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Doppio cielo

Di

Editore: Il Maestrale

4.6
(70)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8864290230 | Isbn-13: 9788864290232 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Ha vent’anni Luisu quando dalle dolci colline della contadina Fraus il padrone lo spedisce in groppa al puledro Baieddu nella città che Mussolini s’è inventato intorno all’industria estrattiva del prezioso carbone sardo. Ignaro, anche se scosso da un brutto sogno premonitore, Luisu è atteso da una vita di miniera, sotto un cielo diverso da quello che ha conosciuto nella sua vita campestre: la volta nera del Pozzo Uno. Stesso destino spetterà al suo cavallo, convertito in bestia da traino per cunicoli asfittici. Però Carbonia e le sue miniere, accettate da Luisu con rassegnazione, sono anche un mondo che raccoglie disparati pezzi di mondo. Nel male, come il capo mezzo teutonico che pare sempre spuntare dal nulla o le insidie del lavoro in miniera; e nel bene, come Dondi il toscano lì confinato perché sovversivo, come l’amore da scoprire quando si torna ai pochi svaghi sotto il cielo di su. Per questo Doppio cielo è un perfetto romanzo di formazione, ma dai risvolti imprevedibili, ed è appunto un romanzo su altri “doppi”, sulla conoscenza dell’altro, della convivenza/conflitto fra più culture, e soprattutto del “doppio”, per non dire del multiplo, che sta dentro ognuno di noi.
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    Vivido come il ricordo lancinante del passato, profondo come l'abisso intravisto in una tragedia greca, tenero come la gioventù, semplice e totale come il primo amore... questo e tanto altro è la storia di Luisu che si fa un corpo, un cuore e una testa da minatore, da bovaro che era... e sembra, ...continua

    Vivido come il ricordo lancinante del passato, profondo come l'abisso intravisto in una tragedia greca, tenero come la gioventù, semplice e totale come il primo amore... questo e tanto altro è la storia di Luisu che si fa un corpo, un cuore e una testa da minatore, da bovaro che era... e sembra, forse, all'inizio, un idillio bucolico, mentre invece è un'immagine reale dell'insensatezza della guerra, la seconda mondiale, vissuta negli sprofondi della miniera mussoliniana di Carbonia, immaginando di uscirne a puntellare il mondo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro mi ha molto impressionato e ne ho scritto anche altrove. L'ho letto ieri in una serata di magica solitudine,letto tutto d’un fiato, come si leggeva a 15 anni. E’ un libro significativo, non solo per me che fino a 12 anni di età ho vissuto in quel mondo, anche quando non si tratti di ...continua

    Questo libro mi ha molto impressionato e ne ho scritto anche altrove. L'ho letto ieri in una serata di magica solitudine,letto tutto d’un fiato, come si leggeva a 15 anni. E’ un libro significativo, non solo per me che fino a 12 anni di età ho vissuto in quel mondo, anche quando non si tratti di un buon lettore. Di grande maestria è la costruzione del racconto e la dimensione dotta del narratore, che trama la narrazione di un altissimo intertesto letterario, dalla rivisitazione del mito di Prometeo alla struttura profonda di tragedia - proprio alla maniera greca - che assume la vicenda di Luisu, che non può sottrarsi al destino di morte, anzi va incontro a questo destino come un eroe tragico. Grande si rivela questo scrittore nella dimensione simpatetica con i suoi personaggi e ancor nella straordinaria capacità di scandagliarne gli animi. Molto bello anche l’uso della lingua che va di pari passo alla maturazione della coscienza del protagonista e che passa dal irismo della prima parte - quando il narratore si fonde col suo personaggio e il suo monologo interiore - alla prosa referenziale della parte finale. E quella delicata dimensione di pudore con cui è avvolta la gioia del dono di sé, espressa solo con le parole: “Poi, nell’erba alta degli incolti de Is Loccis, quel pomeriggio Luisu ha capito molto meglio che cosa vuol dire avere un corpo nuovo”. Particolarmente mi ha toccato il rapporto d’amore con un animale ...Baieddu che ti sveglia all’alba con i suoi labbroni sul viso e sulla testa, ... finché si è fatto mandare in superficie a preparare e accompagnare Baieddu nello sprofondare, per tenerlo buono, consolarlo, che non gli muoia di crepacuore ...e se l’è tenuto abbracciato, così, sacchetta al collo e panno sugli occhi, finché ha cominciato a prendere e tenere una carruba con le labbra, soffiando a lungo quei suoi grandi soffi di paura, come singhiozzi di un bambino che ha già pianto troppo. Sensibilità e modo di esprimerla da grande scrittore. Questi personaggi, questi luoghi, questi fatti anche storici, questa Carbonia, questa lingua... non li dimenticherò di sicuro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro breve e agile, diretto ed efficace come la freccia del Parto, che colpisce al cuore, se uno ce l'ha, e soprattutto se ce l'ha capace di sentire seza intimismi e stratagemmi romanzeschi. Un bel romanzo di cose vere.

    ha scritto il 

  • 5

    L'abitudine a libri più facili all'inizio questa lettura intensa ti sorprende perché ti chiede più di attenzione. Poi ti prende e non ti lascia, nemmeno dopo che è finito. Il coppio cielo è quello qui sopra di tutti, e l'altro...

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ha commosso e convinto questo romanzo breve e intenso, scritto con grande attenzione al ritmo e al suono delle parole sempre dense di senso e di informazione su un tempo e un tipo di lavoro con aspetti tremendi di pericolo.

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo non è fatto per lavorare nell'inferno

    E neppure il cavallo.
    Povero Baieddu, quasi mi stavo per mettere a piangere e solo la sublimazione della perdita in una quasi gioiosa ultima cena, mi ha aiutato a sopportare l'inevitabile sorte.
    Quando scrivo queste misere note, cerco di fermare delle impressioni personali, giacché la ...continua

    E neppure il cavallo.
    Povero Baieddu, quasi mi stavo per mettere a piangere e solo la sublimazione della perdita in una quasi gioiosa ultima cena, mi ha aiutato a sopportare l'inevitabile sorte.
    Quando scrivo queste misere note, cerco di fermare delle impressioni personali, giacché la trama si può leggere sul retro del libro stesso e su qualunque straccio di recensione ufficiale.
    Fin dalle prime pagine ho riflettuto su quanto io ami gli scrittori sardi per l'inevitabile tessitura dell'italiano, anche coltissimo, sulla trama della lingua sarda.
    Per me è ovviamente palese, ma mi chiedo quale sia la percezione di un non sardo. Magari qualcuno avrà voglia di dirmelo nei commenti!
    E poi rimango affascinata, in romanzi come questo, dalla capacità di sfuggire alla facile lamentazione e raccontare invece la bellezza e la felicità che riescono ad emergere nelle situazioni più improbabili come certi fiori nelle crepe dei marciapiedi, con normalità.
    Perchè la vita non ha maiuscole e quando le ha non c'è bisogno di raccontarla.

    ha scritto il