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Doppio ritratto

San Francesco in Dante e Giotto

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 48)

3.7
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 86 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926729 | Isbn-13: 9788845926723 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
I maggiori fabbri del volgare europeo, del ‘parlar nostro’ – quello pittorico (Giotto) e quello letterario (Dante) –, si incontrano nella figura di san Francesco, quasi che il nuovo linguaggio nascesse precisamente dalla necessità di confrontarsi con essa e di rappresentarla. Ma l'incontro si rivela un conflitto: le loro interpretazioni della rivoluzione francescana divergono radicalmente e, per aspetti essenziali, giungono fino a tradire la straordinarietà dell’annuncio del ‘crocefis­so di Assisi'. Eppure, è proprio nel gioco di queste contraddizioni e di questi tradimenti che si va affermando quello spirito che segnerà la nascita della nuova Europa.
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  • 4

    Letizia

    è il Verbo, oserei dire il senso ultimo di tutta la storia di Francesco interpretata dal Cacciari in questo libello di facile digestione. E tuttavia come facilmente si può annunciare in chiave polemica, lunghe sono le strade e tortuose verso l'Essere e quella tracciata dal filosofo è certamente u ...continua

    è il Verbo, oserei dire il senso ultimo di tutta la storia di Francesco interpretata dal Cacciari in questo libello di facile digestione. E tuttavia come facilmente si può annunciare in chiave polemica, lunghe sono le strade e tortuose verso l'Essere e quella tracciata dal filosofo è certamente una delle tante plausibili ed in sè "epistemologiche" (che stanno su!) ma non manca di ulteriori possibili deviazioni. Il percorso qui svolto è però chiaro e netto e riassumibile nella Kenosis, "il" gesto di grazia come solo senso dell'Amore che Francesco offre al prossimo "lasciandosi essere l'altro" ad imitazione della rinuncia divina alla totalità dell'ente. In ciò Cacciari risulta il terzo incomodo tra i due del ritratto, fornendo una chiave di lettura del personaggio Francesco ampiamente avallata da scritti e testimonianze che palesano regole non scritte e dottrine di vita attiva, nella franchezza della hilaritas come sola vera ipostasi tra il gaudium del Vate, l'iconografia di Madonna Povertà e il dictatus cristiano, in un percorso chiaro effigiato da estratti pittorici e neotestamentari che ne delimitano la strada lungo quel plesios 'impossibile' che risulta la sola vera realizzazione della condotta gesuana del nostro Francesco.

    ha scritto il 

  • 3

    La bibliografia su Francesco d’Assisi è immensa. Se poi vi aggiungiamo quella su Giotto e quella sul canto XI del Paradiso di Dante, arriviamo a dimensioni davvero sterminate. Adesso anche uno dei nostri maggiori filosofi ha voluto dire la sua sull’argomento, aggiungendo così l’ennesimo contribut ...continua

    La bibliografia su Francesco d’Assisi è immensa. Se poi vi aggiungiamo quella su Giotto e quella sul canto XI del Paradiso di Dante, arriviamo a dimensioni davvero sterminate. Adesso anche uno dei nostri maggiori filosofi ha voluto dire la sua sull’argomento, aggiungendo così l’ennesimo contributo a questa crescente montagna cartacea. E lo fa per confermare ciò che in buona sostanza già si sapeva: cioè che sia gli affreschi di Giotto ad Assisi per un verso sia l’interpretazione poetica dantesca per un altro (i due "ritratti" del titolo) non giungono a cogliere la sostanza profonda del messaggio, così radicalmente innovatore, di Francesco, ma lo edulcorano e in certo modo lo deformano (come del resto stava già facendo, parallelamente, la stessa Chiesa).

    ha scritto il 

  • 4

    Il filosofo Massimo Cacciari traccia in questo volume di 77 pagine, dopo una minuziosa e rigorosa ricerca bibliografica, le due strade dei maggiori interpreti del volgare europeo : Dante e Giotto, strade che s'intersecano nella figura di San Francesco.
    Giotto, attraverso la pittura, rappresenta ...continua

    Il filosofo Massimo Cacciari traccia in questo volume di 77 pagine, dopo una minuziosa e rigorosa ricerca bibliografica, le due strade dei maggiori interpreti del volgare europeo : Dante e Giotto, strade che s'intersecano nella figura di San Francesco. Giotto, attraverso la pittura, rappresenta il Santo negli affreschi della Basilica superiore di Assisi, rifacendosi alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio e nella Cappella Bardi a Firenze, mentre Dante lo pone nel Paradiso , XI canto, nel Cielo degli Spiriti Sapienti. Una visione diversa della figura del " poverello " : il filosofo ci fa notare che ad una prima visione, l'immagine giottesca è quella più fresca, più ingenua, più vicina all'iconografia del Santo, invece è quella più politicizzata. Giotto in realtà, risponde ad una precisa operazione politica, Francesco è in piena sintonia con la Chiesa e " si inchina ad essa ". Non appare l'incontro con i lebbrosi, le stigmate gli vengono date come fosse uno scambio fra cavalieri. In Dante, il Santo consegna la sua Regola al Papa con dignità , ma non sottomissione, va contro chi ha trasformato il soglio di Pietro in una Babilonia ; nel Paradiso la sua forza di rigenerazione è accanto alla sapienza di San Domenico e dei domenicani. " San Francesco colui che ha avviato il faticoso viaggio che porta al divino partendo dall'umano. Un viaggio tormentato e di sentieri interrotti , che ha accompagnato la storia dell'individuo dall'Umanesimo al nichilismo contemporaneo. " Le diverse interpretazioni della rivoluzione francescana si contraddicono, divergono, ma è proprio nel gioco di queste diversità che si affermerà lo spirito della nuova Europa.

    Saggio molto interessante, non sempre di facile lettura per i riferimenti all'arte, alla filosofia e alla teologia.

    ha scritto il