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Dove andiamo, papà?

Vivere, piangere, ridere con due figli diversi dagli altri

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(97)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 149 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817030422 | Isbn-13: 9788817030427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Sacchini

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un cielo un po' maldestro ha regalato a Jean-Louis Fournier due miracoli alla rovescia: Mathieu e Thomas, figli "venuti male", nati a qualche anno di distanza l'uno dall'altro e presto rivelatisi incapaci di crescere, muoversi, comunicare come tutti gli altri. Di fronte a questo dramma, Fournier, umorista di professione, reagisce nell'unico modo che sa: con l'ironia. Per dimostrare che ridere è umano, necessario, anzi, vitale. Quasi un dovere nei confronti di chi, come i suoi figli, è spesso condannato a subire l'ipocrisia del politicamente corretto, dei silenzi imbarazzati, degli sguardi obliqui e fugaci, delle lugubri facce di circostanza. Con questo piccolo libro pieno di humor, di dolcezza e di crudeltà, l'autore si rivolge a Mathieu e Thomas per mettere a nudo tutto l'amore, le frustrazioni, le speranze e le paure che un padre, qualsiasi padre, prova nel veder crescere i propri bambini. E intanto fa piazza pulita di tabù e pregiudizi, per restituire ai suoi figli, amatissime e misteriose creature "dalla testa piena di paglia", tutta l'umanità e la dignità che loro spetta.
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  • 4

    Questo libro si legge in un soffio, perché è composto da capitoletti brevissimi e affascinanti.
    Jean-Louis Fournier ci presenta i suoi due figli "diversi dagli altri", due eterni bambini che non impareranno mai a leggere, scrivere, fare di conto, allacciarsi le scarpe... Dalle sue parole tr ...continua

    Questo libro si legge in un soffio, perché è composto da capitoletti brevissimi e affascinanti.
    Jean-Louis Fournier ci presenta i suoi due figli "diversi dagli altri", due eterni bambini che non impareranno mai a leggere, scrivere, fare di conto, allacciarsi le scarpe... Dalle sue parole traspare tutto il dolore di un padre a cui è toccata una sorte impietosa: già, perché Fournier non fa sconti a nessuno, non racconta quanto sia felice di averli né ci risparmia la sua amarezza. Pur con uno stile delicato e ironico, non ha paura di dire che i suoi figli sono brutti, storti, diversi. Ma non per questo devono essere circondati da musi lunghi e sorrisetti di compassione. Hanno anche loro il diritto di essere circondati dalle risate, in accordo con la professione di umorista del padre.

    "Il bambino diverso dagli altri non è una nostra specialità nazionale, ne esistono di vari generi e provenienze.
    Nell'istituto che frequentano Mathieu e Thomas ce n'è uno che viene dalla Cambogia. I suoi genitori non parlano bene il francese, e i colloqui con il primario sono laboriosi, a tratti esilaranti. Spesso ne escono stizziti. Ogni volta contestano caparbiamente la diagnosi del medico.
    Il loro figlio non è mongolo, è cambogiano.
    "

    Cerca di scherzarci sopra, ma in trasparenza è visibilissima la filigrana del suo immenso dolore. Avrebbe voluto insegnare ai suoi figli i nomi delle stelle, far ascoltare loro la musica classica, aiutarli ad apprezzare le cose belle e rispondere a tutte le loro domande sulla vita. E invece Mathieu e Thomas non hanno domande da fare, sono intrappolati in corpi gracili e ingobbitti e anche il loro cervello non funziona.

    "Thomas non saprà mai che le miriadi di zampette di mosca disseminate sulle pagine dei libri racchiudono infinite storie e hanno il potere di farci viaggiare nel tempo e nello spazio. Per lui sono geroglifici. [...] Oppure pensa che siano formiche, e le osserva, confuso perché non si spostano se cerca di schiacciarle con le dita."

    Quello che mi è sembrato mancasse, in questo libro, era il punto di vista della madre. Girando un po' in rete, l'ho trovato.
    Fournier e la moglie sono divorziati, c'è scritto anche nel libro, e il punto di vista della mamma dei due bambini non viene mai menzionato. A quanto ho capito ci sono state questioni legali dopo l'uscita del libro, la mamma ha voluto riabilitare i suoi due bambini aprendo un sito in cui spiega che non sono affatto "due fini del mondo", che la loro vita su questa terra non è inutile, che ha avuto un significato.
    Comprendo il punto di vista di una madre addolorata e anche quello, forse più realistico, di un padre disilluso. Nel complesso è un libricino che affonda i denti nell'anima del lettore e lo trascina con sé, nell'abisso di una sofferenza che forse può comprendere appieno solo chi l'ha vissuta in prima persona.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro "secco", fatto di lampi di luce e di squarci profondi. L'autore ci rende partecipi dei suoi sbalzi d'umore attraverso le parole taglienti che caratterizzano il suo stile. Piuttosto cinico, non adatto a chi si indigna facilmente per atteggiamenti schietti.

    ha scritto il 

  • 5

    Piangerai, se hai un cuore o se lo hai sepolto, se avevi un sole, se hai amato un bambino sano o sei stato vicino ad uno diverso. se hai anche solo visto la gabbia della paralisi. Piangerai, è certo.

    ha scritto il 

  • 5

    No words

    ''Ripenso spesso alla colomba bianca. Viveva nel laboratorio dell'istituto in cui alcuni bambini facevano i lavori manuali, cioè sbrodolavano della pittura su fogli di carta, mentre gli altri stavano semplicemente sdraiati per terra o sorridevano agli angeli, lo sguardo perso nel vuoto.
    Ogn ...continua

    ''Ripenso spesso alla colomba bianca. Viveva nel laboratorio dell'istituto in cui alcuni bambini facevano i lavori manuali, cioè sbrodolavano della pittura su fogli di carta, mentre gli altri stavano semplicemente sdraiati per terra o sorridevano agli angeli, lo sguardo perso nel vuoto.
    Ogni volta che la colomba bianca vola attraverso la stanza, alcuni bambini battono le mani estasiati (...)Viene in mente il quadro di Picasso, Bambina con colomba. Thomas la rincorre al grido di guerra di 'coccodè': vorrebbe acchiapparla, forse spennarla? Raramente il mondo degli animali e quello degli uomini hanno vissuto in tale armonia. Tra i diversi cervelli di uccelli si stabilisce una comunicazione segreta. Pensiamo a San Francesco d'Assisi, o a Giotto coi suoi quadri pieni di volatili. Non sempre le mani degli innocenti sono pulite. A volte sono sporche. DI pittura''

    ha scritto il 

  • 5

    due figli "venuti male"...

    Un giorno mi trovavo in libreria. Dopo aver girovagato per un bel po' fra gli scaffali, mi accorgo che è tardissimo! allungo il passo verso l'uscita e l'occhio mi cade su questo libricino "Dove mi porti, papà?". Do un'occhiata al frontespizio: ..."Matheiu e Thomas, figli "venuti male", nati a qua ...continua

    Un giorno mi trovavo in libreria. Dopo aver girovagato per un bel po' fra gli scaffali, mi accorgo che è tardissimo! allungo il passo verso l'uscita e l'occhio mi cade su questo libricino "Dove mi porti, papà?". Do un'occhiata al frontespizio: ..."Matheiu e Thomas, figli "venuti male", nati a qualche anno di distanza l'uno dall'altro, ma incapaci di crescere, muoversi, comunicare come tutti gli altri..."
Che faccio? sembra interessante... accidenti si fa tardi! il prezzo quant'è? 15 EURI!!! però!!?? vabbé dai, lo prendo... 
... e me ne innamoro...
L'autore è un umorista francese che parla per la prima volta dei suoi figli: Matheiu e Thomas, affetti da ritardo mentale e fisico. Li descrive con brevi paragrafi, piccoli aneddoti e riflessioni sulla loro vita. A tratti sembra impietoso (..."Ho pensato che, quando fossero stati abbastanza grandi, avrei regalato a ognuno un grande rasoio affilato. Li avrei chiusi a chiave nella stanza da bagno, lasciandoli soli a sbrigarsela con i loro rasoi. Quando non avessi più sentito le loro vocette, sarei entrato a pulire tutto con uno strofinaccio."), ma capace di un'umanità e di un amore fuori del comune (..."Uccellini miei, m'intristisco quando penso che non conoscerete mai il sentimento che mi ha regalato molti dei momenti più belli della mia vita...). 
E' un libro che sa regalare emozioni. Lo stile spigliato, con l'ironia sempre presente anche quando magari sembra stonare, l'impaginazione che favorisce la lettura veloce, ha fatto si che questo libro abbia trovato un posticino speciale nella mia libreria.  

    ha scritto il 

  • 4

    tutto d'un fiato

    Libro toccante, amaro come una lama tagliente, dolce come la panna.
    Malinconico, sprezzante, ironico, sarcastico, rassegnato, comunque speranzoso.
    Il primo premio di una lotteria. Una lotteria, sì, quella dell’universo parallelo: quell’universo ‘altro’ che si considera sempre in modo ...continua

    Libro toccante, amaro come una lama tagliente, dolce come la panna.
    Malinconico, sprezzante, ironico, sarcastico, rassegnato, comunque speranzoso.
    Il primo premio di una lotteria. Una lotteria, sì, quella dell’universo parallelo: quell’universo ‘altro’ che si considera sempre in modo superficiale, ma che appena ci tocca da vicino ci costringe ad essere sempre in pista.
    E così, il tran-tran quotidiano, aberrato da molti, diventa improvvisamente il modello a cui tendere.
    Ma è come tendere all’infinito…

    Fournier impara sulla sua pelle come prendere (possibilmente) con ironia la situazione, senza nascondersi dietro i paraventi del politically correct, senza celare gelosie ed invidie verso i genitori di figli normali.
    Pensiamoci bene, noi normali, prima di lamentarci di qualsiasi cosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Sarcastico, ironico e incredibilmente divertente.
    Un padre che riesce ad ironizzare in questo modo su un dolore così grande come quello di avere, non uno, ma bensì due figli ... diversi è veramente una persona speciale, almeno tanto quanto i suoi figli "diversamente speciali"!

    ha scritto il 

  • 4

    Non c'è bisogno di una recensione per questo libro, basta leggere questo capitolo di una bellezza palpitante ...


    Uccellini miei, m’intristisco quando penso che non conoscerete mai il sentimento che mi ha regalato molti dei momenti più belli della mia vita.


    Quei momenti irripetibili ...continua

    Non c'è bisogno di una recensione per questo libro, basta leggere questo capitolo di una bellezza palpitante ...

    Uccellini miei, m’intristisco quando penso che non conoscerete mai il sentimento che mi ha regalato molti dei momenti più belli della mia vita.

    Quei momenti irripetibili in cui il mondo intero sembra racchiuso in una persona sola, in cui viviamo per lei e grazie a lei, in cui sobbalziamo al suono del suo passo o della sua voce e ci sciogliamo nel guardarla negli occhi. Quando abbiamo paura di farle male a forza di stringerla, quando prendiamo fuoco solo baciandola e il mondo intorno a noi si dilegua.

    Non sperimenterete mai quel brivido delizioso che ci percorre dalla testa ai piedi e porta un gran trambusto nella nostra vita. Più devastante di un trascloco, di un elettroshock, della sedia elettrica. Un turbine che scombussola, sconquassa e travolge, che manda su di giri, fa perdere la trebisonda e venire la pelle d’oca. Uno spasimo che torce le budella, fa andare la gola in fiamme e fa arrossire, ruggire, rizzare tutti i peli, balbettare e parlare a sproposito, ridere e piangere.

    Perchè purtroppo, miei uccellini bagnati, non saprete mai coniugare alla prima persona singolare del presente indicativo il seguente verbo: amare.

    ha scritto il