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Dopo lunga e penosa malattia

Di

Editore: Garzanti

3.2
(1381)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8811686520 | Isbn-13: 9788811686521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Sono le tre di notte del 4 novembre. Il dottor Carlo Lonati viene chiamato d’urgenza, sotto una pioggia micronizzata attraversa i cinquecento metri che lo separano dalla casa del notaio Luciano Galimberti, suo antico compagno di bagordi. Quando arriva può solo constatarne la morte per infarto. Ma c’è qualcosa che non lo convince… E nelle ore successive arrivano altri indizi, e i sospetti crescono. Il dottor Lonati non può fare a meno di indagare: vuole a tutti i costi sapere la verità sulla morte del suo vecchio amico. Per farlo, dovrà però conquistare la fiducia della moglie e della figlia di Lonati. E scoprire che la verità si trova forse sull’altra sponda del lago di Como...
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  • 2

    e poi.........

    a quando la seconda parte.......?
    ah, ma non era a puntate......?
    forse Vitali si è dimenticato di finirlo e lascia ad ogni lettore ampissimo margine........troppo devo dire....
    se devo inventarmi una storia è sufficiente andare a dormire
    dopo una cena pesante.

    ha scritto il 

  • 3

    caro Vitali, i gialli non fan per te...

    io adoro la prosa del Vitali in tutte le sue forme e divoro i suoi libri. Però, sinceramente, di questo libro non si sentiva la mancanza. Indagini raffazzonate e un finale totalmente incomprensibile. Resta la scrittura scorrevolissima e il fatto che si legge in un baleno, ma il Nostro ci ha abitu ...continua

    io adoro la prosa del Vitali in tutte le sue forme e divoro i suoi libri. Però, sinceramente, di questo libro non si sentiva la mancanza. Indagini raffazzonate e un finale totalmente incomprensibile. Resta la scrittura scorrevolissima e il fatto che si legge in un baleno, ma il Nostro ci ha abituati a ben altro... 3 stelline sulla fiducia

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi un Simenon

    Con questo romanzo Vitali non si smentisce. Dopo una partenza "soft", diventa sempre più incalzante, come quando si imbocca una strada in leggera discesa e, ad un certo punto, ci si trova lanciati a folle velocità, senza possibilità alcuna di fermarsi. Il tutto condito da una capacità superlativa ...continua

    Con questo romanzo Vitali non si smentisce. Dopo una partenza "soft", diventa sempre più incalzante, come quando si imbocca una strada in leggera discesa e, ad un certo punto, ci si trova lanciati a folle velocità, senza possibilità alcuna di fermarsi. Il tutto condito da una capacità superlativa di avvolgere il lettore nelle atmosfere in cui si svolgono i fatti intrappolandolo, quasi suo malgrado, in una tela di ragno da cui non può più liberarsi. Quasi un Simenon.

    ha scritto il 

  • 1

    Bellaneide - 15 giu 14

    Credo, probabilmente, il più brutto tra i romanzi da me letti del buon dottore comasco. Come ho detto più volte, Vitali dà il meglio della sua scrittura quando ambienta le sue storie del lago di Como intorno agli anni Trenta. In quelle occasioni, riesce a trovare storie minime ma interessanti, co ...continua

    Credo, probabilmente, il più brutto tra i romanzi da me letti del buon dottore comasco. Come ho detto più volte, Vitali dà il meglio della sua scrittura quando ambienta le sue storie del lago di Como intorno agli anni Trenta. In quelle occasioni, riesce a trovare storie minime ma interessanti, con personaggi autentici, nomi fantasiosi ma che suonano e ci portano in riva al lago. A volte ha anche delle buone uscite quando si imbarca in storie di lungo respiro, seguendo personaggi per molto tempo e molte storie. Qui siamo, probabilmente, intorno agli anni Settanta, la storia è breve (praticamente tutta in una settimana). E non decolla mai. Sembra promettere, ha dei sussulti, ma poi si ferma. Lasciandoci anche qualche amaro in bocca, che non tutto sembra chiaro alla fine. La storia ruota intorno ad un medico condotto, il dottor Lonati, che deve certificare la morte di un suo vecchio amico, il notaio Galimberti. Già sofferente di cuore, il notaio pare soccombere ad un enne-simo attacco. Peccato che abbia i vestiti odoranti di fritto, mentre moglie e figlia giurano che non si è mosso di casa. Peccato che le pastiglie di trinitrina da prendere per gli attacchi si rivelino, dopo un’analisi nata quasi per caso, degli innocenti zuccherini. E che dire dei manifesti che escono il giorno del funerale, riportando la frase del titolo, quella lunga e penosa malattia, che invece al no-taio è stata risparmiata. Il nostro dottore, per l’antica amicizia che aveva con il notaio, si fa delle domande cui non solo lui, ma neanche la moglie o la figlia del notaio pare sappiano rispondere. Lonati trova delle tracce: il farmacista gli conferma che le pasticche sono innocue, la figlia del morto gli fa avere un indirizzo di una trattoria di là dal lago dove il notaio potrebbe aver trascorso la sua ultima cena. In compagnia di chi? Indagando senza convinzione e senza un reale accani-mento, Lonati mette in fila una serie di indizi. E come dicono i migliori polizieschi, un indizio è ca-suale, due sono un sospetto, tre una prova. Galimberti aveva forse un’amante? E forse, nella seni-lità dei sessantenni aveva deciso di lasciare moglie e figli per vivere una fugace giovinezza? Ma perché la moglie scompare? E perché il farmacista compare anche quando non richiesto? Lonati sembra un piccolo uomo travolto dagli avvenimenti. Ed è talmente insicuro e poco “sul pezzo”, che non si confida con l’adorata moglie, la quale, in tutti questi misteri, pensa che ci sia un amante, sì, ma del nostro dottore. Mettendo insieme la trattoria, dei numeri di telefono trovati in un telefono pubblico, la reticenza del vecchio oste, ed altre piccole casualità, Lonati si fa tutta una sua teoria. Ed arriva alla convinzione che sia proprio la moglie del notaio ad aver architettato tutto. Ci si avvia stancamente verso il settimo giorno della storia, che dovrebbe portare alla catarsi finale. Siamo in macchina verso la trattoria del peccato dove li aspetta la moglie del notaio, con la figlia Laura alla guida ed il dottore che espone tutta la sua teoria. Peccato che un personaggio (di cui non rivelo il nome) sia presente in macchina, peccato che faccia una puntura subdola al dottore, per alzargli la pressione e simulare un’altra morte da infarto. E mentre Lonati rantola, Laura spiega (ma si capi-sce fino ad un certo punto) la matassa aggrovigliata. L’amante del padre che è ben nota, la madre che sa, la presenza di una terza donna (forse quella che ha fatto affiggere i subdoli e fuorvianti manifesti). Insomma, un complottone per impedire al notaio (e si sa che i notai i soldi li hanno) di rovinare la famiglia per suoi piaceri personali. Mentre Lonati rantola, la moglie si macera, Laura ed il misterioso tipo si avvicinano alla trattoria, dalla nebbia del lago sbucano due luci intermittenti. E su queste luci, cala il sipario. Si salva il dottore? I cattivi pagheranno il fio? Chi è il misterioso terzo personaggio? Chi è la prima amante? E Chi è la seconda? Potrei andare avanti, e per molto con i punti interrogativi che lascia in sospeso questo romanzo. E se concordo con il giudizio di Augias che etichetta Vitali come romanziere capace di tenere in mano la penna, devo dire che, se ci si basa su questo scritto, poca strada avrebbe fatto Vitali. A parte il dottore (ma Vitali è anche lui medico condotto, ed almeno questo lo sa ben ritrarre) il resto è sfocato, banale. Non ci si aspetta che i personaggi si chiamino Carlo, Ludovico, Laura, Elsa, Claudia, Mario! Che nomi banali, rispetto ai mitici Ortelia, Olghina, Efisio, Firmato, Assunto, e tutti quei personaggi che hanno fatto viva la saga di Bellano. Speriamo in meglio dottore. E questo saltatelo pure.

    ha scritto il 

  • 2

    n una parola: deludente. Vitali è uno dei miei autori preferiti, ma inizia a essere troppo altalenante. Sforna dei romanzi meravigliosi alternati a storie frettolose e inconcludenti come questa. Forse per la troppa smania di scrivere, magari su pressione degli editori. Fatto sta che qui si voleva ...continua

    n una parola: deludente. Vitali è uno dei miei autori preferiti, ma inizia a essere troppo altalenante. Sforna dei romanzi meravigliosi alternati a storie frettolose e inconcludenti come questa. Forse per la troppa smania di scrivere, magari su pressione degli editori. Fatto sta che qui si volevano gettare le basi per un giallo, uscendo un po’ dai consueti binari, ma il meccanismo non ingrana. Nonostante l'impegno dell’autore, la storia crolla sotto una trama scontata e viene definitivamente ammazzata da un finale che vanifica tutto l’impegno precedente. I segreti non sono veri segreti. I colpi di scena vengono preparati con cura, poi “buttati lì” e abbandonati prima che mostrino i loro effetti sui personaggi. Questa incursione in un genere che non appartiene a Vitali, insomma, non ha funzionato.

    ha scritto il 

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