn-13: 9788804431244 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Serena Vitali

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Raccoglie un'ampia scelta delle liriche tratte dall'omonima raccolta (l'ultima pubblicata in vita) insieme al "Poema della montagna" e al "Poema della fine" e altre liriche.
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  • 5

    Non l'ho ancora finito, ma non posso negare cinque stelle a questa sublime raccolta.
    Marina è incarnazione del fervore estatico della Sibilla ai massimi livelli e chi non la comprende non ha semplicem ...continua

    Non l'ho ancora finito, ma non posso negare cinque stelle a questa sublime raccolta.
    Marina è incarnazione del fervore estatico della Sibilla ai massimi livelli e chi non la comprende non ha semplicemente compiuto il viaggio iniziatico che si richiede ad ogni poeta. Sibilla, Fedra, Euridice e Ofelia si intrecciano, si spingono, si tirano i capelli in pagine sofferte e intrise di passione femminile e veleni di serpe.
    Chi vuole sapere come nasce, vive e rimane eterna la poesia legga Marina, preferibilmente in questa edizione che nonostante la difficile reperibilità gode della bellissima traduzione di Serena Vitale (e dei suoi immensi saggi).
    Consigliato alle anime ma attenti: brucia!

    ha scritto il 

  • 2

    Il troppo...

    Troppe maiuscole, troppe parole ricercate, troppe ---, troppa punteggiatura, troppa “poesia”, troppa infelicità; insomma troppa...

    Comunque qualche verso è bellissimo:

    "E, forse, la vittoria vera
    su t ...continua

    Troppe maiuscole, troppe parole ricercate, troppe ---, troppa punteggiatura, troppa “poesia”, troppa infelicità; insomma troppa...

    Comunque qualche verso è bellissimo:

    "E, forse, la vittoria vera
    su tempo e gravità: passare
    senza lasciare tracce, senza
    proiettare ombra
    sui muri..."

    ha scritto il 

  • 0

    Non so dire se la sua poesia mi piace. Molti suoi versi sono frasi secche. Niente metafore, qui i suoni sono forti, decisi, quasi risuonano come schiaffi. Ho trovato la sua poesia molto diversa - a m ...continua

    Non so dire se la sua poesia mi piace. Molti suoi versi sono frasi secche. Niente metafore, qui i suoni sono forti, decisi, quasi risuonano come schiaffi. Ho trovato la sua poesia molto diversa - a mio modo di sentire - da quella della Achmatova. Sicuramente la rileggerò.

    I poeti – I

    Da lontano – il poeta prende la parola.
    Le parole lo portano – lontano.
    Per pianeti, sogni, segni … per le traverse vie
    dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta
    anche spiccando il volo da un balcone
    trova un appiglio. Giacché il suo
    è passo di cometa. E negli sparsi anelli
    della causalità è il suo nesso. Disperate –
    voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
    non c’è sui calendari. Il poeta è quello
    che imbroglia in tavola le carte,
    che inganna i conti e ruba il peso.
    Quello che interroga dal banco,
    che sbaraglia Kant,
    che sta nella bara di Bastiglie
    come un albero nella sua bellezza …
    E’ quello che non lascia tracce,
    il treno a cui non uno arriva
    in tempo …
    Giacché il suo
    è passo di cometa: brucia e non scalda,
    cuoce e non matura – furto! scasso! –
    tortuoso sentiero chiomato
    ignoto a tutti i calendari…

    Poema della montagna – VI

    Si tormentava la montagna (argilla amara
    è il dolore dei monti nell’ora del congedo).
    Piangeva la dolcezza di colomba
    dei nostri giorni senza nome.

    Si affliggeva la montagna per il nostro incontro
    di labbra – irrevocabile legame!
    La montagna diceva che avrà ognuno
    secondo le sue lacrime.

    E ancora: che la vita è campo di nomadi,
    e il tempo – mercato sui cuori.
    E ancora si disperava: Agar scacciata
    aveva almeno il suo bambino!

    E ancora diceva che era un demone
    a smaniarci, che era un gioco senza scopo.
    La montagna parlava, e noi muti
    lasciavamo a lei il giudizio.

    http://www.settemuse.it/poesia/poesia_marina_cvetaeva.htm

    http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesia/notizie/mariani-mi-chiamavo-marina-cvetaeva_0d10b206-5c6d-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml

    ha scritto il 

  • 5

    «Amore è gettare ogni dono nel rogo! E – invano!»

    O dell’amazzone implacabile.

    Marina Cvetaeva è quel genere di donna che ti irrompe nell’anima infrangendo tutti i vetri, strappando i veli nel tempio, bruciando le cartoline attaccate ai muri, svuota ...continua

    O dell’amazzone implacabile.

    Marina Cvetaeva è quel genere di donna che ti irrompe nell’anima infrangendo tutti i vetri, strappando i veli nel tempio, bruciando le cartoline attaccate ai muri, svuotando i cassetti da conchiglie, fogli dimenticati e ricordi a buon prezzo. Quel genere di donna che ti invia dio in persona per svuotare un guardaroba interiore fatto di colletti inamidati, panciotti ingialliti, istanze rattoppate e speranze fuori moda.
    Un eventuale moto di protesta circa la sua opera di sovvertimento verrà inghiottito dalla porta che si sbatte alle spalle, dritto fuori dalla tua vita, mentre bofonchia in risposta qualcosa a proposito del doversi ritener fortunati di essere rimasti ancora in vita, semmai.

    La Cvetaeva, del mare che si porta nel nome, infinità materna ribollente e informe, ne realizza la carica creativa e distruttiva – figlia della Russia terribile di Ivan, dispiega i suoi versi come fossero cavalieri al seguito di Igor’, li innalza come guglie delle chiese di Kiev, li schiera come navi da guerra nel porto di Arkhangelsk.

    La sua è poetica dalla potenza ascensiva, che risponde solo alla passione. Tolto l’amore ai suoi versi crolla l’impalcatura della sua vita.
    C’è qualcosa che richiama la Dickinson nelle pause tratteggiate, che è la pausa del distacco dal terrestre, ma, mentre Emily era fedele a se stessa e al mistero fino all’annullamento dell’Io, Marina è fedele solo all’amore multiforme e multifacce che spazia dagli uomini alle donne – poco importava a questo fuoco alchemico in forma di donna che trasformava un amore nell’altro – fino all’inglobamento nel proprio Io.
    Un Io potente, segnato da un’Egocentricità da Unità plotiniana che crea un mondo intero per traboccamento, eccesso di Essere.

    E la sua voce ad un certo punto diventa voce della poesia – quella stessa poesia che creò miti e divinità, valori e modalità di comportamento – riappropriandosi dell’antico e originario compito dei poeti, quello di essere legislatori.
    Così mentre Majakovskij declamava a piena voce le sue poesie da socialismo trionfante, Cvetaeva dettava legge: quella di bruciare e non pentirsi, ad ogni trattino – ogni respiro – ogni battito.

    La parabola vitale di Marina non poteva che (fingere di) arrestarsi con un suicidio implosivo - suicidio da nitroglicerina in eccesso nelle vene. Questa donna amazzone la poteva fermare solo la lancia di qualche mirmidone nella piana di Troia, ma la Russia sovietica era troppo distante d’epoca e di epica.
    Bastarono una trave e una corda - perché Marina poteva morire solo per mano di Marina.

    ha scritto il 

  • 4

    "Perchè tu non mi veda-/in vita- di spinosa invi/sibile siepe mi circondo.//Di rovi mi cingo/ in brina- scendo.// Perchè tu non mi senta-/in notte- nella senile scienza/ del riserbo mi cimento.// In m ...continua

    "Perchè tu non mi veda-/in vita- di spinosa invi/sibile siepe mi circondo.//Di rovi mi cingo/ in brina- scendo.// Perchè tu non mi senta-/in notte- nella senile scienza/ del riserbo mi cimento.// In mormorio- mi stringo,/di sussurri mi bendo.// Perchè tu troppo non fiorisca/ in me- tra libri: tra boscaglie-/ vivo- ti affondo.// Di fantasie ti cingo/fantasma- ti sricordo."

    ha scritto il 

  • 5

    " Da lontano - il poeta prende la parola,
    Le parole lo portano - lontano.

    Per pianeti, sogni, segni...Per le traverse vie
    dell'allusione. Tra il sì e il no il poeta,
    anche spiccando il volo da un balcone ...continua

    " Da lontano - il poeta prende la parola,
    Le parole lo portano - lontano.

    Per pianeti, sogni, segni...Per le traverse vie
    dell'allusione. Tra il sì e il no il poeta,
    anche spiccando il volo da un balcone
    trova un appiglio. Giacchè il suo

    è passo di cometa. E negli sparsi anelli
    della causalità è il suo nesso. Disperate -
    voi che guardate il cielo! L'eclisse del poeta
    non c'è sui calendari. Il poeta è quello

    che imbroglia in tavola le carte,
    che inganna i conti e ruba il peso.
    Quello che interroga dal banco,
    che sbaraglia Kant,

    che sta nella bara di Bastiglie
    come un albero nella sua bellezza...
    è quello che non lascia tracce,
    il treno a cui non uno arriva
    in tempo...
    Giacchè il suo
    è passo di cometa: brucia e non scalda,
    cuoce e non matura - furto! scasso! -
    tortuoso sentiero chiomato
    ignoto a tutti i calendari....(p.93-95

    ha scritto il 

  • 5

    primavera... sopore... dormiremo.
    separàti- eppure: ogni distanza
    annulla il sonno... e forse
    in sogno ci si potrà vedere.

    onniveggente, il sogno
    sa sempre chi riunire.
    a chi confiderò il mio affanno?
    a chi ...continua

    primavera... sopore... dormiremo.
    separàti- eppure: ogni distanza
    annulla il sonno... e forse
    in sogno ci si potrà vedere.

    onniveggente, il sogno
    sa sempre chi riunire.
    a chi confiderò il mio affanno?
    a chi dirò la mia tristezza

    disumana- creatura
    senza padre, disperata
    di finire... ah, la pena
    di chi piange da solo!

    su quanto come sabbia presto
    scivolerà via dalla memoria. di chi sa:
    sono occupati nella vita i posti
    e i cuori- presi a nolo: impiegati

    senza ferie. senza fine. morti
    per vivere- in vita- senza amore. sepolti vivi
    dal mattino- prima luce!- nell'archivio,
    nell'eliso degli storpi!

    su noi due- muti, mansueti: più dell'erba,
    dell'acqua che ristagna. sulla rovina
    acerba che ci schianta. sul rimprovero
    del vento: schia-vi, schia-vi..."

    (5 aprile 1923)

    ha scritto il 

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